La festa del papà

Questo è un ritratto di famiglia e racconta la bellezza dell’armonia, da questi sguardi traspare un’autentica serenità che nulla sembra poter scalfire.
La mamma accenna quasi un sorriso e ha gli occhi luminosi e allegri, la bimba ritta tra i due genitori appare timida ma anche curiosa, ha un guizzo di vivacità che si manifesta malgrado la sua posa quieta.
La piccina è figlia unica e così è tanto coccolata dai suoi genitori, la mamma si diletta nel comprarle gli abiti più graziosi e la veste con cura e buon gusto.
Questa famiglia venne ritratta dal sempre bravo fotografo Achille Testa che, a mio personale parere, doveva avere un talento particolare nel cogliere le sfumature dei caratteri.
Questo padre, in particolare, ha colpito la mia attenzione per il suo atteggiamento bonario e benevolo, porta i baffi secondo la moda del suo tempo ma non ha quell’aspetto austero e distaccato che a volte mi è parso di notare in altre fotografie di suoi contemporanei.
Sembra una persona di buon carattere, gioviale, accogliente, incline all’ascolto e alla comprensione, un capofamiglia affidabile e solido, amorevole e affettuoso.
È un giovane uomo e, in quel momento della sua vita, padre di un’unica figlia tanto amata e vezzeggiata, la piccola è la luce dei suoi occhi.
E così, con questo ritratto di famiglia che viene da giorni lontani di Genova, auguro buona festa a tutti i papà.

Dalla stessa parte

Eccoli qua, loro sono due piccoletti teneri e vispissimi, hanno quella luce negli occhi che racconta proprio una certa vivacità.
E se ne stanno lì, buoni buoni, così vicini.
Devo ammettere che appena li ho visti ho sorriso, è stato inevitabile.
E poi, mi sono domandata se questi due fosssero gemelli o magari cuginetti, è una bella domanda alla quale non so rispondere, direi però che sembrano coetanei.
E poi, subito dopo, un preciso particolare ha suscitato la mia curiosità: i due piccoletti guardano dalla stessa parte.
Sì, erano tempi diversi ma i bambini in realtà sono uguali in qualunque tempo e come poteva fare il bravo fotografo Barone a far rimanere questi due in posa per la fotografia? Un bel problema, ma non certo per un professionista come lui!
E quindi, facendo una personale supposizione, credo di poter sostenere che i due piccoletti guardano verso un punto che attira la loro attenzione: e in quel punto c’è una persona cara, magari una mamma amorosa o un papà affabile che cerca di distrarli.
Non mi è nemmeno tanto difficile immaginare la scena, a dire il vero.

Sì, poi che dolcezza questi due!
Con quelle cuffiette tutte pizzi e fiocchi, con gli abitini candidi e vaporosi e le manine piccine.
Con gli occhi spalancati sul tempo che verrà portando piccole, nuove gioie.
Lì, seduti, con tutta la vita davanti.
E mi piace pensare che la vita sia stata gentile con loro e che siano cresciuti insieme, aiutandosi reciprocamente e ascoltandosi e che siano diventati grandi  guardando ancora dalla stessa parte.

I due birichini all’Acquasola

Loro sono due e a tergo della fotografia una mano gentile ha scritto: i due birichini all’Acquasola.
A vederli così, a dire il vero, sembrano due tipi tranquilli e anche un po’ timidi o scontrosi, se ne stanno in piedi, compiti e composti, in posa per la fotografia.
Sono fratello e sorella, secondo me, si scorge tra loro una certa somiglianza.

Com’è che ci si guadagna il titolo di birichina pur non sembrandolo affatto?
Un cappellino a cloche con i fiori, un grande fiocco sul vestitino, un’espressione imbronciata.

Un braccialettino al polso e poi la manina che stringe qualcosa, mi sono chiesta se si trattasse di un sasso però non ho proprio modo di saperlo.
Che impazienza di tornare a giocare, però, questa faccenda di fare le fotografie fa perdere un sacco di tempo, all’Acquasola si va per divertirsi, non certo per star lì immobili!

Il fratellino più piccolo indossa la sua rebecca, la camiciola bianca, ha persino un fazzoletto nel taschino e si direbbe che non sappia bene come tenere le mani, è impacciato e pure lui, sotto sotto, un vero birichino!

E poi per entrambi calzette bianche, scarpette con il passante e tutta la vita davanti.

