Da un diario genovese del passato: un mancato duello

Oggi su questa mia pagina troverete un breve aneddoto tratto dal diario di Francesco Dufour, vi avevo promesso che avreste letto una chicca ed eccoci qua, è arrivata.
Come dire, si tratta di una sorta di gossip ottocentesco, una sgradevole impasse che vide protagonista un rappresentante dell’aristocrazia cittadina.
Il suo nome? Beh, l’ho omesso di proposito però sappiate che si tratta proprio del jet set genovese, d’altra parte è facile intuirlo solo considerando la strada dove si svolse il fattaccio.
Il nostro amico Francesco Dufour presenta questo episodio con questo titolo: Un mancato duello a Genova, così come mi fu raccontato da mia madre.

Verso la fine dell’Ottocento una marchesa, passando per Via Garibaldi, fu molestata dalle galanterie di un bellimbusto.
La nobildonna si rifugiò nel palazzo di suo cugino il Marchese, questi scese in strada e disse il fatto suo al Don Giovanni.
Questi gli inviò il cartello di sfida.

Via Garibaldi

Il Marchese era di famiglia, allora come oggi, religiosissima e fece rispondere che le sue convinzioni gli proibivano il duello.
Dopo di ciò tutte le nobili genovesi inviarono alla moglie di lui il loro biglietto da visita.
Il significato era il seguente: allora il duello era sì proibito dalla Chiesa ma era talmente nell’uso che tutto lo praticavano, era considerato una necessità sociale.
Le marchese amiche e parenti della nobildonna avevano inviato la loro carta ad indicare la loro partecipazione e il loro compatimento per avere lei un marito vigliacco perché, ripeto, allora nessuno, anche religiosissimo, si faceva scrupolo di battersi in duello.

Via Garibaldi

Ecco lì!
Un uomo devoto si premura di rispettare i dettami della Chiesa e finisce sbeffeggiato e additato come un codardo, che disdetta!
E costui avrà camminato per Strada Nuova a testa bassa per il resto dei suoi giorni?
E la sua consorte? Che perfide amiche!
E il bellimbusto?
Non sarebbe interessante scoprire qualche notizia in più su tutti loro? Magari ci proverò, se dovessi trovare altre scottanti notizie sarete i primi a saperlo.
Accadde in Via Garibaldi, sul finire dell’Ottocento.

Via Garibaldi (17)

Honoré de Balzac, un francese a Genova

Correva l’anno 1837 quando a Genova giunse uno straniero.
Non era la prima volta che Honoré de Balzac capitava nella Superba e a condurlo qui non fu un viaggio di piacere: la sua meta era la Sardegna dove intendeva concludere certi fiorenti affari, a Genova si fermò per circa una settimana.
Ad accoglierlo con tutti gli onori fu il Marchese Di Negro, celebre figura che negli agi della sua Villetta era solito ospitare tutto il jet set della sua epoca.

Villetta Di Negro (18)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Balzac conobbe anche un altro nobiluomo, il Marchese Damaso Pareto, ne conseguì che entrambi gli aristocratici genovesi finirono immortalati tra le pagine di Honorine, romanzo del nostro Balzac.
Dalla realtà alla finzione, tra le pagine di questo libro ci si ritrova davanti ad una tavola riccamente imbandita, ci sono illustri ospiti nella dimora del Marchese di Negro, nella dolcezza della villetta si tiene un pranzo in terrazza.

Villetta Di Negro (26)

E come viene descritta colei che dà il titolo al romanzo?
La fanciulla è una ricca ereditiera genovese, una giovane dalle doti non comuni:

Onorina Pedrotti est une de ces belles Génoises, le plus magnifiques créatures de l’Italie, quand elles sont belles.
Onorina Pedrotti è una di quelle belle genovesi, le creature più splendide d’Italia, quando sono belle.

Ah queste genovesi, ammaliano gli scrittori, la loro indicibile avvenenza è decantata anche da Mark Twain, l’americano ne restò semplicemente incantato.
Balzac accenna poi a un costume tradizionale ligure che fa da ornamento alla grazia femminile, anzi la cela:

A Gênes la beauté n’existe plus aujourd’hui que sous le mezzaro, comme à Venise elle ne se rencontre que sous les fazzioli.
A Genova la bellezza oggi non esiste che sotto il mezzaro, come a Venezia essa non si incontra che sotto i fazzioli.

Mezzari

Palazzo Bianco

Non mancano gli elogi per il padrone di casa, il Marchese di Negro nel romanzo di Balzac viene definito in questa maniera:

ce frère hospitalier de tous le talents qui voyagent
questo fratello ospitale di tutti i talenti in viaggio

Un’amicizia idilliaca, verrebbe da dire.
E qui, invece, giungono le dolenti note perché a quanto scrive Umberto Monti nella sua biografia sul Marchese di Negro quest’ultimo non aveva per niente in simpatia Balzac, bisogna dirlo!
Eh già, il nostro nobiluomo era un ardente patriota e non poteva tollerare che il francese criticasse l’Italia e ne parlasse con poco rispetto.
Tra il resto l’eccentrico Di Negro si dilettava pure con la poesia e dedicò a Balzac certi versi un po’ pungenti e parecchio ingenui, nulla a che vedere con la caratura artistica del padre della Commedia Umana.
Lo scrittore francese, per parte sua, in certe sue lettere alla sua futura moglie non esitò a scrivere che aveva trovato Genova di una noia mortale, arrivò persino a definirla una galera.

Genova

Tuttavia, forse, nutriva verso la mia città sentimenti ambivalenti, infatti in certe righe di Honorine dedica alla Superba parole che sono poesia vera.
Profumi, suoni, armonie, luci che declinano.
Magie e malie di una città, riflessi sul mare, un cielo trapunto di stelle, la pioggia che scroscia incessante.
La pura bellezza di Genova nelle parole di Honoré de Balzac.

