Cavalli sui prati di Fontanigorda

E ritornando a Fontanigorda ho incontrato i cavalli che in questo periodo dell’anno si godono la quiete silenziosa e il tepore dei giorni di giugno.

Magnifiche e regali creature.

Tra l’erba verde e intrisa di rugiada.

Inconsapevolmente ho anche immortalato un elegantissimo movimento della coda.

All’ombra degli alberi, in attesa dell’estate.

I cavalli mi sono sempre parsi depositari di una sorta di saggezza che traspare dal loro incedere aggraziato e dalla loro armonia.

Come molte delle creature che ci circondano forse conoscono meglio di noi i segreti veri della natura.

Nell’incanto del silenzio sui prati di Fontanigorda.

Rose di giugno a Fontanigorda

Queste sono le rose di giugno a Fontanigorda, le ho vedute ieri, nel corso di una mia visita nel paesino del mio cuore.
Sono boccioli delicati che attendono la calda estate.

E petali di seta per rose ambiziose ed elegantissime.

E candido bianco screziato appena di cipria.

E i colori del sole che richiamano la luce e le giornate radiose.

E boccioli racchiusi nella loro inesorabile leggiadria.

Cespugli odorosi colmi di fiori gentili.

E delicate tonalità confetto per la regina dei fiori.

Sono le rose di giugno in tutta la loro sfolgorante bellezza.

Sbocciano così generose nei giardini, nella quiete magnifica della mia amata Fontanigorda.

Le coppette della campagna

Le coppette della campagna stavano nella casetta di Fontanigorda e ora sono diventate coppette di città.
A dire il vero, come molti degli oggetti che solitamente abitano in certe case di campagna, in una precedente vita erano già state coppette di città e quindi, dopo aver cambiato il loro destino, si può dire che sono ritornate alle origini.
Le coppette della campagna hanno quindi trovato posto nel mobile della cucina e sinceramente non mi sembra di averle viste spaesate, del resto è da più di mezzo secolo che ci frequentiamo: o di qua o di là sempre noi siamo!
Come tutto ciò che ha molto vissuto, anche le coppette della campagna hanno qualche imperfezione e qualche acciacco, anche loro portano i segni del tempo, è un fatto inevitabile per ognuno di noi, anche per delle oneste coppette che hanno sempre fatto il loro dovere.
In tutti questi anni, nel loro quieto soggiornare nella credenza di Fontanigorda, hanno avuto stagioni sonnecchianti e pigre, in inverno e in altre stagioni lassù non ci si andava mai e le coppette stavano lì pazienti ad aspettare accanto alle altre stoviglie.
Quando poi arrivava l’estate arrivava finalmente anche per loro il momento di entrare in servizio e devo dire che le care coppette si sono sempre comportate egregiamente.
Le coppette della campagna hanno di volta in volta ospitato macedonie di frutta e golosi dessert, morbidi budini, gelati alla panna e alla stracciatella.
In particolare però queste coppette hanno accolto la delizia delle fragoline di bosco che maturano alla fine di giugno e poi la freschezza dei lamponi e dei mirtilli e infine la bontà delle more che sono le ultime a maturare tra i frutti di bosco.
E così le coppette della campagna hanno ora un nuovo destino e continuano, in qualche modo, ad accompagnarmi.
Con la dolcezza del ricordo di ciò che si è vissuto insieme, nei giorni lontani e in quelli più vicini.

Alle fermate della corriera

All’inizio di ottobre ho passato una giornata nella mia bella Fontanigorda e per arrivare fin là ho usato la sprintosa corriera che, curva dopo curva, arriva in Val Trebbia.
Sulla via del ritorno, poi, ho notato un particolare al quale non avevo mai fatto caso: anche gli utenti della corriera, come quelli degli autobus, naturalmente amano le comodità.
E infatti dal finestrino del mezzo sul quale viaggiavo ho potuto notare diverse fermate della corriera arricchite con arredi diversi per l’agio dei viaggiatori.
Ecco qua la pensilina e sotto di essa la panchina per le attese.
Si vede che non era sufficiente perché, lì di lato, qualcuno ha aggiunto due comode sedie da cucina, in più su una di esse era posato un libro per ingannare la noia durante l’attesa mentre sull’altra sedia c’era una sciarpa forse smarrita da qualche distratto passante.

