Santa Maria di Castello: il Polittico dell’Annunciazione

Ritornando nella Chiesa di Santa Maria di Castello vi porto con me ad ammirare un capolavoro di bellezza: il polittico dell’Annunciazione opera di Giovanni Mazone che venne ultimata entro l’anno 1469.
Si tratta di un autentico capolavoro eseguito con perizia e straordinaria bravura e la sua leggiadria risplende di oro.

Nella tavola centrale si ammirano le figure di Maria e dell’Arcangelo Gabriele, sullo sfondo sono scritte a lettere dorate le parole latine pronunciate dall’angelo: Ave grazia plena, Dominum tecum che significa Ave, piena di grazia, il Signore è con te.

Nelle due tavole laterali sono effigiati dei santi.
A sinistra San Giacomo e San Giovanni Battista che regge su un cuscino rosso l’Agnello di Dio.

A destra invece si nota San Domenico con l’abito del suo ordine e accanto lui San Sebastiano.

La ricchezza dell’opera si ritrova poi anche nell’opulenta e raffinata cornice di legno dorato.
Osservando la parte superiore si noterà che vi sono collocati tre quadretti raffiguranti il Calvario e i Santi Giovanni Evangelista e Rocco.

Nella predella invece sono dipinti diversi episodi riferiti alla venuta al mondo di Gesù, dal Matrimonio della Vergine fino alla presentazione al tempio.

E poi, in questa sublime rappresentazione sacra, si ammira la grazia eterea di Maria.
Ha il manto regale, l’abito ricco e fastoso, le perle incorniciano i capelli biondi, il suo velo è impalpabile e prezioso e le sue mani dalle dita sottili sono incrociate sul petto.

Davanti a lei un libro di preghiere, gli sportelli aperti lasciano intravedere altri piccoli volumi.

L’angelo, solenne e magnifico, annuncia così la parola di Dio.

Sullo sfondo, tra le due figure, si scorgono un panorama bucolico e una bella fontana marmorea.

In un insieme di assoluta bellezza e di mistica armonia.

A incorniciare ulteriormente questo capolavoro di lucente bellezza è poi il baldacchino in marmo scolpito da Domenico Gagini.

Così, visitando la bella Chiesa di Santa Maria di Castello, alzate lo sguardo verso la meraviglia del Polittico dell’Annunciazione di Giovanni Mazone.

Santa Maria di Castello: la Cappella di Sant’Antonino da Firenze

Vi porto ancora una volta nell’antica Chiesa di Santa Maria di Castello ad ammirare una Cappella risalente al 1525 e dedicata al domenicano Sant’Antonino che fu vescovo di Firenze.
Al centro è collocata la pala d’altare di Pietro Francesco Sacchi e risalente all’anno 1526, è un’opera luminosa e resa vivace dai molti contrasti di colore.

Vi sono così rappresentati San Giovanni Battista, Sant’Antonino da Firenze e San Nicola da Tolentino.

Simboli, gesti e sapienti simmetrie.

Sullo sfondo un panorama bucolico dai toni sfumati.

E nella parte superiore del dipinto una radiosa Madonna con il Bambino.

Alla base, invece, è raffigurato il Compianto di Cristo e Santi, sempre opera dello stesso Sacchi.

Oltre al suggestivo dipinto la cappella è poi arricchita da innumerevoli elementi decorativi.

Nella volta è raffigurato Dio Padre Beneficente ed è attribuito all’artista cinquecentesco Raffaele De Rossi, come si legge nel pannello illustrativo collocato in Chiesa.

Sulle pareti si ammirano invece due scene della vita di Re Davide.

La parte inferiore della Cappella è inoltre rivestita con i tipici laggioni, le piastrelle di ceramica che si trovano anche in diversi palazzi del nostro centro storico.
E lì, sul lato sinistro, vi è anche la cara immagine di San Giovanni Battista.

Sul lato opposto, invece, tra le piastrelle si scorge un fiero San Giorgio che uccide il drago.

È questa una delle meraviglie che potrete vedere varcando la soglia di Santa Maria di Castello.

Qui si custodisce la vibrante leggiadria della Cappella di Sant’Antonino da Firenze.

Santa Maria di Castello: la Madonna Assunta

Opera di Anton Domenico Parodi, valente artista vissuto nella seconda metà del ‘600, questa scultura magnifica e grandiosa è collocata sull’altare maggiore dell’antica Chiesa di Santa Maria di Castello.
Vi è rappresentata la Madonna Assunta, dolce figura che lieve volge il suo sguardo verso Dio.

L’altare sul quale è posata è una raffinatezza di marmi e di decorazioni diverse.

Il gruppo scultoreo si distingue poi per armonia e formidabile senso del movimento, tutte le figure contribuiscono in maniera diversa a restituire una particolare leggiadria.

