“Per essere una cittadina di provincia, Pompei aveva una sua grandiosità. Poteva vantare una basilica, un mercato coperto, vari templi, tutti edifici dai colori brillanti che luccicavano sotto i raggi del sole; inoltre qualche decina di statue di imperatori e di altre personalità locali poggiate su alti piedistalli. … I fruttivendoli offrivano fichi maturi e rosse fette di cocomero. I vinattieri se ne stavano accovacciati accanto a file di anfore rosse ricoperte da nidi di paglia gialla.”
Sono le ore calde di agosto del 79.d.C., tre giorni prima della spaventosa eruzione che devasterà la città campana: in questo breve spazio di tempo si concentra la vicenda umana di uomini e donne protagonisti di Pompei, romanzo edito da Oscar Mondadori e scaturito dalla penna sagace di Robert Harris, giornalista e prolifico scrittore britannico.
È vivace e viva la sua Pompei, è una città di traffici e di commerci, le sue strade sono percorse ogni giorno da decine di persone che ancora ignorano il loro destino.
E tra di loro c’è l’eroe della storia: il suo nome è Marco Attilio Primo ed è un ingegnere al quale è stato affidato il compito di occuparsi dell’acquedotto di Pompei dopo la misteriosa scomparsa di Esomnio, colui che in precedenza ricopriva questo ruolo.
A Pompei che giace inconsapevole all’ombra di una tremenda minaccia accadono fatti inconsueti: muoiono le triglie allevate nelle vasche del ricco liberto Ampliato e tutto attorno c’è un insolito odore di zolfo.
Tenace, indomito e caparbio, Attilio intraprende così la sua avventura che lo porterà a scoprire trame oscure e intrighi intessuti all’ombra del Vesuvio che da lì a poco farà sentire il suo spaventoso ruggito.
Concitato, appassionante e sorretto da un ritmo notevole, Pompei è un romanzo storico nel quale la trama e gli eventi narrati sono delineati sulla base di un’approfondita documentazione e sulla conoscenza della vulcanologia.
Traspare, tra le pagine di questo romanzo, una curata attenzione a proposito degli usi e dei costumi di quel tempo antico con la sua cifra di fascino per noi immutata.
“Le terme non erano un lusso. Le terme erano le fondamenta della civiltà. Le terme erano ciò che elevava il cittadino più umile di Roma al di sopra del barbaro più ricco e rozzo. Le terme educavano alla disciplina dell’igiene, della cura di sé e della rigorosa abitudine.”
Su quali principi si reggeva questo universo? E quali interrogativi poneva ad un uomo profondo e saggio come Attilio?
“La filosofia non gli era mai servita molto. Perché un essere umano doveva ereditare una villa del genere, un altro doveva morire divorato dalle murene e un altro ancora spezzarsi la schiena con quel caldo afoso ai remi di una liburna? C’era da impazzire a tentar di capire come mai il mondo funziona così.”
E questo mondo era abitato da anime diverse: i ricchi arroganti e i poveri schiavi lasciati in balia dei capricci dei loro padroni, i traditori, i leali amici e certe donne coraggiose.
Tra queste pagine, nel rispetto della storia, compare anche il filosofo e scrittore Plinio il Vecchio che al tempo dell’eruzione era realmente il comandante della flotta, Plinio il Vecchio morì in seguito all’eruzione del Vesuvio e la sua fine fu narrata da Plinio il Giovane in due lettere a Tacito.
Drammatiche sono le pagine che vedono proprio Plinio il Vecchio a bordo della sua nave mentre il Vesuvio rovescia la sua potenza di cenere su Pompei senza risparmiare nessuno.
Le pagine dedicate all’eruzione e alle umane reazioni di tutti coloro che si trovarono ugualmente coinvolti in quella tragedia sono efficaci, potenti e scritte con autentica maestria.
Se amate quel mondo antico e le sue vicende, Harris vi porterà per le strade di una città perduta e in quei suoi giorni più cupi, nel tempo che consegnò alla storia il destino di Pompei e dei suoi abitanti.
“Più avanzava più la strada si faceva intasata e più penose apparivano le condizioni dei fuggitivi. Molti erano ricoperti da una patina di polvere, con i capelli arruffati e i volti spruzzati di sangue simili a maschere di morte. Alcuni portavano torce, ancora accese: erano un esercito sconfitto di vecchi imbiancati, di fantasmi che si trascinavano allontanandosi da una calamità che li aveva abbattuti, incapaci perfino di parlare.”



