Giorni d’estate sugli scogli

Un’estate semplice e felice: sulla piccola spiaggia, a giocare tra gli scogli.
Gli scogli celano le meraviglie della vita, custodiscono i granchi guardinghi e i temibili ricci, sono riparo di vermiglie stelle marine e di leggendari cavallucci.
Gli scogli sono stupore, divertimento e gioco e così le bambine hanno la gioia negli occhi.
Camminando sui sassolini che si infilano tra le dita, balzando da uno scoglio all’altro cercando di evitare le alghe scivolose.
Che avventura sa essere l’infanzia con il suo profumo di libertà!
Capelli a caschetto, timidezze, sorrisi e infiniti istanti da vivere in questa bella estate sugli scogli.

Accanto alla mamma, sempre attenta, premurosa e paziente.
Accanto alla mamma, sempre presente.

Io sono stata una bambina che amava giocare sugli scogli e i ricordi di quei momenti spensierati sono tra i più belli della mia vita: il tempo non aveva importanza, non conoscevo noia e questo è stato un autentico privilegio.
E così quando vedo bambine di un altro tempo accanto agli scogli penso a me e penso anche che un filo invisibile in qualche modo ci unisce: è la memoria dolce di quei giorni d’estate sugli scogli.

Alla spiaggia vicino alla Lanterna

È il tempo di un’estate lontana e di un ricordo che sbiadisce come la fragile caducità di una fotografia che ha fissato un istante felice.
È il tempo di un’estate diversa e si va a rilassarsi sulla spiaggia di Sampierdarena e a tuffarsi tra le onde frizzanti in cerca di refrigerio, con la cara Lanterna sullo sfondo.
Un giorno qui ci sarà il porto con i suoi container e le sue navi, il progresso farà il suo corso inesorabile.
Per adesso, in questo scorcio di un’estate più lenta, qui c’è semplicemente la spiaggia, scenario di pigrizie estive.
E ci sono le ragazze con i cappellini in testa e le espressioni stupite o distratte, in quell’istante della fotografia.

Ci sono amici, fratelli e compagni d’avventura nel gioco bellissimo degli svaghi balneari: tuffi dal trampolino, spericolate capriole e corse a perdifiato sul bagnasciuga.

Uno della compagnia, quello con l’accappatoio bianco, sembra più disinvolto degli altri e pare sapere il fatto suo.
Forse è di casa su questa spiaggia e potrebbe raccontare aneddoti avvenuti negli anni e piccoli fatti memorabili per la gente del posto, ricordi che con il passare degli anni sbiadiranno quando nessuno li rammenterà più.

Rimarrà qualche fotografia, qualche traccia di felicità, a volte una data o nome scritto a mano con la matita, altre volte ancora una reale memoria di famiglia tramandata di padre in figlio.
E un sorriso nostalgico:
– Sai, io andavo alla spiaggia di Sampierdarena!
Erano parole che mi diceva mia nonna e nel suo sguardo c’era la luce di un bel ricordo custodito con amorevole cura.
Non conosco i nomi di coloro che vennero ritratti in questa fotografia, in quel tempo di un’estate lontana stavano tutti vicini, appoggiati alla barca.
E il futuro doveva ancora accadere, mentre il presente era scandito dal canto dell’onda.
Alla spiaggia, vicino alla Lanterna.

Santo Stefano d’Aveto: un giorno alla Trattoria Maggiorasca

È un giorno lontano del 1928 a Santo Stefano d’Aveto, ridente località dell’entroterra ligure.
E si resta in posa per la fotografia: una signora sfoggia un sorriso luminoso, le ragazze portano il fazzoletto in testa, un giovanotto se ne sta lì a braccia incrociate e sorride gioviale.

Forse si festeggia qualche evento particolare, è innegabile che si notino certe particolari raffinatezze nello stile, la più piccina della compagnia ha una bella vestina chiara e un grande fiocco sulla testa.

