Nei caruggi, guardando oltre

Ritornando in quei caruggi che piacciono a me vi porto con me per un brevissimo tratto di strada.
Parrà strano ma in questi posti trovo stupori anche quando non li cerco, la città al tempo stesso nasconde e svela, se si è capaci di guardare oltre.
Ed io, come ho già scritto diverse volte, vado ovunque e in nessun luogo, semplicemente ritrovo la cara, vecchia Genova a modo mio.
E allora, l’altro giorno scendevo da Vico dei Giustiniani.
E guardando oltre qui si vedono le finestre di Via di San Bernardo, un riflesso e una fila di panni stesi.

Questo caruggio poi ha una prospettiva straordinaria, lo sguardo va davvero oltre e si insinua sotto l’archivolto di Vico Stoppieri.

Vico dei Giustiniani, come dicevo, è una traversa di Via di San Bernardo e percorrendolo vi troverete in questo punto di Via di San Bernardo.

Ora non so come sia possibile, ma alzando gli occhi ho notato, molto in alto, un’antica decorazione che non mi pare di aver mai veduto prima.
Eppure avrò percorso questa strada centinaia di volte nella vita ma la città che al tempo stesso nasconde e svela sceglie il momento perfetto per stupirti.
Sebbene parzialmente abrasa ecco la piccola scultura che si conserva nella vertigine di un’antica dimora genovese.
Non ne sono proprio certa ma parrebbe essere un piccolo Agnus Dei.

E se osservate da questo punto potrete notare quanto in alto si trovi, come molte delle bellezze nascoste di Genova.

Poi, voltandomi verso Vico Stoppieri, ecco la luce l’ombra, il mistero magnifico di Genova.
Questo caruggetto è uno dei primi dei quali ho scritto, diversi anni fa, per me conserva immutato il suo fascino.

Accade così, in questi vicoli antichi e densi di storia, guardando oltre e molto lontano.

Camminando nel passato di Piazza Embriaci

Ritorniamo a camminare nel passato e nella città vecchia, nell’antica Piazza Embriaci.

Ci arriveremo da Via San Bernardo, percorrendo così Vico dei Giustiniani.

A breve distanza da qui svetta la Torre degli Embriaci che ancora testimonia il coraggio guerresco di Guglielmo Embriaco.

Sono giunta in questa piazza portando con me una fotografia del passato trovata tempo fa in uno dei soliti mercatini.
Ci ho messo poco a riconoscere Piazza Embriaci e l’edificio in questione ma poi ho voluto andare là per iniziare un nuovo viaggio nel tempo.

Ecco i panni stesi, le persiane tirate in fuori, il portone spalancato.
A prima vista sembrerebbe tutto come ora ma, in realtà, ci sono alcune differenze.

Non era visibile, all’epoca, la colonna di marmo e il negozio che si nota sulla destra venne realizzato in un secondo tempo.

E così l’insegna dell’Arte del Paralume fu apposta posteriormente.

Invece c’era già il marmo raffigurante San Sebastiano collocato sopra il portone.

Osserviamo meglio: a terra si notano i due tombini e lì di lato ci sono delle persone sedute.

Non sono i soli perché, in questo frammento del passato di Piazza Embriaci, sul muretto ci sono dei bambini.
Giocano, passano il tempo, fanno comunella fra di loro.
Uno sta in piedi sul muretto, altri stanno seduti oppure lì appoggiati, in due guardano verso l’alto: rivolgono i loro occhi verso di noi e verso il fotografo che in quel momento sta immortalando questo istante del passato.

Un frammento di semplice quotidianità, nei caruggi di Genova.

Davanti alle finestre pendono i panni stesi: è la vita di ogni giorno e l’aria salmastra spira fresca nelle stanze.
Immaginare le vite degli altri è sempre un’emozione imperscrutabile e la fantasia lascia intravedere i padri di famiglia che tornano a casa dopo una giornata di fatica e le mamme che si affacciano alla finestra per chiamare i figli.
È la vita di ogni giorno, è una memoria che pare essere svanita e tuttavia è sempre presente.

Ancora una volta, grazie a una fragile fotografia, ho intravisto un tempo diverso di questa parte dei caruggi.

È il passato di Piazza Embriaci, un tempo che non abbiamo vissuto ma che resta ancora tra di noi.