Si la demi-nuit est belle quelque part, c’est assurément à Gênes, quand il a plu comme il y pleut, à torrents, pendant toute la matinée; quand la pureté de la mer lutte avec la pureté du ciel…
…quand les étoiles brillent, quand le flots de la Méditerranée se suivent comme les aveux d’une femme.

Se la mezzanotte è bella da qualche parte lo è sicuramente a Genova, quando la pioggia è caduta come vi cade lì, a torrenti, per tutta la mattina; quando la purezza del mare lotta con la purezza del cielo…
… quando le stelle brillano, quando le onde del Mediterraneo si seguono come le confidenze di una donna.

Genova

Gente di Strada Nuova

Ancora amo chiamarla con il suo antico nome, questa via attualmente intitolata a Giuseppe Garibaldi per me rimane Strada Nuova.
Una magnificenza genovese, una strada che racconta di noi, del nostro tempo e di quello che ci ha preceduto.
Anche voi come me guardate le vite degli altri?
Se osservate la gente di Strada Nuova vedrete un intero mondo e un altro ancora.
Ci sono genovesi che passano di fretta, ognuno ha la propria meta.
Turisti in coda davanti alla biglietteria dei Musei.
Visitatori con gli abiti delle vacanze, forse sono sbarcati da una grande nave, sono accompagnati da una guida.
Zainetti, cartine, sguardi che cercano la bellezza della Superba.

Via Garibaldi

Strada Nuova, a volte impiego tantissimo tempo a percorrerla.
Incontro amici, persone che non vedo da tempo, mi fermo a chiacchierare.
Genova poi non è una metropoli, alla fine ci si conosce tutti, davvero è così.

Palazzo Rosso

Gente di Genova, gente di Strada Nuova.
A volte davanti a te sfilano persone che sfoggiano inusitate eleganze: si celebrano le nozze civili in Strada Nuova.
E lo confesso, da ragazzina avevo questa abitudine: ogni tanto andavo di proposito davanti a Tursi a guardare gli sposi.
Anche voi come me guardate le vite degli altri?
Petali di rosa, abiti fruscianti, sorrisi radiosi, nuovi inizi, gli amici che applaudono.
In Strada Nuova.

Via Garibaldi (2)

E poi la gente di Strada Nuova sale sul terrazzino di Palazzo Rosso.
Una scaletta, una vertigine.

Palazzo Rosso (2)

Un mondo e un altro ancora davanti ai tuoi occhi.
Sopra i tetti dei caruggi.
E certe antiche case godono di vedute simili a quelle che potrete ammirare dal tetto di questo Museo un tempo dimora della Duchessa di Galliera.
Un mondo e un altro ancora davanti ai tuoi occhi.

Palazzo Rosso (3)

Gente di Strada Nuova, luccica il passato della Superba.

Palazzo Rosso (4)

Palazzo Rosso

La bellezza è un’ingenuità bambina e angelica, devi avere occhi belli per vederla e per trattenerla dentro di te.

Palazzo Bianco

Gente di Strada Nuova: fiori in boccio tra le dita candide di Anna Pieri Brignole Sale.

Palazzo Rosso (5)

Anton Von Maron – Anna Pieri Brignole Sale (Palazzo Rosso)

Via dell’aristocrazia e della gente comune, qui troverete una donna del popolo resa famosa da un celebre pittore, è una semplice cuoca indaffarata in un’umile mansione.
Palazzo Rosso (6)

Bernardo Strozzi – La Cuoca (Palazzo Rosso)

Nella città dei tetti guarda fuori dalle finestre, sempre.

Palazzo Rosso (8)

Il vento racconta la vita di Genova, spira sulle sue ardesie e sussurra la sua storia antica che ancora vive tra di noi.

Palazzo Rosso (8a)

Questo cielo racconta la nostra passata grandezza, il cielo a volte è dipinto su un soffitto.

Palazzo Rosso (9)

Palazzo Rosso

Gente di Strada Nuova.
E una mistica grazia ritratta dal talento di un artista fiammingo.

Palazzo Bianco (2)

J. Provoost – Santa Elisabetta d’Ungheria (Palazzo Bianco)

Gente di Strada Nuova.
Sacro e profano.
Venere e Marte e il genio inconfondibile di Rubens.

Palazzo Bianco (3)

Palazzo Bianco

Anche voi come me guardate le vite degli altri?
Gente di Strada Nuova.
Genova, città di dogi e di sfarzo, lusso e ricchezza.

Palazzo Bianco (4)

Giovanni Maria Dellepiane – Il Doge Francesco Maria Imperiale ( Palazzo Bianco)

Gente di Strada Nuova.
Un abito scuro, un tessuto pregiato, pizzi raffinati sul colletto e sui polsini.
Una lunga collana che sembra di corallo, gli anelli.
Gente di Strada Nuova.

Palazzo Bianco (5)

G. Van Deynen – Ritratto di Dama Genovese (Palazzo Bianco)

Genova, città di vivaci e armoniosi contrasti.
Anche voi come me guardate le vite degli altri?
Io sempre.
E se osservate la gente di Strada Nuova vedrete un intero mondo e un altro ancora.

Via Garibaldi (3)

Le luci splendenti di Strada Nuova

C’est que rien n’est beau comme cette collection de palais, prodigieuse galerie de chefs-d’ œuvre
qui se prolonge à des distances infinies.
Chacun de ces palais est une merveille dont l’étude prendrait plusieurs semaines.

