Te la racconto io la mia storia perché questa è la mia famiglia.
Quel giorno è venuto il fotografo in Ponticello, in quella piazza i miei genitori hanno la loro bottega.
A casa tutti mi chiamano Checchin ma il mio vero nome è Francesco.
Io lassù ci volevo proprio salire, mi hanno fatto indossare l’abito buono, mi hanno messo il basco sulla testa, poi babbino mi ha preso in braccio e mi ha fatto sedere lì.
Non sarei più sceso, l’ho detto alla mamma!
E c’erano i miei fratelli Berto e Vincenzo, sul fondo vedete Gioacchino, il garzone di bottega.
Con loro mia nonna Serafina, la nonna non sa leggere e scrivere, mi ricorda sempre che io sono un bambino fortunato, quando era giovane lei la vita era assai più difficile.
La nonna è molto religiosa, ogni mattina va a pregare nella chiesa dei Servi, si inginocchia davanti all’altare e ripete l’Ave Maria e il Padre Nostro.
Piano piano, come fa ogni sera prima di addormentarsi.
La nonna ha un cruccio per la sua prima figlia: la zia Colomba non si è mai sposata ma tanti anni fa aveva un galante, era uno che andava per mare e alla nonna non piaceva per niente.
Un brutto giorno lui partì per Napoli e non tornò più, quanto ha pianto la zia Colomba!
E a volte mi sembra che la zia sia rimasta malinconica, anche nella fotografia sembra quasi triste.
Accanto a lei c’è mia mamma Adele, la mamma ha sempre un bel sorriso che le illumina il volto.
E la bimba seduta sul maialino è invece la mia sorellina Desiderata.
Mio padre si chiama Agostino, lui mi ha insegnato che nella vita contano poche cose: l’onestà, la modestia, la pazienza e il buon cuore.
E si deve essere timorati di Dio e ricordarsi sempre dei poveri e di tutti quelli che hanno meno di te.
Il mio babbino non lo vuol far sapere ma lui aiuta sempre la Scià Luigia, quella vecchia che chiede la carità in Vico Berrettieri.
La mia è una famiglia di lavoratori e tutti si spaccano la schiena per mettere il pane sulla tavola.
Il nostro negozio è proprio in Ponticello, lì accanto c’è la Bedin con le sue farinate, io ogni tanto vado là, corro dietro al bancone e mi regalano anche le fregugge.
È bella la nostra bottega, tutti vengono a comprare da noi.
E ci lavora anche lo zio Bartolomeo, lui è bravo a tagliare la carne.
La signora vicino a lui è la besagnina Geronima, ha voluto esserci anche lei nella fotografia, era molto emozionata quel giorno.
Sopra il nostro negozio c’è un crocifisso, Lui ci protegge tutti, la nonna dice che è stato proprio Gesù a salvarmi da quella febbre che l’anno scorso per poco non mi portava via.
Lui è mio fratello Pietro, era fiero di tenere quel coltello tra le mani.
Accanto c’è mia sorella Filomena, lei è una ragazza timida e taciturna, ama fare i pizzi e ricamare.
Vorrebbe diventare cucitrice ma la mamma dice che qui nella bottega c’è bisogno del lavoro di tutti, Filomena è una che sogna ad occhi aperti e con i sogni non ci si riempie la pancia, così dice sempre la mamma.
Questa è la mia famiglia.
Il mio babbino è fiero della sua bottega, siamo nati tutti qui, in Ponticello, nel centro di Genova.
Il mio mondo è dove sono la mia casa e la mia famiglia, gente semplice e onesta.
La mamma mi ha detto che questo giorno lo ricorderò per sempre, anche quando sarò grande.
E nel pronunciare queste parole mi ha messo la mano sul petto e mi ha detto:
– Tienilo qui, in un angolo del cuore.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Le immagini che avete veduto appartengono ad un amico, sono tratte da una delle sue antiche fotografie, lui le colleziona e le custodisce salvandole dall’oblio, lo ringrazio per avermela inviata.
