Il barchile di Piazza Ponticello

È un’antica fontana, le passiamo accanto ogni volta che percorriamo Campetto, nel cuore dei caruggi genovesi: qui l’acqua zampilla e sgorga come accadeva nei secoli lontani in un luogo diverso da questo.

La fontana che si ammira in Campetto era infatti un tempo collocata nella popolosa Piazza di Ponticello.
Questa storia antica è narrata con ricchezza di dettagli nell’articolo di Tomaso Pastorino dal titolo “I barchili e le fontane pubbliche di Genova” comparso sulla rivista Genova nell’aprile del 1964.
Su quelle pagine infatti si legge che il barchile fu richiesto dal reverendo Benedetto Cavazza e da Francesco Torriglia nel lontano 1642 con un’istanza presentata ai Padri del Comune.
Il barchile, scrissero questi lungimiranti genovesi, sarebbe stato di gran comodo per il popolo e per i poveri della Superba, sarebbe stata inoltre apprezzato anche dai viandanti e da tutti coloro che praticavano i loro commerci nella zona.
Per avere la tanto agognata fontana si era persino fatta una raccolta fondi e così, nell’estate di quello stesso anno, nelle mani del Magistrato dei Padri del Comune furono consegnate 350 Lire per il barchile da posizionare in Ponticello.

L’opera fu affidata all’artista Gio Mazzetti che con solerzia si mise al lavoro e forgiò nel marmo la magnifica fontana e occorre osservarla da prospettive insolite per ammirarne i particolari.
È un lavoro fine e raffinato, ecco la colonna e le teste d’ariete che reggono la vasca.

Spicca sul barchile il fiero stemma della Repubblica di Genova.

Campetto (5)

Campetto (6)

E l’acqua zampilla allegra dalla bocca di un piccolo satiro collocato lassù, al centro della coppa.

E quanta importanza aveva poi quel barchile: fu infatti la prima opera pubblica realizzata nella zona di Ponticello, così vibrante di vita e di commerci.
Il barchile era infatti di grande utilità per i molti bottegai e venditori della zona e anche per tutta la gente che ogni giorno si riversava nella Piazza di Ponticello: in questa folla operosa spiccavano le “camalle d’aegua”, le portatrici d’acqua ricordate da Tomaso Pastorino nel suo articolo.
Queste donne forti e vigorose erano per lo più provenienti dalla zona di Montoggio e dai suoi dintorni e avevano il duro compito di occuparsi dell’approvvigionamento dell’acqua: con fatica e pazienza portavano l’acqua nelle case caricandosi il secchio di legno o di rame sul capo.
Erano davvero tempi difficili e noi non sappiamo neppure immaginarli.

La bella fontana realizzata dal Mazzetti rimase nella sua collocazione per lungo tempo, nella seconda metà dell’Ottocento tuttavia ci fu chi sosteneva che non fosse più adatta a quella zona in quanto là non c’erano più le erbivendole.
E chissà quante chiacchiere attorno al barchile, qui mi corre l’obbligo di ricordare una volta di più la celebre Madama Cinciallegra che ebbi modo di presentarvi in questo post.
Malgrado tutto il barchile rimase al suo posto, mentre tutto attorno il mondo rapidamente mutava rinnovandosi ancora.
In quella di fine Ottocento e per uno scorcio del Novecento, attraversando Piazza Ponticello, avreste veduto la fontana con la sua acqua zampillante.

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Poi all’improvviso una certa idea di modernità prese il sopravvento.
Nel 1935 il quartiere di Ponticello, con i suoi caruggetti e le sue antiche case alte, fu demolito e cadde sotto i colpi del piccone per lasciar spazio agli edifici moderni della zona di Piazza Dante e delle strade circostanti.
La Piazza di Ponticello, per la precisione, si trovava nell’area ora occupata dall’attuale parte bassa di Via Fieschi nel punto in cui essa si incrocia con Via Porta d’Archi.
Cambiò così ancora una volta la fisionomia della città e tutti coloro che vennero in seguito non ebbero mai il privilegio di camminare in quelle antiche strade di Genova, di questo io sempre mi rammarico.
La fontana, come è evidente, fu preservata e venne collocata in una posizione considerata più consona: fu posizionata infatti nel Cortile a Levante di Palazzo Ducale e lì rimase per un certo periodo.
L’immagine che segue è parte della mia piccola collezione e la mostra appunto tra le armonie della dimora dei Dogi.

Trascorsero ancora molti altri giorni e poi sul finire degli anni ‘90 la fontana venne collocata nel luogo nel quale ancora adesso la vediamo: in Campetto, nella nostra amata città vecchia.

Campetto (8)

E ancora là rimane, testimone di un passato distante che a volte cerchiamo di rievocare, tentando di ascoltare ancora l’eco delle voci delle besagnine e delle donne del popolo attorno alla fontana.
Mentre il tempo scivola e scorre come l’acqua che fluisce nel barchile di Piazza Ponticello.

24 pensieri su “Il barchile di Piazza Ponticello

  1. Buongiorno Dear Miss,prosit grazie per il post di oggi che mi ha commosso alle lacrime di emozione e di gioia.Amo il Barchile di piazza Ponticello per la sua storia e per la vostra bellissima storia.Se mai troverò il tempo di venire in Genova ti voglio conoscere perchè sia tu che mi accompagnerai a Ponticello.Che storia mai è questa!Grazie e infinite grazie a nome di tutti i genovesi che non ti conoscono ancora.Mauro

  2. Quante carrozze avranno sostato davanti a questo storico monumento per ristorare cavalli e cavalieri.Quanti uccellini avranno estinto la loro sete.O Miss oggi mi hai fatto un bel rgalo! E io cosa posso dirti che li vicino è Borgo Lanaioli?

  3. certo, Miss, a Campetto manca il pittoresco ambaradan di Pontexello, ma poteva andare anche peggio allo splendido barchile… e per peggio intendo, rimanere nel cortile di Palazzo Ducale…

    • Sì, infatti, secondo me sta bene lì dove sta, in questo caso mi pare una buona soluzione anche se sarebbe stato meglio mantenere Piazza Ponticello, è un vero dispiacere non averla mai veduta.

  4. Dove c’è una fontana c’è bellezza, almeno per me è così. Certo che pensare alla fatica che costava un tempo avere l’acqua in casa dovrebbe farci riflettere sui nostri sprechi dissoluti. Sono felice che la fontana sia tornata all’aperto e alla portata di tutti. Buona giornata, cara!

  5. Per distribuire l’acqua basta un tubo e un rubinetto, eppure allora si preferiva offrire anche un oggetto di bellezza,a decoro della città e a consolazione della fatica di tante persone.
    Ci siamo persi qualcosa nel frattempo,temo

  6. Com’ è bella questa tua storia, dearest miss Fletcher. Mi viene voglia di chiamare Irene per dirle di fare immediatemente le valigie, prendere il treno per l’aeroporto e volare insieme a Genova per vedere tutti i dettagli che hai descritto così miniziosamente. Ma purtroppo per il momento rimane
    un sogno, perché tra di noi c’è il covid 19. Non vediamo l’ora di VENIRE e VEDERE!!!
    Ma nel frattempo godiamo intensamente l’imagini che ci dipingi con un si grande amore!

  7. Irene
    Una bellissima storia, un tuffo nel passato …….. Els mi ha gia chiamato. Stiamo effettivamente sognando di e preparando in mente il nostro viaggio di primavera a Genova. Grazie, carissima Miss Fletcher, nostra amica e guida per sempre. Un abbraccio affettuoso. (Non ho trovato la parola barchile nell’ Zingarelli.)

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