Nulla è bello come questa collezione di palazzi, prodigiosa galleria di capolavori che si prolunga per distanze infinite.
Ciascuno di questi palazzi è una meraviglia, per cui per la visita ci vorrebbero diverse settimane.

Joseph Autran – Italie et Semaine Sante a Rome 1840

Così vide Strada Nuova e la descrisse il meravigliato visitatore francese, così l’hanno veduta tutti coloro che nella serata di venerdì sono accorsi ad ammirare i palazzi nobiliari di Genova rischiarati da luci splendenti
La Via Aurea, poi detta Strada Nuova, oggi è dedicata a Giuseppe Garibaldi.
I suoi edifici vennero costruiti nella seconda metà del ‘500 e sono annoverati tra i Rolli di Genova, sono i palazzi che la Repubblica utilizzava per ospitare capi di stati e figure eminenti in visita nella Superba.
Uno scenario di una bellezza da mozzare il fiato, una magia difficile da raccontare.

Via Garibaldi (2)

Le luci brillanti, le finestre spalancate su nascoste meraviglie.

Via Garibaldi (3)

Palazzi che ospitano tuttora abitazioni private, alcuni sono sedi di banche o di uffici.
Portoni che celano atri e scaloni magnificenti.

Via Garibaldi (4)

Una bellezza sognante, tra marmi, stucchi e soffitti decorati da artisti di pregio.

Via Garibaldi (5)
Ed io ci sono andata molto presto per poter godere appieno di tutto questo splendore, di lì a poco la via si sarebbe riempita di gente desiderosa di ammirare Strada Nuova.

Via Garibaldi (6)

Nella notte splendente dei Rolli di Genova sventola fiero il vessillo della Superba.

Via Garibaldi (7)

E guarda, una tenda scostata rivela la delicata perfezione di un affresco.

Via Garibaldi (8)

I portoni si aprono su atri meravigliosi.

Via Garibaldi (9)

E da ogni palazzo esci con lo sguardo rivolto verso l’alto, verso altri balconi dietro ai quali si intravedono sontuosi saloni.

Via Garibaldi (10)

Regale, radiosa e sfavillante Genova, è così che noi vorremmo sempre vederla.

Via Garibaldi (11)

Ecco le finestre aperte di Palazzo Lomellino.

Via Garibaldi (12)

Ed è un’inesauribile sequenza di stupori, tra bianco e azzurro tenue.

Via Garibaldi (13)

E’ accesa di luce anche la fontana.

Via Garibaldi (14)

E’ un chiarore che dona maggiore leggiadria ad edifici già magnifici.

Via Garibaldi (15)

Guarda, guarda oltre quelle finestre.

Via Garibaldi (16)

Strada Nuova, la via che ammaliò Vasari, Stendhal, Dickens e molti altri, celebrata da tutti i visitatori di rilievo.
E per me questa è una delle strade più belle del mondo.

Via Garibaldi (17)

Palazzo Tursi, sede del Comune della città di Genova.

Via Garibaldi (18)

Guarda, guarda la luce che ravviva il porticato.

Via Garibaldi (19)

E poi la scala, laggiù un caruggio che porta alla Maddalena, è Vico del Duca.
E’ così Genova, il fasto delle sue dimore e la semplicità dei vicoli convivono e si sfiorano, in perfetta armonia.

Via Garibaldi (20)

Strada di magiche suggestioni, inondata dalla musica e dalle note immortali di Mozart e Paganini.
Credetemi, per qualche istante ho creduto di incontrare dame in abiti fastosi, con le parrucche incipriate e i ventagli per farsi fresco in una calda serata di settembre.
Genova sa essere un sogno, un sogno che genovesi e turisti meritano di vedere.

Via Garibaldi (21)

Scintillano le finestre di Via Garibaldi 12.

Via Garibaldi (22)

E lo sguardo incontra solo la stupefacente meraviglia di ciò che ci è stato lasciato da chi ci ha preceduto.
A noi tocca il compito di valorizzare le nostre ricchezze e di difenderle.

Via Garibaldi (22a)

Perditi in queste prospettive dorate, questa è la Superba con le sue meraviglie.

Via Garibaldi (24)

E alza lo sguardo verso Palazzo Rosso.

Via Garibaldi (23)

E ancora, ammira le finestre, i soffitti e la facciata di Palazzo della Meridiana.

Palazzo della Meridiana

Ho camminato su e giù, su e giù per diverse volte.
E sebbene questi siano luoghi del mio quotidiano non smettono mai di incantarmi, è così che vogliamo vedere sempre Genova, con le strade gremite di gente ammaliata dal suo splendore.

Via Garibaldi (25)

E poi ho sostato a lungo in Piazza Fontane Marose dove altri edifici brillavano di quella sfavillante luce.

Piazza Fontane Marose (2)

E sotto a certe finestre ci resteresti per un tempo infinito, non te ne andresti mai.

Piazza Fontane Marose

Piazza Fontane Marose (4)

Intravedi manti leggeri, nuvole chiare e azzurro cielo.

Piazza Fontane Marose (5)

La grazia di certe figure, la perfezione dei gesti è là, nel riquadro di queste finestre.

Piazza Fontane Marose (6)

Tinte tenui e delicate, l’incantevole magia di un affresco.

Piazza Fontane Marose (7)

E un mondo da immaginare, sognante e armonioso.

Piazza Fontane Marose (3)

E’ così che tutti noi vorremmo sempre vedere Genova.
Splendente e lucente, con le sue strade dal fascino eterno, nella luce che accarezza i suoi palazzi in una sera di settembre.

