Vico delle Cavigliere: Santa Maria in Aracoeli nei caruggi

Alle spalle di Via del Campo c’è un vicoletto dal toponimo particolare, come ci narra il solito imbattibile Amedeo Pescio.
Vico delle Cavigliere, infatti, prende il suo nome dai fabbricanti di caviglie che erano pezzi di legno usati per fissare i fasciami di bordo.
E in questo luogo così sovente attraversato in anni lontani da esperti marinai è custodita la memoria di un’antica leggenda tramandata anche da Jacopo da Varagine nella sua Legenda Aurea: questa è la vicenda dell’Imperatore Augusto e della Sibilla Tiburtina.

Leggiamo così l’antica pietra seguendo le parole di Jacopo da Varagine che ci narra di Ottaviano Augusto che, davanti agli uomini del Senato che volevano adorarlo come un dio, rispose di essere soltanto un uomo mortale.
E siccome Ottaviano Augusto voleva sapere se un giorno infine sarebbe nato uno più grande di lui, decise di consultare la Sibilla Tiburtina.
Costei impose all’Imperatore un digiuno di tre giorni che terminò “in die Nativitatis Domini, hora meridiana” e cioè a mezzogiorno del giorno della Natività del Signore.
E lassù, alto nel cielo, a quell’ora, Ottaviano Augusto alzò gli occhi verso il sole radioso e vide attorno ad esso un cerchio dorato all’interno del quale si stagliava una Vergine bellissima che stava sopra un altare e teneva un bambino in grembo.
E si udì una voce che diceva: Haec est Ara Coeli e cioè Questa è l’ara del cielo.

La Sibilla Tiburtina allora disse ad Augusto: questo bambino è più grande di te, adora lui.
E in Vico Cavigliere si vede un uomo devotamente inginocchiato: questo è Augusto.
La donna alle spalle di lui rappresenta invece la Sibilla Tiburtina.

Davanti a loro, a terra, una corona e sopra di essa tre parole latine qui poco leggibili: nemo felisior Augustus che significa nessun Augusto fu più felice.

Narra ancora Jacopo da Varagine che Augusto non accettò di essere venerato come un dio e consacrò quell’altare in Campidoglio che venne poi fu chiamato Ara Coeli e lì, dove si trovava prima un tempio di Giunone, sorgerà la Basilica di Santa Maria in Aracoeli.
Nella parte destra della lastra che sovrasta il portoncino si scorge poi un bucolico panorama con colli e alberi.

Così, in un semplice vicoletto genovese, è rappresentata una storia antica.

Nella memoria che resta unita alla pietra, in Vico delle Cavigliere, nei caruggi di Genova.

14 pensieri riguardo “Vico delle Cavigliere: Santa Maria in Aracoeli nei caruggi

  1. Non sapevo cosa fossero le caviglie in gergo nautico e grazie per questa bella storia… chissà quante altre ne nascondono i nostri caruggi. Buona giornata

  2. Interessantissima! Chissà chi e perché ha voluto lì questo sovrapporta così inconsueto per Genova…

    1. Inconsueto e bellissimo, ieri mentre scrivevo pensavo che questa storia sarebbe stata di tuo interesse, felice di sapere che hai letto il post, mia cara.
      Un abbraccio, Isabella!

  3. Miss, mi erano subito venute in mente le “cavigliere del KathaKali” (Battiato), invece si potrebbe quasi dire che pure i caruggi, nel loro piccolo, portino a Roma…

  4. Interessante ! Io sapevo delle caviglie metalliche dei pianoforti che regolano la tensione delle corde per l’ accordatura … in effetti la funzione rende molto l’ idea

  5. Un portoncino che sembra dimesso e che in realtà vanta una storia importante. Nemmeno io sapevo cosa fossero le cavigliere in gergo nautico. Qui da te si impara sempre qualcosa. Bacioni!

  6. Ma pensa te… non conoscevo questa leggenda, grazie Miss. L’umiltà di Augusto, una grande dote e una grande storia in un piccolo vicolo di Genova. Sei davvero la nostra Jessica Fletcher. E mi hai anche insegnato un nuovo significato di cavigliere!

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