E proseguendo ancora verso Genova ecco un’altra fermata e un’altra seggiola aggiunta da qualche lungimirante viaggiatore.
Quando ritornerò su da quelle parti guarderò ancora con maggiore attenzione, sono certa che ci siano altre sorprese alle fermate della corriera.

Tre creature del bosco

Sono tre creature del bosco e dietro di loro c’è un piccolo vasetto dove mettere i fiori.
Non so da dove provengano le tre creature del bosco, si tratta di un soprammobile di semplice fattura e secondo me doveva essere in casa della mamma quando lei era ancora una ragazza, magari negli anni ‘50 o forse nella sua prima casa da sposa.
Io però le tre creature del bosco le ho sempre viste a Fontanigorda.
Prima erano nella casa dove ho passato le estati della mia infanzia e dove andavamo in vacanza quando c’eravamo ancora tutti, poi al principio degli anni ‘90 le tre creature del bosco, con un balzo, si sono trasferite nella casetta nel sottotetto dove ho passato un numero infinito di estati con la mamma.
Stavano nel salottino, su un mobiletto, era il posto perfetto per loro e per fortuna non hanno mai subito danni.
Lassù tenevamo, sul tavolino della sala, una cioccolatiera senza coperchio che usavamo come portapenne: ci stavano tutte le penne e le matite per fare tutte le parole crociate di questo mondo!
Ecco, la cioccolatiera una volta purtroppo mi è caduta ed è andata in mille pezzi, tutto sotto gli sguardi stupefatti delle tre creature del bosco!
Ah, questi tre se potessero parlare ne avrebbero di ricordi da condividere, forse si rammentano anche dei pranzi di ferragosto, dei cestini con i frutti di bosco e delle torte deliziose per le merende estive.
Abbiamo fatto un lungo pezzo di strada insieme, noi quattro.
E così, come comprenderete, era evidente che il mio cammino non si potesse separare da quello delle tre creature del bosco.
E infatti, anche se da quest’anno non passo più l’estate nella casetta nel sottotetto di Fontanigorda, tutto quello che aveva un certo significato affettivo e un valore per me inestimabile ha trovato posto qui a Genova.
Ce lo siamo detti francamente, io e le creature del bosco, ci siamo guardati negli occhi e abbiamo stabilito che loro tre sarebbero diventate tre creature del bosco in città.
E così adesso hanno trovato posto su un mobile della cucina e guardano tutte le cose dall’alto, amorevoli custodi delle mie memorie di giorni felici.

La fusaggine: una pericolosa bellezza d’autunno

Il bosco, in ogni diversa stagione, riserva meraviglie e inaspettati stupori e tra gli alberi, in autunno, si ammira una pianta dai colori particolari.
Il nome scientifico di questa pianta è Euonymus europaeus ma è comunemente nota come fusaggine ed è anche detta berretta del prete in quanto i suoi piccoli frutti somigliano molto nella forma al copricapo dei cardinali.

Dondola così aggraziata la fusaggine nella fresca aria autunnale e così l’ho veduta a Fontanigorda.

Con il legno di questa pianta si costruivano un tempo i fusi per filare la lana e da questa consuetudine deriva quindi il suo nome.
Inoltre con questo legno debitamente carbonizzato, si fanno i carboncini per i disegnatori.

In estate la fusaggine fa dei piccoli fiori bianchi, in autunno si veste invece dei frutti dal colore acceso.

Malgrado la sua indiscutibile e ammaliante leggiadria questa pianta è una meraviglia della natura da guardare e non toccare in quanto è tossica e velenosa in ogni sua parte fino ad essere letale.

La fusaggine, così pericolosa per l’uomo, è invece assai gradita dagli uccellini selvatici, come i pettirossi e le cince che si nutrono di queste bacche durante i rigidi inverni.

Così si stagliano i rami carichi di frutti nel cielo chiaro della Val Trebbia.

È la pericolosa bellezza della fusaggine, misteriosa bellezza d’autunno.

