Una ragazza degli anni ’60

Era stata una ragazza degli anni ‘60.
Ah, come se la ricordava bene la swinging London con le sue attrattive, lì aveva scoperto un nuovo modo di essere.
Libera, indipendente, ribelle.
Una giovane creatura fiera e sottile come un giunco, con i capelli castani lisci e dritti fino alla vita, la minigonna vertiginosa e gli stivali sotto il ginocchio.
E gli abiti dai colori vividi e sgargianti, quanto li aveva amati!
Lei che a volte era stata Eleanor Rigby e a volte invece My Sweet Lady Jane.
Poi.
Poi il tempo era trascorso, lei aveva avuto successo sul suo lavoro e poi aveva conosciuto Stefano.
Rapporto anticonvenzionale il loro, per un certo tempo.
Poi c’era stato il matrimonio, erano venuti i figli e persino i nipotini, a guardare indietro a quella ragazza che attraversava King’s Road con la falcata decisa le pareva che il tempo fosse scivolato via troppo velocemente.
Così, rifletteva, mentre incedeva con quel garbo appreso, nonostante tutto, dalla rigida educazione della sua famiglia borghese.
Pensava a se stessa e a quella ragazza che era stata, si rivedeva ancora.
E mentre scendeva verso la città vecchia il suo sguardo si posò sulla vetrina e vide quel cappello dai colori vivaci, così particolare e diverso da tutti gli altri.
E non ci pensò un attimo, entrò nel negozio, acquistò il cappello e subito lo indossò.
Un elegante taglio a carré le incorniciava il viso, gli occhiali scuri le conferivano una certa aria di mistero.
Era ancora lei: una ragazza degli anni ‘60.

Luciana 1950 – Via Luccoli

Suggestioni di Via Luccoli

Tra le suggestioni di Via Luccoli mi piace ricordare un angolino silenzioso al quale sono in qualche modo affezionata pur senza un reale motivo.
O forse la ragione è nella sua semplice autenticità che ancora racconta un mondo antico.
Una bicicletta, un archivolto, una piccola corte.
Qui ci sono sempre state attività commerciali e negozietti, io in particolare rammento bene un negozio di articoli per bambini che si trovava nella parte finale sulla sinistra.
Parlo di oltre 30 anni fa eppure lo ricordo con chiarezza come un luogo di cose belle e delicate.

Oltre l’archivolto tutto è semplice e raccolto.
Le finestre, le persiane verdi e una quiete silenziosa.

E le piantine nei vasetti sotto il cielo di Genova.

Ve l’ho detto, è solo una piccola suggestione eppure ogni volta che mi trovo in Via Luccoli faccio questa deviazione, passo sotto l’archivolto e arrivo laggiù in fondo.
Senza un reale motivo, solo respirando la bellezza dei caruggi di Genova.

Gennaio 1925: i 50 anni della Ditta Odone

Ritornando indietro negli anni con la mia macchina del tempo ecco che ci ritroviamo a passeggiare ancora nel salotto buono di Genova, in quella Via Luccoli che l’attento cronista del quotidiano Il Lavoro definisce la strada delle signore in un articolo del 23 Gennaio 1925.

In questa elegante via genovese, scrive il giornalista, c’è una bella novità: i fratelli Odone, infatti, hanno trasformato la Piazzetta Chighizola in un centro di eleganza, ingrandendo gli spazi dei loro magazzini e offrendo al pubblico nuove scintillanti vetrine dove esporre i loro ricercati articoli.
Da Odone si trovano raffinate biancheria per la casa, splendide stoffe e apprezzate confezioni per signora, i genovesi conoscono bene questo magnifico negozio.

E nei nuovi locali la mobilia è stata scelta con cura e buon gusto, l’illuminazione è poi garantita da un particolare sistema di lampade che donano luce intensa o soffusa in base alle necessità.
E così, in un giorno di gennaio, in Piazzetta Chighizola si è tenuta l’inaugurazione dei nuovi locali, tra l’altro il fortunato evento coincideva con i 50 anni di attività della Ditta Odone.

E così i fratelli Odone hanno naturalmente pensato di fare le dovute celebrazioni, offrendo agli amici e ai rappresentanti della stampa genovese una festa magnificamente allestita all’Hotel Isotta in Via Roma.
In alto i calici, in questo 1925 si brinda al successo commerciale della pregiata ditta fondata da Giovanni Battista Odone nel lontano 1875, un’attività che dà lustro alla città intera.

