Camminando nel passato di Piazza Ponticello

Tic tac, tic tac, così riparte inesorabile la mia macchina del tempo e ci porta ancora una volta in un luogo perduto di Genova, quella Piazza Ponticello che a metà degli anni ‘30 verrà demolita e scomparirà per lasciar spazio a quella Genova Nuova che sorgerà tra Piazza Dante e Via XX Settembre.
Tempo fa, nel mio girovagare per le strade di Genova, trovai una traccia di Piazza Ponticello e quella fu davvero un’emozione grande e la descrissi così in questo post, fu davvero come ritornare ad un passato scomparso.
E quell’emozione ritorna, oggi, nell’attraversare Piazza Ponticello scrutando i dettagli di una mia bella cartolina che ci restituisce intatto quel mondo lontano.
Vivace, convulsa, una baraonda di vita e di voci, di suoni e di profumi, così doveva essere Piazza Ponticello.
In lontananza si staglia la prospettiva di Via Fieschi e in primo piano si nota un ragazzino vestito alla marinara: è voltato verso la Piazza e pare invitarci ad andare con lui alla scoperta di questo luogo a lui caro.

Sul muro è affisso un manifesto della Singer, fortunate le giovani donne del tempo che hanno una macchina da cucire a pedale con la quale confezionano gli abiti e ciò che è necessario!
Lì accanto c’è l’ingresso di una bottiglieria dove si serve vino buono per brindare alla bellezza della vita.

Al piano superiore ecco le insegne di altre attività, la sartoria avrà di certo buoni affari in Piazza Ponticello.

Ecco ancora la sartoria del Signor Cosimini, con il suo bel bancone di legno, le stoffe lisce e pregiate, le scatole ricolme di bottoni e nastri.
E osservate con attenzione il dettaglio di questo frammento di cartolina.
A sinistra si nota una tenda tirata in fuori e su di esse è impresso il nome dell’attività: è la leggendaria Cremeria Buonafede che qui aveva una delle sue sedi.
Ai giorni nostri, per la gioia di genovesi e visitatori la panna e le altre delizie di Buonafede si trovano ancora in Via Luccoli e in Via degli Orefici.

In questo istante del passato, invece, in Piazza Ponticello si fa la fila per assicurarsi una dolce ricompensa e c’è anche un piccoletto con tanto di braghe corte e bretelle, se ne sta lì impaziente e desideroso di assaporare quella bontà!

Quanto è briosa questa Piazza Ponticello, la percorrono massaie trafelate, elegantoni con raffinate pagliette e lavoratori che non si risparmiano: guardate bene, dietro al bambinetto in primo piano con il cappello c’è un uomo che trascina un carretto e un po’ più a destra un tale che trasporta una piccola botte.
In Ponticello trovate poi una fornita farmacia e alla Trattoria Fieschi tutto è pronto per accontentare i palati più esigenti.

Ecco ancora un altro lavoratore con un pesante pacco sulla schiena, doveva essere dura a quei tempi, se ci pensate.
Al centro della Piazza zampilla l’acqua nella fontana: è il celebre barchile che oggi è collocato in Campetto.
Un tempo era qui, tra i i suoni e i colori di questa piazza.

Questa era Piazza Ponticello, colorata, popolare, allegra, fremente di vita e di voci e a volte, come per una misteriosa magia, pare ancora tutto reale e presente.

Il barchile di Piazza Ponticello

È un’antica fontana, le passiamo accanto ogni volta che percorriamo Campetto, nel cuore dei caruggi genovesi: qui l’acqua zampilla e sgorga come accadeva nei secoli lontani in un luogo diverso da questo.

