I bagnanti di Varazze

I bagnanti di Varazze si godevano la dolce villeggiatura e si lasciavano ritrarre nella foto di gruppo in ricordo di quei giorni memorabili trascorsi sulla Riviera di Ponente.
La fotografia, si intende, è sempre un po’ un’avventura misteriosa per quell’epoca e i bagnanti hanno espressioni incerte, incuriosite, a volte timide.
La giovane sulla destra che si ripara la pelle candida con un vezzoso parasole pare la più disinvolta e sicura di sé.

Sulla spiaggia di Varazze ci si diverte e ci si tuffa con gioia tra le onde del mare e poi si resta per qualche istante in posa, in attesa di tornare ad allietarsi in libertà.

Alcune donne sfoggiano graziosi abitini con le stoffe in fantasia, un tale se ne sta gagliardamente con le mani sui fianchi e sulla barca c’è persino un signore in giacca e cravatta, penso che sia l’affabile nonno del più piccoletto della compagnia, un frugoletto che tiene il ditino tra le labbra mentre osserva perplesso il fotografo.

Tre generazioni di donne, tre maniere diverse di vivere la spiaggia e il mare.
La ragazza seduta a terra è una provetta tuffatrice, ne sono certa, volteggia come una farfalla e quando le sue mani fendono l’acqua del mare lei prova nel profondo del cuore un senso di assoluta felicità.

Seduti poco distante ci sono altri spericolati nuotatori, mentre una signora se ne sta con grazia posata alla barca.

La fotografia appartenente alla mia piccola collezione venne scattata dal fotografo Ferroli che immortalò così un frammento di una stagione felice.
Era un tempo lontano, era il tempo di una bella estate a Varazze.

Un viaggio in treno negli anni ’80

È estate, sul finire degli anni ‘80 e in questo periodo della vita la mia passione è trascorrere le vacanze al mare, nella casa di famiglia della mia nonna paterna.
I genitori sono in campagna, io invece me ne andrò sulla riviera di ponente in quella casa dove troverò gli zii.
Parto in treno dalla Stazione Principe.
E siamo alla fine degli anni ‘80, vi ricordo.
Quei viaggi sono esperienze perdute e irripetibili, se allora lo avessi saputo forse mi sarei guardata attorno con più attenzione o forse no, del resto erano gli anni ‘80 ed ero impegnata solamente ad abbronzarmi e a divertirmi.
Viaggio leggera con un borsone nero pieno di costumi da bagno, vestitini svolazzanti e sandali, comprerò molte delle cose che mi servono direttamente in paese, uno dei piaceri della vacanza è andare a girare per profumerie e cercare l’abbronzante e il doposole perfetti per me, prediligo tra tutti il profumo del cocco.
Il viaggio in treno è lento e famigliare, per non annoiarmi mi sono portata una rivista e sicuramente troverò da fare uno di quei test tipici dell’estate sull’amore e l’amicizia.
Il treno per la riviera aveva gli scompartimenti con 6 posti, come dimenticare quei sedili marroni?
Penso che siano rimasti nella memoria di molti, quei viaggi sui binari parevano non finire mai.
C’era allora una maniera totalmente diversa di vivere, in ogni atteggiamento o consuetudine.
Nessuno aveva un telefono in tasca, nessuno trascorreva il tempo del viaggio a fissare uno schermo isolandosi dai vicini di posto: il mondo intorno era, in quel momento, il nostro mondo.
E magari non sempre si aveva voglia di chiacchierare, eppure fatalmente accadeva.
Binari, stazioni.
Cogoleto, Varazze, la mia meta è lontana, il mio mare è lontano.
I gabbiani fendono l’azzurro e io fantastico su come sarà la mia estate.

