Eleonora Cybo, il destino e la felicità

Un uomo, ribelle e passato alla storia per una congiura, Gianluigi Fieschi.
E accanto a lui, una donna, la moglie Eleonora Cybo.
L’amore e il matrimonio, al tempo delle complotti.
E la felicità? Già, quanto è difficile conquistare la felicità!
Lo fu per Eleonora, figlia di Lorenzo Cybo e Ricciarda Malaspina, Marchesa di Massa.
Una famiglia molto in vista la sua, tra i suoi membri vi è anche un potente cardinale, Innocenzo Cybo, zio di Eleonora.
La giovane Cybo, per volere dei genitori, trascorre l’infanzia e la prima giovinezza al monastero delle Murate di Firenze.
Lei cresce, studia, diventa una giovane donna.
E scalpita, vuole un marito Eleonora, vuole lasciare il convento e la vita claustrale.
E per lei si sceglie Gian Luigi Fieschi, è un matrimonio combinato tra famiglie influenti.
Le nozze vengono celebrate nel 1543, Eleonora è una fresca ventenne che nulla conosce delle cose del mondo.
L’unione, come sappiamo, durerà pochi anni, spezzata dalla tragica fine di Gianluigi.
La congiura dei Fieschi, la trama oscura che vide molte vittime.
E lei, Eleonora?
Di lei narra Jacopo Bonfadio e scrive che quando il marito le rivelò le sue intenzioni, Eleonora cadde preda della disperazione, queste le parole del celebre annalista: tutta spaventata e involta tra le ginocchia del diletto consorte pregalo con maravigliosi modi e scongiura.
Ha paura Eleonora e i suoi timori diverranno presto realtà.
Eccola, sola.
Privata del suo consorte, del suo palazzo in Via Lata, dei suoi beni e della sua dote confiscata da Andrea Doria.
Ripara nel Monastero di San Leonardo, dove è monaca una sua parente, Suor Angela Caterina Fieschi.
Eccola, sperduta.
Scrive Eleonora, scrive lettere allo zio, il cardinale Innocenzo Cybo, lo prega di intercedere per lei, affinché Gianluigi abbia una degna sepoltura.
Nulla da fare, Gianluigi finirà sul fondo del mare, secondo i voleri di Andrea Doria.
La giovane vedova riesce, non senza difficoltà, a riavere la sua dote.
Ma la felicità?
E’ lontana, irraggiungibile.


Ancora l’aspetta il convento delle Murate, dove i suoi parenti, tutti concordi, la rinchiudono.
E’ giovane, una ragazza piena di sogni.
Chi aiuta Eleonora? Chi viene in suo soccorso e le restituisce la libertà?
Cosimo de Medici, al quale la giovane chiede aiuto.
E lui sì, si presta.
E per lei trova un pretendente, un marito per Eleonora, un futuro, una vita, un sogno.
La felicità? Forse.
Lui si chiama Gian Luigi Vitelli, è nativo di Città di Castello.
Ha trent’anni e tutti lo chiamano familiarmente Chiappino, che in dialetto toscano significa orso.
E si narra un aneddoto a proposito di Chiappino ed Eleonora, ma chissà quanto c’è di fantastico in questa vicenda.
Bisogna tornare a quella terribile notte, la notte delle congiura dei Fieschi.
Gianluigi lascia il suo palazzo ed Eleonora rimane sola, disperata e timorosa.
La giovane si ritira nelle sue stanze e piange.
Si narra che Eleonora e Gianluigi tenessero in casa con loro un cucciolo d’orso, la bestiola si era in qualche maniera introdotta nel palazzo e veniva trattata come un animale domestico.
E in quella cupa notte Eleonora trovò l’animale nascosto nel suo letto, sotto le lenzuola.
Un presagio! Chiappino, e cioè orso, è l’uomo del destino! Così deve aver pensato Eleonora!
E con il favore di Cosimo de Medici lo sposò.
Oh, io non saprei dirvi se fosse sempre così a quei tempi, certo che Eleonora fu proprio sfortunata nello scegliersi gli uomini!
Che passato aveva Chiappino! Che tragedie famigliari!
Il padre di Chiappino, al quale era nota l’infedeltà della moglie, pazzo di gelosia l’aveva pugnalata a morte e l’amante di lei, a sua volta, aveva ucciso il padre di Chiappino.
Vendetta, Chiappino cercava vendetta. E la trovò finalmente quando riuscì a far fuori colui che lo aveva privato di suo padre.
Che intrighi, che trama!
Chiappino era un valente soldato di Cosimo de Medici, certo.
E aveva combattuto il pirata Barbarossa e gli era persino stato affidato il presidio di Piombino per difendere la città dal solito Dragut.
Ma Eleonora? E la felicità? Dov’è la felicità?
Lui è spesso lontano casa, lei rimane sola, mentre il suo uomo combatte.
Oh, certo, è valoroso e coraggioso, ma Eleonora è sola.
E lo sarà ancor di più, quando rimane vedova per una seconda volta, nel 1575.
E adesso? Adesso torna, torna al luogo nel quale è cresciuta, quel monastero che la vide bambina e poi fanciulla, il Monastero delle Murate a Firenze.
Terminò i suoi giorni tra quelle mura, dove morì nel 1594 e dove scelse di essere sepolta.
Drammatiche le vicende nelle quali Eleonora si trovò coinvolta, a volte la vita ha i chiaroscuri della tragedia, si tinge di nero e non si intravede la luce della speranza.
Eleonora, colta e nota per il dotto eloquio, trovò il suo rifugio nell’arte poetica, pare che alcune sue composizioni fossero tenute in grande considerazione.
La poesia, uno spiraglio in una vita vissuta alla vana ricerca della felicità.

18 pensieri su “Eleonora Cybo, il destino e la felicità

  1. Non la più fortunata delle donzelle! Alla fine passava sempre dal via, ops dal convento… non erano davvero molte le alternative per una nobildonna sola all’epoca. Bacioni, felice di essere nata nel ventesimo secolo!

    • Simonetta hai pienamente ragione! Meglio soli, che mariti tra tutti e due. E lei a casa ad aspettare, poverina.
      Grazie carissima, sono sempre contenta che questi racconti risultino interessanti!

  2. Cara Miss, scrivici ancora a proposito delle figure femminili genovesi che si sono distinte in qualche maniera nel storia della città. Grazie!

  3. Miss, ma questo è un Beautiful (ovviamente furbo e intelligente) della nostra storia! Un post bellissimo e la storia dell’orso mi ha fatto sorridere! Complimenti, cavoli, davvero, sei fantastica!

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