Con la cesta dei panni in Salita di Coccagna

E questa, in qualche maniera, è ancora una storia di panni stesi, è una storia che vi svelerà un angolo di caruggi forse non noto a tutti.
Nel cuore di Genova, nei dintorni di Via Ravecca.
Eh, ai nostri tempi è tutto rapido e semplice, una volta invece il bucato era una fatica grande.
E allora andiamo, portiamo con noi la nostra cesta dei panni e imbocchiamo la strada che ci condurrà alla nostra meta, lasciando alle nostre spalle le torri di Porta Soprana.
Come facevano le bugaixe, è così che a Genova si chiamavano le lavandaie.
E come sempre c’è un gran via vai di gente, bambini che corrono da una parte all’altra e voci, voci squillanti e rumorose, le voci della gente dei caruggi.
E lassù i panni stesi, da una parte all’altra di Via Ravecca.

Via Ravecca (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Eh, certe usanze non si abbandonano mai.
In questi caruggi, davanti alle superbe torri, ancora sventolano le lenzuola e le tovaglie.

Via Ravecca

E così è anche oltre, in questa antica strada della quale certo tornerò a parlarvi in maniera più approfondita, è una parte del centro storico che amo molto.

Via Ravecca (2)

Oh, ma adesso abbiamo quella pesante cesta dei panni!
Non possiamo soffermarci davanti ai portoni e alle edicole, ancora pochi passi e saremo arrivati a destinazione!
E procedendo verso Sarzano alla vostra sinistra troverete Salita di Coccagna, toponimo che viene così spiegato dal Podestà:

Col nome di “Cuccagna” invece indicavasi la Ravecca alta, la zona cioè che spaziava aderente alle mura della città.

Salita di Coccagna (3)

E sapete, su per questo vicoletto ho fatto un piacevole incontro.
Sono arrivata fino in cima e lassù, affacciata a una finestra, c’era un’anziana signora in vena di chiacchiere.
E sì, c’è sempre una vecchietta alla finestra che ha voglia di parlare, a me capita spesso.
Era lì, in Salita di Coccagna.

Salita di Coccagna (4)

E poi mi sono ritrovata davanti a un cancello, proprio dove sto conducendo voi, dovete arrivare in cima alla salita e guardare alla vostra sinistra.
E mentre armeggiavo con la macchina fotografica tra le sbarre la signora mi urlava:
– E’ chiuso! E’ chiuso!
Eh, cose che succedono ad andar per caruggi!
E insomma, eccoci qua.
Posate a terra la cesta dei panni, avete portato spazzola e sapone, vero?
Adesso avremo il nostro bel da fare, in Salita di Coccagna si trova un antico lavatoio, rara testimonianza del nostro passato.

Salita di Coccagna (5)

Altri tempi e altre fatiche, eccole le donne intente a lavare, le potete vedere in quest’altra cartolina di Stefano Finauri che ho già avuto modo di mostrarvi e che mostra il lavatoio che una volta c’era in Via Carlo Alberto, così si chiamava l’attuale Via Gramsci.

Lavandaie in Via Carlo Alberto

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Altri tempi, altre fatiche, suggestioni di altre epoche che sopravvivono tra i vicoli di Genova.
In Salita di Coccagna, dove si andava con la cesta dei panni.

Salita di Coccagna (2)

Via Ravecca, la focaccia dell’Antico Forno Patrone e altre delizie

Sapete qual è la domanda che quasi tutti i foresti pongono a un genovese?
Dove si mangia la focaccia buona? Eh, la focaccia!
La potete gustare in molti posti e troverete al riguardo diverse scuole di pensiero, ognuno ha i suoi luoghi preferiti.
Una delle più deliziose, secondo me, si trova in pieno centro storico, in Via Ravecca alle spalle di Porta Soprana.
Signori, il panificio Patrone esiste dal lontano 1920 e ancora oggi qui per mangiare la focaccia si fa la fila!

Patrone

E già so cosa si staranno domandando i miei concittadini!
Ma come hai fatto a trovarlo vuoto, senza clienti  in attesa?
Com’è possibile? Me lo domando anch’io, comincio a credere che sia lo spirito dei caruggi a condurmi nei luoghi nei momenti giusti.
E voi non vorrete mica venire a Zena senza mangiare la focaccia, vero?
Non sia mai! E allora entriamo da Patrone!

