Le vie del Grand Tour

Qualsiasi città o tratto di strada o di mare cambia di continuo perché suscita rispondenze diverse, a seconda dell’epoca e dell’indole del viaggiatore che l’inquadra con lo sguardo. Parte non secondaria del fascino del Grand Tour risiede in questa scansione temporale che rivela o resuscita volti e prospettive di luoghi che il tempo ha cancellato per sempre consegnandoli alla gelosa custodia della storia.”

Così nasce l’epopea del Grand Tour, il viaggio di formazione e di svago attraverso l’Europa compiuto da intraprendenti aristocratici che lasciarono ai posteri le memorie dei loro viaggi e i ricordi dei luoghi visitati.
Le vie del Grand Tour è un saggio dotto ed avvincente scritto con abile maestria da Attilio Brilli, cattedratico di Letteratura Angloamericana e uno dei massimi studiosi ed esperti di letteratura di viaggio.
Il suo libro, edito da Il Mulino per la Collana Ritrovare l’Europa, restituisce un formidabile percorso da seguire con emozione attraverso tempi e luoghi diversi in compagnia di avventurosi viaggiatori alcuni dei quali molto celebri.

Nel percorrere questo viaggio di cultura che si snoda tra le capitali europee toccando inoltre i principali centri urbani del continente, Brilli ci accompagna con garbo e con una scrittura intensa e fluida, offrendo approfondimenti e particolari punti di vista e spiegando anche come, dapprima, il viaggio di studio e poi di formazione abbia evidenziato le differenze e i contrasti tra la cultura protestante e quella cattolica.
E quanto è emozionante seguire i viaggiatori inglesi che affrontano, non senza difficoltà, la traversata della Manica: le cronache settecentesche e ottocentesche sono ricche di dettagli su minacciose tempeste, con conseguenti disagi e malesseri fisici che rendono uguali i ricchi e i popolani.
E poi la Francia, con le sue seduzioni, molti sono coloro che ne scrivono con notevole vivacità.

“ ‘Quando un inglese arriva a Parigi non si fa vedere finché non subisce una completa metamorfosi’ scrive Tobias Smollett ‘infatti manda subito a chiamare il sarto, il parrucchiere, il cappellaio, il ciabattino e chiunque abbia a che fare con l’arredo del corpo umano.’ “

Da Amsterdam a Bruxelles, da Ratisbona a Berlino, da Vienna a Madrid, attraverso queste pagine osserviamo il mondo con gli occhi degli altri e a volte ci sono concessi privilegi inaspettati.
Ad esempio, seguendo Charles de Brosses ad Avignone ci troveremo di fronte alla tomba della giovane Laura amata da Francesco Petrarca. Il sepolcro, narra Brilli, venne poi profanato al tempo della Rivoluzione.
Generazioni di viaggiatori curiosi, attenti e cosmopoliti sfilano tra le pagine del volume di Brilli, è impossibile citarli tutti in quanto il libro è un’infinita miniera di aneddoti, non mancano le voci femminili come quelle della della Baronessa D’Aulnoy e di Elizabeth Gray e spero sinceramente di poter approfondire la conoscenza di queste due dame.
Il Grand Tour, come sappiamo, aveva anche una meta specifica che nell’Ottocento diverrà poi leggendaria: l’Italia.
E giungervi è un rito sacro che apre lo sguardo su uno scenario ricco di storie.

“Queste descrizioni ci dicono che, per i viaggiatori, le Alpi costituiscono una cesura temporale, oltre che fisica, con il resto del continente. Fare il proprio ingresso in Italia, loro tramite, è come entrare, più o meno inconsciamente, nel tempo del mito.”

L’Italia è culla dell’arte, della cultura, qui Stendhal viene colto dalla sindrome che porterà poi il suo nome, l’Italia è la sua storia antica e le sue tradizioni.
Cinque sono i capitoli dedicati alle maggiori città italiane, a me sarebbe piaciuto trovare anche una parte dedicata a Genova e alla Liguria.
Il viaggio con Antonio Brilli ha orizzonti vasti e mete inaspettate e si dipana per 244 pagine, con la bellezza dello stupore e della scoperta nella straordinaria avventura di quei viaggiatori e di quelle viaggiatrici che percorsero le vie del Grand Tour.