La fontana che si ammira in Campetto era infatti un tempo collocata nella popolosa Piazza di Ponticello.
Questa storia antica è narrata con ricchezza di dettagli nell’articolo di Tomaso Pastorino dal titolo “I barchili e le fontane pubbliche di Genova” comparso sulla rivista Genova nell’aprile del 1964.
Su quelle pagine infatti si legge che il barchile fu richiesto dal reverendo Benedetto Cavazza e da Francesco Torriglia nel lontano 1642 con un’istanza presentata ai Padri del Comune.
Il barchile, scrissero questi lungimiranti genovesi, sarebbe stato di gran comodo per il popolo e per i poveri della Superba, sarebbe stata inoltre apprezzato anche dai viandanti e da tutti coloro che praticavano i loro commerci nella zona.
Per avere la tanto agognata fontana si era persino fatta una raccolta fondi e così, nell’estate di quello stesso anno, nelle mani del Magistrato dei Padri del Comune furono consegnate 350 Lire per il barchile da posizionare in Ponticello.

L’opera fu affidata all’artista Gio Mazzetti che con solerzia si mise al lavoro e forgiò nel marmo la magnifica fontana e occorre osservarla da prospettive insolite per ammirarne i particolari.
È un lavoro fine e raffinato, ecco la colonna e le teste d’ariete che reggono la vasca.

Spicca sul barchile il fiero stemma della Repubblica di Genova.

E l’acqua zampilla allegra dalla bocca di un piccolo satiro collocato lassù, al centro della coppa.

E quanta importanza aveva poi quel barchile: fu infatti la prima opera pubblica realizzata nella zona di Ponticello, così vibrante di vita e di commerci.
Il barchile era infatti di grande utilità per i molti bottegai e venditori della zona e anche per tutta la gente che ogni giorno si riversava nella Piazza di Ponticello: in questa folla operosa spiccavano le “camalle d’aegua”, le portatrici d’acqua ricordate da Tomaso Pastorino nel suo articolo.
Queste donne forti e vigorose erano per lo più provenienti dalla zona di Montoggio e dai suoi dintorni e avevano il duro compito di occuparsi dell’approvvigionamento dell’acqua: con fatica e pazienza portavano l’acqua nelle case caricandosi il secchio di legno o di rame sul capo.
Erano davvero tempi difficili e noi non sappiamo neppure immaginarli.

La bella fontana realizzata dal Mazzetti rimase nella sua collocazione per lungo tempo, nella seconda metà dell’Ottocento tuttavia ci fu chi sosteneva che non fosse più adatta a quella zona in quanto là non c’erano più le erbivendole.
E chissà quante chiacchiere attorno al barchile, qui mi corre l’obbligo di ricordare una volta di più la celebre Madama Cinciallegra che ebbi modo di presentarvi in questo post.
Malgrado tutto il barchile rimase al suo posto, mentre tutto attorno il mondo rapidamente mutava rinnovandosi ancora.
In quella di fine Ottocento e per uno scorcio del Novecento, attraversando Piazza Ponticello, avreste veduto la fontana con la sua acqua zampillante.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Poi all’improvviso una certa idea di modernità prese il sopravvento.
Nel 1935 il quartiere di Ponticello, con i suoi caruggetti e le sue antiche case alte, fu demolito e cadde sotto i colpi del piccone per lasciar spazio agli edifici moderni della zona di Piazza Dante e delle strade circostanti.
La Piazza di Ponticello, per la precisione, si trovava nell’area ora occupata dall’attuale parte bassa di Via Fieschi nel punto in cui essa si incrocia con Via Porta d’Archi.
Cambiò così ancora una volta la fisionomia della città e tutti coloro che vennero in seguito non ebbero mai il privilegio di camminare in quelle antiche strade di Genova, di questo io sempre mi rammarico.
La fontana, come è evidente, fu preservata e venne collocata in una posizione considerata più consona: fu posizionata infatti nel Cortile a Levante di Palazzo Ducale e lì rimase per un certo periodo.
L’immagine che segue è parte della mia piccola collezione e la mostra appunto tra le armonie della dimora dei Dogi.

Trascorsero ancora molti altri giorni e poi sul finire degli anni ‘90 la fontana venne collocata nel luogo nel quale ancora adesso la vediamo: in Campetto, nella nostra amata città vecchia.

E ancora là rimane, testimone di un passato distante che a volte cerchiamo di rievocare, tentando di ascoltare ancora l’eco delle voci delle besagnine e delle donne del popolo attorno alla fontana.
Mentre il tempo scivola e scorre come l’acqua che fluisce nel barchile di Piazza Ponticello.