Ogni volta che ritorno a Fontanigorda, pur brevemente e per poche ore, ogni luogo è memoria e ricordo e sensazione già vissuta in diverse epoche della vita.
La strada che porta al paese, non si riusciva mai a farla tutta senza fermarsi perché nei piccoli paesini si incontra sempre qualcuno che si conosce e allora ci si ferma a parlare o chissà che altro.
E tutto è come sempre è stato, mentre fiori allegri sbocciano generosi nei vasi.
Il campanile, gli angeli, il cielo azzurro.
E la strada per il Bosco delle Fate, fatta migliaia di volte, di corsa o in bicicletta, con le ginocchia sbucciate e più con calma, poi.
E le ortensie che delicate fioriscono sotto il sole.
Una delle mie panchine, quella dove mi fermavo a guardare le stelle e ad ascoltare le cicale, seduta qui ho letto un intero libro di Stendhal.
Il Bosco delle Fate, gli alberi.
E le foglie che cantano nel vento.
Le piccole mele sui rami protesi verso la luce.
E le zucchine negli orti con i loro fiori densi di sole.
Le finestre fiorite, nel tempo d’estate.
Le nuvole vaghe sui monti, il cielo, un orizzonte che per me è nostalgica e indelebile memoria.

































