Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, che avventura!
E venire magari dalla zona della Marina, dal nugolo di case affollate di gente, dai caruggi fitti di ombre e arrivare qui, dove lo sguardo si estende verso l’orizzonte e l’infinito e anche più distante.
Che avventura, con gli amici di sempre!
Tutta questa strada ampia e larga per correre, inseguirsi, andare in bicicletta e ridere forte, insieme.

Mentre poco distante passa un mezzo che così trasporta il suo carico di passeggeri.

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, crescere insieme ai giovani alberelli che intrepidi sfidano il cielo.
Di fronte a Villa Mylius e se stai diventando grande quello lì ti può sembrare un castello, un luogo fantastico dei sogni e dell’immaginazione.

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, principino prediletto della tua mamma e tenuto, forse, un po’ nella bambagia.
Diventare grandi e guardare con curiosità e un pizzico d’invidia quei bambini, quegli altri là che vengono dalla Marina e giocano liberi e un po’ selvatici, per capirci.
E che voglia di essere come loro, così spensierati e avventurosi.

E seguire con lo sguardo il carro trainato dal cavallo, sempre con quella lentezza alla quale si è abituati, perché in questi anni si diventa grandi così, a questa maniera.

Poi verrà un tempo che non si sa nemmeno immaginare e tutto sarà più veloce e differente su quella Circonvallazione a Mare che ti ha ospitato e accolto quando eri un bambino.

Diventare grandi è una faccenda seria, in questi anni delle cartoline in bianco e nero.

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, signorinetta tanto amata da tutta la famiglia e cocca del papà che ti porta con sé a passeggiare mentre ti racconta le storie del mare e della città che si estende davanti ai tuoi occhi.

Diventare grandi sulla Circonvallazione a Mare, in un’epoca diversa e più lenta, sentendo il canto delle onde che si frangono sugli scogli.
Diventare grandi e divenire uomini e donne custodi di memorie e di frammenti di un tempo vissuto da raccontare di nuovo a chi ancora dovrà diventare grande.
Qui, sulla Circonvallazione a Mare.

Lo Scoglio Campana e la nostalgia del mare

Nessuno di noi lo ha veduto, nessuno di noi ha udito il mare frangersi imperioso su di esso.
Nessuno ne conserva memoria, lo scoglio Campana è scomparso dagli sguardi dei genovesi ormai da molto tempo e tuttavia la sua silenziosa e rimpianta presenza è ammantata da una sorta di affettuosa nostalgia.
Lo scoglio Campana rimane, in qualche maniera, nella nostra memoria emotiva come un luogo che appartiene al tesoro dei nostri ricordi.
Lo scoglio Campana si ergeva tra il flutti di fronte alle Mura delle Grazie e alle Mura della Marina, affiorava con quella sua tipica forma ed era così perfettamente riconoscibile.
Accadeva in quello scorcio di Ottocento nel quale il mare, con la sua potenza, sferzava le Mura della Marina e le Mura delle Grazie.
Il mare arrivava lì, sotto l’Oratorio di Sant’Antonio Abate.

Le città cambiano, le rivoluzioni urbanistiche mutano l’aspetto dei luoghi e così avvenne anche in questa parte della città dove le tempeste implacabili infuriavano sotto le case dei genovesi.
Intorno al 1880, infatti, venne realizzata la costruzione della Circonvallazione a Mare e in seguito ai riempimenti la strada prese il posto del mare.
Lo scoglio Campana venne interrato e sparì dagli sguardi, insieme alle onde e oggi quel tratto di Genova si presenta in questa maniera.

È rimasta, immutata e tenace, la memoria di quella bellezza aspra, impervia, così autenticamente ligure.
Lo scoglio Campana venne immortalato anche nel dipinto di William Parrott dal titolo veduta del Porto di Genova dallo Scoglio Campana e risalente al 1854.
Ho avuto modo di vedere e fotografare questo dipinto in occasione della mostra La città della Lanterna e così, grazie ad un dettaglio di questo magnifico quadro, provo a riportarvi a quel tempo.
Un uomo a cavallo percorre le mura, i gabbiani volano bassi e un marinaio è intento nel suo lavoro.
E lì, circondato dalla spuma bianca del mare, affiora lo scoglio Campana.