E gli angeli circondano la Madonna: un piccolo putto regge con la manina il manto di Maria, altri volgono le loro testoline ricciolute verso l’Assunta.

Un angelo più grande spiega invece le sue ampie ali e rivolge il suo sguardo mistico a Maria.

Stelle dorate incorniciano il capo della Madonna, la luce e l’ombra evidenziano i tratti del suo viso e le pieghe dei suoi abiti.

E così la sua grazia radiosa è custodita nella quiete mistica della Chiesa di Santa Maria di Castello.

L’Oratorio di Santa Maria, San Bernardo e Santi Re Magi

L’Oratorio di Santa Maria, San Bernardo e Santi Re Magi si trovava nel cuore antico della città, alle spalle della Chiesa di Santa Maria di Castello e il suo nome deriva dalle diverse confraternite che vi confluirono.
La prima di queste Confraternite ebbe origine nel 1309 e nel 1344 si trasferì da Morcento al Chiostro di Santa Maria di Castello e prese appunto il nome di Confraternita di Santa Maria, i suoi membri si occupavano in particolare di assistere i poveri lebbrosi così bisognosi di aiuto.
Sul finire del ‘600 ad essa si unì la Confraternita di N. S. Della Misericordia, in seguito nel 1723 si aggiunse la Confraternita di San Bernardo e nel 1802 quella dei Santi Re Magi.
Tutte queste interessanti notizie sono riportate nel volume Gli Oratori di Genova – Un manoscritto del 1912 di Paolo Novella edito da Compagnia dei Librai nel 2002, da queste pagine scopriamo anche che l’antico oratorio era ricco di opere d’arte.

La storia dell’Oratorio si intreccia inesorabilmente alla storia della città.
Quando Genova venne bombardata dalla flotta francese del Re Sole nel lontano 1684 anche l’Oratorio subì molti danni venendo devastato da un incendio e diverse opere d’arte furono così distrutte dalle fiamme che si alzarono verso il cielo mandando in cenere statue e dipinti.

Novella ci racconta ancora dell’Oratorio risalente al ‘600 e alla sua epoca ancora esistente, narra dei magnifici affreschi di Lazzaro Tavarone che adornavano la volta e racconta poi dei dipinti ed opere d’arte qui condotti dall’Oratorio della Foce, erano opere di Mulinaretto, Bernardo Castello e Giovanni da Passano.
Lungo è l’elenco delle meraviglie che non possiamo più ammirare, qui c’era anche un dipinto di Luca Cambiaso intitolato Il martirio di San Bartolomeo.

Le pagine cupe della nostra storia ci conducono poi ai giorni tragici dei bombardamenti subiti durante la II Guerra Mondiale, questa zona fu pesantemente colpita e l’Oratorio con le sue ricchezze venne distrutto durante un bombardamento aereo nel 1944.
Questa zona del resto fu particolarmente colpita in quegli anni bui, ancora si conservano i ruderi dell’antica Chiesa di Santa Maria in Passione attigua all’oratorio e della quale ebbi modo di scrivere tempo fa in questo articolo.

Dall’antico Oratorio di Santa Maria, San Bernardo e Santi Re Magi proviene il Crocifisso di Giambattista Bissone sito sull’altare maggiore della Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria o anche nota come Chiesa di Santa Caterina da Genova.

La testimonianza dell’antico Oratorio resta poi anche nella targa marmorea nella quale sono incisi il nome della Confraternita e la data 1309 che ne segna così l’origine.

La targa è collocata sul civico 37 di Via di Santa Maria di Castello e così, percorrendo queste antiche strade di Genova, ancora oggi lo sguardo ancora trova la traccia di una lontana devozione e del perduto Oratorio di Santa Maria, San Bernardo e Santi Re Magi.

Santa Maria di Castello: la Madonna del Rosario

È una statua magnifica dedicata alla Madonna del Rosario ed è opera dell’artista settecentesco Pasquale Navone.
La cappella che la ospita nella Chiesa di Santa Maria di Castello è così riccamente decorata.

La scultura in legno policromo spicca per i suoi colori vivaci e per quell’armonia di gesti non di certo lasciata al caso ma studiata con vera attenzione.

Dolci angioletti accompagnano Maria e il Suo Bambino.

Misericordia e dolcezza materna illuminano il viso giovane della Madonna.

E questo splendore dell’oro sovrasta la cappella.

La raffinatezza ricercata dei marmi circonda così la statua, sulle pareti laterali trovate tele di apprezzati artisti.

È la consueta ricchezza delle antiche chiese.

E ancora piccoli angeli a custodire questa bellezza.

Così si rivela nel mistico silenzio di Santa Maria di Castello, la grazia della Madonna del Rosario.

Santa Maria di Castello: la Madonna Immacolata

È una delle opere magnifiche che si trovano in una delle sale del Museo di Santa Maria di Castello: è la Madonna Immacolata, splendida opera attribuita all’artista Anton Maria Maragliano.
E si coglie una grazia ineguagliabile nella sua sacra gestualità.