E che dire poi dell’elegantone con il farfallino? Si intuisce proprio che è un tipo dai modi disinvolti e sicuri.

Nella quiete della Val d’Aveto, circondati dal verde dei prati.

È un giorno speciale, è un giorno da ricordare per tutti loro.

Sull’edificio davanti al quale venne scattata questa fotografia spicca una grande insegna: Trattoria Maggiorasca, nome che deriva dalla vetta che domina la località.

E così, durante la scorsa estate, in occasione di una gita a Santo Stefano d’Aveto ho portato con me la fotografia che ho l’onore di custodire.
E gironzolando per le strade di questo magnifico paesino mi sono messa a chiedere informazioni alla gente del posto, questa per me è una delle cose più divertenti che ci siano!

Immaginatemi in cerca della Trattoria Maggiorasca, di quelle scalette e di quello spicchio di mondo.
E forse quel giorno il pranzo fu particolarmente piacevole, per la gioia dei commensali vennero portate a tavola i deliziosi salumi, i gustosi formaggi del posto e molte altre specialità servite con cura alla celebre Trattoria Maggiorasca di Santo Stefano d’Aveto.

È stata una gentile signora a portarmi proprio nel luogo in cui si trovava la favolosa trattoria.
Ecco le scalette e quello spicchio di mondo ormai mutato.

Tra il fresco degli alberi, nella cornice dei monti.

Come ritornare.
Di nuovo, ancora una volta.
Dopo tutti questi anni: ritornare alla Trattoria Maggiorasca di Santo Stefano d’Aveto.

Alla spiaggia di Quinto Bagnara

Era un tempo dolce scandito dalla musica suadente delle onde, sugli scogli affioranti.
Ricordi dell’estate del 1924, sono trascorsi molti anni da allora eppure quella felicità è ancora reale, emozionante e palpabile.
Sullo scoglio, con i soliti costumi alla moda, il cappellino in testa e i sorrisi luminosi.

Sullo scoglio, vicini, mentre la mamma vigila attenta.
Lì accanto il salvagente per imparare a nuotare.

Dietro a queste fotografie ci sono le date e alcune note scritte da una mano gentile che ha lasciato anche l’indicazione del luogo: spiaggia di Quinto Bagnara.
E in lontananza si scorgono le case antiche, i panni stesi che sventolano sospinti dall’aria di mare, il lavatoio dove si andava a fare il bucato.

È questo tratto di Quinto, dove le onde sempre ritornano ripetendo il loro canto.

E poi ecco ancora l’estate del 1928, sulla barca.
Insieme, in un momento di semplice gioia e condivisione.

Godendo del fresco dell’acqua cristallina che così accarezza i sassi.

In un tempo felice, alla spiaggia di Quinto Bagnara.

In campagna

Un giorno di un tempo lontano in campagna e un istante fermato in una piccola fotografia che restituisce intatta l’atmosfera bucolica di un luogo silenzioso e accogliente, pare quasi di sentire il profumo di paglia, di legna e di bosco.
È un semplice ritratto di famiglia per ricordare ore felici e spensierate.
La giovane donna ritta in piedi alle spalle dei bambini sorride rassicurante, non ha rinunciato a una certa inconfondibile eleganza in voga all’epoca.

I piccoletti stanno lì, buoni e bravi, in posa per la fotografia.
Il bimbetto, a dire il vero, sembra più impaziente di andarsene via a giocare in questo posto colmo di stupori.

Che dolcezza la campagna!
E così si sorride, con benevolenza, in questo frammento di autentica serenità.
Sempre con un certo stile, i gentiluomini portano giacca, panciotti e cravatta e per le signore vanno di moda i cappelli favolosi così se ne fa sfoggio con una certa disinvoltura.
E così ecco lei, con il vitino di vespa e la camiciola elegante, il suo cappello sembra di paglia e ha un grande fiocco scuro davanti, un magnifico vezzo femminile!

E poi riccioli, fiorellini in boccio, un candore insuperabile per affrontare la calura estiva.