E lì, dove un tempo il salmastro si levava il spruzzi altissimi, vi è ora la strada.

Osserviamo meglio lo scoglio Campana e gli archi sullo sfondo.

Gli archi sono ai nostri giorni quasi del tutto interrati, resta emersa soltanto la parte più alta oggi occupata da esercizi commerciali.

La nostalgia del mare, in quel luogo antico e davanti a quelle case svettanti oltre le mura.
La nostalgia del mare, del libeccio e delle onde che si inseguono e sommergono lo scoglio Campana e poi si ritirano e ancora si abbattono su di esso.
La nostalgia del mare e del suo canto ammaliante.
Allo scoglio Campana è dedicata anche un’opera buffa di Domenico Monleone risalente al 1929 dal titolo Schêuggio Campann-a: era viva anche allora la nostalgia del mare.

E allora provate ad immaginare le onde che si insinuano sotto quegli archi, la risacca, i pesci guizzanti, le voci dei pescatori, il vento che scompiglia i capelli delle donne e fa arrotolare i panni stesi.

Provate a vedere il nostro passato dove ne resta una fragile traccia.

Una distesa salmastra, le vele dondolanti, le nuvole vaghe, i remi che fendono l’acqua, il profilo della costa, lo Scoglio Campana e in lontananza la Lanterna.

William Parrott Veduta del Porto di Genova dallo Scoglio Campana (1854)

E il cielo azzurro e l’aria e nel cuore la nostalgia del mare.

Per mano ai bagni della Cava

Ecco la stagione del mare e della spiaggia.
Un sorriso, i capelli al vento tagliati secondo i dettami della moda, il costume scuro bordato di bianco.
E tutto attorno lo sciabordio dell’onda, una musica che sempre ritorna e sempre incanta.

Un fazzoletto in testa, per ripararsi dal sole che in estate picchia forte a Genova.
Un ricordo di una stagione felice ai bagni della Cava che un tempo si trovavano nella zona della Circonvallazione a Mare.

Sullo sfondo di questa bella fotografia della mia collezione si scorge una struttura: è il Telfer, un impianto a monorotaia che venne appositamente realizzato nel 1914 per l’Esposizione Internazionale di Marina e Igiene Marinara.
Il Telfer collegava il Molo Giano a Piazza di Francia e cioè la zona dell’attuale Piazza della Vittoria, così c’era questo mezzo che viaggiava da una parte all’altra portando a destinazione i visitatori e passando davanti al mare e davanti alle onde.
Là, su quei sassi, ecco le nostre bagnanti: felici, sorridenti, mentre l’acqua frizzante lambisce le loro caviglie e il vento marino sfiora la pelle.

In un tempo speciale e gioioso, tenendosi per mano.
Fissando nella memoria la nostalgica dolcezza di un giorno d’estate, in un tempo distante, ai Bagni della Cava.

Camminando nel passato sulla Circonvallazione a Mare

Ritorniamo a ripercorrere insieme la Circonvallazione a Mare, in un giorno di sole e di primavera, volgendo lo sguardo a ponente e verso la Lanterna ecco la strada ampia, il nastro di asfalto e sullo sfondo le case alte dei caruggi.

Osserviamola meglio e con occhi diversi in un tempo differente: sfogliando il prezioso volume Genova Nuova edito nel 1902 si scopre che la Circonvallazione a Mare, realizzata alla fine dell’Ottocento, era allora considerata una tra le migliori passeggiate d’Italia.
Viene descritta con parole suggestive, se ne esalta l’ampiezza e le grandiose vedute che si godono da questa passeggiata che così si snoda per un lungo tratto.

Tra ieri e oggi, tutto muta e cambia e forse potremmo provare a lasciare dietro di noi il rumore del traffico e tornare, anche solo per qualche istante, nel nostro passato.