Calpesta il serpente e così si erge, ai piedi di Lei piccoli e deliziosi angioletti.

La statua lignea colpisce per il senso di leggerezza e di movimento, per quel manto smosso da mistico vento.

Nelle sue perfette proporzioni è armoniosa, leggiadra, meravigliosamente lieve.

Custodita in una cara antica chiesa genovese, la statua della Madonna Immacolata così riluce di oro e di mistica beltà.

Santa Maria di Castello: una dolce Annunciazione

È uno dei marmi antichi oggi custoditi nella loggia di Santa Maria di Castello, antica chiesa sita in una parte molto amata dei caruggi della Superba.
Il candido marmo restituisce così la grazia di Maria raffigurata come ingenua fanciulla mentre, a mani giunte, resta in devota preghiera.

Ed è maestoso e regale l’angelo che si presenta al cospetto di Lei, recando un giglio delicato e un cartiglio sul quale si leggono le parole Ave Gratia Plena.

E se la Madonna è effigiata con semplicità è invece ricco di raffinatezze l’ambiente nel quale si trova: c’è una poltroncina finemente decorata e sulla quale è posto un bel cuscino, particolare è anche il leggio sul quale è aperto un grande libro.

Questo marmo è collocato in uno dei luoghi magnifici di Santa Maria di Castello.
Oltre la vetrata, il vostro sguardo troverà questo scorcio del campanile e della loggia di questa splendida chiesa genovese.

Là, in quella mistica quiete, si ammira questa dolce Annunciazione.

La Madonna della Città venerata da San Bernardo

La memoria di Genova perduta ancora oggi resta tra di noi in ciò che di essa è stato conservato e viene oggi custodito come prezioso tesoro.
Nella sacrestia della Chiesa di Santa Maria di Castello, nel cuore dei vicoli antichi, si trova un magnifico gruppo scultoreo in legno e risalente al XVII Secolo opera di Marcantonio da Poggio e un tempo collocato nel distrutto Oratorio di San Bernardo nell’omonima via.
Vi è raffigurata la Madonna della Città venerata da San Bernardo e Maria appare così come giovane fanciulla dalle gote rosate, lei e Gesù portano la corona sul capo e l’insieme colpisce per la vivacità dei colori e per il senso di serenità suscitato da questi sguardi.

La Madonna posa i piedi su una soffice nuvola, sotto di Lei piccoli angeli.

E questa grazia, questa sublime lievità.

Lo scettro in una mano, il manto turchese che ricopre la sua figura, il Bambino di Gesù così dolcemente stretto a Lei in una rappresentazione sacra di formidabile armonia.

Ai piedi di Maria il Santo in devota preghiera, colpisce la ricchezza del drappeggio del suo abito e la letizia sul suo volto.

Così si custodisce questa sacra dolcezza, amorevole e materna della bella Madonna della Città venerata da San Bernardo.

Santa Maria di Castello: l’Annunciazione di Giusto di Ravensburg

Per ammirare quest’opera magnifica dovrete recarvi nell’antica Chiesa di Santa Maria di Castello, nel cuore della città vecchia.
Là, nella Loggia dell’Annunciazione, è collocato l’affresco realizzato da Giusto di Ravensburg tra il 1451 e il 1452.
Un panorama bucolico e rasserenante, colori chiari e tenui e un gioco di sapienti simmetrie.
Dio Onnipotente tutto sovrasta ed è raffigurato al centro dell’affresco, tra l’Arcangelo Gabriele e la Madonna.

E i diversi tempi qui rappresentati insieme: oltre la porta, alle spalle dell’Arcangelo Gabriele, la scena della Natività.
Oltre la trifora, invece, la Visitazione.

In questo affresco spiccano poi una varietà di dettagli e una straordinaria ricchezza di particolari
Ecco così lo sportello socchiuso, i libri e le chiavi.

E ancora altri testi sacri.

Una conca colma d’acqua e un uccellino che beve, pare essere un cardellino, uno dei simboli della Passione di Cristo.

L’Arcangelo Gabriele e il suo gesto ieratico.
Tra lui e la Madonna, scritte in oro ed in latino, le prime parole dell’Ave Maria che compongono appunto l’Annunciazione.

La dolcezza della giovane Maria, il suo manto azzurro a incorniciare il viso etereo, i capelli chiari, l’aureola lucente.

La scatola con i rocchetti di filo, il vaso raffinato e all’interno di esso il giglio odoroso e simbolo di purezza.

Le ombre degli oggetti, la semplice quotidianità della vita e il mistero dell’Immacolata Concezione.

Nella quiete mistica di Santa Maria di Castello.

Questa la delicata Annunciazione di Giusto di Ravensburg, un capolavoro di grazia e di armonia.