Il viaggio della vita

Il viaggio della vita ha inizio, per alcuni, davanti al mare.
Con il cappellino alla moda, il soprabito elegante e un sorriso meraviglioso a illuminare il volto.
Il viaggio della vita si intraprende in due, avendo ben presente la meta e con la consapevolezza che, durante la navigazione, può capitare di incontrare furiose tempeste.
Eppure nulla può fermare i cuori impavidi: si parte, così vicini, per un’esperienza indimenticabile che sarà emozionante, unica, straordinaria.
È il viaggio della vita, verso una riva diversa, verso un nuovo viaggio.

E si attende con la borsa tra le mani, accanto all’uomo del destino.
Seduta su una bitta, sulla banchina del porto.
E spira un vento autunnale, una voce che sussurra sogni, gioie e speranze.

E tutto è pienezza, felicità, trepidante eccitazione.
Mentre il mare attende gli animi palpitanti per il viaggio della vita.

Le figurine Liebig: giorni d’inverno in paesi meridionali

Vi porto ancora nel passato, con la magia delle Figurine Liebig.
Come ebbi già modo di dirvi in precedenza, ho una collezione di queste figurine grazie a mia nonna che con la sua consueta cura le conservò tenendole da conto come lei sempre faceva con le cose del tempo lontano.
E così vi mostro una serie di queste figurine risalenti all’anno 1910: è un viaggio nel tempo alla scoperta delle delizie dei paesi meridionali dove si gode del clima dolce e mite anche durante l’inverno.
E allora partiamo, svaghiamoci con questi ardimentosi turisti degli inizi del Novecento, questa è l’occasione buona per esplorare il misterioso Egitto e scoprire i segreti delle piramidi.

C’è anche la possibilità di restare nelle vicinanze ma non per questo la vostra esperienza sarà meno affascinante.
Io parteciperei molto volentieri al corso di fiori che si tiene nell’incantevole Bordighera, la riviera da sempre attira molti visitatori!

Romantica e suggestiva pare la passeggiata di Jalta intrisa di profumi e di freschezze agrumate.

I viaggiatori più ardimentosi non esiteranno a godersi una passeggiata a dorso di cammello, le signore e signorine certo non scorderanno di armarsi di un utile parasole all’ultima moda, nel deserto il sole picchia!

Alcuni turisti, invece, prediligeranno le bellezze dell’antica Grecia, tra le dolcezze della campagna ateniese.

Io, per parte mia, ho fatto la mia scelta.
Il sole tiepido, il canto delle onde, la bellezza della costa francese.
E l’emozione di provare per la prima volta i cicli a vela sulla spiaggia, un’esperienza straordinaria!
E allora amici, vi aspetto là, sulla spiaggia di Biarritz e nei giochi di fantasia delle bellissime Figurine Liebig.

Le cartoline dello Zio Mimi

Le cartoline dello Zio Mimi arrivavano da molto lontano e quando il postino le depositava nella buca delle lettere lasciava per noi una sorta di piccolo sogno.
Lo zio si chiamava Domenico ma per tutti è sempre stato Mimi, lui era il fratello del mio nonno materno, quindi iniziò a spedire le cartoline a mia mamma e in seguito a me e a mia sorella.
D’un tratto, poi, ha smesso di mandarle.
Lo zio Mimi era commissario di bordo sulle navi da crociera e le sue cartoline avevano sempre quel timbro : VIA AIR MAIL.
Le cartoline dello zio Mimi provenivano da luoghi mai veduti dai nomi affascinanti: Puerto Rico, Grenada, Nassau, Barbados, Aruba.
E poi New York, Messico, Newport e varie località della Florida.
Sulle sue cartoline c’erano sempre delle immagini speciali di posti esotici e paradisiaci.
Spiagge bianche, insenature, isole verdeggianti, delfini, palme, barche a vela, case colorate, chiese moderne, fioriture generose, turisti sfaccendati, ville con il portico, giardini rigogliosi e mercati della frutta.
In una si vede un tale con una tela montata su un cavalletto, ha pennelli e pitture e di fronte un magnifico panorama marino.

