Un volto dolce, una figura entrata per sempre nell’immaginario popolare e destinata ad essere molte volte replicata in modi diversi.
Il viso bellissimo e delicato è quello della Madonna dell’Olivo di Nicolò Barabino, a lei e all’opera dell’artista sampierdarenese è dedicata la suggestiva mostra Sacro & Pop. La Quasi oliva speciosa in campis di Nicolò Barabino, capolavoro della pittura dell’Ottocento organizzata dal Museo Diocesano di Genova a cura di Lilli Ghio, Paola Martini, Caterina Olcese Spingardi e Sergio Rebora.
La storia di questo magnifico dipinto è legata alle vicende umane e artistiche del suo autore e questa mostra dedica ampio spazio alla formazione e alle esperienze dell’artista, con un ricca sezione incentrata sulla sua figura e sul percorso.
Angelo Vernazza – Ritratto di Nicolò Barabino
Non mancano inoltre diverse peculiari preziosità tra le quali troverete, ad esempio, anche il taccuino e i biglietti da visita dell’artista.
La storia del celebre dipinto al quale in passato ho già dedicato un lungo articolo è poi indubbiamente singolare e affascinante.
Barabino realizzò per la Chiesa di Santa Maria della Cella nella sua Sampierdarena un quadro ritraente la Madonna con il Bambino.
Il dipinto venne esposto all’Esposizione Nazionale di Venezia del 1887 e fu assai apprezzato dalla Regina Margherita di Savoia la quale lo volle acquisire per la Villa Reale di Monza.
Barabino dipinse così un nuovo quadro destinato ancora alla Chiesa di Sampierdarena, l’opera è intitolata Quasi Oliva speciosa in campis e la frase in latino rimanda ad una citazione biblica che significa Come un olivo maestoso nelle pianure.
Barabino apportò alcune significative modifiche, inserendo nel dipinto al posto delle arance presenti nel primo quadro fitti rami d’olivo, margherite delicate e alcuni papaveri.
Inoltre, si noterà che Maria regge il bambino in maniera differente rispetto al primo quadro.
Questo secondo dipinto che, come detto, è normalmente collocato nella Chiesa di Santa Maria della Cella, si trova ora eccezionalmente esposto nella sala del Museo Diocesano per questa magnifica mostra.
Questa straordinaria collocazione vi permetterà di ammirarlo, forse per la prima volta, in maniera del tutto privilegiata.
La luce ne valorizza i colori e le sfumature, la posizione così ravvicinata consente di apprezzare i dettagli del lavoro eccelso di Barabino.
E si nota agevolmente la finezza decorativa dell’opera in ogni suo dettaglio.
In questo quadro che più di ogni altro è testimonianza del talento di Nicolò Barabino.
Il primo dipinto acquisito dalla Regina Margherita è andato purtroppo disperso ma si conserva ancora il prezioso modelletto racchiuso nella sua cornice dorata.
E qui si evincono le differenze, nella maniera con la quale Maria regge il suo Bambino e in quelle arance che si trovano posate a terra.
Segue la stessa impostazione anche la replica del piccolo e delizioso trittico realizzato da Barabino per il banchiere genovese Luigi Rossi.
Ecco la grazia della Madonna così immaginata dalla sensibilità di un artista.
Un altro trittico rese celebre Barabino ed è quello della Madonna del Rosario situato nella Basilica di Santa Maria Immacolata in Via Assarotti.
Al Museo Diocesano troverete il modelletto dell’opera normalmente esposto alla Galleria di Arte Moderna di Nervi.
Quasi oliva speciosa in campis, così si legge nella cornice fiorita che circonda l’immagine angelicata di Maria.
Un volto che nel tempo è divenuto parte del patrimonio affettivo e culturale della città, un’immagine di volta in volta denominata Madonna della Pace, Madonna delle Arance e Madonna dell’Olivo.
Una figura di mistica bellezza che doveva essere cara a Barabino stesso.
Ed è festosa e dolce la figurina del piccolo Gesù che regge con delicatezza un rametto di olivo.
Un’immagine materna che si ritrova nel modello di Michele Sansebastiano raffigurante la Madonna con il Bambino in trono.
E anche nel Monumento Balduino opera di Giulio Monteverde e sito al Cimitero Monumentale di Staglieno.
Alla mostra è esposta la terracotta che Monteverde utilizzò come bozzetto.
Si percepisce, intensa e reale, la commovente tenerezza di una giovane madre colta nella sua più semplice e spontanea gestualità: tra le dita intrecciate trattiene amorosa il suo figliolino.
E questo volto, dolce e materno, apparteneva forse a una ragazza del popolo, una fanciulla di Sampierdarena.
I suoi tratti si ritrovano ancora nella figura della Charitas.
La Madonna dell’Olivo è stata poi riproposta da diversi artisti.
Suggestiva e particolare è la realizzazione delle statuine in maiolica policroma della manifattura Minghetti di Bologna.
E tuttavia l’aspetto più toccante e autenticamente commovente è il fatto che la Madonna di Barabino è divenuta parte del patrimonio culturale della città e dell’immaginario popolare.
Da qui ne derivano le molte realizzazioni di repliche su cartoline, quadretti e libri di preghiera.
Non mancano gli stendardi sui quali è raffigurata l’immagine sacra.
Vi ho mostrato solo alcune delle opere esposte al Museo Diocesano per questa interessante mostra, avrete modo di scoprirne molte altre in occasione della vostra visita.
Questo mio articolo, non certo esaustivo della materia e dell’opera di Nicolò Barabino, vuole essere un invito a scoprire il lavoro di un artista di smisurato talento, la mostra che lo racconta si protrarrà fino al 23 Febbraio 2026 e fino a quel giorno potrete ammirare la magnificente bellezza del capolavoro di Barabino e delle altre sue opere.
Quasi oliva speciosa in campis: questa è la grazia armoniosa della Madonna dell’Olivo.

































