Il bambino vestito alla marinara ha il suo bel cappello pure lui, quello della bimbetta ha un grande fiocco chiaro sotto il quale la piccina svela il tipico broncio infantile.

Era un tempo felice, un tempo di sorrisi e di ricordi, nella quiete della campagna.

Sotto il sole d’estate

Sotto il sole d’estate, sulla spiaggia.
Con il costume scuro orlato di chiaro, la fascia tra i capelli e questa grazia inimitabile, in una mano l’ombrellino che protegge dalla calura e dalla potenza del sole.
E poi i sorrisi, i sorrisi di lei e del giovane uomo che le siede accanto, sulla riva.
Rilassati, tranquilli, in un giorno qualunque.
Sullo sfondo, in lontananza, alcuni bagnanti a mollo nell’acqua osservano la scena incuriositi.
È estate, è tempo di bagni e di divertimenti balneari!

C’è anche un’altra ragazza in posa per la fotografia, lei è molto femminile, disinvolta, ha quest’espressione serena e rilassata.
È il tempo della giovinezza, dello svago e della libertà.

Seduti sulla riva mentre l’onda lambisce lenta i sassi e sempre ritorna, nel suo canto nostalgico e gentile.
Sotto il sole d’estate, sulla spiaggia.

Ancora alla spiaggia

Ancora alla spiaggia, tutti insieme, felici e senza pensieri.
Come ogni estate, vestite di scuro, con i capelli raccolti e questa grazia imperscrutabile.
Amiche, sorelle, donne di un tempo diverso.

Con i cappellini bianchi per ripararsi dal sole e con i costumi a righe, secondo la moda dell’epoca.
Sullo sfondo a sinistra si nota poi una piccola peste, è un bambinetto che porta un costume monospalla.
Tiene la testa un po’ inclinata e osserva quasi distratto verso la donna che si nota al centro, in secondo piano.
Lei, di rimando, pare guardarlo con l’espressione severa e ammonitrice e questo scambio di sguardi vale più di mille parole.

Sa essere dolce il tempo alla spiaggia per grandi e piccini, lo sanno i provetti nuotatori e quelli che aspettano l’estate per esibirsi in tuffi spericolati.

E anche alla spiaggia non si rinuncia ai vezzi dell’eleganza che sono sempre accompagnati al garbo dei modi.
Un sorriso accennato, un’espressione quasi imbronciata, un frammento di un’estate lontana.

Tutti loro sono ritratti in una piccola fotografia che fa parte di una serie di foto, alcune delle quali furono probabilmente scattate ai Bagni San Pietro alla Foce e forse anche questa foto è riconducibile a quel luogo.
Erano giorni di luglio del 1907, a Genova, e tutti loro erano là, alla spiaggia, felici e senza pensieri.

Come San Giovanni Battista

Le guance rosate, gli occhi grandi e i boccoli setosi.
E il ditino alzato, il bastone con la croce stretto in una mano, l’abito e un ciondolo al collo.
E quello sguardo che incontra il nostro, adesso.

In piedi sulla sedia con le scarpette con i lacci che si incrociano.
Con una pecorella al fianco, proprio come il Santo patrono di Genova.

Un caro amico, studioso e profondo conoscitore della fotografia storica, mi ha spiegato che un tempo a volte era consuetudine vestire un bambino alla maniera di un santo magari per onorare un voto o per ringraziare per una grazia ricevuta.
La fotografia in formato Cabinet è opera del fotografo Ferraris di Recco e restituisce un frammento del passato.
Una dolce infanzia, nei panni di San Giovanni Battista.

Camminando nel passato di Piazza Embriaci

Ritorniamo a camminare nel passato e nella città vecchia, nell’antica Piazza Embriaci.

Ci arriveremo da Via San Bernardo, percorrendo così Vico dei Giustiniani.

A breve distanza da qui svetta la Torre degli Embriaci che ancora testimonia il coraggio guerresco di Guglielmo Embriaco.

