Campo Pisano: una fotografia dal nostro passato

E vi riporto ancora una volta in Campo Pisano, quella parte antica dei caruggi che deve il suo nome a quei pisani che qui videro la fine dei loro giorni dopo essere stati catturati e imprigionati dai genovesi dopo la vittoria della Battaglia delle Meloria nel lontano 1284.
Campo Pisano ha una bellezza speciale, così quieta e al contempo vivace per i colori delle sue case alte che svettano verso l’azzurro.

Un meraviglioso saliscendi con le sue mattonate, le sue edicole e l’autentica meraviglia di questo luogo.

Guardiamo poi questo scorcio in altra maniera e lasciamoci alle spalle la piazza, il muro e la mattonata: di fronte si stagliano altre case, una sinfonia armoniosa di colori caldi e un archivolto oltre al quale, un tempo, si snodavano altri caruggi e altre case antiche che oggi non esistono più e hanno lasciato il posto alla modernità.

E tuttavia, ogni volta che mi trovo da quelle parti, fantastico su fantasiosi viaggi nel tempo e mi immagino di poter fare ancora qualche passo, superare l’archivolto e ritrovarmi in un tempo che non ho veduto e in una magnifica baraonda di gente operosa e affaccendata, tra antiche botteghe e case pullulanti di vita e di storie.

Voltiamoci ancora e guardiamo verso Campo Pisano e verso quelle scalette che conducono ad un portoncino e a quel gioco di luce e ombra che così avvolge questa bella parte dei caruggi.

E di nuovo andiamo indietro nel nostro passato, ad un’epoca non tanto distante così catturata in una fotografia in bianco e nero che acquistai qualche tempo fa su una bancarella.
È una foto piuttosto recente, risale appena ai primi anni ‘70 e lo scorcio è davvero facilmente riconoscibile.
Le finestre erano spalancate sotto il cielo blu della Superba, l’aria marina intrisa di salmastro spirava tra i caruggi e accarezzava i panni sistemati sulla corda tesa tra un palazzo e l’altro.
Ed era un giorno qualunque di un tempo ormai svanito, in Campo Pisano.

16 pensieri su “Campo Pisano: una fotografia dal nostro passato

  1. Belle immagini Dear Miss un paesaggio fantastico,mi pare che un pezzetto di muro sia rimasto confrontando le ultime due foto.Quindi l’archivolto è a fondo cieco?Ma io sogno che ci sia stata vita pure li.Mi viene in mente una Aria del G.Tell “O muto asil del pianto” per te!

  2. La magia della vita dei caruggi negli anni 70 ce l ho ancora impressa nella memoria! Andavo dall ortodonzista in via san Luca con i miei genitori e io piccola bambina della periferia che stava avanzando con le sue nuove abitazioni di tipo moderno, mi guardavo intorno basita osservando quell’ urbanistica antica e vetusta ….intuivo che molta storia era passata tra quei muri…

    • Che ricordi, cara. Io mi ricordo i miei primi giri per caruggi da ragazzina, quando scoprii Via dei Giustiniani mi sembrò di entrare in un mondo fantastico e misterioso che poi non più smesso di amare.

  3. Oggi possiamo andar fieri di come siamo riusciti a ridare decoro e dignità a quei luoghi. Negli anni 60/70 erano dimora di malavita, povertà e degrado, ma anche “scagni” legati ad attività commerciali connesse al porto, il tutto in un contesto non certo piacevole.
    Ricordo con quanta tristezza, ogni volta che passavo davanti a San Donato, sbirciavo attraverso un malandato portale al suo interno e vedevo solo secchi sul pavimento, messi apposta a raccogliere l’acqua piovana che cadeva dal tetto. Oggi è uno spettacolo! Lo stesso si può dire di Campo Pisano.

  4. Miss, nel 2018 avevo raggiunto l’archivolto di Vico Superiore di Campo pisano, da Vico del Pomogranato, e quella specie di “Antro della Sibilla” con alcune case sotto un’arcata del Ponte di Carignano che mi ero trovato davanti, mi aveva particolarmente incuriosito… ne sai niente di quelle antiche case? — nella foto in b/n degli anni ’70, il muretto della scala di sinistra sembra avere inciso alcuni nomi, tra i quali, Eva… sono decifrabili gli altri?

  5. Cara “Signora” Fletcher

    (inizio obbligato, “ça va sans dire”, nel momento in cui si scrive alla titolare di cotanto blog…)

    Perdona l’invadenza e le troppe parole che seguiranno, ma prometto fin da principio che la cosa non avrà a ripetersi in futuro. L’episodio rimarrà unico e solo.

    Noi non ci conosciamo, nè probabilmente ci conosceremo.

    Mi chiamo Franco, ho pressappoco la tua età, sono nato ed abito a Roma e, ecco il motivo della mia “incursione”, a breve passerò del tempo nella tua – “Superba” – città.

