La bambina con l’album di fotografie era una piccoletta dai capelli castani e mossi, portava orecchini minuti, una semplice croce al collo e aveva occhi grandi e ingenui.
La bambina indossava un abitino chiuso da una lunga fila di bottoncini.
E mi pare di vederla arrivare, timida e obbediente, accompagnata dai genitori nello studio del fotografo Ciappei.
Il bravo fotografo avrà proposto al capofamiglia qualche alternativa per quel ritrattino della bimba: un cestino con dei nastri, un fondale romantico o forse qualche richiamo alla nostra città.
Infine si decise che la piccina stringesse tra le dita di una mano alcuni fiori delicati.
Sull’altro lato invece ecco una poltroncina, un cuscino con le frange e l’album di fotografie spalancato su di esso e sopra quelle pagine la manina aperta della piccolina.
L’album, io credo, doveva appunto appartenere al fotografo, la posa della bambina evoca comunque una catena indissolubile di affetti famigliari veri e profondi.
Lei è una bimbetta del passato con l’abito dal bordo vezzoso, le calze bianche e le scarpette con il fiocco.
Ritratta ad arte, in una posa nella quale nulla davvero è stato lasciato al caso.
Negli anni successivi anche la fotografia di questa bambina venne forse riposta tra le pagine di un album come ricordo dolce dei suoi giorni d’infanzia.
E poi, nell’inesorabile fluire del tempo, il destino ha fatto giungere tra le mie mani questa carte de visite e allora ho pensato di farvi conoscere questa piccina anche se io stessa non so neanche il suo nome.
Lei è una bambina di Genova, lei è la bambina con l’album di fotografie.
