Tra le cartoline inviate dallo zio Mimi le mie preferite erano quelle delle Bermuda.
Intanto i francobolli erano bellissimi e poi quel nome rimandava alla mia fantasia di bambina l’immagine di un’isola dove tutti erano straordinariamente felici, tutti giravano in calzoncini al ginocchio e camicia a fiori e il sole splendeva sempre.
Tra l’altro, mi si diceva che lo zio Mimi andasse fin laggiù per questioni di lavoro e a dirvi il vero io non ne sono mai stata troppo convinta.
Secondo me le cose funzionavano più o meno così.
Lui si metteva in viaggio per queste terre lontane e quando la nave si avvicinava alle isole lo Zio Mimi se ne andava sul ponte a guardare il profilo della costa.
Poi scendeva a terra e tutti lo salutavano, per me era ovvio che laggiù tutti lo conoscessero.
Quindi lo Zio Mimi se ne andava a gironzolare beato per quelle cittadine dove c’erano pontili, fari, spiagge infinite, ombrelloni e ville con il portico.
Tra il resto lo Zio Mimi era sempre abbronzato, non sembrava proprio che trascorresse il suo tempo a lavorare, io ero più che sicura che lui fosse perennemente in vacanza.
E ho anche sempre pensato che a lui piacesse la sua vita avventurosa, per me era tutto incredibile: lo zio Mimi aveva visto il mondo.
Ora le sue cartoline stanno tutte in una scatola, sono davvero tante e sono tutte diverse.
Su alcune di esse ci sono dei disegni che rappresentano particolari zone geografiche e ci sono frutti, pesci, barche, uccelli, persone che ballano, un pirata con un forziere, fiori e mare azzurro.
C’era tutto un mondo fantastico che non avevo mai veduto in quelle cartoline.
C’era la bellezza infantile di immaginare il mondo meraviglioso dello zio Mimi.

I miei libri, i miei amici

Leggere è un’emozionante avventura che ti permette di viaggiare in territori sconosciuti e di incontrare visi a te ignoti, se l’autore ha talento e genialità alcuni di questi volti resteranno per sempre nella tua memoria e diverranno amici che ogni tanto vorrai rincontrare.
E non esistono una sola Emma Bovary e un solo Huck Finn, ogni lettore ha una diversa sensibilità, un differente modo di percepire emozioni e sensazioni, ognuno di noi immagina i protagonisti dei libri in maniera del tutto unica, ognuno ha la propria Emma e il proprio Huck.
E’ lo straordinario privilegio di noi amanti della lettura, noi abbiamo dei mondi tutti nostri e non importa se alcuni non capiscono cosa intendiamo dire, a noi va bene così.
Io amo leggere, in estate mi piace anche farlo all’aperto, mi basta avere il mio libro e non mi accorgo neanche più di ciò che accade intorno a me.
E l’altro giorno me ne sono andata a leggere su una panchina, c’era il vento, in questa estate calda, c’era l’aria che fischiava tra le foglie e tra i rami degli alberi.
E d’un tratto, mentre ero immersa in quelle parole, un’ospite inattesa ha fatto il suo debutto, a pagina 205.

Libro (2)

Del resto si sa, noi lettori siamo creature fortunate, proprio per quella faccenda della quale parlavo prima: i nostri universi immaginari racchiusi tra le pagine dei nostri libri.
Ci destreggiamo tra epoche e scenari diversi, un giorno potreste trovarci immersi nello fosche atmosfere di un castello in Danimarca e il giorno successivo potremmo andare a finire in una strada newyorkese congestionata dal traffico, siamo così noi lettori, non conosciamo confini e neppure ostacoli.

Libro (4)

E a dire il vero quando abbiamo tra le mani un libro che amiamo non vediamo l’ora di arrivare in fondo ma allo stesso tempo non ci piace affatto l’idea di terminare quella lettura, in un certo senso vorremmo che quel libro non finisse mai.

