L’Adorazione dei Magi di Giovanni Bernardo Carbone

Nel tempo dell’Epifania vi porto ad ammirare un dipinto esposto al Museo dell’Accademia Ligustica di Genova.
L’Adorazione del Magi è un capolavoro di Giovanni Bernardo Carbone, artista genovese vissuto nel ‘600.
Ecco la Sacra Famiglia, San Giuseppe sullo sfondo e la giovane Maria con la sua grazia fanciullesca, un velo candido copre il capo di Lei, sulle spalle ha un manto azzurro e  tra le sue braccia c’è il piccolo Gesù.

E poi gli sguardi dei Magi: la loro attesa, il loro stupore, la gioia e la commossa meraviglia, la luce della speranza nei loro occhi.

E la giocosa gaiezza infantile del piccolo Gesù di fronte alla saggia e rispettosa reverenza del più anziano dei Magi che offre al figlio di Dio la sua preziosa coppa con il dono a lui destinato.

Oro, incenso e mirra per il Messia, a condurre al Suo cospetto i doni sono Gaspare, Melchiorre e Baldassare, i Re Magi venuti da molti lontano.

La bellezza di questo dipinto è nella maestria del pittore nel rendere straordinaria la vivezza dei colori e dei contrasti mentre una luce radiosa rischiara la grazia del figlio di Dio.
Così si ammira, nella sua perfetta armonia, l’Adorazione dei Magi di Giovanni Bernardo Carbone.

Genova, 1899: una scuola per fanciulle

Ritornando a camminare nel passato di Genova, conosciamo insieme una benemerita istituzione scolastica della quale ho trovato notizia nella mia Guida Pagano del 1899: vi porterò con me a scoprire i preziosi insegnamenti impartiti alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.
Come i genovesi ben sanno, ancora esiste a Genova un Istituto Professionale Duchessa di Galliera nel quale si insegnano materie inerenti il settore industria e artigianato per il Made in Italy e che propone anche un liceo di scienze umane.
Come è normale che sia, la scuola è lo specchio dei tempi e quindi si evolve, cambia e si rinnova.
Attualmente inoltre questo istituto si trova in Corso Mentana, nel 1899 invece la sua sede era in Via San Bartolomeo degli Armeni, elegante traversa di Via Assarotti.

Ciò che lascia meravigliati è il programma scolastico che comprendeva un patrimonio di arti manuali ormai spesso perdute e mi pregio di elencarle di seguito per voi.
Dunque, in questo glorioso 1899 nella sezione disegno e industrie si insegnano appunto disegno e anche calligrafia artistica, cucito, sartoria, ricamo in bianco e a colori.
E c’è una maestra di pizzi, una di fiori artificiali e un’abile maestra crestaia che insegna alle ragazze a creare cuffie e cappelli.
La scuola comprende anche una sezione di studi dove si impartiscono invece lezioni di italiano, aritmetica, storia e geografia, inglese e francese.
Questa scuola volta ad esaltare le attività manuali e le inclinazioni artistiche era stata fondata dal pittore Tammar Luxoro nel 1871 e allora aveva la sua sede nell’ex convento di Via Santi Giacomo e Filippo.
Luxoro fu un quotato e stimato artista, molto attivo nella tutela dei monumenti cittadini e nell’ambiente culturale genovese, fu anche presidente dell’Accademia Ligustica di Belle Arti e proprio in una sala del Museo dell’Accademia troverete il busto che così lo ritrae nella sua austera severità, la scultura è opera di Augusto Rivalta.

Torniamo alla nostra bella scuola, con gli anni l’istituto ampliò il suo ventaglio di proposte formative e infatti se sfogliamo la Guida Pagano del 1902 scopriamo che alle materie precedentemente citate si aggiungono insegnamenti di meccanografia e stenografia.
E dalle pagine della Guida del 1926 emerge poi una scoperta per me straordinaria: nel segno del progresso e della modernità qui aveva una cattedra la professoressa Giulia Montaldo che era insegnante di fotografia, arte destinata a mutare il nostro modo di osservare il mondo e di raccontarlo.
Provate a immaginare le ragazze del 1926 a lezione di fotografia, per loro deve essere stata un’esperienza a dir poco magnifica.
Da quella scuola uscirono veloci stenografe, abili artigiane delle filigrana e dell’arte della calzatura, stiratrici e sarte, modiste e ricamatrici, custodi di arti apprese alla Scuola Civica Femminile Industriale Duchessa di Galliera.

Fili del negozio di passamanerie del mio bisnonno

L’orfanella di Giovanni Scanzi

È una creatura fragile, una bimba raffigurata nel bronzo e scaturita dalle mani dell’artista Giovanni Scanzi, autore di innumerevoli opere molte delle quali si trovano al Cimitero Monumentale di Staglieno.
L’orfanella pare una creatura uscita dalle pagine di un romanzo di Charles Dickens, porta i capelli raccolti in treccine e ha dipinta sul viso un’espressione mesta che narra la sua solitudine.

