La seggiolina a dondolo di Achille Testa

C’era una volta, nello studio di un bravo fotografo genovese, una romantica seggiolina a dondolo destinata ai più piccini.
Il fotografo si chiamava Achille Testa e l’ho spesso nominato su queste pagine proprio per il suo ineguagliabile talento nel ritrarre i bambini: le sue belle fotografie restavano come ricordo prezioso di quei giorni d’infanzia di un’epoca lontana.
E così, uno dopo l’altro, tanti piccoli genovesini andarono ad accomodarsi su quella seggiolina a dondolo.
Con un sorriso, un abitino tutto pizzi e tutta la vita davanti.

E poi con questa allegria e con questa spontanea gioia di vivere.

Le due precedenti fotografie sono già apparse sulle pagine di questo blog ma di recente alla mia piccola raccolta se ne sono aggiunte altre che raccontano ancora di bimbetti e di quella seggiolina a dondolo.
A piedi scalzi, con la manina saldamente posata sul bracciolo e con una catenina d’oro al collo.

Come si dice in questi casi? Ogni riccio un capriccio!
Questo bambino però è davvero di una dolcezza infinita, è bello come un piccolo putto.

E poi ancora lei, lei che è un po’ più grandicella e la mamma le ha messo il vestitino chiaro ed elegante proprio per l’occasione.

Ha le calzette scure, le scarpine un po’ impolverate e chissà se resiste alla tentazione di dondolare avanti indietro interrompendo l’opera paziente del fotografo.

Lei, con la sua frangetta e i capelli mossi, con il suo sguardo ingenuo e stupefatto, come altri bambini del suo tempo venne ritratta in quei giorni della sua infanzia sulla seggiolina a dondolo del fotografo Achille Testa.

Tra le braccia della balia

E così, in un tempo ingenuo e felice, tra le braccia della balia.
Lei è solida, paziente, amorevole, affabile, gentile e sorride teneramente mentre stringe a sé quella creaturina alla quale è di certo affezionata.
La balia, colei che aiutava a diventare grandi, un legame antico e importante.

La bella Carte de Visite è una mia recente acquisizione ed è opera del genovese Achille Testa, a mio personale parere il più talentuoso nel ritrarre i bambini.
E in particolare qui si tratta di un tenero virgulto appartenente di sicuro a una famiglia agiata o forse anche con qualche quarto di nobiltà, lo si intuisce dalla ricercatezza degli abiti del piccino e della balia che porta anche, come spesso si usava, eleganti orecchini.

Il frugoletto ha l’aria vispa e vivace, una testolina piena di ricci e gli occhioni grandi spalancati sul mondo.

E poi gli abiti di entrambi sono arricchiti da un trionfo di pizzi delicati.
Il piccoletto porta le scarpette bianche e una fascia di tessuto a quadretti con un grande fiocco sulla schiena.

E un po’ sorride, con tenerezza, dolcemente al sicuro, tra le braccia della balia.

Sulla barca

Sulla barca, dondolando con la fantasia.
Mentre poco distante le onde accarezzano i sassi in questo tempo della vita che sa essere infinitamente dolce.
E quanta bellezza c’è attorno da scoprire, così tanta che tu naturalmente ti distrai!
E volgi lo sguardo verso un punto indefinito, forse un suono, una voce o un colore ha attirato la tua attenzione e tu, seguendo il tuo istinto infantile, ti giri verso quella direzione.
Con un ditino tra le labbra e i ricciolini spettinati dal vento.

E l’altra tua manina è tenuta stretta, salda e sicura perché tu non corra rischi magari perdendo l’equilibrio.
D’altra parte crescere è proprio una questione di magnifici e delicati equilibri: imparare a camminare, inciampare, rialzarsi, lasciarsi guidare nelle strade del mondo.
E rimanere, appena per qualche istante, in riva al mare.
Su una spiaggia, in un tempo felice.
Sulla barca, con tutta la vita davanti.

Felicità

Felicità, semplicemente.
Un sorriso ingenuo e spontaneo nell’età della scoperta e degli stupori, i giorni della felicità.
A undici mesi, così ha scritto una mano gentile sul dorso di questa bella fotografia.
Imparare a gattonare, a camminare, dire la prima parola, assaggiare cose nuove, vivere: felicità.

Con un abitino delizioso e tutto pizzi, certo forse è un po’ scomodo con quel colletto così ampio poi!
Con le calzine chiare, le scarpette di vernice e tutta questa assoluta tenerezza.