Libro (3)

E per l’appunto alcuni autori diventano come degli amici cari, ogni tanto torniamo a trovarli.
E’ questo il caso, il libro che sto leggendo è il racconto coinvolgente di un viaggio in una terra distante: In un paese bruciato dal sole. L’Australia raccontata da Bill Bryson.
Non è la prima volta che lo leggo, lui è uno degli scrittori contemporanei che amo di più, a lui ho già dedicato questo post.
Vuoi andare dall’altra parte del terra? Ti ci porta lui, il mio amico Bill, con una scrittura attenta, divertente e originale.
Noi che amiamo i libri non siamo neanche certi di saper trovare la maniera per spiegare quale entusiasmante avventura sia per noi la lettura.
Semplicemente non ci bastano le parole e non vorremmo scordare qualche emozione, qualche sobbalzo interiore difficile da narrare.
No, non sappiamo spiegare  l’amore per i libri e qualunque cosa sia sta tutta lì, nella frase di Bill Bryson che per caso è rimasta in uno dei miei scatti: è anche meglio.

Libro

In villeggiatura a Nervi nel 1926

Nel tempo della villeggiatura tutti noi cerchiamo la dolcezza del panorama e il clima mite, per ritemprarsi e rigenerarsi si possono trascorrere giornate liete a poca distanza da Genova, nei languori di Nervi.
Ora quartiere elegante della città, un tempo fu meta prescelta da molti visitatori.
Ho trovato una suggestiva descrizione nella mia Guida Pagano del 1926, alcune pagine di questo pesante tomo sono dedicate proprio alla bella Nervi.

Un’aria balsamica ventila tutto intorno e rende dolce e salubre il clima anche durante l’inverno, quando il termometro si abbassa sotto agli 8 gradi centigradi.
Un’eterna primavera sorride interrotta solo per breve tempo dai procellosi venti marini, ombra di dolore nella luce della gioia.

Nervi

Ulivi, aranci e limoni ricoprono le colline, scrive l’autore che Nervi è una località molto amata da Inglesi e Tedeschi che scelgono di  trascorrere qui certi lunghi inverni.
Qui l’industria è florida, numerosi sono i pastifici e le distillerie, si producono profumi e medicinali.
Inoltre Nervi è tutta freschi aromi, negli anni ’20 è celebre per le sue esportazioni di fiori, palme e agrumi.

Nervi (3)

Vi si giunge con la ferrovia oppure utilizzando il tram elettrico e si arriva là, sul Viale delle Palme dove si trovano anche molti alberghi esclusivi dove soggiornare.

Nervi (2)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Tra il resto, a proposito del Viale delle Palme, la mia fidata Guida Pagano segnala un negozio che mi riprometto di visitare.
Santo cielo, come è possibile che non l’abbia mai visto?
Al Paradiso delle Signore si vendono chincaglierie, immagino che la vetrina sia un tripudio di bracciali e di accessori imperdibili.
La dolce Nervi, località prescelta per godere della frescura e delle numerose bellezze offerte dalla natura.
Certo con questo caldo occorre ripararsi, io sceglierei un abito chiaro e leggero, è indispensabile portarsi anche un parasole!

Villa Luxoro (41)

Abito esposto a Villa Luxoro alla Mostra L’estate al tempo dei Luxoro

La passeggiata, scrive il nostro autore, regala uno dei panorami più belli d’Italia. 

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E infatti è sempre frequentata dal bel mondo, a Nervi si incontra l’alta società.

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Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E l’acqua è chiara e trasparente, questo è un paradiso di freschezza.

Nervi (5)

Gli scogli digradano verso il mare.

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E sentite cosa scrive l’autore della Guida Pagano a proposito della Passeggiata:

Grazie alla buona organizzazione comunale essa è ben tenuta, senza polvere e munita di comodi sedili dove il turista può riposarsi nella quiete più assoluta dinnanzi al bel mare azzurro, in contemplazione dell’incantevole paesaggio.

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Aria, vento, luce che inonda il cielo, questo è davvero un posto magnifico per sedersi.
Ecco, vorrei soltanto umilmente segnalare che le panchine e la ringhiera avrebbero bisogno di una rinfrescata e tutti noi visitatori saremmo molto grati se si provvedesse in merito.

Nervi (7)
Per il resto, Nervi conserva immutati tutti i suoi incanti, furono davvero numerosi i personaggi celebri che soggiornarono qui, è mia intenzione narrarvi presto alcune memorie di viaggio.
E come fecero coloro che ci hanno preceduto anche noi amiamo restare appoggiati a quella ringhiera, ci immergiamo nei nostri pensieri e lasciamo che si confondano con il fragore delle onde.

Nervi (9)

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Con lo sguardo che si perde all’orizzonte mentre ci batte forte il cuore, non so neanche spiegarvi quanto.