Con il tempo la Ditta Odone registrerà altri successi, il negozio di Via Luccoli resterà fino agli anni ‘70 e ci saranno poi i negozi di Via Settembre e poi Odone in Albaro.
In uno di quei viaggi nel tempo che amo compiere vi ho portato con me ad una lieto evento cittadino e se passate dalle parti di Piazzetta Chigizola potrete anche voi notare che i fasti di Odone hanno lasciato qui la loro traccia.

Con un gioco della fantasia forse vi sembrerà di mescolarvi tra la folla eleganti dame e di gentiluomini accorsi in un giorno d’inverno in una piazzetta dei caruggi per festeggiare i dorati successi della Ditta Odone.

Ancora piccoletti in Via Luccoli

E rieccoci ancora in Via Luccoli, qui c’è uno splendido negozio di abiti per bambini e tutte le volte che passo di lì non posso evitare di ammirare le vetrine!
Da Jacadi si trovano cose molto belle per piccoletti, poi da quelle parti gironzola anche questo piccoletto qua, magari alcuni di voi si ricordano che è già stato protagonista di un post su queste mie pagine.

Quel giorno son passata più volte in Via Luccoli e in tarda mattinata il tipetto stava schiacciando un pisolino.

Del resto lavorare stanca, ogni tanto bisogna staccare.

Ripresosi alla perfezione, il nostro è ritornato velocemente nel pieno esercizio delle sue funzioni con tutta la sua evidente vivacità.
E quindi se passate in Via Luccoli, ricordatevi che da quelle parti potreste incontrare un certo vispissimo piccoletto.

Libri e fratellanza

“Il n’y a jamais trop de livres! Il en faut, et encore, et toujours!
C’est par le livre, et non par l’épée, que l’humanité vaincra le mensonge et l’injustice, conquerra la paix finale de la fraternité entre les peuples.”

“Non ci sono mai troppi libri! Ne abbiamo bisogno, e ancora, e sempre! È con il libro e non con la spada che l’umanità vincerà la menzogna e l’ingiustizia, conquisterà la pace finale della fratellanza tra i popoli.”

Emile Zola – Les Trois Villes: Rome (1896)

Libreria L’Amico ritrovato – Genova

Finestre d’estate e dei caruggi

Queste sono finestre d’estate e dei caruggi, così allegre e colorate e pronte ad accogliere la bella stagione.
Le finestre per me sono un antico amore, non c’è luogo dove non mi soffermi ad ammirarle.
Una tenda chiara, la ringhiera romantica, i fiori allegri e colorati.

Siamo in Vico alla Chiesa della Maddalena e poco più là ecco ancora una grata e un’infilata di vasetti che ospitano la vita.

L’estate poi è una sinfonia di colori e panni stesi che danzano nel vento in Piazza Lavagna.

E un candore di lenzuoli su Salita alla Spianata di Castelletto.

E ancora diverse genovesissime sfumature di grigio e di pietra a dire il vero identiche in ogni stagione.

E poi, alzando lo sguardo verso i balconi di Piazza Senarega sboccia generosa l’estate nei gerani dai toni accesi e vivaci.

E poi ancora vasetti e pianticelle, in Via Lomellini.
E qui, a poca distanza dalla casa natale di Giuseppe Mazzini, sventola un tricolore.
A una finestra di Genova, nei caruggi, in estate.

Antonio Andrea Erede: patriota e mazziniano

Questa è la storia di un genovese di nome Antonio Andrea Erede, ardente patriota e mazziniano.
Nato nel 1820, Erede fu educato fin da bambino al patriottismo e nel 1844 si guadagnò la patente di Capitano di Lungo Corso che gli venne rilasciata dal Contrammiraglio Giorgio Mameli all’epoca presidente della commissione esaminatrice e padre dell’eroico Goffredo.
Un filo sottile unisce il destino di Erede e quello di Mameli: Goffredo morirà a Roma il 6 Luglio 1849, dopo essere stato ferito gravemente durante l’assedio della città e ad assisterlo negli ultimi giorni della sua breve vita ci sarà anche Antonio Erede.
Indomito difensore della libertà, Erede è tra le fila di coloro che a Genova contrastano l’attacco dei bersaglieri di La Marmora nelle ore furenti del 1849 e lo troviamo a valorosa difesa della barricata di San Tommaso.
Si unisce poi al Generale Avezzana e parte quindi alla volta di Roma dove sarà tra i combattenti che credono negli ideali Mazzini e della Repubblica Romana.
E qui Erede si distingue quale Ufficiale di Stato Maggiore in quei giorni di gloria e di furore.

