Un grande uovo che contiene una sorpresa tanto sospirata, un nastro azzurro a richiuderlo.
Le ovette piccoline e i delicati non ti scordar di me, fiori dolci che profumano di primavera.
Questa è la mia cartolina per voi, con la speranza che trascorriate una giornate serena e felice, buona Pasqua a tutti voi!
Tag: Cartoline antiche
Ancora primavera
Ed è ancora primavera.
Con la leggerezza dei sentori e dei profumi, la dolcezza di una stagione che sempre si rinnova.
E con la grazia di una cartolina che viene dal passato.
I fiori in boccio, i sorrisi puliti e ingenui, gli sguardi rivolti al tempo che verrà.
E tutto rinasce e rifiorisce, è ancora primavera.
Marzo 1925: i Reali d’Inghilterra alla Stazione Marittima
Re Giorgio V e la Regina Maria lasciarono Buckingham Palace una mattina di marzo.
Li attendeva un viaggio di riposo e di svago, una crociera nel Mediterraneo, lungo le coste profumate dai mandorli in fiore, ingentilite dagli oleandri e intrise degli aromi dolci della primavera.
I sovrani intendevano imbarcarsi Genova sul loro lussuoso yacht e così, varcata la Manica, dalle coste francesi viaggiarono con il treno reale inglese che li condusse a Parigi e poi nella Superba.
A Ponte dei Mille li attendeva lo yacht reale Victoria and Albert che qui era giunto il 19 Marzo 1925.
Nel frattempo, proveniente da Rapallo, era arrivata in città la Principessa Vittoria, sorella di Re Giorgio.
La principessa, accompagnata dal Maggiore Seymour e da Lady Seymour, soggiornò all’Hotel Miramare, a breve distanza da quel porto dal quale i reali avrebbero presto preso il largo.
I sovrani erano attesi con grande curiosità per il 20 Marzo, il loro treno speciale li avrebbe condotti in forma strettamente privata da Sampierdarena a Ponte dei Mille.
La nave, lucente di ottoni suscitava molto interesse e come si può ben comprendere la stampa italiana ed estera era in gran fermento, a Genova erano arrivati moltissimi giornalisti.
E intanto ci si apprestava a garantire al re la riservatezza richiesta: racconta il cronista del quotidiano Il Lavoro che a nessuno sarebbe stato consentito accedere a Ponte dei Mille se non per certificate e giuste ragioni.
E così come era stato previsto, quando il Re arrivò a Genova, si fece in modo che il suo passaggio fosse celato il più possibile a sguardi indiscreti.
E tuttavia la folla gremiva quei luoghi dai quali si poteva assistere al passaggio del sovrano: dal terrazzo di Via Milano fino a Palazzo Doria i curiosi si assiepavano in attesa di vedere il Re.
Un tale si mise a poppa del Conte Verde, si era trovato un osservatorio ben privilegiato ma le autorità non ci misero né uno né due ad allontanarlo!
Verso le quattro del pomeriggio ecco arrivare a bordo la Principessa Vittoria, un picchetto armato di marinai inglesi venne schierato davanti alla cancellata della ferrovia.
E intanto il treno reale si avvicinava e quando finalmente si fermò la prima a scendere fu la Regina che indossava un tailleur grigio e un cappello rosso scuro, il re portava invece un soprabito grigio e un cappello nero.
I sovrani furono salutati dalla principessa, dal console inglese e dalle altre autorità.
Tutto attorno c’era un imponente apparato di sicurezza e gli altri umili mortali, chiosò caustico il giornalista del Lavoro, allungavano il collo per vedere meglio o cercavano di arrangiarsi con i binocoli.
Appena il Re posò il piede sulla scaletta della nave, solenne venne issato all’albero maestro del Victoria and Albert lo stendardo reale.
Il racconto di quegli istanti genovesi viene riferito dall’attento cronista del quotidiano Il Lavoro nelle diverse giornate che furono scenario di questo regale passaggio.
E in uno di quei giorni di marzo lo yacht Victoria and Albert lasciò il porto il Genova e prese infine il largo: ebbe così inizio la crociera dei Reali d’Inghilterra.

Un amore di un tempo lontano
E questo è un amore di un tempo lontano, ne è rimasta appena qualche traccia su due cartoline che ho di recente acquistato: le scrisse, in certi giorni del 1912, un certo Tiberio.
Tiberio mandava queste cartoline a lei che aveva un posto speciale nel suo cuore: il nome di lei era Concettina ma lui si rivolge a lei chiamandola angelo mio.
Ora, tra i due si percepiscono certe differenze nei tratti del carattere ed è lui a scriverlo, mentre le dice: ho stretto al cuore la tua cartolina cara.
E poi aggiunge di voler comprendere quei sentimenti che tu con timidezza tanto soave non mi manifesti.
Concettina è ritrosa e avrà ben avuto le sue ragioni che però, ahimé, mai conosceremo.