Via Garibaldi (26)

Allo specchio

Cosa vedi quando guardi nello specchio?
Certi specchi sono delle vere magie, riflettono incanto e infinita bellezza.
E l’altro giorno sono tornata in un negozio particolare e qualcosa ha suscitato il mio stupore.
Se non lo conoscete vi invito a scoprirlo, Via Garibaldi 12  si trova in Strada Nuova, nel palazzo che fu di Baldassarre Lomellino, appunto al civico 12, qui troverete oggetti ricercati e di design, cristallerie, porcellane, argenti e molto altro.
Ho già avuto modo di scrivere di Via Garibaldi 12 e se volete entrare virtualmente in quello scrigno di meraviglie qui potete leggere il mio articolo, vi condurrà alla scoperta di un fastoso appartamento genovese e delle raffinate ricercatezze che vi sono esposte.

Via Garibaldi

E come dicevo, giorni fa sono ritornata in quelle stanze dai soffitti affrescati e in seguito ho fatto una fantasiosa riflessione.
Questo negozio sarebbe certamente piaciuto al mio amico Oscar Wilde, sono sicura che lo avrebbe trovato affascinante.
E allora me lo sono immaginato, il mio amato Wilde, l’ho visto percorrere Via Garibaldi con un girasole in mano, usava farlo, era uno dei suoi vezzi.
E l’ho visto entrare in questo portone.

Via Garibaldi 12 (5)

E poi l’ho seguito mentre saliva le scale e mentre percorreva l’ampio e ricco salone.
E poi ancora, so che si sarebbe soffermato a lungo nella sala degli Zecchini, affrescata da Andrea Semino, sul soffitto sono immortalate le gesta di Scipione l’Africano.

Via Garibaldi 12 (2)

E anche Oscar sarebbe andato oltre, verso la stanza con le finestre che si aprono su Via Garibaldi, la strada più elegante di Genova.

Via Garibaldi 12 (3)

E poi si sarebbe affacciato ad ammirare i palazzi, sarebbe restato ad osservare quella prospettiva per un tempo infinito.

Via Garibaldi 12

Quindi si sarebbe voltato e sarebbe tornato sui suoi passi, ancora in quella stanza.

Via Garibaldi 12 (4)

E a differenza mia avrebbe notato subito ciò che io ho veduto solo in quest’ultima circostanza.
Gli specchi, ce ne sono due, una di fronte all’altro.
E uno sovrasta il bel caminetto.
Cosa vedi quando guardi nello specchio?
Quel soffitto, il lampadario e quelle porte spalancate sul salone successivo.

Specchio (2)

E poi? E poi se ancora guardi nell’altro specchio, cosa vedi?
Le finestre chiuse, le vetrinette dove sono custodite le cristallerie, il camino nel quale un tempo ardeva il fuoco.
La bellezza intrigante di un palazzo genovese catturata dalla magia di uno specchio.
Cose che piacciono a me e che sarebbero piaciute al mio amico Oscar, ne sono sicura!

Specchio

Palazzo Nicolosio Lomellino e l’incanto del giardino segreto

Via Garibaldi, Strada Nuova, strada di splendidi edifici e di Palazzi dei Rolli.
Come già più volte vi ho detto, i Rolli erano le dimore nobiliari che al tempo della Repubblica venivano utilizzate per le visite dei capi di stato e  che ai nostri giorni sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.
Oggi varcheremo la soglia di uno di questi palazzi, la dimora di Nicolosio Lomellino, rappresentante della nobile famiglia genovese che aveva molti dei suoi interessi nell’isola di Tabarca nel commercio del corallo.
Il palazzo fu costruito tra il 1563 e il 1569, l’architetto che lo progettò era Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco.
Un edificio splendidamente scenografico, dalle tinte chiare e di un celeste pastello.
Un sogno, nella strada più elegante della città.

Palazzo Lomellino (9)

E così lo si vede affacciandosi da certe finestre di Strada Nuova.

Palazzo Lomellino (4)

Il palazzo ha avuto diversi proprietari, passò a Luigi Centurione e agli inizi del ‘700 divenne dimora dei Pallavicini, in seguito della famiglia Raggi e per finire nel 1865 fu acquistato dal barone Andrea Podestà, figura di rilievo del suo tempo che fu tre volte sindaco di Genova,  attualmente Palazzo Lomellino è proprietà e dimora degli eredi di Andrea Podestà che vivono nelle magnifiche stanze di questa edificio.

Palazzo Lomellino (19)

E quando si passa in Via Garibaldi ci si ferma e si alza lo sguardo verso le figure mitologiche e verso quei ricchi decori che abbelliscono la facciata.
Mi consentite di sospirare, sì?

Palazzo Lomellino

E allora visitiamo l’atrio e varchiamo il portone di un edificio che testimonia la grandezza del passato di questa città.

Palazzo Lomellino (7)

Un palazzo restaurato in maniera raffinata, la sua bellezza è godibile in ogni suo dettaglio.

Palazzo Lomellino (11)

Un sogno, nella strada più elegante di Genova.
E un atrio di forma ovale decorato a stucchi che sono opera di Marcello Sparzo.

Palazzo Lomellino (21)

E in occasione di ogni mia visita ho sempre trovato persone intente ad osservare lo splendore di queste figure,  nel soffitto si può ammirare il trionfo di un guerriero.

Palazzo Lomellino (15)

La magia della bellezza di un’antica dimora.

Palazzo Lomellino (8)

E le storie che si leggono nei raffinati medaglioni.

Palazzo Lomellino (12)

Meraviglia che ancora vi coglie salendo lo scalone e visitando le sale affrescate da Bernardo Strozzi.
E’ la grandezza del nostro passato che ancora manifesta tutta la sua bellezza.