Entrata di Mazzini in Roma nel 1849
Illustrazione tratta dal libro Della Vita di Giuseppe Mazzini
di Jessie White Mario

Volume di mia proprietà

Dopo la caduta della Repubblica Romana, Erede si stabilisce a Costantinopoli dove rimarrà per qualche anno.
In seguito lo ritroveremo a Londra ancora al fianco di Giuseppe Mazzini.
Esiste una lettera di Mazzini indirizzata a Erede e datata ottobre ‘57 (da me reperita in una raccolta della Società Ligure di Storia Patria) nella quale Mazzini usa queste parole:

“Mio caro Erede, noi non ci siamo visti che una volta, ma tra compatrioti e patrioti una stretta di mano concede diritti al di là del formalismo sociale.”

Gli affida poi il suo amico Giacomo Profumo che appunto aveva partecipato ai falliti moti del ‘57 ed era poi fuggito a Londra.
Antonio Erede diventerà il segretario di Giuseppe Mazzini e rimarrà con lui a Londra fino 1860.

Instancabile e indomito in quell’anno fatale parte alla volta della Calabria in aiuto ai preparativi della Spedizione dei Mille.
A lui venivano affidati gli incarichi più delicati: ad esempio venne inviato da Ignazio Florio a rinnovare le cambiali che servirono per l’acquisto delle armi necessarie all’insurrezione della Sicilia, armi che furono spedite da Mazzini al Comitato di Azione.

Divise garibaldine
Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano di Genova

Dopo l’Unità d’Italia Erede tornò a vivere nella sua Genova, dove sempre coltivò le sue idee democratiche.
Ho scoperto questa singolare figura di patriota leggendo un interessante articolo di Bice Pareto Magliano pubblicato sul Il Secolo XX – Rivista Popolare Illustrata di Maggio 1915.
Bice Pareto era figlia del Marchese Ernesto, uno dei più ferventi seguaci di Giuseppe Mazzini, fu giornalista e scrittrice e in quelle righe, oltre a rammentare le gesta di Erede, consegna ai posteri anche un suo ricordo di lui.
Lo descrive come un vecchietto dalla prontezza arguta e sempre felice di ricordare i tempi gloriosi che aveva vissuto, lei dice che Erede abitava in una casa in Piazza Ponticello, all’ultimo piano, lassù curava i suoi fiori e e le sue lontane memorie.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Ricorda poi l’autrice di aver incontrato Erede proprio il giorno prima della sua morte, sopravvenuta il 25 Marzo 1909.
In quell’occasione lei disse al vecchio patriota, ormai ottantanovenne, che nell’aria si sentiva profumo di violette.
Alla sera, rientrando a casa, trovò un mazzo di violette omaggio gentile del sensibile Antonio Erede.
E di lui si ricorda anche l’anonimo giornalista del quotidiano Il Lavoro che scrisse la memoria del patriota sul giornale in data 26 Marzo 1909.
Egli racconta di averlo incontrato in Via Luccoli, alle 10 del mattino del giorno precedente, quello della sua morte.

Erede indossava il suo solito scialle e si era lamentato di non aver ricevuto, a causa di un disguido postale, l’invito a una festa patriottica tenutasi la domenica precedente.
“Perché io non manco mai!” Soggiunse.
Ed era davvero così, Erede era rimasto il fervente patriota di sempre.
E scrive ancora il giornalista che il fiero capitano aveva scritto sul suo biglietto da visita: Ufficiale della Repubblica in aspettativa.
Per amor di precisione aggiungo che il giornalista scrive che Erede, all’epoca della sua morte, abitava in una dimora in Via di Ravecca.

