“Le donne dovrebbero avere un proprio club. Esattamente come gli uomini. Un posto dove poter trascorrere la notte, farsi recapitare i pacchi, scrivere lettere, fare telefonate, cenare… è esattamente ciò che ci serve.”
A pronunciare queste parole è Florence Jaffray “Daisy” Harriman, socialite ed esponente del bel mondo nell’anno 1902 in cui ha inizio questa appassionante storia.
A Daisy è stato negato un pernottamento al Waldorf Hotel in quanto lei era priva di accompagnatore e così alla nostra intraprendente eroina è balzata in mente questa idea peculiare: fondare a New York un club per sole donne.
Con piglio ed iniziativa raccoglie attorno a sé le dame dell’alta società, tra loro ci sono molte suffragette e paladine dei diritti delle donne e della tutela dei più sfortunati, con loro Daisy si lancia in un’avventura straordinaria in nome dell’indipendenza e dell’autonomia femminile.
Questa è la storia narrata nel volume dal titolo Il circolo delle donne a Manhattan di Shelley Noble e pubblicato da tre60.
Si tratta di un romanzo storico nel quale si mescolano personaggi di fantasia e figure realmente esistite come la stessa Daisy Harrimann che fu molto attiva nel campo delle riforme, delle leggi sul lavoro minorile e ricoprì anche diversi incarichi diplomatici.
Daisy fondò davvero il circolo delle donne: il leggendario Colony Club narrato nel libro della Noble.
Ad affiancarla in questo progetto grandioso è Elsie de Wolfe, celebre attrice realmente esistita e nota per il suo particolare buon gusto in fatto di arredamento: Elsie de Wolfe è stata la prima interior designer della storia e grazie alla sua decantata raffinatezza e alle sue dote non comuni diverrà l’arredatrice d’interni del Colony Club.
La realizzazione del Colony Club viene affidata ad un architetto di grido di nome Stanford White, un personaggio eccentrico e molto in voga a quell’epoca.
C’è poi una terza figura femminile attorno alla quale ruota gran parte della vicenda del club: il suo nome è Nora Bromley ed è una giovane architetto di umili origini.
Nora è una ragazza ostinata, caparbia, fiera, una che sfida le ingiustizie e tenta in ogni modo di salvaguardarsi in un mondo nel quale gli uomini sono spesso prevaricatori e arroganti.
E così, quando si trova a lavorare alla corte di Stanford White, le tocca sopportare una serie di sgarbi e prepotenze che lei cerca di affrontare al meglio e saranno proprio il suo talento e la sua tenacia ad aprirle la strada verso l’affermazione personale e a garantirle amicizie autentiche.
Oltre alle protagoniste principali si muovono, sullo sfondo, diverse figure femminili secondarie, ogni personaggio costituisce un riflesso del variegato universo femminile: la mamma e la sorella di Nora delle quali lei deve prendersi cura, l’amica e collega che le offre supporto e aiuto, le segretarie dell’ufficio e poi tutte le brillanti dame del Colony Club.
La trama si snoda essenzialmente intrecciando i progressi nella realizzazione del Club e le vicende di autodeterminazione delle protagoniste e non manca, quasi sul finale, un inatteso colpo di scena che spariglia le carte rendendo la vicenda più complessa e intricata.
Il circolo delle donne a Manhattan è un romanzo scritto con garbo ed eleganza, una gradevole lettura che scorre piacevolmente ed è facile affezionarsi a queste donne e alla loro lotte appassionate, le signore del Colony Club si interessano delle persone meno fortunate e non esitano ad unirsi alle operaie tessili in sciopero per i loro diritti.
E noi osserviamo queste donne da questo tempo e guardiamo a loro con ammirazione, per quella loro forza e per la lungimiranza delle loro idee.
“È proprio per questo motivo che abbiamo bisogno di un club del genere; un luogo in cui discutere le nostre idee apertamente, esprimere le nostre opinioni – in modo rispettoso, naturalmente – e magari imparare a pensare in modi diversi. Dialogare, discutere e poi andare là fuori e agire.”

mai banali, Miss, i tuoi consigli di lettura…
Grazie Sergio, è stata proprio una gradevole lettura. A domani!
In questo periodo vanno molto i romanzi basati su storie vere di donne che hanno lottato per conquistare indipendenza e rivendicare parità di diritti. Da come ne parli sembra un romanzo ben riuscito il che non è mai poco! Baci cara!
Sì, guarda, l’ho trovato proprio gradevole, non particolarmente impegnativo ma piacevole e appunto non è poco. Un bacione cara, buona serata!