Monumento Quaglia: la fragilità della giovinezza

È una fanciulla aggraziata, morbide chiome cadono sulle sue spalle e incorniciano il suo viso.

Così si erge, tra i crisantemi, delicata ed eternamente giovane.

Questa è la tomba della famiglia di Severino Quaglia e qui riposa l’adoratissima Luigina che visse appena 15 primavere e se ne andò nel 1912, come si legge sulla lapide.
Alle spalle della statua, sullo sfondo, seppur segnata dallo scorrere del tempo, si nota scolpita nel marmo una figura femminile che forse potrebbe rappresentare l’anima che sale verso l’eterno.

Ai piedi della fanciulla si leggono i versi tratti dal I Canto del Paradiso di Dante e usati dal poeta per descrivere Beatrice.

Cade il morbido abito e lascia scoperta la spalla della fanciulla.
È fragile la vita, caduca è la gioventù.

La mano gentile affonda tra i fiori.

Questo monumento così colmo di grazia è opera dello scultore Antonio Besesti ed è collocato nella Galleria Frontale del Cimitero Monumentale di Staglieno.

Così è custodito l’eterno sonno della famiglia Quaglia e della dolce Luigina, eternamente fanciulla che visse soltanto 15 primavere.

Monumento Pittaluga: Gesù e la luce

La luce lambisce il marmo e così illumina il giovane viso di Gesù.
Ed è silenzio, misticismo e mistero.
E luce radiosa su Gesù.

Il gruppo scultoreo della Pietà, opera dello scultore Antonio Besesti e risalente al 1919, è situato nel passaggio centrale del Porticato Trasversale al Semicircolare del Cimitero Monumentale di Staglieno.
Qui, sotto questi sguardi, dorme il suo sonno perenne il Cavalier Luigi Pittaluga.

E il viso di Maria è dolcemente perfetto, i suoi occhi sono rivolti a Dio.

E la mano di Suo figlio è così posata sulla sua: Maria tiene Gesù tra le sue braccia ma le dita di lui si posano così su di lei.
Affetto, amore e protezione per l’eternità.

In un legame saldo e indissolubile.

Così la luce rischiara i petali rosa, sfiora il marmo e accarezza le membra e l’amorevole volto di Gesù.

Giuseppe Costa: uno dei Mille di Garibaldi

Per ammirare questo splendido monumento bisogna salire in alto, lassù nel Boschetto Irregolare del Cimitero Monumentale di Staglieno dove riposano i patrioti, dove dorme il suo sonno eterno Francesco Bartolomeo Savi e dove si trovano le tombe dei genitori di Goffredo Mameli.
Salendo la scalinata, ad un tratto, ecco due creature così colme di grazia.

Scolpite nel bronzo da Antonio Besesti nel 1907, queste due figure si svelano nella beltà del gusto liberty di quell’epoca.

E così svettano, lungo il viale, davvero a pochi passi dalla tomba del nostro Giuseppe Mazzini, non certo per una scelta casuale.

La perfezione dei tratti, la dolcezza dei profili, il magnifico drappeggio dei manti, ogni dettaglio accresce il senso di armonia.

In questo luogo riposa un patriota con la sua consorte, qui si volle mantenere la memoria di un uomo che orgogliosamente faceva parte della schiera dei Mille e certo conobbe molti degli ardimentosi che come lui seguirono Garibaldi nella sua impresa.
E di lui si rammentano anche altre doti umane: Giuseppe Costa fu commerciante integerrimo, marito e padre affettuoso e nel suo cammino terreno lo accompagnò la moglie che si distinse per i nobili sensi e le virtù domestiche.
E così furono effigiati i due coniugi, di lui si legge proprio così: Giuseppe Costa dei Mille.

L’opera di Besesti è formidabile per grazia e bellezza: i visi accostati, i capelli raccolti, le spalle che restano scoperte.

E le dita che con lievità reggono un ramo di boccioli odorosi.

In ogni maniera si esaltano la grazia e la leggiadria.

Così queste figure silenti vegliano sull’eterno sonno di un valoroso e della sua sposa, nel luogo dove riposano i patrioti di Genova e coloro che fecero l’Italia.