Al suo funerale ci fu grande partecipazione: c’erano i membri della Confederazione Operaia, diverse altre associazioni con la bandiera, una rappresentanza delle scuole popolari e altri personaggi illustri del tempo.
Secondo le sue volontà Antonio Andrea Erede venne cremato e le sue ceneri riposano nel Tempio Crematorio di Staglieno.
E io che non conoscevo la sua storia sono così andata a cercarlo.
La lapide in sua memoria riporta solo i dati anagrafici, non c’è traccia del suo tumultuoso passato e del suo contributo alla storia della nostra nazione.
Così ho voluto rendergli omaggio: qui riposa il Capitano Antonio Andrea Erede, patriota, mazziniano e Ufficiale della Repubblica in aspettativa.

Piazzetta Merli: il cielo di Maria Calcagno

Piazzetta Merli si trova nei nostri caruggi, è una piazzetta modesta ma a suo modo gloriosa, non fosse altro che per il fatto che è uno dei posti dove si ammira una straordinaria geometria di cielo.
E questa piazzetta, in un tempo passato che non so precisamente stabilire, appartenne alla Signora Maria Calcagno.
Ora, sei hai una piazzetta intera cosa mai ne potrai fare?
Io ci ho pensato, la mia anima romantica mi suggerisce che la Signora Calcagno avesse lì un prezioso angolo fiorito da lei curato con tanto amore.
E poi, nelle calde giornate di primavera, immagino la Signora Calcagno comodamente seduta al centro della sua piazzetta a godersi lo spettacolo del cielo.

Tuttavia è anche molto probabile che la nostra Signora Maria fosse una donna con un certo senso pratico e che quindi sia stata brava a far fruttare questa sua proprietà nel cuore del centro storico.
Tra l’altro so per certo che qui, nel lontano 1902, c’erano una fabbrica di mobili e un bel negozio di crini e tappeti, l’ho letto naturalmente sulla mia fidata Guida Pagano di quell’anno.

E d’altra parte la nostra piazzetta si trova nei pressi di Via Luccoli, nel cuore della città vecchia con i suoi bei negozi, poco distante c’era anche la leggendaria confetteria di Giacomo Vattione, a proposito di quelle bontà forse la Signora Calcagno avrebbe potuto raccontarci qualcosa!

E non dimentichiamo che a partire dal 1913 proprio di fronte a Piazzetta Merli aprirà la Cremeria Buonafede che ancora delizia i palati dei genovesi con la sua magnifica panna.

Non so dirvi molto sulla Signora Maria Calcagno, però io l’ho immaginata e sono certa che ai suoi tempi qui tutti la conoscessero bene: d’altra parte era la proprietaria della piazzetta!
E ancora oggi, in questo tempo che non le appartiene, è rimasta una traccia ben visibile del suo passaggio: quando passate in Piazzetta Merli guardate a terra.

Una targa di marmo ancora ricorda l’antica proprietaria di questo luogo e così si legge: Piazzetta Privata di Maria Calcagno fu Bernardo.

E così quando vi trovate da queste parti un pensiero vada anche a lei, il suo nome è indissolubilmente legato a questo posto.
E non scordate di alzare lo sguardo: questo è il blu su Piazzetta Merli, questo è il cielo di Maria Calcagno.

Nel passato di Via Luccoli: la favolosa confetteria di Giacomo Vattione

Ritornando ancora nel passato ci troveremo a passeggiare nella nostra Via Luccoli, una strada che si distingue per le sue eleganti vetrine di mode e confezioni, i negozi di sete e le gioiellerie.
È piacevole camminare in questa via così ampia e spaziosa, spesso accarezzata dal sole radioso: come noi la percorse in altri anni un intraprendente giovane di nome Giacomo Vattione.

Giacomo è pasticciere, confettiere e droghiere, il suo negozio si trova proprio in Via Luccoli ma prima di lui qui esercitava questa dolcissima arte il Signor Oliveri, presente come pasticciere sul Lunario Genovese del 1882.
Nel 1887, invece, ecco che il negozio diviene del pasticciere Eugenio Novaro e, in base alle mie ricerche, penso di poter ipotizzare che in qualche modo tra Novaro e Vattione ci fosse un parentela, è solo una mia supposizione ma credo che sia piuttosto fondata.
Nel Lunario del 1894 ecco quindi il nostro Giacomo Vattione che risulta nell’elenco dei confettieri e pasticcieri genovesi, in Via Luccoli 11 rosso, è ancora presente nello stesso luogo anche nel 1902.