Palazzo Lomellino (14)

E allora ti volti indietro e alzi lo sguardo verso certe architetture così perfette ed armoniose.
E ogni volta che visito luoghi come questo non mi resta che ripetermi che non siamo più capaci di costruire bellezze così stupefacenti attorno a noi, abbiamo quelle che ci ha lasciato chi ci ha preceduto.

Palazzo Lomellino (5)

E lo sguardo si perde in una splendida prospettiva.

Palazzo Lomellino (22)

E poi si posa sui maestosi tritoni che stanno a guardia di questo luogo.

Palazzo Lomellino (13)

E scende l’acqua argentina da un generoso otre.

Palazzo Lomellino (23)

Verrete qui e anche voi volgerete gli occhi al cielo, queste sono le geometrie di azzurro dei palazzi di Strada Nuova.

Palazzo Lomellino (6)

Verrete qui e chi vi guiderà alla scoperta del palazzo raccontandovene la storia vi condurrà su per una scala.
E saranno altre vedute e altri dettagli, altre creature scolpite nel bianco marmo che stanno ritte sulla balaustra.

Palazzo Lomellino (33)

E sapete dove vi troverete?
Nel giardino segreto del palazzo, tra piante e creature mitologiche.

Palazzo Lomellino (17)

Palazzo Lomellino (34)

Un giardino che in parte ammiriamo camminando per la città.
Quando vi trovate in Piazza Portello alzate gli occhi verso la galleria Giuseppe Garibaldi che conduce alla Zecca.
Lassù, svettante nel turchese del cielo, vedrete una torre.

Palazzo Lomellino (2)

E’ la Torre di Palazzo Nicolosio Lomellino e si trova in questo giardino, la Torre è un  mirabile punto di osservazione sulla città e sui suoi tetti.

Palazzo Lomellino (31)

Si cammina attorno a una candida fontana.

Palazzo Lomellino (18)

Palazzo Lomellino (24)

E poi ancora altre figure, al tempo della mia visita erano in corso alcuni restauri.

Palazzo Lomellino (26)

E sono creature degli abissi e del mare, qui in un giardino segreto, nel cuore di Genova.

Palazzo Lomellino (27)

E sono conchiglie e studiate decorazioni.

Palazzo Lomellino (28)

In una grotta di stalattiti trova riparo un timoroso cinghiale.

Palazzo Lomellino (29)

Fugge, invano tenta di mettersi in salvo dal dio Adone.

Palazzo Lomellino (30)

Un giardino settecentesco, rigoglioso di verde e di piante, un angolo di quiete del quale godono i proprietari di questo splendido edificio.

Palazzo Lomellino (37)

Questo è uno dei luoghi davvero affascinanti di Genova e sicuramente merita una visita, per gli orari e le modalità vi invito a consultare il sito di Palazzo Nicolosio Lomellino, lo trovate qui.
E anche voi potrete salire quelle scale e passeggiare in questo giardino.

Palazzo Lomellino (25)

Là, dove un satiro siede nella pace e nella quiete di questo luogo tanto particolare.

Palazzo Lomellino (32)

Una strada aristocratica ed elegante, Madame de Stael definì la nostra Via Garibaldi Rue des Rois, la via dei Re.
Lì troverete la fastosa dimora di una antico genovese, Nicolosio Lomellino.

Palazzo Lomellino (10)

La luce dorata del Palazzo di Tobia Pallavicino

In questo fine settimana i palazzi di Genova si apriranno per le giornate dei Rolli, sarà così possibile visitare le dimore che furono residenza nobiliare negli anni luminosi della Superba.
Negli atri, sotto le ricche volte di questi palazzi potrete assistere a performance di danza contemporanea e potrete ammirare saloni e dipinti, vedere con i vostri occhi la luce di questi palazzi, trovate qui il programma completo dell’iniziativa.
I Rolli erano gli elenchi nei quali venivano inclusi gli edifici destinati ad ospitare capi di Stato in visita in città ai tempi della Repubblica di Genova.
E sono Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, un riconoscimento di pregio per gli splendori della Superba.
E allora oggi vi porto in Strada Nuova, in una di queste dimore.

Via Garibaldi (1)

Io amo gironzolare per questi palazzi, amo vedere le strade della mia città affollate di persone desiderose di scoprire il passato di Genova.

Via Garibaldi (2)

E oggi entreremo nel fastoso palazzo del marchese Tobia Pallavicino, personalità di spicco della sua epoca.
Tobia aveva gran senso degli affari, commerciava ed importava allume, un materiale che veniva impiegato per fissare il colore nei tessuti.
Fu senatore della Repubblica e ambasciatore presso la Corte di Francia, grazie ai suoi fruttuosi commerci divenne immensamente ricco.

Palazzo di Tobia Pallavicino

E così, nel lontano 1558, per 14520 lire acquistò la zona sulla quale poi venne edificato il suo magnifico Palazzo.
E poi il tempo passò, successivi proprietari furono i Carrega e in seguito i Cataldi, motivo per cui l’edificio è noto anche come Palazzo Carrega Cataldi.
Ai giorni nostri qui ha sede la Camera di Commercio.

Palazzo di Tobia Pallavicino (1)

Ma fu Tobia il committente di questo edificio, il progetto fu realizzato dall’architetto Giovanni Battista Castello.

Palazzo di Tobia Pallavicino (2)

Varcarono questo portone diverse personalità, entro anch’io in casa di Tobia, ma non è emozionante trovarsi in luoghi come questo?

Palazzo di Tobia Pallavicino (3)

Il mito e la magia del sogno, le grate della finestra che si apre su Via Garibaldi .

Palazzo di Tobia Pallavicino (4)

I gradini che portano al piano superiore, in cima alla scala si spalanca una porta.

