Il fantastico cavallino del fotografo Scotto

Ritorniamo a camminare nel passato, con le gioie e gli stupori dell’infanzia.
Oggi andiamo infatti nel ponente ligure, nello studio del fotografo Scotto nella ridente e celebre Sanremo.
Questo professionista aveva tra i suoi arredi e accessori uno straordinario cavallino che doveva essere la felicità di tutti i bambini, ne sono certa.
Osservate bene: il cavallino era dotato di due maniglie a manovella destinate ad essere tenute strette da manine avventurose.

Sembrerebbe che fosse una specie di triciclo e penso pertanto che facendo girare le maniglie il potente mezzo si mettesse in movimento.
E così, in sella al suo baldo destriero, ecco un piccoletto tutto fiero con la sua divisa del collegio, il cappellino per traverso, l’espressione vispa e vivace e i piedini al loro posto.

E poi invece osserviamo un altro ritratto che ci restituisce un’espressione più incerta e stupita, questo cavallino era proprio un balocco eccezionale!

E che desiderio di andarsene via su quel mezzo incredibile, facendo girare le manovelle e lasciando volare la fantasia!
Così, con gli stivaletti con i bottoncini e l’abitino chiaro.

Le due fotografie in formato Carte de Visite sono due mirabili testimonianze di un tempo lontanissimo, come potrete notare i due dorsi sono differenti ma entrambi riportano i riferimenti del fotografo Jean Scotto a Sanremo.

Un fantastico cavallino per la gioia dei più piccini: manine sulle maniglie, sguardo meravigliato e tutta la vita davanti.

Sanremo e i sospiri di Caterina

E finalmente era di nuovo nella sua Sanremo: luogo della giovinezza, delle speranze e delle emozioni.
Lì Caterina aveva conosciuto il suo Peter, lì aveva sempre voluto ritornare, da Sanremo era iniziata l’avventura della vita accanto al suo consorte.
Insieme a Peter, diplomatico britannico al servizio della Corona, Caterina aveva girato il mondo: avevano vissuto in India e poi nel gelido Canada, erano stati in Africa e in diversi paesi dell’Oriente, avevano condiviso ogni istante e gli ultimi anni li avevano trascorsi nell’accogliente dimora di Warwick, un’antica casa a graticcio a breve distanza dal celebre castello.
Sempre insieme, sempre vicini.
Nessun luogo, per quanto esotico e ricco di attrattive, era per loro come Sanremo.
Sanremo, Sanremo! Finalmente!
Accompagnata dalla sua buona sorella Maria, ritta in piedi davanti alla balaustra, Caterina osservava la costa e il panorama.

Densa di una certa pigrizia estiva, l’aria di Sanremo era fresca di erbe aromatiche, con accenti di rosmarino e basilico e con note frizzanti di zagara e gelsomino.
Frinivano le cicale, accompagnate in lontananza dal ritmo lento delle rane gracidanti, mentre gli ulivi fremevano sospinti dalla brezza salmastra.
Era dolce il tempo dell’ozio a Sanremo, aveva il sapore della gioia lontana.
Caterina sospirò nostalgica, riandando così con il pensiero ai giorni ormai trascorsi.

– Ritorna, my dear Caterina – così le aveva detto Peter con voce calma e serena – Ritorna nella nostra Sanremo e saluta il nostro mare anche per me.
E ora lei era là, in silenzio, davanti alla costa che cinge l’azzurro come in un abbraccio.
Immobile, quasi severa, con il cappello fastoso sul capo mentre sotto la camicia inamidata il cuore le batteva all’impazzata.
Il sorriso di lui, l’anello di fidanzamento, le onde bianche, le dita intrecciate, le strelitzie del giardino, il tramonto suadente, le palme imponenti, gli occhi negli occhi.
Per sempre.
Sorrise.
Era serena, appagata, in pace.
E ne era certa: il suo Peter era lì accanto a lei.
Eternamente.
Davanti al loro mare, davanti alla loro Sanremo.

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Questo breve racconto è uno dei miei giochi di fantasia.
Le figure eleganti che si stagliano davanti alla bella località della Riviera dei Fiori mi hanno fatto immaginare un amore grande, una nostalgia di memorie, una felicità da ricordare.
Davanti al mare di Sanremo.
Eternamente.

