Se non avete mai sentito parlare della faccenda del tamarindo la ragione è solamente una: la notizia, curiosa e comunque di poco conto, risale in effetti a molto tempo fa, mi domando se in certi caruggi se ne sia parlato a lungo oppure no, difficile a dirsi.
Dunque andiamo ad una tiepida sera di aprile del 1914, il giorno sta per finire in Vico degli Indoratori e dopo tanto duro lavoro il signor Carlo si appresta a tornarsene a casa, forse in un momento di distrazione o di eccessiva fiducia nel suo prossimo si allontana per qualche istante dal suo magazzino lasciando la porta aperta.
Il destino vuole che proprio in quel momento capiti da quelle parti un ragazzetto appena adolescente, lui è un po’ una testa calda e conosce i vicoli a menadito.
Uno sguardo, lo stupore, la tentazione: là, nel magazzino, incustodita ecco una bella damigiana colma di tamarindo!
Il ragazzino non ci pensa su due volte, si intrufola dentro, si carica sulle spalle la damigiana e si allontana di corsa dal luogo del misfatto.
Non è facile passarla liscia perché proprio in quel momento sopraggiunge il garzone del signor Carlo che si lancia all’inseguimento del giovane malvivente.
Trambusto, confusione, urla e strepiti!
Al ladro, al ladro!
E gente affacciata alle finestre a guardare cosa succede, immaginate il ladruncolo con la damigiana sulle spalle e la sua fuga a perdifiato giù per Vico degli Indoratori.
Ovviamente il ragazzo non vuole perdere il suo prezioso bottino, ha dei progetti precisi per quel tamarindo!
E così eccolo scapicollarsi nei caruggi dietro alle Vigne, si fa largo tra la gente, non si arrende e di vicolo in vicolo arriva in Piazza della Posta Vecchia.
E qui, ostentando sicura indifferenza si dirige verso la bottega del Signor Luigi, uno che davvero non c’entrava nulla in tutta questa storia e guarda un po’ come si fa presto a finire impelagati in questioni spinose, accidenti!
Tra l’altro io me lo immagino il Signor Luigi che va ripetendo ai suoi conoscenti quella storia della damigiana di tamarindo, santo cielo, guarda cosa va a capitare alla gente onesta!
E infatti il ragazzo si avvicina, posa la damigiana a terra e chiede al signor Luigi di custodirgliela per poco aggiungendo che a breve ritornerà riprendersela.
Il Signor Luigi secondo me non fece quasi in tempo a replicare, il ragazzino invece si dileguò nel dedalo dei caruggi e non si rivide mai più.
Dopo poco arrivò sul posto il fido garzone del Signor Carlo e finalmente il legittimo proprietario rientrò in possesso della preziosa refurtiva e tutto è bene quel che finisce bene.
Il ladro di tamarindo fu chiaramente denunciato e non saprei dirvi se in seguito abbia ancora fatto parlare di sé e delle sue gesta, la notizia è pubblicata sul quotidiano il Lavoro del 25 Aprile 1914.
Va detto che sui giornali di quel tempo è una sequenza interminabile di notizie simili, ogni giorno si legge di un via vai di gente malandrina che scappa da una parte all’altra dei caruggi con sacchi sulle spalle o rotoli di stoffa sottratti a timorose sartine, tanto per dire.
Quel giorno un sedicenne tentò il colpo e cercò di darsi alla macchia sperando di farla franca.
Mi sono chiesta cosa ne sia stato di lui e non so trovare una risposta, spero che poi abbia trovato in qualche crocevia del destino la rettitudine e persino la felicità, lui è il ragazzino di Genova che in quel lontano 1914 fu protagonista della faccenda del tamarindo.



Doveva essere bello agile il ragazzino…
Sembra di vederlo sfrecciare nei vicoli.
Buona settimana.
Giusy
Grazie Giusy, anche a te!
Miss, l’occasione fa l’uomo ladro, ma fa ladri anche i figgeu… fortunato il scio’ Carlo, ma fortunato anche il scio’ Luigi, che avrebbe potuto essere scambiato per un ricettatore…
Veramente, che storie queste, tra l’altro davvero capitava di continuo.
Grazie Sergio, buon pomeriggio.
Oh birbantello il ragazzo. Ma tu pensa a fuggire come un leprotto per caruggi affollati, con una damigiana piena sulle spalle. Audace davvero
Un abbraccio e buon inizio di settimana
Susanna
Ma veramente, un can can che non ti dico, poi la damigiana pesa, tra l’altro.
Un bacione cara, grazie.
Ma guarda tu! Son sempre ammirata da come riesci a ridare corpo alle notizie che scovi sui tuoi preziosi almanacchi! Il tamarindo già da solo è vintage ormai! Bacioni cara 😘
Vero, il tamarindo è proprio una cosa del passato, hai ragione cara!
Grazie Viv, un bacio grande a te.
Davvero incredibile come riesci a trasformare uno scorcio, un inciso, uno sguardo in una storia!
E il tamarindo piace almiomax 🙂
Il fatto è che mi diverto e quindi ricamarci sopra, attenendomi alla realtà, è un vero spasso!
Grazie Mile, buona giornata a te.
Il tamarindo è tanto buono ma è anche purgativo….non penso ne avrebbe fatto uso esclusivamente personale!
Non l’ho pensato neanche io!
Certo che,coi tempi che corrono,questi atti di delinquenza fanno quasi tenerezza…
Era comunque una cosa che non andava bene, ovviamente.
Nostalgia: mi ricordo quando ero bambina che in estate ti offrivano una spuma… Ed erano di tamarindo, orzata o ginger…..
Genova raccontata attraverso i tuoi cenni storici appare ancor più bella. 😉
Grazie Max!