Sono giunta in questa piazza portando con me una fotografia del passato trovata tempo fa in uno dei soliti mercatini.
Ci ho messo poco a riconoscere Piazza Embriaci e l’edificio in questione ma poi ho voluto andare là per iniziare un nuovo viaggio nel tempo.

Ecco i panni stesi, le persiane tirate in fuori, il portone spalancato.
A prima vista sembrerebbe tutto come ora ma, in realtà, ci sono alcune differenze.

Non era visibile, all’epoca, la colonna di marmo e il negozio che si nota sulla destra venne realizzato in un secondo tempo.

E così l’insegna dell’Arte del Paralume fu apposta posteriormente.

Invece c’era già il marmo raffigurante San Sebastiano collocato sopra il portone.

Osserviamo meglio: a terra si notano i due tombini e lì di lato ci sono delle persone sedute.

Non sono i soli perché, in questo frammento del passato di Piazza Embriaci, sul muretto ci sono dei bambini.
Giocano, passano il tempo, fanno comunella fra di loro.
Uno sta in piedi sul muretto, altri stanno seduti oppure lì appoggiati, in due guardano verso l’alto: rivolgono i loro occhi verso di noi e verso il fotografo che in quel momento sta immortalando questo istante del passato.

Un frammento di semplice quotidianità, nei caruggi di Genova.

Davanti alle finestre pendono i panni stesi: è la vita di ogni giorno e l’aria salmastra spira fresca nelle stanze.
Immaginare le vite degli altri è sempre un’emozione imperscrutabile e la fantasia lascia intravedere i padri di famiglia che tornano a casa dopo una giornata di fatica e le mamme che si affacciano alla finestra per chiamare i figli.
È la vita di ogni giorno, è una memoria che pare essere svanita e tuttavia è sempre presente.

Ancora una volta, grazie a una fragile fotografia, ho intravisto un tempo diverso di questa parte dei caruggi.

È il passato di Piazza Embriaci, un tempo che non abbiamo vissuto ma che resta ancora tra di noi.

La ragazza dai lunghi capelli

La ragazza dai lunghi capelli, forse, era stata una bambina che amava immergersi nella magia delle fiabe.
E forse una su tutte l’aveva incantata: la fiaba di Raperonzolo che, come narrano i fratelli Grimm, aveva i capelli lunghi e bellissimi, sottili come oro filato.
Vi ricorderete di lei: rinchiusa in una torre da una maga crudele, faceva pendere dalla torre le sue lunghe chiome e il suo principe saliva così da lei tenendosi proprio ai suoi capelli.
Raperonzolo, dopo molte peripezie, ebbe infine la sua felicità e lei e il principe vissero felici e contenti, naturalmente.
La ragazza dai lunghi capelli, invece, aveva sogni e desideri a noi sconosciuti.
Regale come una principessa delle fiabe, con questa sua grazia sublime.
Il suo profilo, l’espressione vaga e assorta, l’abito candido e leggero.

Ritta in piedi, davanti a un pregiato mobiletto dai raffinati motivi liberty.
La fanciulla avrebbe potuto divenire modella per i dipinti di Alfons Mucha, la sua bellezza eterea mi ricorda certi quadri del maestro dell’Art Nouveau.
Con quei capelli che folti le cadono morbidi sulla schiena, con quella delicata venustà.

La ragazza dai lunghi capelli si mise in posa, in un giorno lontano, nello studio del bravo fotografo Achille Testa.
La sua fotografia appartiene ad un caro amico che la custodisce con la cura che le è dovuta e qui lo ringrazio per avermela prestata e per avermi permesso di fantasticare sulla ragazza dai lunghi capelli.
Nella stanza della fanciulla ecco così la spazzola d’argento e lo specchio ovale, i pettini d’avorio e i fermagli, i pizzi francesi e i nastri lucidi, vezzi femminili di un’altra epoca.
E profumo di talco e di violetta, sentori romantici del tempo lontano vissuto dalla ragazza dai lunghi capelli.