Patrone (2)

Oh, guarda! C’è una strana bicicletta!
Ai tempi dei tempi forse con questa consegnavano il pane e la focaccia, che splendido profumo per i caruggi!

Patrone (11)

E in questo bel negozio trovate ovviamente ogni tipo di pane.

Patrone (7)

E poi le torte salate, le pizzette, le focaccine, la focaccia con la salvia e quella con la cipolla.

Patrone (6)

A dire il vero forse ci vorrebbe un bicchiere di vino, non pare anche a voi?
Ecco, qui ci sono i fiaschi appesi al muro.

Patrone (3)

Delizie e bontà per la vostra tavola, qui non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Patrone (13)

E a me piacciono molto  questi negozi che vengono abbelliti con antichi attrezzi che non si usano più.

Patrone (4)

Pastine con la marmellata, canestrelli, pasta sfoglia e baci di dama, può bastare per un merenda tra amici?

Patrone (10)

Chissà, nel passato qualche massaia nelle sere d’autunno avrà preparato delle buone caldarroste con questo utensile!

Patrone (5)

Una vetrina che è un tripudio di abbondanza.
E già ho avuto modo di scriverlo in passato, la focaccia con la cipolla è uno dei piaceri irrinunciabili della vita.
Se non l’avete mai assaggiata non sapete cosa vi perdete!
Una delizia assoluta, pura felicità!

Patrone (12)

E poi signori, rullo di tamburi: questo è il forno del negozio con le pareti piastrellate di bianco.
E lui è Luca, l’artista, posso definirlo così? Certo, proprio di arte si tratta, lui e la sua famiglia hanno questo negozio da otto anni.

Patrone (8)

Ecco la sua focaccia appena sfornata.

Focaccia (2)

E ancora, al bancone delle panetteria.
E sapete, non c’è niente di più appagante di entrare in un posto come questo, mettersi in coda e attendere trepidanti il proprio turno.
Ah, davanti c’è la signora che fa le scorte, ci sono gli studenti con lo zaino sulle spalle, c’è da attendere, ma che importa?
Quando poi toccherà a noi pronunceremo la frase di rito:
– Una striscia di focaccia!

Focaccia

E’ buona, è sana, fa bene anche allo spirito.
E poi si esce fuori, nei caruggi, con la focaccia calda e unta tra le mani.
Cosa può esserci di meglio?
E così quando sarete da queste parti cercate L’Antico Forno Patrone di Via Ravecca.
La commessa vi farà un sorriso e vi chiederà cosa desiderate.
Provate i dolcetti, provate le altre specialità del negozio, ma non scordatevi di pronunciare quelle parole:
– Una striscia di focaccia!

Focaccia (3)

La città e la primavera

Avanza la bella stagione, ogni mattina il cielo è più terso e il clima è più caldo.
Via gli abiti pesanti, è tempo di giornate soleggiate e serene.
E vorrei spendere qualche parola sulle mie liete dirimpettaie che occupano in pianta stabile la grondaia del palazzo di fronte.
Eccole le rondini che garriscono festose, che gioia sentirle!
Credo che nel nido ci sia un nuovo nato, noto un certo via vai che mi fa pensare che uno dei genitori sia intento a portare a casa il cibo per i più piccini.
E sì, come sempre provo ad appostarmi sul terrazzo in attesa che si mettano in posa per me.
Vana speranza, non c’è verso che si fermino un attimo!
Sto quasi pensando di allestire un punto di ristoro davanti alla mia finestra, che ne dite?
In compenso poderosi gabbiani sorvolano i tetti e le case.
E’ un palese sconfinamento, non mancherò di farlo presente: il mare vi attende!
C’è anche un nuovo ospite per ora non identificato che l’altro giorno si è posato sulla ringhiera del mio terrazzo: è un pennuto di dimensioni ragguardevoli dal piumaggio color tortora scuro e con il collo allungato, mi pare che avesse anche una sorta di collarino.
Ma che mai sarà?
Ci siamo già incontrati un paio di volte ma appena tento di presentarmi quello si mette a sbattere le ali e se ne va!
Che carattere scontroso!
E insomma, le manovre di avvicinamento sono parecchio complicate, se riuscirò a svelare il mistero sarete i primi a saperlo.
E intanto la natura si fa spazio nei luoghi più impensati.
Improvvisa ed imprevista si manifesta con tanti piccoli fiorellini viola che crescono spontanei e colorano un muro dei caruggi.