È scalza, ha i piedini smunti.

Tiene una mano in grembo, in un gesto quasi arrendevole e stanco.

È una bambina, dovrebbe ridere ed essere allegra e invece non può: così osserva diffidente e timorosa, incerta sul proprio destino.

Così desolata, inconsolabile, gracile e delicata, ritratta nel tempo della sua infanzia da uno scultore capace di commuovere ed emozionare.

La statua è conservata negli spazi del Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti, se la visiterete i vostri occhi troveranno lo sguardo della piccola orfanella.

Bambina con canestro di frutta

È una statua dalla bellezza armoniosa e ritrae un bimbetta con una sua particolare spontaneità.
La bambina con canestro di frutta è un’opera di Giovanni Scanzi ed è esposta al Museo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.
Scanzi, acclamato artista, fu autore di molte pregevoli opere funerarie collocate nel nostro Cimitero Monumentale di Staglieno e il paragone con una delle sue sculture così accuratamente conservata in un Museo rende l’idea di quanto potrebbero essere valorizzati certi monumenti se venissero sottoposti regolarmente a restauri e puliture.
La bimba, inconsapevole, ci osserva dal suo tempo lontano.

Ha i piedini scalzi e posato a terra il suo cestino con la frutta.

Ha i ricciolini ribelli a incorniciare il suo bel visetto.

Gli occhi spalancati, un sorrisetto appena accennato e questa tenera dolcezza.

È la bambina con il canestro di frutta, con sua grazia infantile.

I pensieri della Signorina Ferrari

È un gioco di fantasia provare a immaginare i pensieri della Signorina Ferrari ed è poi arduo credere di saperli indovinare.
Lei è ritratta ancora bambina, le sue sembianze furono scolpite nel marmo dal valente scultore Giovanni Scanzi, autore di molti celebri monumenti funerari presenti nel Cimitero Monumentale di Staglieno.
La statua di lei, una fanciullina appartenuta probabilmente alla buona borghesia genovese, risale al 1882 ed è parte della collezione del Museo dell’Accademia Ligustica di Genova.
La Signorina Ferrari sembra ombrosa e imbronciata, appare fin troppo seria per una bimbetta della sua età.
Se ne sta in questa posa studiata, così appoggiata a un tavolino, un grande fiocco cade sul suo petto e in questa sua garbata compostezza non traspare alcuna spontaneità infantile.

E così l’ho immaginata in un diverso contesto, vezzeggiata dalle mamma e dalle zie, abita in una grande casa dove dolci spirano profumi di rosa e di talco, nella sua cameretta ci sono chiare tendine di pizzo alla finestra, uno scrittoio e un austero letto di legno scuro con i cuscini rivestiti di candido sangallo.
E poi l’ho immaginata scendere con la sua mamma giù da Via Assarotti, la Signorina Ferrari ha il soprabito di velluto blu, il cappellino con i nastri e i guanti color tortora.
Ed eccola, ancora, a passeggio all’Acquasola come si usava in quella sua epoca.
Che dolcezza di bambina, quando sorride sulle sue guance spuntano due deliziose fossette!
Giovanni Scanzi ha invece tramandato di lei una diversa espressione, ecco ancora la Signorina Ferrari, ha i capelli raccolti con un fiocchetto e il suo abito è rifinito sui polsi e sul colletto con un pizzo raffinato.

Tiene tra le mani un librettino, si scorge nei suoi gesti la consueta grazia che Scanzi sa cogliere nei soggetti da lui ritratti.

La bambina della quale non so indovinare i pensieri porta al polso un braccialettino semplice e liscio, chissà quanto le sarà stato caro!

Se per caso anche voi voleste ammirare la scultura di Giovanni Scanzi sappiate che fino al 1 novembre è esposta alla mostra Mogano ebano oro! Interni d’arte a Genova da Peters al Liberty allestita a Palazzo Reale di Genova.
Ed è stato Sergio Rebora, raffinato storico dell’arte che è anche uno dei curatori della mostra, a farmi notare un importante dettaglio: Scanzi potrebbe avere ritratto la Signorina Ferrari traendo spunto da una sua fotografia, a farlo supporre sarebbe uno degli elementi che compongono la scultura, quel tavolinetto che spesso si trova nelle fotografie di quel tempo.
A rifletterci, anche la posa così studiata richiama certe fotografie del passato.
Ne consegue che la scultura potrebbe forse essere il ricordo di una bambina tanto amata e troppo presto perduta, come purtroppo spesso accadeva in quel tempo.

Ai piedi della bimba, posato su un pouf damascato e rifinito con le frange, ecco una piccola borsettina, una splendida squisitezza nella quale si riconosce il talento incomparabile di Scanzi.

Là, sotto questa luce chiara, in questo tempo che non lei ha vissuto, la Signorina Ferrari volge a noi i suoi occhi ingenui, nel mistero della sua infanzia così lontana e fragile.