Nervi (10)

Una sposa per un Lord

C’era una volta un nobiluomo che possedeva terre e fastose dimore.
E forse di tutte le sue ricchezze non sapeva che farsene, nella sua vita c’era un incolmabile vuoto.
E lui, il nostro Lord inglese, una notte si ritrovò a rigirarsi nel letto: non c’era verso che riuscisse a prender sonno.
Così, in quelle sue ore di veglia, prese una ferale decisione: doveva prender moglie.
Sì, con una donna al fianco sarebbe cambiato tutto.
Stabilì pertanto che avrebbe condotto all’altare la prima che gli sarebbe capitata a tiro al momento del risveglio.
Giunse così l’ora tanto agognata, il sole tinse di rosa il cielo, era mattino.

Alba

Il nostro risoluto Lord chiamò il suo cameriere e con tono deciso e perentorio pronunciò all’incirca queste parole:
-Mandate da me la prima ragazza della casa che incontrate!
Il maggiordomo si girò sui tacchi, scese le scale e compì il suo dovere.
Lei si chiamava Jenny era la figlia del portinaio ed era un fiore di bellezza appena sedicenne.
E quando si trovò davanti al padrone ascoltò ciò che lui aveva da dirle:
– Andate a vestirvi, voglio condurvi in chiesa e sposarvi.
La ragazza lo guardò allibita e senza alcun timore disse che lei non ci pensava proprio a diventare sua moglie!
Aveva ben altri progetti la giovane Jenny, c’era già un innamorato ad attenderla e lei non ci pensava proprio a sposare il Lord!
E poi era davvero una proposta seria? A pensarci sembrava uno scherzo!
Così corse da sua madre le raccontò tutta la faccenda, entrambe risero di gran gusto di quel singolare episodio, a quanto pare non riuscivano a crederci!
Rimasero in giardino a chiacchierare, tra i fiori del Lord.

Fiori

E intanto lui nella sua camera aspettava, aspettava, aspettava.
– Possibile che non si veda questa benedetta ragazza? – Pensò tra sé e sé.
Così chiamò nuovamente il cameriere e chiese se Jenny si era vestita come le era stato detto e il pover’uomo, in evidente imbarazzo, disse che la ragazza non era affatto intenzionata a convolare a nozze.
Il Lord non fece un plissè, si limitò a ordinare che fosse condotta da lui un’altra fanciulla.
Il cameriere ridiscese, sperando che questa volta la questione si risolvesse felicemente!
E fu così che si imbatté in una ragazza dal carattere più timido, era una sguattera di cucina.
E costei annuì e acconsentì alla proposta del Lord e così lui la portò in chiesa e quella che si era alzata la mattina servetta, andò la sera a letto padrona e lady.
E vissero felici e contenti.
Come dite? So perfettamente cosa state pensando!
Miss Fletcher, ma cosa ti vai a inventare? Questa storia ricorda per certi versi la vicenda di una certa Cenerentola!
Eh no, cari amici, siete in errore, nulla è frutto della mia fantasia, questo aneddoto è riportato dal signor Chantreau, vi avevo anticipato che vi avrei narrato alcune storie tratte dalle sue memorie di viaggio in Inghilterra.
E non è finita, la fiaba ha un seguito curioso.
A quanto pare il matrimonio fu gioioso e felice, il nostro Lord aveva trovato una moglie perfetta.
Lei gli donò un figlio e di lui così scrive Chantreau:

Taccio il suo nome perché vive ancora e ha alla corte uno dei primi posti.

Colpo di scena, sipario, the end.
Chantreau visitò la terra di Albione nel 1788 e nel 1789.
Chi sarà mai questo illustre uomo di corte?
Riusciremo a scoprire il suo nome?
Chissà!
E tuttavia, come sempre, la vita a volte sa essere magica e avventurosa proprio come una fiaba.

Libro (2)

Libri e stupori dei viaggiatori

Il tempo del viaggio e le sue emozioni.
Partire solo per cambiar aria o per interessi culturali, per concedersi il meritato riposo o per andare in cerca di avventure, ci sono viaggi per tutte le tasche.
Pensiamo a noi e ai viaggiatori di un altro tempo, cosa ci distingue da loro?
Naturalmente noi possiamo usufruire di ogni tipo di mezzo di trasporto e un viaggio in treno nell’Ottocento era certo ben altra cosa.
E poi, quale significato ha il viaggio?
Ecco le parole di una figura autorevole:

The use of travelling is to regulate imagination by reality, and, instead of thinking how things may be, to see them as they are.