Palazzo di Tobia Pallavicino (5)

E ancora guardo, a volte non occorrono tante parole, basta vedere.

Palazzo di Tobia Pallavicino (6)

Una scala a volte è una promessa.
E si intravede lo luce e lo splendore delle stanze del piano nobile.

Palazzo di Tobia Pallavicino (8)

E sono stucchi e affreschi, sul soffitto si ammirano aggraziate figure femminili, ognuna suona un diverso strumento musicale.
Ed è melodia ed armonia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (9)
Una porta a volte è una promessa.
E sogno.
Un antico palazzo e il suo grande fascino.

Palazzo di Tobia Pallavicino (10)

E’ l’incantesimo dell’arte e della perfezione, a volte mi domando perché non siamo più capaci di creare la bellezza.
Ce l’ha lasciata chi ci ha preceduto e ancora guardiamo a luoghi come questo con stupore e con tutta la nostra ammirazione.

Palazzo di Tobia Pallavicino (11)

E’ questa l’utilità della bellezza, rendere più belle anche le nostre vite.
Guarda e ascolta, risuona una musica in queste stanze.

Palazzo di Tobia Pallavicino (12)

Si va verso l’incanto, verso l’oro rilucente.
E’ calda e soffusa l’atmosfera.
Oh, volendo proprio calarsi appieno nella magia del luogo dovrei indossare un abito da dama del Settecento, perché è a quel secolo che risale il salone che vi mostrerò.
Palazzo di Tobia Pallavicino (14)

Si supera questa zona al di là del quale ci attende ancora altra magia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (14a)

E’ la galleria dorata che brilla del fulgore del metallo più nobile e prezioso.

Palazzo di Tobia Pallavicino (15)

Ideata da Lorenzo De Ferrari e realizzata con la collaborazione di Diego Andrea Carlone questa galleria è un sogno ad occhi aperti, una delicata bomboniera dalle tinte tenui.

Palazzo di Tobia Pallavicino (16)

E d’oro sono gli angeli e i putti che decorano questa sala.

Palazzo di Tobia Pallavicino (19)

Sono paffuti e dispettosi questi angioletti.

Palazzo di Tobia Pallavicino (18)

Se ne stanno uno accanto all’altro, lieti e giocosi.

Palazzo di Tobia Pallavicino (20)

E si riflettono negli specchi della galleria.
E’ questa la magia della bellezza, ti fa sognare e ti porta oltre lo specchio, nel calore di questa luce dorata.

Palazzo di Tobia Pallavicino (17)

D’oro le porte finemente decorate.

Palazzo di Tobia Pallavicino (21a)

Luce, sfarzo e riflessi.
La grandezza passata di Genova si legge ancora nelle sale dei suoi palazzi nobiliari, nei marmi, negli stucchi e negli affreschi.

Palazzo di Tobia Pallavicino (21)

E poi ancora, un’altra stanza lucente.

Palazzo di Tobia Pallavicino (23)

La ricercatezza, il gusto raffinato ed elegante.

Palazzo di Tobia Pallavicino (24)

Alle pareti ritratti femminili, le belle dame del tempo passato.

Palazzo di Tobia Pallavicino  (25)
E ancora oro, nel palazzo che fu di Tobia Pallavicino.

Palazzo di Tobia Pallavicino (26)

E una cappella affrescata dove un tempo si trovata la statua della Vergine del Bambino scolpita da Pierre Puget, l’originale adesso si trova al Museo di Sant’Agostino e qui trovate esposta una copia.

Palazzo di Tobia Pallavicino (27)

Questo è uno dei palazzi che potrete visitare nel fine settimana, durante il Rollidays.
Lascerete queste stanze guardandovi indietro, cercando di trattenere nei vostri occhi questa bellezza, perché la bellezza rende bella la vita.

Palazzo di Tobia Pallavicino (28)

Lascerete queste stanze con il desiderio di tornare tra gli angioletti della galleria, tra luci, specchi e magie.

Palazzo di Tobia Pallavicino (29)

Charles Dickens, un turista inglese a zonzo per La Superba

We could see Genoa before three; and watching it as it gradually developed its splendid amphitheatre, terrace rising above terrace, garden above garden, palace above palace, height upon height, was ample occupation for us, till we ran into the stately harbour.

Potemmo vedere Genova prima delle tre; e guardarla mentre gradualmente si sviluppava nel suo splendido anfiteatro, terrazzo sopra terrazzo, giardino sopra giardino, palazzo sopra palazzo, altura sopra altura, fu per noi una un’occupazione sufficiente, finché entrammo nel suo porto maestoso.

Parole di Charles Dickens, uno degli scrittori più significativi della sua epoca che ci ha lasciato personaggi indimenticabili, quali Oliver Twist e David Copperfield.
Parole tratte da Pictures from Italy, diario di un’esperienza dell’autore inglese che nel 1844 decise di intraprendere un viaggio in Italia, alla scoperta delle maggiori città, usanza in gran voga ai suoi tempi.
Il grand tour, così si chiamava la scoperta del vecchio continente.
E a Genova Dickens si fermò per un certo periodo, in Albaro.
Il quartiere è ai nostri giorni uno dei più eleganti ed esclusivi della città, ma ai tempi di Dickens era poco più che campagna, un sobborgo a poca distanza dalla città e dal mare.

Via Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La casa nella quale dapprima soggiornò lo scrittore si trova in Via San Nazaro ed è nota con il nome di Villa Bagnarello.
Un nome romantico, scrive Dickens, che però non dimentica di rimarcare che Bagnarello altri non era che un macellaio della zona.
The Villa Bagnarello or the Pink Jail, al suo arrivo lo scrittore ne ha un’impressione di immensa tristezza, parla di un piazzale pieno di erbacce e di questa casa, la prigione rosa.