Le persone ritratte in questa scatto avevano vite che si possono solo immaginare, così ho inventato i loro nomi, le storie e le emozioni.
E so bene che un bambino di un altro secolo userebbe un linguaggio differente dal mio, io ho solo cercato di guardare il suo piccolo universo con i suoi occhi.
Io non ho mai usato il termine “babbino”: ho lettere e cartoline di mio nonno indirizzate a suo figlio che era mio padre e mio nonno in quelle missive si firmava così.
Le strade e i luoghi citati non esistono più, sono scomparsi per lasciar posto ad una nuova città.
La bottega si trovava all’angolo di Piazza Ponticello, osservate la cartolina che segue: nella parte destra, sul fondo, c’è un edificio ad angolo e sul muro accanto alla finestra del primo piano si nota il crocifisso parzialmente immortalato anche dal nostro fotografo.
La strada in ombra che parte da Piazza Ponticello si chiamava Via Rivotorbido, là si trovava la celebre Bedin famosa per le sue farinate, questo negozio in seguito ebbe altre collocazioni.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Un giorno il fotografo Persico andò in questa zona viva e popolosa e ritrasse questa famiglia davanti alla porta del negozio.
E c’era una piccina, per noi è una vera stranezza ma l’hanno messa seduta proprio sul maialino.
E c’era un bambino e forse davvero si chiamava Checchin, mi piace crederlo.
Non conosco nulla di tutti loro, ho solo una incrollabile certezza: ognuno di loro ha conservato la memoria di questo istante, per sempre, in un angolo del cuore.













Che fascino hanno questi racconti
Grazie Simone, provo a immaginare le vite degli altri, per me è un gioco bellissimo.
Bel racconto, che aiuta la fantasia a fare un viaggio in quell’epoca lontana.
Grazie Guido, queste immagini sono semplicemente preziose, restituisco squarci di quotidianità che altrimenti non potremmo conoscere.
Sono contenta che ti sia piaciuto il mio racconto!
I tuoi racconti mi piacciono tutti e li leggo sempre molto volentieri.
Peccato che in questo periodo io sia un po’ assente…
Grazie Guido!
Hai creato una storia bellissima e hai ridato vita a questi personaggi! Sembra quasi di averli davvero conosciuti…….Brava Miss!
Grazie cara Orietta, è una grande emozione incontrare questi visi e provare a raccontare queste vite.
Un abbraccio!
Cara, sei fenomenale! Hai fatto rivivere queste persone quasi fossero ancora tra noi. Credo che dovresti cominciare a raccontarci anche le vite di chi si nasconde dietro certe persiane…che dici? Potrebbe diventare un appuntamento fisso, una rubrica dedicata solo alle imposte più affascinanti e so che nel tuo archivio fotografico devono essercene alcune davvero particolari. Bacioni!
Grazie cara Viv! Questa fotografia è arrivata, inaspettata, un paio di giorni fa.
E sai, per me è inevitabile, comincio a fantasticare sulle vite che non conosco, a immaginare nomi e vite.
Bello il tuo suggerimento sulle finestre, dietro a certe imposte si celano storie tutte da inventare.
Un abbraccio amica mia!
E chi meglio di te? 🙂
Grazie Viv!
Questo Post per noi zeneisi datati é da oscar….anche mio papá era un frequentatore abituale di Ciassa de Pontexellö e ovviamente cliente dei vari negozi e poiché io sono datato i suoi racconti di gioventù mi piacevano moltissimo e li ho memorizzati fortemente….ma tu carissima Miss ci omaggi con questi spaccati di vita storici e magnifici di come erano i nostri i magnifici antichi predecessori….grandissima Miss abbraccio e buon pranzo dâ Bedin….
Eccoti carissimo, ho immaginato che ti sarebbe piaciuto camminare con me per Ponticello, davanti a questa bella macelleria.