L’uso dei viaggi è di regolare l’immaginazione con la realtà, e, invece di pensare come possono essere le cose, vederle come esse sono.

Samuel Johnson

Vedere le cose come esse sono.
Eppure, in qualche modo, noi abbiamo già veduto tutto, abbiamo negli occhi luoghi nei quali non siamo mai stati e forse non ci andremo mai ma nella nostra mente ci sono le immagini di posti sconosciuti e questo naturalmente accade grazie all’ingegno dell’uomo e alle sue invenzioni.
Tutti conosciamo le cascate del Niagara, le distese di lavanda in Provenza e i deserti africani.

Lavanda

E forse non ci siamo nemmeno mai stati.
E’ una grande conquista, senza alcuna ombra di dubbio.
E d’altra parte viaggiare è sempre un’esperienza preziosa: esci fuori e vai a vedere le cose come  sono, proprio come dice il dottor Johnson.
Il mondo non è una fotografia, l’inquadratura di una webcam o un documentario, il mondo è fatto di profumi, voci, rumori e colori.
Il mondo è fuori e nessuno potrà mai raccontartelo in maniera tanto realistica, devi vederlo con i tuoi occhi.
Noi però abbiamo già visto tutto, ricordate?
Eppure.
Eppure mi viene da pensare a coloro che vennero prima di noi.
C’era quello che non aveva mai visto il mare.
Esempio banale, eh.
E l’altro, gli avevano raccontato com’era la neve ma la prima volta che la vide comprese cosa fosse.
E noi? Noi possiamo ancora stupirci e provare un tale senso di meraviglia?
Non so neanche se siamo capaci di calarci nei panni di queste persone, il nostro modo di vivere è molto distante dal loro.
E così, mentre ragionavo su questi argomenti, ho pensato di andare a sbirciare tra le pagine di alcuni miei libri, sono dei piccoli volumetti dedicati ai viaggi e risalgono alla prima metà dell’Ottocento, un’eredità di famiglia che ha trovato spazio sul ripiano di un comodino.

Libri

Ci sono i viaggi dell’esploratore Cook ed altri libri meno celebri, sono sempre testimonianze preziose e leggerne anche solo dei brani è una curiosa esperienza.
E ogni tanto mi diletto a cercare impressioni di viaggio, eccoci nel Nord Europa, agli inizi dell’Ottocento insieme all’illustre Leopoldo di Buch.

Una slitta mi fece attraversare il lago di Goesness. Questo modo di viaggiare è realmente il più spedito né la sinuosità della strada, né le salite, né le discese non ritardano affatto il cammino.

Libro

Ah che viaggio avventuroso!
A renderlo pericoloso sono i tanti lupi che si acquattano sul ghiaccio in attesa della loro preda, il nostro povero Leopoldo e il giovane conduttore della slitta, un ragazzino di appena otto anni, si perdono in una paurosa oscurità.
Il bambino però sa il fatto suo e porta il nostro a destinazione.
E poi cosa fa il nostro viaggiatore?
Come tutti noi racconta parla anche del cibo locale e in particolare di un certo pane di scorza.
Ecco, dice Leopoldo che viene preparato con una sorta di farina ricavata dalla scorza dei pini, con questa si preparano certe focacce che sembrano inventate da un cattivo genio per far insulto alla umanità.
Lieta di non averle mai assaggiate, tutto sommato.
Viaggi e memorie, stupore per ciò che si è veduto.
Corre l’anno 1788 e il Signor Chantreau approda in Inghilterra.

Libro (2)

E cosa lo colpisce? Tra le altre cose i mercanti di birra che vendono alle osterie la loro preziosa bevanda in pesanti mastelli.
Ogni oste svuota il proprio mastello e poi lo mette fuori dalla porta, in attesa che venga ritirato.
E su ogni conca è scritto il nome dell’oste al quale è destinato, questo allo scopo di prevenire i furti.
E cosa scrive il nostro Chantreau?