Villa Bagnarello

Ma i dintorni, che splendore!

The noble bay of Genoa, with the deep blue Mediterranean, lies stretched out near at hand …
La nobile baia di Genova con il turchino Mediterraneo si stendeva lì vicino …

E poi le colline con le vette coperte dalle nuvole, i vigneti, i pergolati e i sentieri.
Andiamo con Charles Dickens, a zonzo per Genova, lui era un osservatore del mondo e delle persone che lo abitano.
Ma che strade strette in questa città, anche in Albaro, lo scrittore racconta di una signora che aveva preso casa da queste parti.
Fatto sta che il mezzo sul quale viaggiava rimase incastrato nel vicolo e non ci fu nulla da fare, non ci fu verso di riuscire ad aprire la porta e la signora, poverina, fu costretta a passare da una delle finestre, cose che capitano!
E sì, Via San Nazaro è un po’ angusta ma non esageriamo! Questi inglesi!

Via San Nazaro

Charles Dickens e i genovesi, che hanno il culto di San Giovanni Battista.
E quando c’è mare grosso, per placare la furia delle onde, portano le reliquie del Santo davanti alla tempesta perché questa si calmi.

La Mareggiata (4)

Charles Dickens e i genovesi, da queste parti molti si chiamano proprio come quel santo, Giovanni Battista.

which latter name is pronounced in the Genoese patois ‘Batcheetcha,’ like a sneeze.
che si pronuncia nel dialetto genovese “Baciccia” come uno starnuto.

E che spasso camminare tra la folla della domenica e sentire uno che chiama l’altro con questo nome a noi molto famigliare ma desueto per Dickens!
Un osservatore del mondo e del genere umano che si sofferma a contemplare i riti religiosi ed annota l’abbigliamento delle giovani donne che girano con il capo coperto dal mezzero, si incuriosisce a vedere gli uomini che si dilettano con le bocce o con la morra, si ritrova a descrivere certi gatti malandati che vivono in luoghi abbandonati.
Charles Dickens che consiglia una gita sulle alture, da dove si possono ammirare le valli del Bisagno e del Polcevera, lassù dove lo sguardo si perde a cercare il panorama.
Parla anche di una trattoria dove si mangia bene: taglierini e ravioli, salumi con i fichi, rognoni e fegati di montone.
Un osservatore sensibile e attento che cammina per la città, guarda, scruta le persone e i luoghi con desiderio di conoscenza, riuscendo a cogliere le sfumature del reale e i suoi contrasti:

There seems to be always something to find out in it. There are the most extraordinary alleys and by-ways to walk about in. You can lose your way (what a comfort that is, when you are idle!) twenty times a day, if you like; and turn up again, under the most unexpected and surprising difficulties. It abounds in the strangest contrasts; things that are picturesque, ugly, mean, magnificent, delightful, and offensive, break upon the view at every turn.

Sembra che ci sia sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Ci sono i vicoli più straordinari e vie per passeggiare. Potrete perdere la strada (che piacere quando non si ha niente da fare!) venti volte al giorno, se lo desiderate; e poi ritrovarla, in mezzo alle difficoltà più sorprendenti e inaspettate. E’ ricca dei più strani contrasti, cose che sono pittoresche, brutte, abbiette, magnifiche, incantevoli e offensive.

E poi cammina, cammina per queste strade così strette, con le facciate di ogni colore.
Lo scrittore degli slums getta il suo sguardo sui caruggi e nota il degrado, negli androni dei palazzi che certo avrebbero bisogno di migliori cure e di maggior pulizia.
Strade così anguste, che non ci passa una carrozza ed è tutto un via vai di portantine a nolo, così si spostano i ricchi della città.
E di sera si vedono i portatori di lanterne che precedono queste portantine, facendo luce nei buio dei vicoli.
E ci sono i muli con il campanello al collo.
Andate nei caruggi e immaginate di avere al vostro fianco Charles Dickens, non vi sarà difficile immaginare tutto questo.
E poi, in ogni dove ci sono botteghe, ognuna con negozianti del medesimo genere, cita Via Orefici e il Borgo dei Librai, ormai perduto.

Via Orefici

E certi palazzi nobiliari, avvolti in quella penombra, dove non li raggiunge mai la luce del sole.
E poi ancora le farmacie, dove vanno a leggere i giornali molti avventori, tra loro diversi medici che restano lì in attesa di pazienti.
E li descrive come uomini dall’aspetto serio, compresi nel loro ruolo, mentre si appoggiano al pomello del bastone da passeggio.
Genova secondo Charles Dickens, l’autore inglese ne scrisse ampiamente e mi riservo di parlarvi ancora di lui nel prossimo futuro, c’è ancora molto da narrare in proposito.
In Albaro a Villa Bagnarello è affissa una targa che ricorda il soggiorno di questo illustre ospite.
Vi rimase per tre mesi, per trasferirsi poi altrove, in un altro luogo che lo impressionò molto favorevolmente.

Charles Dickens - Targa

E ugualmente fu per certe strade della città, le più belle ed eleganti, con i loro edifici nobiliari.

Via Balbi

Via Balbi, Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Strade per le quali Dickens scrisse queste parole, parole che sono anche nostre:

When shall I forget the Streets of Palaces: the Strada Nuova and the Strada Balbi! Or how the former looked one summer day, when I first saw it underneath the brightest and most intensely blue of summer skies: which its narrow perspective of immense mansions, reduced to a tapering and most precious strip of brightness, looking down upon the heavy shade below!