E Tiberio insiste e le chiede: dimmi tutto ciò che senti nel cuore in ogni tuo affetto.
Con la sua calligrafia elegantemente inclinata così dichiara il suo amore a lei, scrivendo fitto fitto sul retro di questa cartolina.
E come potete notare accanto a quelle due figure che si librano eteree c’è una di quelle scritte che spesso si trovano su cartoline di questo genere.
Non c’è possibilità di fraintendimento nelle intenzioni di Tiberio perché sulla cartolina si legge: ci ameremo tanto e staremo così sempre uniti. Infuocati baci.
Come se non bastasse il nostro poi aggiunge di suo pugno sul retro: tanti baci ardentissimi.
C’è poi una seconda cartolina sulla quale sono stampare altre parole d’amore.
È un po’ un tono melodrammatico, immaginate però la nostra Concettina mentre tiene la cartolina tra le mani.
E altre ancora sono scritte da Tiberio alla sua amata, mi rammarico di non aver trovato le risposte di Concettina alle romantiche cartoline di Tiberio.
Questo è un amore di un tempo lontano, lo ricordiamo con la speranza che sia stato felice e gioioso.
Su e giù per Via XX Settembre
Tic, tac, tic tac.
Come sempre inesorabile riparte la mia macchina del tempo e vi porta ancora su e giù per Via XX Settembre attraverso i dettagli di due cartoline di mia proprietà.
Camminando in questo passato non dobbiamo dimenticare che queste persone, prima di andarsene a spasso nella nuova arteria cittadina progettata dall’Ingegner Gamba, conobbero bene l’ormai scomparsa Via Giulia sul cui tracciato è sorta in parte questa centralissima strada genovese.
E chissà se in loro è rimasto il rimpianto di quel passato o se invece semplicemente si godono questa modernità con i suoi bei negozi dalle vetrine scintillanti.
Lì accanto al palo dell’illuminazione ci sono due signori che chiacchierano, uno dei due tiene in mano un fagotto e intanto il tempo scorre.
E passa brioso il 32 carico di passeggeri desiderosi di raggiungere la loro meta.
Questa bella cartolina venne spedita nel 1923 alla signorina Rita da parte un certo Enrico e costui, dandole garbatamente del lei, scrive con bella calligrafia: Non le ricorda nulla questa strada??
Saranno andati anche loro su e giù per Via XX Settembre infinite volte come anche noi usiamo fare? Sarei tanto curiosa di saperlo, cari amici!
Salendo ancora un po’ nella nostra Via XX Settembre incontriamo una giovane donna che incede piuttosto trafelata.
E poco più in là ecco una distinta dama che si accinge ad attraversare la strada con tutta tranquillità, si vede che il traffico in questo frammento di passato non è particolarmente intenso e i pedoni possono prendersela comoda.
E passano anche certi gentiluomini tutti con la paglietta di ordinanza, c’è un ragazzino con la maglietta a righe e una signora con l’abito chiaro: ognuno di loro potrebbe raccontarci un mondo che non abbiamo veduto.
Intanto ecco arrivare il 173 che fa servizio pubblico tra Marazzi e Quezzi e Piazza Umberto I, la nostra attuale Piazza Matteotti.
Chissà quanto tempo ci si metteva a fare tutto questo tragitto, nel nostalgico rammentare le epoche che non abbiamo vissuto dovremmo sempre cercare di tenere presenti le nostre diverse concezioni del tempo e la maniera di vivere a una diversa velocità.
Quello era un tempo più lento e così si andava con calma, su e giù per Via XX Settembre.
Nel passato di Via Carlo Alberto
Ritorniamo ancora nel passato di Via Carlo Alberto, in quella strada che verrà poi intitolata ad Antonio Gramsci.
In questo frammento di tempo lontano c’è ancora il Ponte Reale che allora collegava Palazzo Reale al mare, nella nostra epoca moderna davanti a queste case scorrerà la Sopraelevata.
In questi giorni distanti invece, si cammina sotto al Ponte Reale ed è tutto un viavai di carri, carretti e biciclette che sfrecciano da una parte all’altra.
Lì sulla sinistra c’è un ragazzetto che attraversa la strada, una signora è ferma davanti al chiosco, un uomo pedala vigorosamente e il tram porta i suoi passeggeri a destinazione.
A noi pare un tempo lento, eppure si coglie il brio dell’incalzante modernità.
Sullo sfondo la città operosa: il porto, i magazzini del cotone, il lavoro che non si ferma mai.
E questi sono tempi di grandi fatiche.
Sorge il sole su Via Carlo Alberto e ogni giorno è una conquista per questi genovesi.
E la vita scorre, oltre le finestre, sotto il cielo azzurro di un giorno lontano di Genova.
Camminando nel passato di Priaruggia
Partiamo ancora con la mia macchina del tempo, verso una caratteristica spiaggia molto amata dai genovesi.