    Cercherò di farla il più breve possibile (non troppo però, ti avverto): sono anni che rimugino di visitare Genova (o dovrei dire, oramai, “Zena”…) e al dunque, quest’anno, sono riuscito a far accondiscendere mia moglie a trascorrervi parte delle nostre ferie estive.

    Dovendo “organizzare” le mie giornate di vacanza (perché a me piace andare alla ventura ma anche avere un minimo di strategia…) ho cominciato – oggi si usa così – ad esplorare la rete e, manco a dirlo, mi sono presto imbattuto nel tuo blog, che mi ha letteralmente assorbito, fascinandomi con un’idea di approccio ed esplorazione della città del tutto coincidente con quella che avevo in mente io.

    Volevo (voglio!!…) perdermi per carrugi (tutti?…tanti, come minimo…), desideravo (desidero!!…) lasciarmi rapire dalle botteghe, dal cibo, dagli odori, dai dettagli di una edicola o di un vicolo dimenticato.

    Non vedo l’ora di cogliere i mille scorci di mare e di cielo che si porgeranno, improvvisamente, al mio sguardo (tra l’altro ho più volte battuto centinaia e centinaia di scale e stradine nella magnifica città di Napoli e, consentimelo, pur con abissali differenze, ci trovo più di qualche analogia).

    Non voglio (almeno fino a che non avrò totalizzato, diciamo, cinquanta giorni di presenza a Genova!) recarmi all’acquario!

    “Dear Miss Fletcher”, insomma, si è presto rivelato, il mio prezioso “Tour operator” di fiducia (ho già prenotato su “tuo consiglio” un giro sulle “Mura del Barbarossa”) ed ho passato le ultime tre settimane venendoti spesso “a trovare”…anzi, tutti i giorni!

    Praticamente ho letto tutti i tuoi post dal 2011 ad oggi: questo è stato il metodo, nulla di meno!

    E consentimi a questo punto di divagare, perché davvero ho molto “navigato” il tuo blog e ne sono tutt’ora intriso, ben oltre ogni singolo post di “Castelletto, del Carmine, di Vico Veggetti o Vico Valoria, della “tua” Circonvallazione a Monte”…

    Ben oltre gli aneddoti su “Testa di Maglio (ormai, essendo in confidenza, non è nemmeno il caso di usare nome e cognome…), Andrea Doria, Megollo Lercari (e la sua scacchiera), o del “padre d’Italia” Mazzini”…o di “Luchino Vivaldi e Gianchinetta”…o “sull’infame” Giampaolo Balbi!

    Certo ho saltato velocemente molte pagine, non perché non fossero interessanti – ci tornerò con calma, prometto – ma esclusivamente per ragioni di tempo (giuro che leggere 131 mesi di post nei ritagli di tempo tra famiglia, lavoro e vita quotidiana non è affatto agevole…).

    Ad esempio quelle che parlavano di farfalle, fiori e maggiolini, dei pennuti di ogni tipo, di cani e gatti, e di nuvole e barche e pescatori; molte vecchie fotografie (non quelle della città, pero’…).

    Chiedo venia ma ho degnato di pochissima attenzione anche il buon Frate Ezio (sarà mica per via del mio poco afflato col divino?) e la tua “cara” fermata dell’autobus.

    Mi sono intrattenuto, ma per poco tempo dalle parti del “buen ritiro” di Fontanigorda.

    Però mi sono sorpreso mio malgrado ad indugiare sul 45 giri dei Decibel (e nelle mie play list odierne “gira” ancora “(Do not) stand in the shadows” di Billy Idol ma anche “A forest” dei Cure), sul quadro di “Ofelia” (pochi anni fa sono stato a Milano per la mostra sui “Pre-Raffaelliti”), certamente sono ancora estasiato dalle mille “apparizioni” di Staglieno (non mancherò di far visita a “Cattainin” Campodonico ed a moltissimi altri).

    Ho esitato – con una punta di naturale empatia – di fronte alle tante citazioni del mio “Novecento”, il libricino che più ho regalato agli amici assieme al “Cyrano” di Rostand (nulla in comune, ma tant’è…!),

    E poi di tanto in tanto facevano capolino le magie di Ovidio e delle sue “Metamorfosi”. Io proprio in questo periodo sto leggendone la traduzione di Vittorio Sermonti, scrittore ma anche appassionato divulgatore di letteratura che tantissimo mi ha insegnato e regalato scoprendomi gli anfratti più reconditi della “Commedia” di Dante…. e si, l’ho capito bene, che il “Sommo Poeta” non lo vedi tanto di buon occhio per via di quella invettiva sui Genovesi. Ma lui, in fondo, ce l’aveva su davvero con parecchi altri, direi….