E potrò mai dimenticare le Strade dei Palazzi: la Strada Nuova e la Strada Balbi! O come la prima mi apparve in una giornata d’estate, quando io la vidi per la prima volta sotto il più brillante ed intenso blu dei cieli estivi: che la sua ravvicinata prospettiva di immense dimore, ridotta a una striscia sottile e preziosissima di luce, guardava giù sulla pesante ombra al di sotto!

Il cielo.
Il cielo di Strada Nuova.

Via Garibaldi

Strada Nuova, dove un tempo si camminava sui ciottoli

Il medesimo ha fatto la Strada Nuova di Genova, con tanti palazzi, fatti con suo disegno alla moderna, che molti affermano in niunt’altra città d’Italia trovarsi una strada più di questa magnifica e grande né più ripiena di ricchissimi palazzi, stati fatti da que’ signori a persuasione e con ordine di Galeazzo; al quale confessano tutti avere obbligo grandissimo, poiché è stato inventore ed esecutore di opere, che quanto agli edifizj, rendono senza comparazione la loro città molto più magnifica e grande, ch’ella non era.

Giorgio Vasari, Vite dei più eccellenti scultori ed architetti

Così scrisse Giorgio Vasari, per celebrare la grandezza di Galeazzo Alessi e la sua opera, la realizzazione di alcuni dei palazzi della via più splendida e magnificente di Genova.
La Via Aurea, Strada Nuova oggi intitolata a Giuseppe Garibaldi.

La via dei Musei e dei palazzi nobiliari che  vennero costruiti tra il 1558 e il 1584, fanno eccezione Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e il Palazzo delle Torrette  che vennero eretti in epoche successive.
In questa zona anticamente avevano casa e bottega molti artigiani e agricoltori.
I caruggi che partono dalla Maddalena e terminano in Via Garibaldi prima che questa strada venisse edificata si inerpicavano su in alto,  verso il Colle di Monte Albano, il nome che un tempo aveva il quartiere di Castelletto.
Qui si trovavano i lupanari della città, con tanto di cancelli al di là dei quali si svolgeva un certo mestiere, con un Podestà che presiedeva all’amministrazione del luogo e al rispetto di certe regolamentazioni.
E sì, venivano anche pagate delle apposite gabelle, stabilite per legge nel 1418.
Ma qui, in questa zona, si progettava questa strada magnificente e bella e così il quartiere di Monte Albano con le sue casupole venne spianato e le ragazze che vi lavoravano andarono a esercitare il proprio mestiere in altri caruggi della città vecchia.
E qui sorsero i palazzi dei quali parla il Vasari.

Una strada da guardare con sguardo trasognato e sognante.

Ogni facciata lascia l’osservatore ammutolito.

Ogni finestra suscita un pensiero.

Ogni portone appaga il nostro desiderio di bellezza.

L’osservatore non può stancarsi dall’ammirarne la ricchezza e la magnificenza, così scriveva un anonimo che vistò Genova nel 1818 e che ci ha lasciato memoria delle proprie impressioni.
I cortili dei palazzi.

Le prospettive inimitabili.

Le luci, le ombre.

I palazzi di Strada Nuova appartengono al sistema dei Rolli, elenchi che comprendevano le dimore nobiliari destinate alle visite di stato ai tempi della Repubblica.
E per l’inestimabile valore dei suoi edifici, Via Garibaldi è patrimonio dell’umanità dell’Unesco.
Se alzate lo sguardo capirete, questa è una strada da sindrome di Stendhal.

Tuttavia, da qualche tempo, coloro che passano in Via Garibaldi volgono lo sguardo verso il basso.
In occasione di alcuni lavori per la sostituzione di alcune utenze la strada rinascimentale si è trasformata in un cantiere, con grande dispiacere di tutti i genovesi, bisogna dirlo!
E’ stata rimossa la pavimentazione e la polvere dei secoli ha restituito la pavimentazione originaria.
I ciottoli del ‘500, davanti a Palazzo Rosso.

Ho visto un’archeologa che con gli attrezzi del suo mestiere e con pazienza infinita riportava alla luce una pietra dopo l’altra.

E i giorni sono trascorsi, il tratto di strada rinascimentale è discretamente lungo.

E si parla di tenere a vista l‘acciottolato, ponendovi sopra un vetro, in maniera che si possa godere ancora, nei giorni a venire, di questa splendida scoperta.
E sapete, tutto ciò non rientra nelle mie competenze, riguardo a quanto riferito dai tecnici della Soprintendenza ai Beni Culturali in merito a questo ritrovamento  vi rimando a  questa pagina del sito del Comune di Genova, dove troverete tutte le spiegazioni del caso.
Io mi limito a guardare, con lo sguardo trasognato e sognante, le pietre di Strada Nuova.
E ormai mi conoscete, ciottoli e mattoni.
E chissà, saranno stati calpestati dalle ragazze di Monte Albano, questo è certo!

E così ogni volta che sono in zona mi soffermo a guardare.
Alcuni passano oltre, gettano uno sguardo distratto e proseguono per il loro cammino ma tanti si fermano.
Sono solo pietre?
Queste sono le pietre di Zena, ciottoli e mattoni del passato.
E sì, desidero che Via Garibaldi torni splendente e luminosa, su questo non ci sono dubbi.
Ma intanto guardo i ciottoli, non siamo più abituati a sorprenderci, eppure talvolta accade, anche in questi tempi così aridi di sogni.

Un patrimonio da tutelare, nel rispetto dello splendore di questa strada che deve tornare al suo fasto, c’è una ricchezza che ci è stata restitutita, tra i magnifici palazzi di Strada Nuova.
Torneranno i giochi di luce, torneranno le passeggiate notturne nella strada più bella di Genova.
La via Aurea, Strada Nuova, Via Garibaldi.
Dove un tempo si camminava sui ciottoli.