Sono felice che tu abbia gradito questa piccola sorpresa, quando sono belli questi genovesi di un altro tempo, vero Pino?
Un grandissimo abbraccio a te, grazie infinite per le tue belle parole.
….piccola????…..mai…..grandissima sorpresona….grandissima Miss…..i Genovesi di allora bellissimi altroché….cambiano i tempi ma la genia é sempre quella si vede si avverte su voi generazioni giovani e attuali grazie e grande abbraccio Miss!
Grazie carissimo, questa fotografia è semplicemente splendida e ha saputo regalarci tante emozioni!
Un abbraccio a te!
bella bella bella storia e brava, brava.brava chi l’ha scritta
Grazie Anna, sono felice che ti sia piaciuto il mio racconto! Un abbraccio!
Nessun commento, solo un grande, enorme, commosso grazie
Emanuela
Mi sono commossa anch’io a scriverlo, cara Emanuela.
Un grande abbraccio a te!
” tanti anni fa aveva un galante” ! Ah, che bei tempi quelli dei galantuomini
Eh caro, povera zia Colomba però, lui se ne è andato a Napoli e non è più tornato!
Ricostruire vite da una foto che ha il fascino del tempo e del mondo che fu. Che fascino Miss
Grazie Katia, buona serata!
Miss, quando la tua immaginazione non supera la realtà, ci va sempre molto vicino… e, detto fra noi, mi piace che questo bel post sia capitato proprio il giorno del mio settantunesimo compleanno.
Ooooh, che meraviglia, Sergio! Piace molto anche a me queste coincidenza, tanti cari auguri di buon compleanno!
E grazie per le tue parole sempre gentili, buona serata!
Da una piccola antica foto sei riuscita a fare quasi un miracolo, credo si tratti di una foto unica, il particolare in cui si intravvede l’insegna della Bedin per quanto ne so io non si è mai vista.
Quel fotografo Persico forse non immaginava che la sua foto dopo tantissimi anni ci avrebbe permesso di individuare visivamente il luogo di quella storica bottega di cui vi è ancora memoria, nei genovesi.
In oltre, grazie a questa storia possiamo collocare esattamente il negozio di macelleria con l’identificazione del proprietario e della sua bella famiglia.
Il tuo modo di raccontare certi eventi, sono degli autentici capolavori, prima o poi dovrai deciderti, la tua strada è segnata diventerai una grande scrittrice.
Eugenio
Carissimo, è una foto veramente speciale e questo fotografo davvero ha fatto un piccolo miracolo, anch’io non avevo mai visto l”insegna.
Eh, la famiglia del macellaio, quanto mi ha fatto sognare, sempre con il pensiero e il desiderio di donare a queste persone ancora un breve istante, in un tempo che diverso da quello che hanno vissuto.
Grazie infinite delle tue parole e del tuo aiuto sempre prezioso!
Un abbraccio caro Eugenio!
Che bello perdersi un momento in altri tempi, altre storie… il fascino e la malinconia di un tempo perduto. Emanuele
Grazie Emanuele, io amo tantissimo questi viaggi nel tempo, è una gioia leggere che sono graditi anche a voi!
Benvenuto qui e buona serata a te.
Sei veramente fantasiosa ,da poco sai trarre un mondo, complimenti……ciao buona domenica
Qui c’era un mondo intero Ottavia, impossibile non fantasticare. Grazie, buon weekend a te!
Ma sai che quando ho letto che era tutta opera della tua fantasia, non volevo crederci? No, per me sono loro 🙂
Oh Paola, che cosa bella hai scritto, grazie infinite!
Guardando la terza foto, con la nonna Serafina che si è mossa, ho pensato che forse Picasso deve aver visto qualcosa del genere prima di dipingere le sue facce “scomposte”!
Ma sai che è una giusta considerazione? Grande Isabella!
Un abbraccio a te cara, grazie.