E lì, dove una ansa accoglie il mare, batte l’onda che sfiora la riva, davanti alle case di Priaruggia.
Le barche, la quiete, il tempo dello svago.
Qui a volte il mare si gonfia inquieto per infrangersi con la sua potenza e dissolversi in spuma frizzante.
Così si estende l’onda, come un orlo di pizzo che adorna la spiaggia.
Mentre taluni indugiano sulle panchine, nella tranquillità di una giornata qualunque.
E il mare canta, gioioso e immenso.
A volte, viaggiando nel tempo, il passato e il presente si sovrappongono.
E i colori si mescolano ai toni del bianco e nero, in un eterno fluire che segue il ritmo incessante del mare.
E così si ritorna ancora una volta a camminare nel passato di Priaruggia.
Un’edicola di giornali nel cuore di Parigi
Ritorniamo nel cuore fremente di Parigi, nella città decantata dagli scrittori e sui quei viali tante volte percorsi anche solo leggendo i romanzi di Emile Zola.
Qui rifulgono gli splendori dell’Opera, questa è la zona dei magasins de nouveautés, quei grandi magazzini ridondanti di capi all’ultima moda e di articoli esclusivi che attirano la clientela curiosa ed esigente.
E là, dove sciama la folla, ecco un’edicola di giornali.
Un signore si ferma incuriosito a sbirciare le ultime notizie, due dame in abito scuro incedono solenni e distaccate.
I gentiluomini sfoggiano baffi e cappelli, uno di loro tiene in una mano un quotidiano che forse ha appena acquistato.
Accanto all’edicola si nota una lunga scala, forse viene usata per potare gli alberi.
E sul chiosco, in linea con lo spirito del tempo, campeggiano diverse pubblicità, il celebre estratto Liebig va proprio per la maggiore.
Le immagini che avete veduto sono dettagli di una mia cartolina che venne spedita nel 1902, agli albori di un nuovo secolo.
Nel turbinio della quotidianità, davanti a un’edicola di giornali nel cuore di Parigi.
Camminando nel passato in Piazza della Commenda
Tic tac, tic tac, riparte inesorabile la mia macchina del tempo e il nostro viaggio ci condurrà davanti al mare di Genova, in Piazza della Commenda.
La vita ferve, fremente e laboriosa, a breve distanza dalla nostra Via Prè.
Una mamma attraversa la piazza tenendo la sua bimba per mano, altri avventori paiono indugiare pigramente, sullo sfondo si notano un carro e un cavallo.
Poi tutto cambierà ma resterà, in qualche modo, identico a se stesso.
Alcuni trovano ristoro nel frequentatissimo bar.
E il tempo fugge, scandito dalle lancette degli orologi venduti dall’abile orologiaio che vende i suoi articoli ricercati nel suo negozio qui alla Commenda.
Lì accanto si trova anche una fornita Farmacia, forse alcuni di questi gentiluomini in completo e cappello di ordinanza si stanno recando proprio lì ad acquistare qualche medicinale.
Cigolano le ruote di legno che conducono sconosciuti passeggeri verso una meta a noi ignota.
Il tempo muta i luoghi e ciò che per taluni è il presente quotidiano è destinato a divenire memoria e talvolta persino dimenticanza.
Il tempo muta i luoghi e il loro aspetto, la storia ce li restituisce tenacemente legati al loro passato: la Commenda di San Giovanni di Prè venne edificata agli inizi del 1100 e fu ospitale per i pellegrini e i mercati e anche per i poveri della città.
In un tempo che non è più nostro ma in qualche modo ancora ci appartiene la vita scorreva, lenta e tranquilla, in Piazza della Commenda.
Seguendo le onde al Porticciolo di Nervi
Con il suo canto incessante e armonioso, l’onda sfiora la riva, si infrange e sempre ritorna, davanti al Porticciolo di Nervi.
Le case, le finestre, l’aria fresca e intrisa di salmastro.
E ancora accade, nel piccolo borgo di pescatori che pare tratteggiato dal pennello di un abile artista.
E si sale, seguendo le curve sinuose della passeggiata di Nervi, mentre tutto attorno è uno splendore mediterraneo.
Volgiamo ancora lo sguardo al passato e a un ulteriore dettaglio di una caratteristica cartolina che venne spedita nel lontano 1919.
Sulla ringhiera sono posati certi panni stesi ad asciugare, soffia benevolo il vento e l’onda sussurra le sue parole.
E sono le stesse frasi che ancora ripete alle barche che placide riposano al porticciolo.
Nella luce calda della sera.
In questa cornice perfetta dai colori pastello, sotto l’azzurro intenso del cielo, nella dolcezza della riviera.
Ieri come oggi, seguendo le onde al Porticciolo di Nervi.















