Rose di ottobre a Fontanigorda

Questo autunno che segue ad un’estate calda e duratura ha riservato ai miei occhi una gradita sorpresa: le rose profumate a Fontanigorda.
Una rosa rossa, magnifica e regale.

E una dal tono confetto così brillante sotto la luce del sole.

I boccioli dalle sfumature polverose.

E la rosa bianca con i petali aperti ad accogliere il calore d’autunno.

Sono rose di ottobre, conservano la memoria dei giorni del solleone.

E così si inchinano alla stagione delle foglie e delle sfumature calde.

Con i loro petali odorosi e morbidi come seta.

Sono le rose di ottobre nella mia bella Fontanigorda.

Ottobre a Fontanigorda

Ottobre a Fontanigorda è un incanto di foglie dorate nella magia e nel silenzio del Bosco delle Fate.

E i rami possenti, protesi verso il cielo, si vestono di luce e di colore.

Questo bosco custodisce i miei pensieri, i miei ricordi, la memoria delle ginocchia sbucciate, delle corse in bicicletta, delle chiacchierate con le amiche e delle merende con un gelato tra le mani.

Un luogo del cuore dove sempre ritorno.

E il bosco vive, si rigenera, si svela nel suo armonioso splendore.

Svettano gli alberi magnifici con le loro foglie frementi.

Il bosco accoglie, abbraccia, protegge.

Con le sfumature più belle dell’autunno.

Con i colori di una stagione incantevole e calda.

Là dove sgorga l’acqua nella fontana della Madonnina.

E dove le foglie si incontrano in questi contrasti formidabili.

Ottobre a Fontanigorda è quieto, pacifico, straordinario.

Ed è toni di oro, rame, bronzo e preziosa beltà dell’universo.

Camminando sotto a questi alberi mi sento parte di questo mondo meraviglioso che non conosce imperfezione.

Il bosco respira, vibra di vita, freme nel tempo di ogni stagione diversa.

Il bosco sovrasta con la sua immensità.

E così lo ascolto, sapendo che molti di questi alberi hanno veduto tutte le estate degli anni della mia vita: siamo cresciuti insieme, a volte forti e a volte fragili.

Il sole bacia le foglie e le rende ancor più dorate.

E dondolano i rami tra le case del mio amato paesino.

È lo splendore perfetto dei giorni di ottobre a Fontanigorda.

Nell’abbraccio dei monti

Sono ritornata, ieri mattina, nella mia Fontanigorda.
Così porto qui quell’aria fresca e la soffice evanescenza della nebbia che si posa nell’abbraccio dei monti.

Tra i colori autunnali, sotto il cielo celeste.

In un tepore che accoglie, con questa lenta dolcezza.

Là dove gli alberi antichi osservano il susseguirsi delle stagioni.

Così la nebbia gentile si adagia come morbida coltre, mentre il sole scalda i tetti di tegole rosse e il campanile della Chiesa di Fontanigorda.

Fremono le foglie e la vera bellezza, pura a e intatta, così rimane nel dolce abbraccio dei monti.

Un nuovo autunno

Arriva così, lento e pigro, un nuovo autunno, la stagione dai colori soffici e tenui accoglie come un caldo abbraccio.
Una copertina a quadretti sulle ginocchia, la pioggia fuori, la tazza di tè, un libro tra le mani e un’amica con cui chiacchierare anche delle bellezze dell’autunno.
L’autunno è il crepitio delle foglie cadute, tra le quiete degli alberi.

Nell’autunno, come nei giorni della vita, ritrovi ciò che hai messo da parte nelle stagioni migliori: la legna che hai faticosamente custodito nel tempo caldo può ardere nel fuoco e un accogliente tepore riscalda i cuori.

L’autunno è l’attesa delle cose semplici e tutto ritorna, nel ciclo perenne della vita e del suo fluire.

E nell’autunno si gustano i doni della terra coltivati con cura e attenzione nel tempo d’estate.

È il tempo delle zucche che trattengono nella loro polpa il colore caldo del sole.

E le arbanelle custodiscono i profumi e sapori intensi del bosco.

È una bella stagione l’autunno, con i suoi ritmi e le sue sorprese.
E la si attende, al limitare del bosco, con cauta curiosità.
È un tempo nuovo, è il tempo d’autunno.