Un’estate degli anni ’80

È un’estate degli anni ‘80 e sono in partenza: vado al mare, nella casa sulla riviera di ponente della mia famiglia.
Parto in treno da Principe con un borsone nero pieno di vestitini leggeri, costumi da bagno e sandaletti.
Il treno ha i finestrini che si aprono e puoi anche tirarli giù e prendere l’aria in faccia, se fa troppo caldo.
Durante il viaggio guardo il mare e seguo il panorama che scorre via rapido, è una sequenza infinita di scogli, spiagge, ombrelloni a righe e agavi protese verso l’azzurro.
E quando arrivo a destinazione ho un mio rito personale: lì vicino alla stazione infatti c’è una piccola latteria dove vado sempre a bere il frappè alla fragola e questo sarà il primo di molti altri frappè.
È un’estate degli anni ‘80 e nel borsone ho anche la macchinetta fotografica con il rullino da 36, il walkman e la borsa di paglia.
Ho anche un’agendina del telefono e so già che a fine stagione sarà piena di nuovi indirizzi di nuovi amici conosciuti alla spiaggia.
E qui, in questa estate degli anni ‘80, la prima persona che vado a cercare è lei: la mia amica Stefy.
Non andiamo allo stesso stabilimento balneare ma io so precisamente quali sono le sue sdraio sulla spiaggia che lei frequenta e così so dove trovarla, in quest’estate nella quale non giriamo con il telefono in tasca ma sappiamo sempre come raggiungerci senza alcun problema.
La Stefy è piemontese e i giorni trascorsi con lei mi lasceranno in eredità il suo delizioso accento, durante l’inverno ci scambieremo un’infinità di lettere e aspetteremo di rivivere ancora una nuova estate.
La Stefy è bionda e bellissima, ha qualche anno meno di me ma, a dire la verità, è proprio molto più saggia e dispensa consigli da tenere da conto.
Quando c’è il mare grosso a noi piace prendere le onde, poi amiamo gironzolare per il mercato e per i negozietti, andare a ballare e fermarci a bere una bibita fresca sui dondoli del lungomare.
Poi io adoro il gelato all’anguria, gli ombrellini di carta che mettono nell’analcolico alla frutta, i parei, i cappelli di paglia e quel senso di assoluta libertà.
Una magliettina, le ciabattine blu, i capelli bagnati e nessun pensiero.
Era un’estate degli anni ‘80 e mentre ne scrivo dalla radio escono le note di The logical song dei Supertramp e così mi ritrovo a canticchiare: When I was young, it seemed that life was so wonderful a miracle, oh, it was beautiful, magical.
Di quelle vacanze degli anni ‘80 conservo tanti splendidi ricordi, alcune care amicizie come la Stefy, diverse canzoni che conosco ancora a memoria e un’infinità di nostalgie.
La stazione alle quale scendevo è stata dismessa, sarebbe strano arrivare là e scendere dal treno in un luogo diverso.
Amavo gli accessori variopinti e così mi ero comprata due bellissimi fermagli e un paio di adorati orecchini a forma di fiore.
Gli orecchini non li porto più e li tengo in un cofanetto insieme ad altri.
Ho ancora i capelli lunghi come allora e quei fermagli sono ancora perfetti, colorati e allegri come certe giornate d’estate degli anni ‘80.

12 pensieri riguardo “Un’estate degli anni ’80

  1. Ma che meravigliosi ricordi, la freschezza del tuo racconto li rende vividi come se li guardassimo in questo momento. E che dire dei tuoi reperti? Stupendi! Gli orecchini, deliziosamente eccessivi, farebbero furore anche adesso con la mise giusta, magari in una serata a tema! Baci cara! Ci auguriamo tanti altri bei post amarcord…

    1. Grazie cara, la mia nostalgia per quegli anni non è mai cambiata, anzi magari con il passare del tempo aumenta.
      Gli orecchini erano proprio la mia passione e adesso sì, non li metterei più però mi piace averli conservati come i ricordi.
      Un bacione Viv!

  2. Ma che belli questi accessori!da mettere assolutamente con un abito monocolore,dai!
    Perché rinunciare ad un po’ di follia giovanile?
    Io metto ancora le mie amatissime,quarantenni collane afro

  3. Dear Miss se la tua narrazione fosse stata più lunga sarebbe stato un piacevole romanzo.Grazie Dear Miss

  4. Che bello quando si potevano aprire i finestrini dei treni per prendere una boccata d’aria o sfiorare ancora una volta la mano del fidanzato in partenza….
    Ho un fermaglio simile ma i tuoi hanno bellissimi colori più vivaci del mio e sono attualissimi.

    1. Vero che era bello poter aprire il finestrino? Mi piaceva moltissimo, vedo che mi capisci! Sì, quei fermagli mi piacciono tantissimo ancora adesso! Grazie cara, buona serata.

  5. E’ vero Miss un particolare che mi era sfuggito,i treni di allora!
    Ricordo bene anche alcuni vagoni che avevano le poltrone in legno e i finestrini si aprivano quasi fino alla vita,negli scompartimenti vi erano anche alcuni quadri appesi e uno specchio,sopra le nostre teste si tenevano i bagagli.D’inverno usciva vapore dai sistemi di frenaggio,e nelle stazioni si sentiva la voce della signorina che annunciava arrivi e partenze.
    Anche i tuoi splendidi fermagli raccontano,con un bel vestito cappellino bianco di paglia e via al mare.Sai osservandoli bene emanano ancora molta gloria.

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