Ora, tornando ai giorni nostri vorrei svelarvi quale mia fantasiosa intuizione mi abbia condotto sulle tracce del nostro Giacomo.
Tempo fa, camminando in Via Luccoli, la mia attenzione è stata attirata dai fregi marmorei che decorano questo antico negozio.
A volte mi pare di vivere in epoche diverse nel medesimo istante, a volte ho solo bisogno di leggere in un vecchio libro che ciò che io immagino è stato davvero reale.

E sebbene abbia uno stile più semplice e modesto, a mio parere il negozio di Via Luccoli ricorda molto la celebre confetteria genovese di Romanengo sita nella vicina Soziglia.

Sono ricche e fastose le sculture che abbelliscono Romanengo con un’abbondanza di fiori, frutti e foglie.

Anche in Via Luccoli ci sono dolci frutti e petali odorosi che richiamano quell’antica dolcezza e l’arte sublime dei confettieri.
L’ho immaginato ma avevo bisogno di una conferma e così, con pazienza ed entusiasmo, ho consultato tutte le mie vecchie guide genovesi e i lunari dei passato e ho così scoperto le vicende di questa pasticceria.

E allora, signore e signori, varchiamo insieme la soglia di questo magnifico negozio, Giacomo Vattione ci attende affabile e sorridente dietro al suo bancone.
E mi piace immaginare le confezioni di confetti chiuse da lucidi nastri, i vasi di vetro colmi di bonbon e i vassoi con i cioccolatini e le paste alla crema, i pandolci e chissà quali altre bontà!

Certo, la concorrenza, è forte e di gran pregio.
Le delizie del nostro Giacomo saranno state belle ed invitanti come quelle di Romanengo?

Dolci di Romanengo

Di preciso il nostro esercitò la sua arte sublime per molti diversi anni, ad un certo punto, nel 1912, il negozio di Giacomo Vattione risulta in Piazza delle Vigne, esattamente in questo esercizio commerciale.

Pasticcere, droghiere e confettiere, un uomo che con i suoi pacchetti regalava sorrisi a grandi e piccini, di questo sono più che certa.
Inoltre va ricordato che sui lunari del passato risulta anche un certo Francesco Vattione, droghiere in Piazza Paolo da Novi, anche in questo caso non c’è alcuna certezza ma credo che si possa nuovamente presumere una parentela con Giacomo.
La frutta matura e deliziosa ancora abbellisce il negozio di Via Luccoli.

È simbolo di abbondanza e di dolcezza, io non so dirvi chi sia stato il primo pasticcere ad avere l’idea di questa raffinata decorazione ma di certo restituisce una certa idea di bellezza e armonia.
Nel 1922 il negozio di Via Luccoli si trova ancora nell’elenco dei Pasticceri e Confettieri e risulta del Fratelli Vattione.

Nel 1926 i Fratelli Vattione sono ancora indicati tra i Confettieri e i Droghieri.
Profumo di zucchero, di cannella, dolcezza di cacao e di vaniglia.

Purtroppo non possiedo una collezione completa di annuari e lunari e così non so dirvi in quale anno la gloriosa pasticceria abbia cessato la sua attività, so però dirvi che nel 1937 qui c’era un negozio di scarpe, in seguito fino ai giorni nostri il locale ha ospitato diverse differenti attività.
Il mondo cambia e con esso mutano anche le nostre vie, per me riscoprire una piccola traccia e poi seguire il filo di una storia è sempre un’emozione impareggiabile.
Quando passate in Via Luccoli, alzate lo sguardo verso questo negozio, come bambini che si incantano davanti alla vetrina di una bella pasticceria: qui c’era un tempo il favoloso negozio di Giacomo Vattione.

Piccoletti in Via Luccoli

Ogni volta che passo in Via Luccoli mi fermo sempre ad ammirare la vetrina di questo negozio, i colori allegri e lo stile di Jacadi sono molto nelle mie corde.
Sono cose belle per bimbetti vivaci ed eleganti oppure sportivi, non c’è che l’imbarazzo della scelta tra camicini, braghette corte e abitini in fantasia.
E l’altro giorno di nuovo mi sono fermata, come sempre faccio.
E ho trovato là un tipetto tenero e simpatico, era pure lui un piccoletto nella nostra Via Luccoli.