Amore eterno

E poi un’immagine che racconta l’amore e l’armonia.
Una coppia di giovani sposi, a ritrarli il Fotografo Stender di Sanremo che li immortalò nel 1903 in questa posa formidabile capace di catturare lo splendore della giovinezza, la grazia e la complicità.
La fiera posa di lui, la sua eleganza, i baffi importanti, lo sguardo saldo e rassicurante.
Il profilo dolce di lei, i capelli mossi raccolti in una morbida acconciatura, i riccioli a incorniciare la fronte, gli orecchini piccoli ai lobi, gli occhi che paiono chiari come acqua limpida.
E un amore composto di promesse e di fiducia, di progetti e di speranze, di passi compiuti insieme lungo un percorso condiviso.
Un amore dolcemente eterno.

I miei 45 giri di Sanremo e ricordi sparsi degli anni ’70 e ’80

Ricordi.
Ricordi sparsi, un po’ appannati e a volte invece vivissimi.
Ricordi della nostra musica e dei 45 giri del Festival di Sanremo che si andavano a comprare nel rimpianto negozio di Ricordi, che gioco di parole!
Ora i 45 giri di quegli anni là sono un magnifico cimelio, così ne ho scelti alcuni dei miei per ritornare a quel tempo insieme a voi.
Erano gli anni ‘70, a quell’epoca lì avevamo le televisioni senza telecomando: a pensarci ora pare persino strano!
Io non rammento l’anno preciso in cui il telecomando divenne un oggetto di uso comune, ho invece una memoria perfetta di me bambina scocciatissima perché devo alzarmi dal tappeto per andare alla TV a cambiare canale.
Era il 1976, io avevo 10 anni, Felice Gimondi vinceva il giro di’Italia e la Regina Elisabetta regnava sul trono d’Inghilterra.
Di quel Sanremo conservo il 45 giri di quello che sarebbe diventato uno dei singoli più venduti dell’anno: Linda bella Linda dei Daniel Sentacruz Ensemble.
Venne poi il 1977, il 1 Gennaio andò in onda l’ultima puntata di Carosello, Jimmy Carter fu nuovamente eletto presidente degli Stati Uniti e la Regina Elisabetta era sempre sul trono d’Inghilterra, adorata regina, ci ha accompagnato per tutta la nostra vita!
Divago, lo so, è inevitabile.
Sanremo quell’anno fu presentato da Maria Giovanna Elmi e da Mike Bongiorno e sorrido tanto pensando alla biondissima fatina della TV amata da tutti noi bambini e all’allegria del nostro caro Mike.
Quell’anno a Sanremo trionfarono gli Homo Sapiens con la loro canzone Bella da morire, devo dirvi che me la ricordo ancora bene!
Oltre al 45 giri dei vincitori, quell’anno però mi aggiudicai anche Miele, il brano proposto dal complesso Il giardino dei Semplici.

Facciamo un salto in avanti, al 1980: fu l’inzio di un decennio per me straordinario, ripenso sempre con gioia a quel tempo là.
Quell’anno a presentare Sanremo c’era il fantastico Claudio Cecchetto, toccò di nuovo a lui anche l’anno successivo.
La vittoria fu conquistata da Toto Cutugno ma io comprai il 45 giri di Su di Noi di Pupo e sì, è una delle canzoni che ancora saprei cantare.
In quel 1980 ero già un po’ più grande e sul palco di Sanremo salì un gruppo che mi conquistò letteralmente: erano i Decibel con la loro Contessa, uno straordinario Enrico Ruggeri dalla chioma biondo platino e con gli occhiali scuri d’ordinanza ci affascinò tutti con quel suo brano; Chi sei contessa? Tu non sei più la stessa.
E infine ecco il 1981.
Lei fu indimenticabile.
Bellissima, con quei capelli lunghi e folti, la frangetta e gli occhi grandi, il viso perfetto.
E la voce, la voce di Alice, inconfondibile tra mille.
Quanti anni sono passati da allora? Più di quaranta, anche a scriverlo non sembra proprio vero.
La voce di Alice, le note e le parole della sua canzone Per Elisa accompagnarono i nostri giorni turbolenti, giovani, felici, complicati e a volte invece facilissimi e spensierati.
Erano quei giorni là, era la musica dei nostri 45 giri, quella che ancora risuona nei nostri ricordi.