Nello studio del sempre talentuoso fotografo Achille Testa, uno dei miei preferiti nel panorama genovese.
Su una piccola sedia a dondolo che era uno degli arredi dello studio, ho già avuto occasione di mostrarvela nell’ultima foto di questo post che racconta ancora di sorrisi e felicità.
Inoltre questa bellissima fotografia è stata stampata in maniera insolita, così per potervela mostrare l’ho posata su un libro.
A volte ha la felicità ha questa leggerezza impalpabile.

Un sorriso, i capelli biondi come il grano, una dolcezza commovente e tutta la vita davanti.

Maggio 1920: andar per fiori

E sono ore di maggio del 1920, è un tempo luminoso e tiepido, forse una di quelle giornate trascorse tra le gioie più semplici, si capirà poi molto tempo dopo la straordinaria preziosità di quegli istanti.
In compagnia, tra amiche o forse sorelle e cugine.
Con la camiciola rifinita da candido pizzo, una collana lunga, i cappelli raffinati.
E con questa grazia così spontanea e naturale, non c’è nulla di studiato nei modi e negli sguardi.

Con i fiori raccolti sui prati, i sorrisi allegri e felici, le espressioni così rilassate.

E gli stivaletti con i tacchi a rocchetto chiusi da fiocchi o da stringhe ben tirate.

In un giorno di maggio del 1920.
E colei che più colpisce la mia attenzione è una giovane donna quasi misteriosa, così aggraziata con il suo soprabito chiaro, stringe tra le mani un mazzo di fiori selvatici.
E ha una finezza innata e inimitabile, è femminile, elegante e al tempo stesso semplice.

Come dubbiosa porta la mano alla bocca, forse scruta il panorama o divaga con la fantasia, forse ricorda o pensa a qualcuno che le è caro.
E non vediamo il suo viso leggiadro che rimane così coperto dal raffinatissimo fiocco che decora il suo cappello.

Ah, i cappelli!
Le giovani donne ritratte un questa fotografia fanno a gara a chi indossa il più fastoso, a dir la verità a me sembrano tutti deliziosi.
Un sorrisino, una luce negli occhi, la gioia di quegli istanti irripetibili colmi di rasserenante leggerezza.

L’aria era fresca, la luce chiara, i prati brillavano di verde e si andava per fiori, in un giorno di maggio del 1920.

Un festeggiamento in famiglia

È un festeggiamento in famiglia e tutti loro sono attorno al tavolo, nel salotto di casa, luogo di molte domestiche felicità.
Su un vassoio la bottiglia e i bicchieri per il brindisi, per celebrare forse un momento importante.
La tovaglia bella, gli abiti migliori, i sorrisi che illuminano i visi.

La timidezza dei più giovani, la ritrosia della signora.

E l’allegria spontanea di una giovane donna, in un istante per tutti loro da ricordare.

Questa fotografia da me rinvenuta a uno dei soliti mercatini mi ha colpito non tanto per la qualità dell’immagine che non è di certo eccelsa o per la posa dei soggetti ma più che altro per l’ambientazione e i dettagli che costituiscono frammenti di quotidianità.
Alla parete infatti si nota il ritratto di una bimba fotografata con il cerchio, come da consuetudine del tempo.

Al lato opposto del mobile un’altra cornice racchiude la fotografia di un bimbetto più piccino.
Ci sono un vaso con i fiori e un paralume vistoso ed io osservo gli oggetti e mi domando dove siano finiti, saranno stati apprezzati e conservati dai coloro che li hanno ricevuti in eredità? E il mobile austero fa ancora bella mostra in qualche salone?

Su uno dei ripiani, in quei tempi diversi, c’erano un vaso finemente decorato e una bottiglia di Marsala Florio.

E poi l’orologio a pendolo che scandisce gli istanti, una cristalliera con i centrini sui quali sono posati i bicchieri, le coppette e i servizi buoni.

E braccia forti e salde che proteggono e conducono verso il futuro.

Era un tempo felice, era il tempo di un festeggiamento in famiglia.