Fiori

Ci sono punti della città vecchia nei quali il sole batte generoso, non solo sui tetti, anche in certi giardini che godono di luce e di aria.
E’ nei vicoli questa splendida pianta ricca di teneri bocci che presto fioriranno.

Rosa

La primavera di città.
E a volte le nuvole incombono.
Durerà il bel tempo?
E intanto ci si gode il bel clima e ci si siede all’aperto a sorseggiare una bibita fresca.

Tavolino

Via Ravecca

E non sono soltanto i petali dei fiori a ricordarci che è mutata la stagione, picchia il sole sulle creuza e sui mattoni di Vico Amandorla.

Vico Amandorla

E’ tenue e gioiosa la primavera di città, piacevole e solare.

Fiori (2)

Le vetrine delle belle pasticcerie sfoggiano tovagliette color confetto sulle quali trionfano piccole tortine con i frutti di bosco.

Tortine

Pasticceria Profumo

E a breve distanza da casa mia un temerario papavero sboccia sul ciglio della strada e un gioco di luce proietta la sua ombra contro il muro.

Papavero

Si aprono le fresie odorose davanti alla mia finestra, nell’aria si spande il loro delicato profumo, uno dei più gradevoli che io conosca.

Fresie

E la vita risplende di luce.

Fiori (3)

E’ tenue e gioiosa la primavera di città, piacevole e solare.
Attendo che si posino le rondini, ho fiducia in un inaspettato colpo di scena.
E aspetto che torni il misterioso visitatore, sulla ringhiera c’è spazio per tutti.
E intanto sboccia il ciliegio carico di candidi fiori.
La primavera di città per alcuni è lenta e pigra, per altri è operosa e offre ogni giorno nuove mete e nuove bellezze da scoprire.

Ciliegio

Alla scoperta delle botteghe perdute dei caruggi

A zonzo per la città, in cerca delle botteghe perdute.
Oh, per caso voi amate i centri commerciali e la confusione? Io non tanto, sapete.
Mi piacciono i negozietti, mi piace riconoscere il volto di chi vende, amo tutto ciò che è a misura d’uomo.
E se volessi un paralume, beh, saprei dove andare!
Del resto io ho una predilezione per lo stile un po’ retrò e sono certa che in Piazza Embriaci troverei ciò che fa per me.

E poi, trovandomi da quelle parti, è naturale che mi ritroverei a salire per Vico Vegetti.
Già vi raccontai quanto io ami questo caruggio immerso nel suo silenzio e così quando mi trovo in zona è inevitabile per me imboccare quella salita.

E oltretutto, scusate, chi ha detto che non c’è nulla in vico Vegetti?
Siete invitati a pranzo e a voi tocca portare il dolce?
Ecco una bella pasticceria, che certo può fare al caso vostro!

E poi, a volte capita di dover fare dei lavoretti in casa.
Magari vi occorre uno scaffale per riporre tutti i vostri i libri e lo desiderate su misura per la vostra stanza.
Ecco, allora restate in Vico Vegetti! Sono sicura che questi artigiani sapranno accontentarvi.

Ma anche voi andate nei caruggi a far la spesa, vero?
Se non lo fate non sapete cosa vi perdete!
Macellerie, panetterie e pescherie, trovate ogni ben di Dio in Canneto il Lungo.
E salendo da Canneto il Curto, alla vostra sinistra incontrerete un bel negozio di frutta e verdura.
Eh, un tempo qua si veniva a comprare il capretto e l’agnello, chissà che code nel periodo di Pasqua!

Ah, le prelibatezze della cucina!
Bisogna cercarle nei posti giusti, s’intende.
Beh, datemi ascolto, andate in Via Ravecca.
Superate la salita, e quel palazzo dal muro rosso.

Fate qualche passo e alla vostra sinistra, sui muri antichi di Ravecca, la troverete.
I caratteri sono un po’ sbiaditi, certo, ma è ancora lì, l’antica tripperia.
E quando sarete lì il vostro sguardo sarà come il mio,  carico di nostalgia su ciò che resta di una delle molte botteghe perdute dei nostri caruggi.

Di notte

Di notte.
Di notte tutto è più magico.

I colori si fanno più rarefatti, il buio attenua le  tinte.

Di notte, tutto è misterioso.

E alcune strade sono silenti e tranquille, scendendo da Via Luccoli può capitare di non incontrare nessuno.

Di notte, in Scurreria Vecchia, sembra di essere nel Medioevo.
E forse arriverà un cavaliere su per la salita?