Una passeggiata a Sanremo all’inizio del ‘900

Oggi vi porto a Sanremo, celebre località della riviera di Ponente, meta ambita delle vacanze, rinomata per i suoi fiori e naturalmente per il festival della canzone.
E sarà un viaggio particolare, userò ancora la mia macchina del tempo e vi porterò indietro negli anni, al principio del ‘900.
Così inizia questa piccola avventura, con il mare blu, le barche e uno splendido panorama.

Cielo di Liguria e prospettive tipiche di questa terra.

A Sanremo in Via Giacomo Matteotti troverete questo magnifico edificio, è Palazzo Borea d’Olmo, lussuosa residenza cittadina che per lungo tempo ha ospitato il Museo Civico ora trasferito in una diversa sede.

Una dimora elegante e signorile.

E come spesso accade in Liguria sulla sua facciata c’è un’edicola, nella nicchia una statua della Madonna con il Bambino.

Il tempo scorre, i luoghi mutano.
E andiamo indietro, andiamo al 1923 e restiamo in Via Matteotti che all’epoca si chiamava Via Vittorio Emanuele.
Ho sfogliato il mio elenco telefonico di quell’anno, il volumetto comprende tutte le province della Liguria.
Cinque pagine sono dedicate alle rete di Sanremo, vi preciso che questa parte dell’elenco include anche altre località come Arma di Taggia, Bajardo, Bordighera, Ceriana, Coldirodi, Ospedaletti, Pompeiana, Taggia e Ventimiglia.
E sono solo cinque pagine, erano davvero in pochi ad avere il telefono!
Tra quei fortunati ho cercato i commercianti di Via Vittorio Emanuele, in quella strada erano numerosi anche i professionisti.
Là c’era la sartoria dei Fratelli Moretti, il Signor Montini commerciava vini, il signor Brizio e i fratelli Calvi si facevano concorrenza, entrambi vendevano oli.
La bottega della signora Conte era specializzata in mode e in Via Vittorio Emanuele faceva i suoi affari il signor Babini che era titolare di una profumeria e di un istituto di beltà, sull’elenco è scritto proprio così, che meraviglia!
Mettiamo ancora indietro la macchina del tempo e andiamo al glorioso anno 1903.
Si va a zonzo per la bella Via Vittorio Emanuele e ci si ferma a guardare eleganti e sfarzose vetrine.

E poco distante c’è un palazzo sul quale spicca un’insegna: Macelleria Colombo.

Una passeggiata in un tempo distante, su e giù per il centro di Sanremo.
E sempre citando il mio elenco telefonico degli anni ‘20 non mi ha stupito trovare tra gli abbonati molti stranieri, inglesi e tedeschi innamorati della dolcezza del clima della riviera, accanto ai loro nomi vengono spesso indicate ville che certo avranno avuti magnifici giardini.
E anche gli stranieri avranno apprezzato le passeggiate in Via Vittorio Emanuele, certo!
In questa prospettiva si notano gli eleganti lampioni della pubblica illuminazione.

E si sale, forse per perdersi tra i caruggi e verso altre botteghe, verso ciò che non possiamo vedere.

Il ponente ligure è stato per molto tempo meta delle mie vacanze, la mia famiglia aveva una casa in un paese della provincia di Imperia.
Non vado da quelle parti da diversi anni, a Sanremo sono stata da bambina e non ne ho molti ricordi.
Per le belle immagini a colori devo così ringraziare un’inviata molto speciale: lei abita a Sanremo, ha questo blog ricco di sfiziose ricette e armata della mia cartolina d’epoca è andata in quella che fu Via Vittorio Emanuele a fare per me queste fotografie, grazie di cuore Daniela!
Luccica in certe sere d’estate questa strada di Sanremo ancora celebre per lo shopping e per i suoi negozi, in questa via c’è anche il Teatro Ariston dove ogni anno si tiene il festival della canzone.

Il tempo passa, a volte però i luoghi restano uguali a stessi.

E scivolano via gli anni, dal bianco e nero al colore.

Così era nel 1903, al principio di un altro secolo questa era Via Vittorio Emanuele.