A un certo punto, grazie al cielo, terminò il tempo della fotografia e ritornò per loro il tempo della libertà e del gioco: erano i due birichini all’Acquasola.

La neve e una certa felicità

Appena pochi anni e una luce negli occhi che racconta una certa felicità.
La neve, la libertà di divertirsi e di scivolare lievi mentre tutto attorno c’è un panorama incantato e magico.
I maglioni pesanti, i berrettini in testa, una sciarpa calda intorno al collo, niente tessuti tecnici e forse non fa neanche tanto freddo visto che si possono impugnare le bacchette senza indossare i guanti!
Eh, è un altro tempo e si sorride così, con le montagne sullo sfondo.

Con i calzettoni pesanti e gli sci ai piedi.
Sulla neve, portando nel cuore una certa grandiosa felicità.

Le due contadinelle

Loro sono due piccole contadinelle dai lunghi capelli e dagli sguardi stupefatti.

Una porta un fazzoletto al collo, orecchini minuti e una collanina che pare di corallo, sul capo ha una serie di fiocchi lucidi e vezzosi.

Anche l’altra bimba ha un copricapo con un grande fiocco, poi sembra che ci siano delle decorazioni a forma di fiore, dalla sua collanina pendono tanti ciondolini.

Le due contadinelle stringono tra le dita fiorellini delicati.

E sono vestite di chiaro, hanno le calze bianche e le scarpette belle, ognuna indossa un grembiulino e ognuna porta un cestinetto sottobraccio.

Vennero ritratte nello studio del fotografo Erminio Zanollo, non penso di sbagliare nel sostenere che le due bimbe fossero mascherate per Carnevale.
Con questa dolcezza, loro erano le due contadinelle.

Le trombette di Achille Testa

Ritornando nel nostro passato vi porto ancora una volta nello studio del bravo fotografo Achille Testa, uno dei più talentuosi nel ritrarre i più piccini cogliendo il loro candore e il loro naturale stupore.
Achille Testa nel suo studio genovese custodiva un tesoro di accessori come giochi, bambole, animaletti, un leggendario cavallino di legno e molto altro ancora, mi immagino il suo capiente armadio colmo di oggetti da utilizzare per le sue fotografie.
E tra le altre cose Achille Testa aveva anche alcuni strumenti musicali come le trombette.
Quindi ecco qui un piccoletto con un grande cappello calcato sul capo, gli occhi sgranati di meraviglia e la trombetta tra le mani.

Lui invece si chiama Enrico e anche lui stringe una trombetta, Enrico è un po’ più grandicello, è biondino e se ne sta obbediente a farsi ritrarre dal bravo fotografo.

Poi c’è una bimba e anche lei regge la sua trombetta sulla quale è attorcigliata una graziosa passamaneria.

È la musica di un tempo lontano e risuona come una memoria da non dimenticare.

E anche sulla terza trombetta si nota una delicata passamaneria.

Tre bambini è ognuno con la sua trombetta.
Ecco la piccina in piedi sul divanetto con il suo abitino bianco rifinito di pizzi delicati e il sorriso timido.

Enrico con la frangetta bionda e lo sguardo che cerca il futuro.

E poi il più piccino di tutti, con giacca pesante coi bottoni lucidi, un cappello importante e un morbido cuscino sul quale sedersi.
Una trombetta tra le manine e tutta la vita davanti.

Con il cappottino bello

Lei è una bella bambina vestita di tutto punto, ben coperta perché fuori fa molto freddo e allora le hanno messo il cappottino bello.
Così eccola lì, con quel cappottino vezzoso, gli occhi celesti, un sorriso un po’ timido e un cappellino a coprirle bene la testa.

E secondo l’uso del tempo ha le scarpette scure e le ghette chiare come il cappottino.

Lei è una bimbetta di Bologna, ritratta nello Studio Fotografico La Serenissima.
In un certo tempo del passato negli studi dei fotografi di tutte le città italiane c’era una seggiolina o magari una poltroncina con il bracciolo, arredi usati spesso proprio per immortalare i più piccini.
Come lei, con il cappottino bello e tutta la vita davanti.

Con il cappottino bianco

Eccola qui con il cappottino bianco, caldo e morbido con i bottoni grandi e il colletto ampio.
Le manine aperte e gli occhi spalancati.

E l’espressione ingenua e stupita dipinta sul visetto.
Il nasino all’insù, una testolina di riccioli e una cuffietta chiara tutta nastrini e fiocchetti.

E le ghette bianche chiuse dai bottoncini.