Ma pel forestiere tanti mastelli di stagno abbandonati sulle strade più frequentate senza guardiano sono uno spettacolo almeno per le prime volte che ha del meraviglioso.

Uno spettacolo. Meraviglioso.  Almeno per le prime volte. La scoperta, lo stupore di un uomo di un altro tempo.
Vi racconterò altre storie tratte da questi libri e lo farò presto.
Questo articolo è stato ispirato da un post della mia amica Giovy, Libri di Viaggio: le guide di Bradshaw, lo sguardo insolito di un insolito viaggiatore che anch’io avrei voluto conoscere.
Ed è così che bisogna guardare il mondo, sempre.
Con la meraviglia di uno che non ha mai veduto il mare e se lo trova davanti per la prima volta.

Libri (2)

L’irrequieto

L’irrequieto ha sempre una valigia pronta e nessuna meta, la sua meta è il mondo intero.
Ed ogni sua partenza è un nuovo sogno, un progetto, un frammento di vita da costruire.
E trova una strada, una piazza, un ponte da attraversare, il profilo di una città ignota.
L’irrequieto chiude gli occhi sotto la luce della luna, il suo sonno è leggero, lui attende l’alba e il nuovo giorno.
E ancora non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
Cerca uno specchio di mare dove gettare le reti.

Reti

L’irrequieto ha poca dimestichezza con la noia, è incapace di indugiare in simili attitudini, ha solo desiderio di vivere.
E il suo è un viaggio, un viaggio infinito e non saprebbe dirvi il momento esatto in cui è iniziato, l’irrequieto è solo assetato di aria, di luce, di vita.

A wanderer is man from his birth.
He was born in a ship
On the breast of the river of Time;
Brimming with wonder and joy.
He spreads out his arms to the light.

Un viandante è uomo dalla sua nascita.
E’ nato su una nave
sul petto del fiume del Tempo;
colmo di meraviglia e gioia
Apre le braccia alla luce.

(Matthew Arnold)

No, lui non sa quale sia il suo approdo, il suo sbarco, il suo arrivo.
E se un giorno si fermerà, forse sarà per breve tempo.
E poi verrà un nuovo sogno, un diverso progetto, un altro frammento di vita da costruire.
Intanto resta, con la bonaccia e il mare piatto.
Ad una riva, l’ennesima.
Ad un porto, forse il suo.
In attesa che si alzi il vento.

Barche

Una giornata d’estate ad Amburgo

Una giornata d’agosto in un’altra città.
Io amo le stagioni fresche e per i miei  viaggi ho scelto spesso città del Nord Europa, quell’anno andai ad Amburgo e a Berlino.
Da sola, sono sempre stata autonoma e indipendente.
Amburgo è la città degli ombrelli e in quei giorni d’estate ho quasi sempre girato con la giacca a vento e le scarpe da pioggia, ad Amburgo a volte il cielo è grigio ma non per questo meno ammaliante.
Amburgo è città di porto, Amburgo è ricca, elegante ed austera, Amburgo è vivace e viva.
Amburgo è affascinante, l’ho scelta su consiglio di mia mamma che c’era stata da giovane.
E allora oggi è quel giorno d’agosto.
Esco dall’albergo, lì accanto c’è un ufficio postale, mi stupisco che ci sia una buca delle lettere destinata alla posta che parte di domenica, l’efficienza teutonica mi ha sempre meravigliato.
Ho la cartina, la macchina fotografica, la guida, l’ombrellino pieghevole, lo zainetto sulle spalle.
Ho tutto il tempo per girare, su e giù.
E lungo i canali, guardando le case, osservando le finestre e immaginando le vite inaccessibili degli altri.
In qualche stanza di Amburgo un amore finisce e un altro inizia.
Ich liebe dich. Oder nicht.
Sospirando, forse.

1

Ad Amburgo ci sono tante biciclette e la gente pedala lungo le rive del lago Alster, ci sono vecchiette con improbabili sandali bianchi e bimbetti biondi dalla carnagione nivea.
Cammino, io amo camminare.