Savona.
Il treno si ferma più a lungo, io penso che è un po’ strano non esserci mai stata, eppure non è così distante da Genova, qualche anno dopo mi capiterà di andarci più di una volte per una felice motivazione.
Il treno riparte.
Credo di avere nella borsa un pacchetto di gomme da masticare, quelle rosa con le quali si fanno le bolle grandi.
Ho anche gli occhiali da sole, neri e con le lenti a specchio.
Viaggiamo.
Guardiamo il panorama che scorre come il tempo ma io non me ne rendo neanche conto.
Il treno ha anche i sedili in corridoio e non eri troppo fortunato se ti toccava fare il viaggio a quel modo.
Però, in quel tempo diverso, si poteva abbassare il finestrino del treno, ragioni di sicurezza hanno poi prescritto che i finestrini restassero chiusi e questo è decisamente saggio e giusto.
Però in quel tempo era diverso e io me la ricordo ancora l’aria potentissima che ti arriva in faccia mentre il treno corre verso la sua meta.
Si stava in piedi, un po’ distanti dal finestrino, appena per poco tempo, a dire il vero.
Un viaggio in treno negli anni ‘80 era un’esperienza diversa e racchiudeva pazienza, aspettativa, desiderio di arrivare e di saltare giù dal treno nella solita stazione.
Quella stazione oggi non c’è più, come tante altre cose che sono svanite, passate e trascorse.
E vi dico la verità, se allora lo avessi saputo forse mi sarei guardata attorno con più attenzione.
O forse no.

Sanremo e i sospiri di Caterina

E finalmente era di nuovo nella sua Sanremo: luogo della giovinezza, delle speranze e delle emozioni.
Lì Caterina aveva conosciuto il suo Peter, lì aveva sempre voluto ritornare, da Sanremo era iniziata l’avventura della vita accanto al suo consorte.
Insieme a Peter, diplomatico britannico al servizio della Corona, Caterina aveva girato il mondo: avevano vissuto in India e poi nel gelido Canada, erano stati in Africa e in diversi paesi dell’Oriente, avevano condiviso ogni istante e gli ultimi anni li avevano trascorsi nell’accogliente dimora di Warwick, un’antica casa a graticcio a breve distanza dal celebre castello.
Sempre insieme, sempre vicini.
Nessun luogo, per quanto esotico e ricco di attrattive, era per loro come Sanremo.
Sanremo, Sanremo! Finalmente!
Accompagnata dalla sua buona sorella Maria, ritta in piedi davanti alla balaustra, Caterina osservava la costa e il panorama.

Densa di una certa pigrizia estiva, l’aria di Sanremo era fresca di erbe aromatiche, con accenti di rosmarino e basilico e con note frizzanti di zagara e gelsomino.
Frinivano le cicale, accompagnate in lontananza dal ritmo lento delle rane gracidanti, mentre gli ulivi fremevano sospinti dalla brezza salmastra.
Era dolce il tempo dell’ozio a Sanremo, aveva il sapore della gioia lontana.
Caterina sospirò nostalgica, riandando così con il pensiero ai giorni ormai trascorsi.

– Ritorna, my dear Caterina – così le aveva detto Peter con voce calma e serena – Ritorna nella nostra Sanremo e saluta il nostro mare anche per me.
E ora lei era là, in silenzio, davanti alla costa che cinge l’azzurro come in un abbraccio.
Immobile, quasi severa, con il cappello fastoso sul capo mentre sotto la camicia inamidata il cuore le batteva all’impazzata.
Il sorriso di lui, l’anello di fidanzamento, le onde bianche, le dita intrecciate, le strelitzie del giardino, il tramonto suadente, le palme imponenti, gli occhi negli occhi.
Per sempre.
Sorrise.
Era serena, appagata, in pace.
E ne era certa: il suo Peter era lì accanto a lei.
Eternamente.
Davanti al loro mare, davanti alla loro Sanremo.

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Questo breve racconto è uno dei miei giochi di fantasia.
Le figure eleganti che si stagliano davanti alla bella località della Riviera dei Fiori mi hanno fatto immaginare un amore grande, una nostalgia di memorie, una felicità da ricordare.
Davanti al mare di Sanremo.
Eternamente.

Estate a Finalmarina

E poi l’estate a Finalmarina, nel luminoso ponente della Liguria.
Tutti a bagno, in una festosa baraonda estiva!
E poi sorrisi, sole negli occhi e mirabolanti imprese sportive tra le onde per i più spericolati.