E dove sono i soldati che montano la guardia alle Torri di Porta Soprana?

Oh, di notte! Di notte il tempo compie un’accelerazione al contrario.

Ma ad ogni angolo trovate un ristorantino dove gustare le specialità liguri e vorreste programmare almeno un’uscita a settimana, vale certo la pena di provarli tutti.

E di notte in certe piazze c’è la movida.
Tanta gente, tanto rumore, quasi non si può camminare.

La notte.
La notte è il regno del contrasti, del buio che avvolge le strade, dei rumori improvvisi, dell’aria fresca e ristoratrice.

Di notte, a volte, la luce splende calda e dorata.
E rifulge vittoriosa sulle tenebre.

Genova, la sua storia, un sogno

Genova, Strada Nuova.
C’è poca gente in giro, una bambina vende i suoi fiori, un ragazzo offre i giornali, un mendicante chiede l’elemosina, con una certa insistenza.
Al centro della via si staglia una figura.
E’ un uomo, ha i capelli grigi, incede con passo svelto, nervoso, di tanto in tanto alza lo sguardo, con fare guardingo.
Ha un aspetto ascetico, solenne, vestito completamente di nero, indossa un mantello color della pece che quasi tocca per terra.
Quanti giorni lontani dalla Superba.
Quanti li ha sognati, quei vicoli, quelle ardesie, quell’odore di risacca pungente che ti assale, quando sbarchi a Genova.
Tornare, rivedere la sua casa.
E’ vicino ormai, l’uomo cammina, Piazza della Meridiana, Salita degli Angeli, Strada Nuovissima,  Salita San Siro, la Chiesa.
Pochi passi ancora, non manca molto.

E ancora, più lontano. Piazza San Bernardo.
Qui è un incessante andirivieni di gente, mercanti, monelli, donne che si affacciano alle finestre, alcune tornano dal lavatoio, con le gerle cariche di panni da stendere.
Rumori, voci, canti, uno si fa poco a poco più chiaro e distinto.
E a voi pare di conoscerla, quella musica.
E le parole, le conoscete quelle parole, anche a voi sono famigliari.

Via delle Grazie.
Un urlo strozzato vi terrorizza.
E’una donna: piange, si dispera. Sentite i suoi singhiozzi.
E’ disperata e voi vorreste consolarla, la Marchesa Eleonora, desiderereste dirle che quel sacrificio non sarà dimenticato.
Lei è distrutta, dilaniata dal dolore per la sua perdita.
Le hanno detto che Jacopo, il suo Jacopo, è appena morto nella Torre Grimaldina di Palazzo Ducale.
Era rinchiuso in una celletta umida e angusta e con il suo sangue ha lasciato su quel muro queste parole: ecco la mia risposta, lascio in testamento la mia vendetta ai miei fratelli.
Alcuni dicono che si sia suicidato, per non tradire i suoi compagni.
Altri sostengono che sia stato trucidato dalle guardie, per togliere di mezzo un personaggio scomodo, uno che faceva paura all’ordine prestabilito.
Jacopo non c’è più, questo solo sa Eleonora.

Via Ravecca, inondata di luce.
Un uomo vende il suo pesce, una fornaia esibisce in bella mostra i suoi pani, e più giù,  Piazza Ponticello è affollata di gente, si formano crocchi davanti al barchile.
Per le strade e le vie si sente un brusio, e voci di bimbi che giocano, là dietro, in Via Madre di Dio.
D’un tratto, un suono sovrasta tutti gli altri.
E’ un funambolo dell’archetto quel Paganini e quando pizzica sulle corde del suo violino, nella sua casa al Passo di Gattamora, tutta Sarzano ammutolisce e si ferma ad ascoltarlo.

Vico del Dragone.
Un uomo cammina. E’ bello, alto, elegante, porta i baffetti.
E’ un giornalista, uno che non ha paura delle proprie idee.
Uno che farà dei suoi pensieri la propria ragione di vita.

Nacque in questa casa,
il VI gennaio MDCCCXX
Francesco Bartolomeo Savi
carcerato per tentativo del 1857
prode dei Mille
apostolo della fede mazziniana
sino alla morte
XXX marzo MDCCCLXV
nel vigesimo anno di Roma liberata
il Circolo del pensiero.

Scende la sera, su Genova.
E voi, rincasando, non siete del tutto certi che sia stato solo un sogno.