2

Entro in un negozio di porcellane, in realtà è tutto molto british, l’arredamento è di legno scuro e caldo, è un posto molto accogliente.
E poi mi ritrovo in un grande magazzino, sono articoli piuttosto a buon mercato, c’è un’ampia sala dedicata alle stoffe e al ricamo con scampoli di ogni genere, kit per il cucito e scatolette piene di bottoni.
Guardo, tocco, tornerò di nuovo, più di una volta.
E poi ancora, una libreria dove potrei perdermi, credetemi.
All’estero cerco sempre il settore dedicato ai viaggi e all’Italia, c’è sempre qualche volume fotografico di pregio, se tratta della Liguria l’immagine di copertina è quasi sempre Portofino.
E poi i libri di ricette, uno lo compro, si intitola Tante Sophies Kartoffelküche, decine di maniere diverse per cucinare le patate, le ricette di Zia Sophie.
Certo, che altro vuoi comprare in Germania? Un ricettario, sì.
Cammino, piove.

3

E nella città degli ombrelli mi concedo una pausa in un bel caffé dove servono sontuose fette di torta, sono altissime e ricche di creme, certe bontà non si dimenticano.
Al tavolo accanto al mio c’è una bella famiglia, lui è certamente tedesco, lei dev’essere caraibica, le loro figlie sono un prodigio di bellezza, pare che abbiano preso il meglio da entrambi i genitori.
Parlano piano, sussurrano, sono tranquilli e complici, la bimba più piccina porta i capelli raccolti in un codino, lei sorride e sul suo viso compaiono adorabili fossette.
Penso che la loro sia la famiglia perfetta, quella che chiunque vorrebbe avere.
In un caffé d’Amburgo, mentre fuori piove.

10

E poi ancora, una città intera mi attende.
E percorro una strada, un viale alberato con case lussuose ed eleganti.
E giardini e siepi e cancelli, sotto al cielo lattiginoso di Amburgo.
E’ Magdalenenstraße, un edificio che mi colpisce in maniera particolare, non so per quale ragione ho l’impressione di averlo già visto, mi sembra  di conoscere questo luogo, è una sensazione davvero strana e resterà uno di quei misteri che la memoria non è riuscita a svelare.

9

Amburgo è ampia, linda, ordinata.
Amburgo è a misura d’uomo, vorrei vederla con il ghiaccio e con la neve, credo che sia la sua dimensione ideale.
Amburgo è la piazza del Municipio con i fiori alla ringhiera, i cigni che si muovono lenti sull’acqua, i suonatori di strada, contrabbasso e violino, è l’antico e il moderno e le sue case caratteristiche.

4

Ad Amburgo avevo la macchina fotografica con il rullino, nella maggior parte delle foto ci sono io.
E per questo post ho fotografato le mie fotografie con ladigitale così le immagini non sono perfette, ma sono i ricordi del mio viaggio e devono stare qui, tra le mie parole.
Amburgo è azzurro pallido, carta da zucchero, color metallo e argento, oro e panna.

7

Amburgo è il porto, Amburgo è un pomeriggio a Blankenese, un tempo piccolo borgo di pescatori, oggi è un incantevole luogo di vacanza tutto scale e case arrampicate sulla collina, magari ne scriverò, quella è stata una gita in maniche corte e sotto il sole lucente.
Questo giorno d’agosto, nell’aria fresca del Nord Europa, lo concludo con una cena in un ristorante siriano che si trova nell’Alsterarkaden, sotto i portici, nei pressi del Rathausmarkt, la piazza del Municipio.
E sapete cosa mi colpisce di questo locale? I tavolini rotondi, coperti da una tovaglia candida, al centro ci sono petali di rosa e lenticchie, una maniera insolita di decorare una tavola.
E poi servono sapori mediterranei molto graditi al mio palato,  è una cena che ha profumo di spezie e si conclude con un dessert con mandorle croccanti.
Una giornata ad Amburgo, senza suggerire itinerari, musei o luoghi da scoprire, io scrivo solo di ciò che è rimasto nella mia mente.
Ogni viaggio è una conquista, una piccola parte di mondo che entra nel tuo piccolo mondo e resta con te.
E questo è il ricordo di un luogo dove sono stata diversi anni fa, nel 2001.
Eppure è tutto rimasto nella mia memoria: la bambina con le fossette, la pioggia sottile, le rose sul tavolo, una casa che credo di aver già veduto, la cassetta delle lettere.
In una giornata d’agosto in un’altra città.

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