Le bambine di La Spezia

Le bambine di La Spezia sono due bellissime piccoline.
Indossano identiche maglie che sembrano fatte all’uncinetto forse dalle mani amorose di una nonna, ognuna di loro porta al collo una catenina con dei ciondolini.
E appena le ho vedute ho pensato che la loro mamma doveva essere una giovane aggraziata ed elegante, perché scegliere per due bambine dei cappellini così deliziosi non è da tutti!
Sono cappellini alla moda con una una piuma vezzosa, una vera finezza secondo di dettami dello stile degli anni ‘20.
Le bambine di La Spezia portavano quei nomi che oggi mi pare non si usino più, lo so perché a tergo del loro ritratto si leggono queste parole:

Con tutto il loro cuoricino alla zia e cugini.
Marisa e Nicla
27/7/29

All’epoca non c’era l’immediatezza dei moderni mezzi di comunicazione e allora si faceva in questa maniera: si andava dal fotografo, ci si metteva in posa e così si aveva la foto ricordo da inviare ad amici e parenti.
A pensarci bene anche nella seconda metà del ‘900 le cose erano ben diverse da adesso, anche se a farci le fotografie nel nostro caso erano spesso i nostri genitori.
Le due bambine invece furono ritratte nello Studio del Cavalier Greco di La Spezia, tutte composte e un po’ intimidite con i loro cappellini e i loro sguardi innocenti sul mondo e sul futuro.
Loro sono Marisa e Nicla, con i loro pochi anni e tutta la vita davanti.

Una famiglia semplice

È una famiglia semplice, questo ho pensato appena li ho veduti.
Sono persone capaci di apprezzare le piccole felicità, i traguardi del quotidiano e le conquiste di ogni giorno.
Una sorella maggiore e due fratellini.
La bimba ha il vestitino bello, i due ragazzini portano le giacchette con il gilet.

I loro stivaletti raccontano di infinite corse magari giù per certi caruggi, inseguendosi per gioco o affrettandosi verso casa dove i genitori li aspettano.

Mamma è una donna volitiva, energica, di carattere, per l’occasione sfoggia una collana di perle.

Il ritratto in formato cabinet è opera del fotografo Curletto, la fotografia in realtà non è poi così ben conservata, chissà quali peripezie ha attraversato prima di giungere tra le mie mani.
È un dolce ricordo di famiglia, un istante fissato nel tempo.

Il frugoletto di casa ha una testa di boccoli e l’espressione timida.

È un frammento di un tempo lontano, la memoria dolce di una famiglia semplice rischiarata dalla luce delle candele.

Una bella gita di primavera

E venne il tempo di una bella gita di primavera.
Tutti insieme, sotto il sole tiepido che riscalda la pelle, seduti sull’erba e sempre con una certa garbata eleganza, con grazia e rilassatezza.
E tra tutti loro non manca l’amico a quattro zampe, naturalmente.

Una paglietta, un bastone da passeggio per camminate più sicure.
E gli abiti che segnano la vita e l’immancabile parasole per difendere la carnagione candida.

Come sempre accade con le fotografie d’epoca anche in questo caso c’è una persona in particolare che cattura la mia attenzione: è lei, la ragazza con l’abito chiaro, i capelli raccolti e gli occhialini tondi.
Forse è timida e molto studiosa, forse suona il pianoforte e si diletta con il ricamo e la mamma le ricorda sempre di non sforzare gli occhi e di avere cura di se stessa.

Questa fotografia è un ritratto di famiglia che comprende diverse generazioni, un affetto autentico unisce tutte queste persone con un legame indissolubile.

Erano istanti felici, era il tempo di una bella gita di primavera, un tempo da ricordare.

Provetti automobilisti e non solo

Ecco qua ancora due provetti automobilisti, ve li avevo preannunciati!
Eh già, proprio come le due divertite signorine, anche questi giovanotti amano le spericolate avventure al volante.
Ora, trattandosi nuovamente di un’automobile di cartone, direi che i viaggi sono più che altro di fantasia ma i due prodi marinai mi sembrano abbastanza allegri, non pare anche a voi?

I due amici vennero immortalati dal fotografo Giuseppe Laganà, sicuramente molto noto per i suoi prezzi modicissimi e anche per quei ritratti in carta al platino consegnati in soli tre minuti, suo metodo brevettato.
Il nostro invita inoltre a guardarsi dalle imitazioni, ci mancherebbe altro.
E dove aveva il suo studio il nostro bravo professionista? Ah, un giorno qui e l’altro là, infatti si legge chiaramente nell’ultima riga che il suo è un Primario Stabilimento Fotografico Viaggiante e quindi egli si spostava da una parte all’altra trascinandosi dietro la sagoma di cartone dell’autovettura e chissà che altro!

Di preciso il bravo fotografo doveva avere un debole per i mezzi di trasporto, ecco infatti una piccoletta con un vestitino di Sangallo, un cappellino di paglia, le manine salde sul manubrio di un triciclo e tutta la vita davanti.

Per i seri e compiti giovanotti invece c’era appunto la mirabilante automobile, un prodigio di un’epoca lontana!
Tutto questo presso il Primario Stabilimento Fotografico Viaggiante di Giuseppe Laganà, per la gioia di grandi e piccini.