Le mamme, sempre affabili e attente, sfoggiano i costumi alla moda e gli immancabili cappelli.
E i più piccini sono premurosamente tenuti per mano, la vita di spiaggia è un’avventura!

E in questa estate a Finalmarina ecco i consueti costumi scuri, i cappellini a cloche per ripararsi dal sole e i fazzoletti in testa.
In piedi, nell’acqua, magari non si sa nemmeno nuotare ma non importa, si resta a riva e quel che conta è giocare con gli spruzzi, vivere ed essere felici.

E poi una fila di salvagente bianchi, le chiacchiere e la spensieratezza del tempo dello svago.

È una piccola e semplice fotografia del passato, scattata tra le acque del Mar Ligure in un giorno lontano.
Era una bella estate a Finalmarina.

Camminando nel passato di Laigueglia

Camminando nel passato di Laigueglia arriveremo su una tranquilla spiaggia dove le case paiono posate una accanto all’altra come preziosi gioielli.
E svetta, maestosa e magnifica, la bella chiesa di San Matteo.
Qui, su questa riva, gli abitanti in secoli lontani dovettero più volte affrontare gli attacchi dei minacciosi e temibili pirati.
Laigueglia, ridente località del ponente ligure, nel passato era un piccolo borgo di indomiti pescatori di pesci e di coralli e così la ammiriamo nella sua autentica semplicità.

Il tempo lascia la sua traccia e il bianco e nero si accende di colore e ci restituisce ancora questo tratto di costa, il cielo turchese e le tinte vivaci degli ombrelloni.
Laigueglia è diventata un’apprezzata località balneare che conserva ancora il suo fascino antico.

La Guida pratica ai luoghi di soggiorno e di cura d’Italia edita dal Touring Club Italiano nel 1932 decanta la lunga spiaggia sabbiosa, la semplicità del luogo e il clima favorevole dovuto alle alture che riparano Laigueglia.
Ed ecco le scalette davanti alle case, le barche sulla riva, l’onda lenta che sempre ritorna.

E il molo, l’acqua cristallina, il tempo delle vacanze in Liguria.

Le vite degli altri: quelle che si lasciano appena immaginare e che vorremmo aver veduto con i nostri occhi, in questo tempo diverso così quieto e silenzioso di Laigueglia.

Le immagini in bianco e nero sono tratte da una bella cartolina del passato che ho di recente acquistato, mi conquistano sempre questi scorci di un tempo che aveva un ritmo certo più lento ma a volte anche più faticoso.
Gli scatti del tempo presente, invece, appartengono agli amici di Genova4Tourist, come me amanti dei caruggi di Genova, della Liguria e delle sue molte bellezze e da qui li ringrazio di cuore per il cortese prestito delle loro bellissime fotografie.

La cartolina del passato, curiosamente, ha una didascalia che non corrisponde al tratto di costa che vedete, viene infatti citato lo storico Hotel Concordia che si trovava più a ponente e che fu certo scenario di fantastiche villeggiature di quelle epoche che non abbiamo vissuto.
L’albergo oggi si chiama Hotel Windsor, vive una nuova stagione di splendori e tuttora ospita coloro che scelgono questa località della Liguria per le loro vacanze.
Mentre il tempo scivola via, come le onde frizzanti del mare, sulla spiaggia di Laigueglia.