In piedi su una panchina, forse a Villetta Di Negro o in qualche altro luogo che fu scenario dei suoi giochi d’infanzia.
Con il cappottino bianco e tutta la vita davanti.

3 Gennaio 1908: calendari, paracqua e fotografie

Riprendiamo i nostri viaggi nel passato di Genova e andiamo al giorno 3 Gennaio 1908, ci soffermeremo incuriositi ad apprezzare i premi riservati ai fedeli abbonati del quotidiano Il Lavoro per il nuovo anno.
Sulla prima pagina del giornale amato da molti genovesi un ampio spazio è dedicato agli abbonamenti per l’anno in corso che è il sesto della vita battagliera e feconda del quotidiano, come chiaramente si sottolinea con una punta di orgoglio.
Allora, cari lettori, a quanto pare per l’abbonamento semplice da 15 Lire ogni abbonato riceverà un bellissimo calendario tascabile profumato e artisticamente illustrato fornito dalla celebre ditta Roux che ha sede in Piazza Fontane Marose, inoltre proprio la Ditta Roux durante l’anno riserverà sconti speciali a tutti coloro che presenteranno la tessera di abbonamento.

E non è finita, cari amici, premi speciali sono riservati a tutti gli abbonati annuali e semestrali.
Infatti con l’aggiunta di una sola Lira viene offerto un magnifico paracqua della Ditta Pastore del valore di Lire 6, gli oculati genovesi faranno ben bene i loro conti e capiranno che è un’offerta convenientissima!
E dove si trova il deposito dei paracqua?
È semplice, negli uffici del giornale in Salita Dinegro e lo si ritira all’atto della sottoscrizione, immaginatevi così un gran viavai di gente che va su e giù per la salitina con un ombrello in mano.
Naturalmente con pochi spicci in più ve lo spediscono pure a casa, è ovvio!

Gratis a tutti gli abbonati viene riservato un artistico ingrandimento fotografico al platino e per averlo basta inviare al giornale la fotografia che si desidera far ingrandire, occorrerà poi pagare le spese del trasporto e del passe-partout.
L’ingrandimento verrà quindi realizzato a regola d’arte dal Premiato Stabilimento Fototecnico Industriale Dotti e Bernini di Milano.
E qui una domanda sorge spontanea: come mai tra tanti blasonati studi fotografici genovesi quelli del Lavoro ne hanno scelto uno milanese?
È una domanda legittima alla quale, purtroppo, non so rispondere, mi viene da pensare che dalla città della Madonnina, dove sono noti per il talento e il fiuto negli affari, sia arrivata un’offerta più che concorrenziale, è probabile che sia andata proprio così!
L’uso della fotografia, in questo 1908, è divenuto poi così diffuso che il lungimirante editore del quotidiano ha pensato ad altre offerte speciali da non perdere.
Si possono infatti acquistare a un prezzo di gran favore 2 diversi tipi di apparecchi fotografici in vendita presso la Ditta Cattaneo in Piazza Cinque Lampadi.

Infine ci sono i libri, monografie e volumi di vario genere offerti dalle principali librerie genovesi.
Io naturalmente cercherò di aggiudicarmi il tomo di oltre 420 pagine nel quale sono raccolte le conferenze tenute a Genova in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Mazzini, è un volume che proprio non può mancare nella mia libreria!
E ora, cari amici, scappo, devo proprio andare, il 1908 avanza a grandi passi e io devo ancora passare in Salita Dinegro per l’abbonamento e per ritirare il paracqua che mi spetta, sarà meglio affrettarsi, non vorrei rimanere a mani vuote!
E un caro saluto a tutti voi dal 1908!

Un sorriso radioso

Nulla è più commovente, sincero e luminoso del sorriso di un bambino, così colmo di stupore e di gioia.
È una luce che supera il limite del tempo e si ripresenta ancora nella sua disarmante semplicità.
E il sorriso di lei è radioso: lei è una bimbetta ingenua e felice, con i capelli chiari e sottili, un visetto dolce e un bamboletta stretta in una mano.
Nel suo sguardo c’è una cifra indefinibile di meraviglia, di felicità trasparente e autentica.

Se ne sta seduta su una bella poltroncina con il suo abitino di sangallo e gli stivaletti con i bottoncini tondi.
Venne così ritratta in un giorno della sua infanzia dal talentuoso fotografo Achille Testa che così immortalò la sua tenerezza: una bimba con il suo sorriso radioso e tutta la vita davanti.