Forse potremmo anche prendere del tram: ecco una delle straordinarie conquiste della modernità!

Diamo le spalle alla Lanterna e guardiamo nella direzione opposta: è così piacevole camminare, con tutta la calma del mondo, sulla Circonvallazione a Mare.
C’è una fila di alberi giovani e poi ci sono palme frondose, la ricchezza di verde che abbellisce la passeggiata viene anche ricordata sulle pagine del già citato libro Genova Nuova.
Passo dopo passo, con fiera eleganza.

Ed ecco arrivare un carro e il rumore degli zoccoli del cavallo, questo è davvero il ritmo di un tempo diverso.
E qualcuno preferisce mettersi seduto e magari riposarsi un po’ e godere del profumo del mare e della freschezza di questo luogo incantevole.

Da un tempo all’altro, mentre il bianco e nero scivola nei colori vividi e accesi della realtà.
Sulla sinistra, fastosa e imponente, ecco l’ottocentesca Villa Mylius con il suo scenografico loggiato.
I genovesi di ieri andavano a spasso in questi luoghi ed io in qualche modo li ho riportati proprio lì, sulla Circonvallazione a Mare.

Villa Mylius predomina ancora sulla prospettiva di Corso Aurelio Saffi che così appare in questa nostra epoca.

Il tempo fugge, svanisce e muta gli scenari.
Ho scelto tre delle mie cartoline per raccontarvi questi luoghi e come sempre mi sono dilettata a cercare i dettagli, perché così si compiono i veri viaggi nel tempo: osservando e sognando ad occhi aperti.
E allora è come ritrovarsi là, a camminare piano piano, con un ombrello parasole, vero conforto delle giornate calde.

Seguendo il rumore dei tram e quello del carro, sentendo la brezza marina che sfiora il viso: camminando nel passato, sulla Circonvallazione a Mare.

Un volo di gabbiani

Non mi capita di frequente di trovarmi a camminare sulla Circonvallazione a Mare, a volte ci vado e guardo l’orizzonte, i contorni del porto, le navi e poi le case dei caruggi in lontananza e provo a immaginare quello che era e adesso non è più.
L’altro giorno era là, in cerca di corrispondenze tra il tempo presente e certe immagini del passato, è straordinario quanto tutto sia cambiato e quanto sia rimasto invece immutato, occorre sempre saper guardare e dilettarsi con i soliti giochi di immaginazione.
La modernità, con il suo frastuono, pare infine predominare: ed è acciaio, scafi, cemento, vetro, toni metallici, luccicante velocità.
Leggeri nell’azzurro, sospesi tra il tempo distante e il nostro caotico presente, nell’aria si librano i gabbiani.
Intrepidi, volano controvento, ad ali spiegate sfidano il destino.
Come nel tempo che non abbiamo veduto, sempre signori del mare e del cielo.

Da un diario genovese del passato, moda per gentiluomini

Ritorna oggi la voce di Francesco Dufour con le memorie tratte dal suo diario, trovate qui tutti gli articoli già pubblicati.
Si parla ancora di moda e della classe dei gentiluomini di un altro tempo, questo argomento è ampiamente trattato dal nostro sagace autore e così dedicherò al tema un ulteriore articolo.
Pronti ad andare a passeggio? Che stile questi signori di un’altra epoca!

Allora i signori dignitosi avevano la pelliccia; papà ne aveva una di orsetto con un fastoso collo di “loutre”, si portava in generale con frac e cilindro.
Allora, alle premières si andava in frac ed alle repliche in smoking.
A volte papà mi mandava a comprare una chiave, cioè l’ingresso ad un palco, la vendeva un ometto che stava in fondo a Salita Santa Caterina, dove si scendono alcuni gradini.