Un’estate degli anni ’80

È un’estate degli anni ‘80 e sono in partenza: vado al mare, nella casa sulla riviera di ponente della mia famiglia.
Parto in treno da Principe con un borsone nero pieno di vestitini leggeri, costumi da bagno e sandaletti.
Il treno ha i finestrini che si aprono e puoi anche tirarli giù e prendere l’aria in faccia, se fa troppo caldo.
Durante il viaggio guardo il mare e seguo il panorama che scorre via rapido, è una sequenza infinita di scogli, spiagge, ombrelloni a righe e agavi protese verso l’azzurro.
E quando arrivo a destinazione ho un mio rito personale: lì vicino alla stazione infatti c’è una piccola latteria dove vado sempre a bere il frappè alla fragola e questo sarà il primo di molti altri frappè.
È un’estate degli anni ‘80 e nel borsone ho anche la macchinetta fotografica con il rullino da 36, il walkman e la borsa di paglia.
Ho anche un’agendina del telefono e so già che a fine stagione sarà piena di nuovi indirizzi di nuovi amici conosciuti alla spiaggia.
E qui, in questa estate degli anni ‘80, la prima persona che vado a cercare è lei: la mia amica Stefy.
Non andiamo allo stesso stabilimento balneare ma io so precisamente quali sono le sue sdraio sulla spiaggia che lei frequenta e così so dove trovarla, in quest’estate nella quale non giriamo con il telefono in tasca ma sappiamo sempre come raggiungerci senza alcun problema.
La Stefy è piemontese e i giorni trascorsi con lei mi lasceranno in eredità il suo delizioso accento, durante l’inverno ci scambieremo un’infinità di lettere e aspetteremo di rivivere ancora una nuova estate.
La Stefy è bionda e bellissima, ha qualche anno meno di me ma, a dire la verità, è proprio molto più saggia e dispensa consigli da tenere da conto.
Quando c’è il mare grosso a noi piace prendere le onde, poi amiamo gironzolare per il mercato e per i negozietti, andare a ballare e fermarci a bere una bibita fresca sui dondoli del lungomare.
Poi io adoro il gelato all’anguria, gli ombrellini di carta che mettono nell’analcolico alla frutta, i parei, i cappelli di paglia e quel senso di assoluta libertà.
Una magliettina, le ciabattine blu, i capelli bagnati e nessun pensiero.
Era un’estate degli anni ‘80 e mentre ne scrivo dalla radio escono le note di The logical song dei Supertramp e così mi ritrovo a canticchiare: When I was young, it seemed that life was so wonderful a miracle, oh, it was beautiful, magical.
Di quelle vacanze degli anni ‘80 conservo tanti splendidi ricordi, alcune care amicizie come la Stefy, diverse canzoni che conosco ancora a memoria e un’infinità di nostalgie.
La stazione alle quale scendevo è stata dismessa, sarebbe strano arrivare là e scendere dal treno in un luogo diverso.
Amavo gli accessori variopinti e così mi ero comprata due bellissimi fermagli e un paio di adorati orecchini a forma di fiore.
Gli orecchini non li porto più e li tengo in un cofanetto insieme ad altri.
Ho ancora i capelli lunghi come allora e quei fermagli sono ancora perfetti, colorati e allegri come certe giornate d’estate degli anni ‘80.

Era il 25 Agosto 1918 a Varazze

Ed era il 25 Agosto 1918 a Varazze.
L’estate era più fresca e forse già capricciosa, il mare era calmo e tiepido.
Era una stagione di incertezze, la guerra ancora infuriava, era un tempo per coltivare buoni pensieri e fiduciose speranze, era un tempo per trattenere la voglia di vivere e la felicità.
E così, sulla spiaggia di Varazze, risuonavano le risate allegre dei bambini, il vento scompigliava i capelli e certe giovani donne sofisticate tenevano il capo coperto sotto il solleone.

Così era l’estate e ti sorprendeva, mingherlino ed esitante, in un fascio di briosa luce salmastra, in uno scorcio di un tuo pomeriggio felice.

E certi provetti nuotatori avevano spalle e braccia forti per sorreggere i più piccini e aiutarli a spiccare un balzo per un tuffo spericolato nell’acqua del mare.
Con grazia la giovane donna sorride, il garbo e uno dei suoi tratti distintivi.

La gioia di vivere è nella spensieratezza dello sguardo, nel senso di pienezza di saper assaporare quell’istante fugace e semplicemente perfetto.
Con il costume scuro, la collanina al collo e un fazzoletto annodato sulla testa.

In un momento di un’estate che quasi fugge via.

Nell’infanzia ingenua e allegra e nella giovinezza che accende speranze e desiderio di futuro.

In un momento felice di un’estate lontana: era il 25 Agosto 1918 a Varazze.

In villeggiatura ad Arenzano

E ritorniamo ancora a camminare nel passato, nel tempo di una diversa estate, nella nostra magnifica Arenzano.
Arriveremo là grazie a una bella cartolina della mia collezione, alcuni dettagli ci conducono davanti all’azzurro, davanti al mare della Liguria dove restano ancora le barche così adagiate sui sassi.

Ha un clima dolce Arenzano, così si legge anche nella Guida Pratica ai Luoghi di Soggiorno e e di Cura d’Italia pubblicata dal Touring Club Italiano nel 1932, ne possiedo una copia e lo sfoglio volentieri insieme a voi.
Predominano in questa zona le fresche pinete e i rigogliosi olivi, nella guida si decanta la dolcezza del clima e si sottolinea che qui le nebbie sono sconosciute.

Un uomo passeggia lento sulla spiaggia.
Sarà una persona del posto, lui potrebbe raccontarci chissà quante storie su Arenzano.

Conosce a memoria ogni piazzetta, ogni caruggio e ogni angolo del paese.

Arenzano è luogo di pescatori, di gente che vive sul mare e dal mare trae sostentamento.

Le barche dai colori chiari così si stagliano contro il blu della Liguria.

Questa amena località del ponente è consigliata in diverse stagioni, la Guida del Touring infatti precisa che i villeggianti godono delle bellezze del luogo non solo in estate ma anche in primavera e in autunno, in questi periodi dell’anno è la meta prescelta da molti turisti inglesi.
Tra gli alberghi il più celebre e rinomato è proprio il Grand Hotel che dispone di un ampio giardino e anche di grandi terrazze con vista sul mare e sulle colline.
E sulla Guida del Touring si legge che nella spiaggia antistante c’è un comodo stabilimento balneare con cabine in legno.

Così scorre, con dolcezza, il tempo dello svago e della villeggiatura davanti al mare di Arenzano.

I pescatori di Varazze

I pescatori di Varazze reggono le reti sulla spiaggia riarsa dal sole.
Nell’orizzonte del loro destino fatto di fatica, duro lavoro, vento e onde e mani forti e salde che non conoscono esitazione.
I pescatori di Varazze hanno pantaloni arrotolati fino alle ginocchia e gesti svelti e colmi di una certa sapienza e ad osservarli pare di udire ancora l’eco delle loro voci.
Là, su quella riva.

Là, su quella spiaggia, riposa una barca, una giovane donna pare incedere svelta e sicura e un bimbetto sta sul bagnasciuga a giocare con l’acqua.
I pescatori di Varazze hanno tirato su dal fondo del mare la loro messe argentea e sono pesci guizzanti che finiranno nelle ceste dei pescivendoli e poi sulle tavole di fortunate famiglie.

La cartolina dalla quale sono tratti questi dettagli fu scelta agli inizi degli anni ‘20 da un certo Alfredo e spedita alla Signora Rita e alla Signorina Anna Mary di Frabosa Sottana e non so dirvi se le gentili destinatarie abbiano in effetti mai veduto il mare e non so nemmeno se sapessero in qualche modo immaginare le vite dei pescatori di Varazze.
Io ho provato a figurarmi loro due mentre osservano la cartolina, con un pensiero che le avrà portate, rapido come un onda, proprio su quella spiaggia.
Là, dove il mare era vita, destino e futuro, là dove vennero ritratti, in un tempo distante, i pescatori di Varazze.

Alassio, 18 Agosto 1929

Ancora un frammento di un’estate gioiosa e di un tempo fuggito troppo presto.
Eri là, nel solleone, sulla riva, sulla spiaggia riscaldata dal sole.
Eri là, con i tuoi pochi anni e quel coraggio di sfidare le onde aggrappandoti al salvagente e poi muovendo le braccia al ritmo dell’onda e sbattendo i piedini nell’acqua salmastra.
Era una delle tue estati di gioco, scoperta, entusiasmo e meraviglia.
E avevi quel costumino scuro, i capelli a caschetto, la frangetta e il sorriso dolce.
Era il tempo della tua tenera infanzia e là c’era una barca e tutta quella spiaggia e c’era il mare ricco di pesci e di conchiglie e quando ti avvicinavi al mare e l’acqua lambiva le tue caviglie tu ridevi felice.
Eri gioia, eri vita nascente, eri bimba radiosa in quella stagione calda in Liguria.
Ed era il 18 Agosto 1929 ad Alassio.