Piazza Luccoli, un’ottocentesca questione di vicinato

I vicini di casa.
Gentili signori seduti in platea, chi di voi non ha avuto problemi con i dirimpettai è pregato di alzare la mano.
Nessuno? Neanche dalle ultime file? A guardar bene si direbbe di no, anzi, noto una signora laggiù che alza gli occhi al cielo con eloquente rassegnazione.
Beh, non preoccupatevi, siete in buona compagnia, state un po’ a sentire cosa successe a Genova, nella prima metà dell’Ottocento, in una certa piazzetta dove tutti voi, amici genovesi, passate assai di frequente.
E’ Piazza Luccoli, che qui vedete illuminata dalle luci di dicembre.

Nell’immagine, a sinistra della foto, potete notare un palazzo magnificente, è palazzo De Mari.
Scaloni di marmo e sale magnifiche.
E stanze immense con i soffitti altissimi e finestre che si affacciano su questa piazza.
E quadri, opere d’arte, lampadari luccicanti sui quali danzava la luce.

Il Palazzo, con le sue splendide ricchezze, venne incluso nell’elenco dei Palazzi dei Rolli e divenne in seguito di proprietà di Gianluca Serra.
Costui avrebbe francamente gradito potersi godere in santa pace i suoi stucchi e i suoi salotti, diciamocelo.
Tuttavia, la quiete domestica del nobiluomo era quotidianamente disturbata da un vicino abbastanza molesto, un falegname che in Piazza Luccoli aveva un casotto nel quale esercitava con solerte alacrità il proprio mestiere.
Un falegname?
E tutto quel battere di martelli sui chiodi e il rumore della sega che trapana i timpani!
Il Serra era vivacemente contrariato!
Sì, va bene, le meraviglie di una dimora gentilizia, i corridoi infiniti e tutto il resto, ma se poi uno deve fare una vita d’inferno!
Tentò la via della conciliazione, niente da fare, il falegname non voleva saperne e continuava la operosa attività.
E ad ore improbabili nelle stanze del palazzo risuonavano i rumori prodotti dall’alacre lavoro dell’artigiano.
Il Serra, sconsolato, si affacciava dalle sue finestre e guardava sotto!

Mica si poteva andare avanti così, bisognava trovare una soluzione e anche in fretta, altrochè, il nobiluomo non aveva il minima intenzione di tollerare tutto quel fracasso ancora per molto, se il falegname voleva la guerra aveva trovato pane per i suoi denti!
E sapete com’è, in questi casi, chi ha i mezzi risolve le proprie questioni a suon di palanche.
E così fu.
Sapete cosa andò a finire? L’indomito e combattivo Gianluca Serra comprò il casotto del falegname e l’artigiano fu costretto a sloggiare.
Beh, era anche un tipo magnanimo e ripagò l’artigiano con una forte somma di denaro, con la quale il falegname avrebbe potuto continuare altrove la sua attività.
Inoltre si mise al vento per evitare futuri ulteriori inconvenienti!
Ah sì, quando si hanno le giuste conoscenze tutto si risolve, credete a me!
E Gianluca Serra, forte della sua posizione sociale, si rivolse agli Edili, perché deliberassero in proposito affinché Piazza Luccoli restasse sempre sgombra da qualunque attività.
Il tempo scorre, tutto cambia, ai giorni nostri in quella piazza c’è un’edicola.

Ma laggiù, in quelle strade dove ogni giorno passiamo, c’è ancora traccia di quella antica questione: sul muro di Palazzo De Mari, a severo monito per i disturbatori, è scritta a chiare lettere la delibera degli Edili, a difesa e tutela della pace di Gianluca Serra, genovese.

29 pensieri riguardo “Piazza Luccoli, un’ottocentesca questione di vicinato

  1. Ma tu pensa! Voglio anch’io qualche cartello da appendere qui e là! Hai capito il Serra? Grande! Certo che signor falegname era proprio un bel tipo! Capisco il lavoro ma almeno quando la gente riposa….orsù! Un bacetto.

      1. Che poi, voglio dire, anche il giorno prima di Capodanno son stati lì a lavorare! Una bella importanza questo cartello!!! Serra sicuramente sapeva come ottenere le cose. Ma…. Miss, tu che sai tutto, a Zena, nel 1836, si festeggiava già Capodanno?

      2. Beh, nel Diario Politico di Giorgio Asproni – che parte dal 1855 – ricordo di aver letto qualcosa in proposito, rispetto al vedersi e a festeggiare.
        Quindi probabilmente, guerre e rivoluzioni permettendo, probabilmente si festeggiava…

      3. Tu pensa…. già nel 1855…. grazie! Mi era venuta questa curiosità e ho chiesto alla persona giusta. Baciotti sorellina acculturata!

  2. Qualche anno fa lì nei pressi, in un appartamento di un vicolo adiacente, si riuniva un coro di trallallero per le prove ogni sabato pomeriggio. Molti passanti sostavano sotto le finestre per godersi i loro canti. Poi, verso le 18, il coro scendeva proprio lì in piazza Luccoli e si esibiva pubblicamente. Sai se sia ancora così?

    1. Pani il trallalero è un coro polifonico tipico di Genova, solo che questi qua che dice Plus io non li ho mai visti…devo indagare!
      Sì direi che ce la siamo cavata, no? Comunque gli ha buttato giù il casotto…povero falegname!

    1. Il Serra sta riscuotendo un successo inaspettato, con buona pace di tutti i martellatori e disturbatori 🙂
      Bacioni misantropi mi è piaciuto un sacco, lasciatelo dire!

  3. Nulla stimola la misantropia come il vicinato! L’uomo è animale sociale… con chi vuole! 😉
    Bellissimo racconto!

  4. Oh Miss… nulla di nuovo sotto il sole eh? Potere della pecunia: si compra il locale ed oplà, fuori dalle scatole il falegname! Bene… nulla di nuovo appunto 🙂
    Nota: Ripreso possesso del mio pc, anch’esso malato!
    Bacetti Susanna

  5. Sempre fantastica! da quando ho scoperto il tuo blog, lo leggo tutti i giorni, ed io odio i blog! ^_^

  6. Miss, a proposito di falegnami, se non sbaglio, era stato il figlio di un padre che svolgeva quella stessa rumorosa professione, che aveva consigliato di amare il prossimo come se stessi… ma certo, quando taluni prossimi lo sono troppo, è già più difficile, a maggior ragione, se sono rumorosi… quello del Serra è stato una specie di amore a pagamento…

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