    E certo, anche Vittorio Alfieri e Montesquieu non sono davvero personcine a modo, siamo d’accordo…dal tuo punto di vista, ti capisco!

    E quella tua attenzione per ogni 25 Aprile (l’addio ad Agostino, ovvero il Partigiano Anselmo, mi ha quasi commosso…), o la tua sensibilità cinefila che non manca di citare Bellocchio quando visiti Bobbio.

    E poi quel filo “rosso (Garibaldino)” che unisce la mia e la tua città (Garibaldi e Mazzini nel 1849 a Villa Doria Pamphilj (…!…) difesero la Repubblica Romana e la sua Costituzione, embrione di quella Italiana, e Mameli, come ben sai, è morto qui a Roma, eroicamente)…e più di qualche volta i gabbiani, anche a Roma, si posano a riposare sui monumenti, spesso sulla testa di Mazzini all’Aventino o di Garibaldi al Gianicolo: non accade solo nelle città di mare!

    E perché ti scrivo tutto questo?

    “Solamente” per darti il saluto che meriti, per farti capire che davvero “mi hai dato una mano”.

    A breve “camminerò alla tua mano”: quando sarò per le strade di Genova, forte delle tue imbeccate, delle tue preziose indicazioni; e Genova, già lo ho capito, non mi deluderà di certo!

    Per ringraziarti della tua generosità, per quello che (ci) offri con la tua dedizione quotidiana, a titolo puramente gratuito, con estrema qualità ed una essenziale ma per nulla compiaciuta personalità.

    Per raccontarti che un pochino, “a tua insaputa”, ti ho “frequentata, in piccolissima parte conosciuta”… apprezzata! Che poco ci manca che il 19 giugno ed il 5 di novembre diventino delle “ricorrenze” anche per me.

    Per dirti che Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi, probabilmente, non li avrei disturbati nemmeno io, per come son fatto.

    Per scriverti infine che io e mia moglie Stefania saremo a Genova dal 2 al 10 di luglio e che, se ne dovessi aver voglia, mi farebbe piacere offrirti una cena da “Il Genovese” o da “Osvaldo” (non scherzo, sappilo…e comunque a giorni prenoterò un tavolo per me, stanne certa!).

    Oppure, forse questo ti risulterà meno coinvolgente ed impegnativo, incontrarti anche solo un quarto d’ora per una focaccia o un caffè….saresti la benvenuta “nella mia vacanza”.

    Sarebbe per me un gradito piacere poterti ringraziare di persona.

    Un’idea questa che è cominciata a balenare nella mia mente mentre leggevo le tue pagine e ne rimanevo sempre più contento, affascinato, divertito…e prendevo appunti…e saccheggiavo le tue foto…

    Ma, ovviamente, metto nel conto che avrai i tuoi impegni. Certo li avrò anche io, in vacanza, ma resto convinto che tutto si possa comporre, se lo si desidera davvero.

    Magari non considero abbastanza che, alla voce “incontri con sconosciuti”, potresti aver nessun interesse ad inserire quello con una coppia di coetanei di Roma.

    Nel caso, peccato…..ma non mi offenderei di certo!

    Dovesse invece minimamente trovarti ispirata “la mia folle proposta”, contattami pure in privato: la mia mail l’ho lasciata per effettuare l’accesso a questa sezione commenti.

    Altrimenti, qui si chiude il nostro fugace incontro a distanza.

    Oppure, chi può dirlo, se un giorno passerai per Roma e dovesse occorrerti una “guida a buon mercato”, certo meno “capace” di te, sarò lieto di accompagnarti, non certo “solo” mostrandoti le acclamate maestosità di S.Pietro o del Colosseo, ma anche rivelandoti qualche “piccola” sorpresa. Ne abbiamo anche da queste parti, fidati.

    E allora, in ogni caso conservati il contatto, non si sa mai, nella vita!

    E vada come vada…

    Ti lascio in ultimoi miei sinceri e sentiti saluti, ed il mio enorme:
    GRAZIE SABINA!

    FRANCO

    • Franco, benvenuto su queste pagine, mi lasci completamente senza parole, credimi, sono veramente commossa.
      E sono felicissima di sapere che i miei giri genovesi siano di ispirazione a qualcuno che desidera scoprire la mia città, grazie davvero di avermi scritto un commento così bello.
      Sarei anche contenta di incontrare te e tua moglie ma in quel periodo temo proprio che non sarò a Genova, spero comunque che Zena ti accolga e sia per te una bella esperienza e mi auguro anche che tornerai a scrivere su queste pagine, ci terrei ad avere le tue impressione. Grazie davvero di cuore, Franco!

  6. Questa foto ha un’intensità particolare e il fatto che in fondo sia piuttosto recente non toglie nulla a questo fascino. I post in cui missfletcher torna sul luogo del delitto, cartolina d’epoca alla mano, sono sempre molto suggestivi. Bacioni!

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