Salita Santa Caterina (2)

Lo spettacolo incominciava alle nove ed io ho il ricordo di un disagio che proveniva dal fatto che, appena finito di mangiare, si doveva partire con il boccone in bocca.
Poi c’era il fastidio del plastron inamidato sullo stomaco; inoltre io, essendo il personaggio meno importante, dovevo stare dietro a tutti tirando il collo per vedere qualcosa.
Negli intervalli si andava a pavoneggiarsi nel foyer.
Una sera un amico si fece vedere nel foyer portando sotto braccio un gibus, quello che i francesi chiamano anche chapeau claque: è un cilindro con una molla che permette di appiattirlo fino alla tesa.
In Via Carlo Felice il camiciaio Devoto mi disse che nelle sere in cui al Teatro c’era un veglione il negozio restava aperto tutta la notte e i bellimbusti venivano durante la festa a mettersi un colletto nuovo.

Via Carlo Felice

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

I colli degli abiti da sera erano molto difficili da stirare in casa e per le grandi occasioni si comprava un colletto nuovo.
Le persone austere e qualche elegantone portavano la bombetta non solo con l’abito da cerimonia ma anche abitualmente, il suo uso finì quando io ero ragazzo.

Circonvallazione a Mare

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Prima della guerra avevo anch’io lo smoking bianco, era di un tessuto di seta operata di cui non ricordo il nome.
Ricordo che lo inaugurai quando aprirono il ristorante del Grattacielo ma ebbi pochissime occasioni d’indossarlo.
C’era anche il bolero, o spenser tipo Academista ma era usato da pochi, gli inglesi lo chiamano Monkey Jacket.
Con l’abito da sera si portavano le scarpe di pelle glaceé, c’erano anche degli scarpini scollati detti pumps ma io non li ebbi mai.

Acquasola

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Da ragazzo io dormivo con la camicia da notte che oggi sembra comica ma in realtà era comoda perché lasciava il corpo libero.
In occasione di un viaggio per mare con uno dei vapori Mamà mi fece fare alcuni pigiami, in principio mi pareva di dormire vestito, poi mi abituai.
C’è un vecchio detto: la Bella Époque era bella ma scomoda.

Circonvallazione a Mare (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Da un diario genovese del passato, l’arrosto della zia

Tornano su queste pagine le memorie di Francesco Dufour, ormai è un caro amico ed è un piacere per me condividere con voi i suoi racconti.
Dopo le sue peripezie con le automobili e con i tram, oggi ci metteremo seduti alla tavola di questa celebre famiglia genovese e vi presenterò una signora che è subito entrata di diritto nell’elenco di coloro che vorrei aver conosciuto: la zia Amalia.

Circonvallazione a Mare (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

 E’ lei la protagonista di questo breve e peculiare aneddoto narrato con ineffabile perizia e come sempre ricco di preziose notizie.
Sono solo poche righe eppure emerge tutta la vera essenza della genovesità, questo episodio è una vera perla.
E forse le parole di lei vi ricorderanno certe frasi dette dalle vostre nonne, sicuramente sorriderete e anche a voi parrà di vedere la zia di Francesco Dufour.
Io l’ho immaginata elegante e austera, di sicuro non le mancava una certa sagacia, state a sentire cosa scrive l’autore del diario.

Circonvallazione a Mare

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Allora si aveva una grande paura delle sofisticazioni alimentari.
Si comprava il caffè in chicchi e si arrostiva in casa con uno speciale apparecchio.
Si temeva che alla polvere di caffè fosse mescolata la cicoria che allora era considerata come un veleno.
Si aveva anche molta paura delle droghe e dei grassi, si diceva “gli untumi”.
Rimase memorabile una frase della zia Amalia:

– Questo rosto u l’è propriu bun, u nu sa propriu de ninte.

– Questo arrosto è proprio buono, non sa proprio di niente.

Questo articolo, come gli altri, è arricchito con le belle cartoline di Stefano Finauri che come sempre ringrazio, ho semplicemente cercato immagini di dame genovesi.
Cara Zia Amalia, le arrivi un affettuoso saluto da parte di Miss Fletcher!

Circonvallazione a Mare (3)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri