Estate ai Bagni di Sturla

Ecco l’estate ai Bagni di Sturla, mentre l’onda lenta lambisce la riva portando con sé la gioia e la spensieratezza della stagione del sole.
Un papà vestito di tutto punto tiene fra le braccia la sua bimbetta, mentre una fanciulla con l’abito candido e il parasole in un mano scende con grazia dalla barca.

Sulla spiaggia si fa sfoggio di ricercate eleganze, forse non è nemmeno tanto caldo o comunque le signore non rinunciano certo allo stile.
Si chiacchiera amabilmente, mentre la brezza marina spira leggera.

È un tempo felice e rilassato, in questa parte del litorale così generoso di molta bellezza.

C’è un bimbetto che corre allegro verso le onde tenendo stretto il suo salvagente, mentre il marinaio, saldo ed affidabile, aiuta i bagnanti a scendere dalla barca.
Ed è tutto un gioco di magnifici equilibri, dondolando sull’acqua del mare.

Nel tempo della bella estate ai Bagni di Sturla.

Attraversando Piazza De Ferrari

Ritorniamo nel nostro passato e fatalmente ci ritroviamo in Piazza De Ferrari.
Non c’è molta gente in giro, alcuni sono fermi a chiacchierare, altri se ne stanno all’ombra dei portici, un solerte lavoratore trascina un pesante carretto.

L’omnibus partito dalla vicina Piazza Umberto I (così un tempo si chiamava la nostra attuale Piazza Matteotti) porta i suoi passeggeri alla loro meta, alla Foce.
Sulla destra si notano delle paratie di legno, i lavori di edificazione della parte alta di Via XX Settembre non sono ancora terminati e i genovesi guardano con curiosità alla nuova città che sorge giorno dopo giorno davanti ai loro occhi.

Una signora, elegantemente fiera, incede sicura con il suo abito alla moda, il cappello fastoso e l’ombrellino a quadri.
Nulla nel suo abbigliamento è lasciato al caso, la classe è anche nei dettagli.

E poi ci sono altri dettagli che colpiscono la mia attenzione e riguardano l’ambiente circostante, quella piazza non troppo affollata.
Guardiamo le tende sotto i portici di Via XX Settembre, si legge che là sotto si trova un locale leggendario ed invitante: ecco a voi il Caffè Ristorante Bavaria e l’American Bar Bavaria.
Tenetene conto per vostri viaggi nel passato, cari lettori!

E poi, un po’ più in là, alle spalle dell’uomo con il carretto sotto i Portici dell’Accademia, ecco un’altra tenda più chiara sulla quale la scritta è meno leggibile ma si intuisce che c’è un locale che porta il nome dell’Accademia.

Ritornando nel passato un mondo scomparso timidamente si svela, mentre noi camminiamo piano in Piazza De Ferrari come la signora con l’ombrellino a quadri.

La stagione dei bagni a Sampierdarena

Nel mezzo della calda estate la folla dei bagnanti occupa le spiagge ai piedi della Lanterna.
Una barchetta veleggia sull’acqua chiara e nel tempo dolce dell’estate ognuno trova il proprio svago in questo mare di Sampierdarena tanto amato.
Alcuni nuotano, altri si dilettano con i tuffi dal trampolino.

Altri ancora se ne stanno ad oziare sulla spiaggia, certe signore invece sono là in piedi, tutte intente in un’appassionante conversazione.

E mentre l’onda lambisce la riva alcune bagnanti amano restarsene sedute sul bagnasciuga.

È un tempo che a ognuno riserva una gioia, un istante di spensieratezza e magari al momento non si sa nemmeno comprendere quanto sia fondamentale quella leggerezza capace di scacciare almeno per qualche istante i pensieri dalla mente.
Il tempo poi scorrerà e quella spiaggia un giorno sparirà, lasciando il posto alle navi e alla vita fervente del porto.

Nei giorni di un’altra estate il mare accarezzava la riva e tutti guardavano l’orizzonte, nella stagione dei bagni a Sampierdarena.

Sinceri auguri di felicità

È una semplice cartolina del tempo passato e reca sinceri auguri di felicità destinati al gentilissimo signorino Domenico.
Questo signorino Domenico doveva essere un bambinetto o forse un ragazzino e se ne stava in quel di Rivarolo Ligure, sulla cartolina non c’è nemmeno scritto un indirizzo preciso ma io sono sicura che il postino sapesse precisamente dove trovare il signorino Domenico per mettere tra le sue mani la corrispondenza inviata da Alessandra.
Due marinaretti, un vela, un magnifico equilibrio per una cartolina semplicemente deliziosa che recava dolci e sinceri auguri di felicità.

Camminando nel passato di Caricamento

Tic tac, tic tac, è ripartita ancora la macchina del tempo e grazie ai dettagli di una mia bella cartolina ce ne andiamo nella Genova del passato e in uno dei suoi luoghi frementi di vita e di commerci.
Siamo in Piazza Caricamento che prende il suo nome dal caricamento delle merci che qui veniva effettuato a partire dalla metà dell’Ottocento.
C’è una sorta di chiosco e un continuo andirivieni di gente.

E poi carri, carretti, cavalli, una confusioni di voci e di suoni.

Ecco la figura di Raffaele Rubattino, armatore dei Mille, così raffigurato nella statua opera di Augusto Rivalta.
Come si noterà la solenne figura del Rubattino è rivolta verso ponente mentre ai giorni nostri egli guarda il mare.
E osserviamo bene la palazzata di Caricamento: sotto a certe finestre si scorge chiaramente un’insegna.

È quella del celebre Albergo del Raschianino o della Felicità, reso famoso da certi patrioti.

Infatti, come ancora ricorda una targa marmorea affissa sull’edificio, qui si trovarono i volontari della Spedizione dei Mille pronti ad imbarcarsi sul Piemonte e sul Lombardo al seguito del Generale Garibaldi.
Di quel loro soggiorno all’Hotel Raschianino ho già avuto modo di scrivere diverso tempo fa in questo post.

Proprio a fianco al Raschianino ecco un’altra vecchia gloria cittadina: è l’Hotel Smith con le sue camere con vista.

Continuiamo a passeggiare per Caricamento, qui è tutto un cigolio di ruote di carri e sono cataste di casse e di merci, c’è gran da fare da queste parti.
Ma cosa ci sarà là dietro?

Di sicuro c’è la bottega di un liquorista che di certo è molto frequentata, del resta è in una posizione decisamente strategica.

E tutto attorno la vita è frenetica e pare non fermarsi mai.

Ora, come già sappiamo, Raffaele Rubattino se ne sta là rivolto verso il mare e da qualche tempo lì intorno sono stati posizionati degli alberi che ancora devono crescere.

Guardando con occhi diversi, tuttavia, si può ancora vedere l’antica Caricamento e quel suo lontano passato.

La stagione balneare a Pegli

E poi venne il caldo ed ebbe inizio la stagione balneare a Pegli.
Così la bella e ampia spiaggia del ponente si affollò di bagnanti accaldati, era il tempo dello svago e della serenità.

Certe signore se ne stavano un po’ distanti dalla riva, qualcuna si riparava con un elegante parasole, altre se ne stavano sedute sui sassi a conversare amabilmente.

C’era chi stava con i piedi in acqua, chi osservava titubante il mare nell’indecisione se buttarsi o no, c’era persino chi se ne stava vestito di tutto punto sulla spiaggia, con giacca e cravatta e pure con il cappello in testa, chissà che caldo!

Alcune signore se ne stavano all’ombra della tenda ad osservare la vita della spiaggia, molti portavano candidi accappatoi.

Alcuni si avventuravano nell’acqua con l’ausilio di un salvagente e altri si sorreggevano con cautela alla corda.

Certi se ne stavano sul bagnasciuga e alcuni bimbetti erano lì sdraiati sulla spiaggia, mentre la signora in bianco si allontanava con passo deciso.

Tutte le immagini sono dettagli tratti da una mia cartolina che venne spedita nel 1910 da una certa Enrichetta alla signorina Dina di Mignanego, era il tempo delle cartoline che facevano questi brevi viaggi da una località all’altra.
E il tempo scorreva, fluendo lieve come l’onda, sulla spiaggia di Pegli.

Le fioraie di Piazza De Ferrari

Le fioraie di Piazza De Ferrari stavano sempre nella loro favorevole posizione e a Genova, io credo, tutti le conoscevano.
Le fioraie di Piazza De Ferrari avevano modi gioviali e garbati ed esponevano i loro fiori in quelle grandi e capienti ceste.
Un lavoro non esente da fatica, si intende, eppure ci giurerei che nessuno le abbia mai sentite lamentarsi: le fioraie di Piazza De Ferrari erano donne di carattere e con una certa tempra.
E avevano la loro affezionata clientela, c’erano certi giovanotti che volevano fare i galanti con le signorine e allora andavano a procurarsi mazzolini di fiori odorosi dalle fioraie di Piazza De Ferrari.
E loro, le fioraie, davano a ciascuno il consiglio giusto.

Le fioraie di Piazza De Ferrari erano sagge e pazienti e videro il mondo piano piano cambiare nelle mode, nelle maniere, negli aspetti quotidiani della vita cittadina: quella vita prese a scorrere lenta e inesorabile davanti ai loro occhi.

E forse ne seppero custodire memoria, tramandando a figli e nipoti il ricordo di quei giorni vissuti e di quando loro erano le fioraie di Piazza De Ferrari.

Sulla spiaggia della Foce

Ritornando nel passato vi porto con me sulla riva del mare, sulla spiaggia della Foce.
È un tempo lontano e diverso e lentamente svanirà, tutto attorno è destinato in qualche modo a mutare, nel segno della modernità e del cambiamento.
In questo tempo felice sulla spiaggia della Foce c’è una bimbetta con la vestina chiara e ci sono le barche degli instancabili pescatori del borgo.

In lontananza la maestosa Chiesa dei Santi Pietro e Bernardo nella sua favorevolissima posizione.
E poi semplici case, finestre aperte a fare entrare la frizzante brezza marina, panni stesi ad asciugare al sole e tutta una gioia di vita e di autenticità.

Sulla spiaggia si lavora e si fatica, nessun istante può essere sprecato.

Sullo sfondo la costruzione di legno dello stabilimento balneare perché la spiaggia è anche il luogo dello svago, del gioco e della libertà.
Convivono qui diverse anime di un borgo e poi di una città che in questo mare ritrova il proprio cuore e la sua identità.

In un tempo che è poi scivolato via, dissolto come la spuma bianca del mare, sulla spiaggia della Foce.

Camminando nel passato davanti alla Stazione Principe

Tic tac, tic tac, la macchina del tempo è ripartita ancora e ancora ci porta in un passato lontano davanti alla Stazione Principe.
Passa briosa una carrozza trainata da due cavalli e conduce i suoi passeggeri alla loro meta, mentre tutto attorno c’è un convulso via vai di viaggiatori.
E sullo sfondo, in lontananza le colonne.
Mi è venuto da domandarmi: cosa c’era allora al posto delle scale mobili e della biglietteria, al posto dei bar e degli esercizi commerciali che troviamo all’interno della Stazione?
Un giorno o l’altro la macchina del tempo ci condurrà anche lì ma per adesso restiamo qua fuori tra i genovesi in partenza o in arrivo.

Il punto di osservazione è il marciapiede di fronte alle catenelle che delimitano il Monumento a Cristoforo Colombo.

E c’è un tale che volge la testa indietro, forse distratto da qualche accadimento.
Il signore con il completo chiaro, invece, pare concentrato sulle sue faccende, son quasi certa che sia un brillante uomo d’affari giunto da poco in città per alcuni suoi interessi che deve curare.

Poco distante ecco un ragazzino che pare reggere forse una pesante cartella, davanti a lui c’è una donna, forse la mamma, a guardarli bene credo che lei gli stia dando uno dei suoi preziosi consigli.

Accadde tutto in un altro tempo.
La cartolina era destinata a un soldato e viaggiò in un giorno del 1917.
Portava con sé un carico di ricordi, forse l’immagine di un luogo caro, una città a cui ritornare per camminare ancora, nel futuro di Genova.

Camminando nel passato di Piazza Ponticello

Tic tac, tic tac, così riparte inesorabile la mia macchina del tempo e ci porta ancora una volta in un luogo perduto di Genova, quella Piazza Ponticello che a metà degli anni ‘30 verrà demolita e scomparirà per lasciar spazio a quella Genova Nuova che sorgerà tra Piazza Dante e Via XX Settembre.
Tempo fa, nel mio girovagare per le strade di Genova, trovai una traccia di Piazza Ponticello e quella fu davvero un’emozione grande e la descrissi così in questo post, fu davvero come ritornare ad un passato scomparso.
E quell’emozione ritorna, oggi, nell’attraversare Piazza Ponticello scrutando i dettagli di una mia bella cartolina che ci restituisce intatto quel mondo lontano.
Vivace, convulsa, una baraonda di vita e di voci, di suoni e di profumi, così doveva essere Piazza Ponticello.
In lontananza si staglia la prospettiva di Via Fieschi e in primo piano si nota un ragazzino vestito alla marinara: è voltato verso la Piazza e pare invitarci ad andare con lui alla scoperta di questo luogo a lui caro.

Sul muro è affisso un manifesto della Singer, fortunate le giovani donne del tempo che hanno una macchina da cucire a pedale con la quale confezionano gli abiti e ciò che è necessario!
Lì accanto c’è l’ingresso di una bottiglieria dove si serve vino buono per brindare alla bellezza della vita.

Al piano superiore ecco le insegne di altre attività, la sartoria avrà di certo buoni affari in Piazza Ponticello.

Ecco ancora la sartoria del Signor Cosimini, con il suo bel bancone di legno, le stoffe lisce e pregiate, le scatole ricolme di bottoni e nastri.
E osservate con attenzione il dettaglio di questo frammento di cartolina.
A sinistra si nota una tenda tirata in fuori e su di esse è impresso il nome dell’attività: è la leggendaria Cremeria Buonafede che qui aveva una delle sue sedi.
Ai giorni nostri, per la gioia di genovesi e visitatori la panna e le altre delizie di Buonafede si trovano ancora in Via Luccoli e in Via degli Orefici.

In questo istante del passato, invece, in Piazza Ponticello si fa la fila per assicurarsi una dolce ricompensa e c’è anche un piccoletto con tanto di braghe corte e bretelle, se ne sta lì impaziente e desideroso di assaporare quella bontà!

Quanto è briosa questa Piazza Ponticello, la percorrono massaie trafelate, elegantoni con raffinate pagliette e lavoratori che non si risparmiano: guardate bene, dietro al bambinetto in primo piano con il cappello c’è un uomo che trascina un carretto e un po’ più a destra un tale che trasporta una piccola botte.
In Ponticello trovate poi una fornita farmacia e alla Trattoria Fieschi tutto è pronto per accontentare i palati più esigenti.

Ecco ancora un altro lavoratore con un pesante pacco sulla schiena, doveva essere dura a quei tempi, se ci pensate.
Al centro della Piazza zampilla l’acqua nella fontana: è il celebre barchile che oggi è collocato in Campetto.
Un tempo era qui, tra i i suoni e i colori di questa piazza.

Questa era Piazza Ponticello, colorata, popolare, allegra, fremente di vita e di voci e a volte, come per una misteriosa magia, pare ancora tutto reale e presente.