23 Dicembre 1920: gli auguri di Vincenzino

Questi sono gli auguri di Vincenzino, arrivano da un altro secolo con infinita tenerezza.
Vincenzino è un piccoletto con i capelli biondi, la frangetta, gli occhi blu spalancati sul mondo.
E sorride, tutto felice ed emozionato.
Con la manina si tiene saldamente allo schienale della sedia perché insomma, non si sa mai, meglio esser sicuri!

Gli auguri di questo bimbetto sono scritti sul retro della fotografia, una garbata calligrafia ha lasciato le seguenti parole:

Vincenzino a 13 mesi
invia a mezzo e insieme ai genitori tanti Auguri di Buone Feste Natalizie e di un felicissimo Capo d’Anno a tutti i grandi e piccoli cugini sperando di unirsi a loro nell’allegria e nelle azioni della vita, sotto la grazia e protezione del Signore e Bambino Gesù.

Genova, addì 23 Dicembre 1920

Seguono poi i nomi dei destinatari di questi affettuosi auguri.
Lui, Vincenzino, se ne sta ritto in piedi sulla sedia nello studio del fotografo Giauni e porta le calzette bianche, la vestina e una catenina con due ciondolini.
Il destino era ancora tutto da scrivere, con i suoi insondabili misteri.
Però lui si reggeva forte alla sedia, pronto a resistere a qualunque incertezza.
Era il Natale del 1920, il Natale del piccolo Vincenzino: 13 mesi e tutta la vita davanti.

Con le manine sul cerchio

Loro sono due.
Sono due, con le frangette corte, le labbra a cuore, gli sguardi timidi, sorpresi e stupefatti.
Sono due, teneri e obbedienti.
Il più grande abbraccia così la sua sorellina, con modi protettivi e affettuosi.

Sono due e insieme reggono un cerchio.
È un gesto che compiono su indicazione del fotografo in occasione del ritratto, s’intende.
Per loro però è una consuetudine, uno svago al quale sono certo abituati e così posano le manine sul cerchio e lo tengono stretto stretto.
Poi, forse, per l’emozione trattengono anche un po’ il respiro in attesa che tutto finisca.

Fermi immobili, in piedi sul divanetto.
Con le braghette scure, la gonnellina svolazzante, le calzine corte e le scarpette con i bottoncini.

I loro genitori scelsero di farli ritrarre dal bravo fotografo Achille Testa, a mio parere uno dei più talentuosi a cogliere la fresca giocosità dell’infanzia.
E così, eccoli qua: loro sono due.
Con le manine sul cerchio e tutta la vita davanti.

Il fantastico cavallino del fotografo Scotto

Ritorniamo a camminare nel passato, con le gioie e gli stupori dell’infanzia.
Oggi andiamo infatti nel ponente ligure, nello studio del fotografo Scotto nella ridente e celebre Sanremo.
Questo professionista aveva tra i suoi arredi e accessori uno straordinario cavallino che doveva essere la felicità di tutti i bambini, ne sono certa.
Osservate bene: il cavallino era dotato di due maniglie a manovella destinate ad essere tenute strette da manine avventurose.

Sembrerebbe che fosse una specie di triciclo e penso pertanto che facendo girare le maniglie il potente mezzo si mettesse in movimento.
E così, in sella al suo baldo destriero, ecco un piccoletto tutto fiero con la sua divisa del collegio, il cappellino per traverso, l’espressione vispa e vivace e i piedini al loro posto.

E poi invece osserviamo un altro ritratto che ci restituisce un’espressione più incerta e stupita, questo cavallino era proprio un balocco eccezionale!

E che desiderio di andarsene via su quel mezzo incredibile, facendo girare le manovelle e lasciando volare la fantasia!
Così, con gli stivaletti con i bottoncini e l’abitino chiaro.

Le due fotografie in formato Carte de Visite sono due mirabili testimonianze di un tempo lontanissimo, come potrete notare i due dorsi sono differenti ma entrambi riportano i riferimenti del fotografo Jean Scotto a Sanremo.

Un fantastico cavallino per la gioia dei più piccini: manine sulle maniglie, sguardo meravigliato e tutta la vita davanti.

Una ragazza alla moda

Lei è una ragazza alla moda, ritratta così seria e quasi imbronciata come di abitudine nella sua epoca.
Ha i capelli lunghi e mossi e un’acconciatura raccolta, porta orecchini piccoli e preziosi e un nastro di velluto al collo.
E sempre in velluto è il grande fiocco che chiude il suo ricco colletto.

E così aggraziata se ne sta appoggiata alla balaustra, come certamente le ha chiesto di fare il fotografo.
Stretta nel suo bustino che rende la sua vita ancor più sottile, indossa un elegante abito in tessuto a quadri rifinito con fiocchetti semplicemente deliziosi.
Non riesco a dedurre il colore, ma la mia fantasia mi porta a pensare che si trattasse di un rosa tenue.

È una ragazza alla moda, le maniche del suo vestito sono più ampie sui polsi e svelano una rifinitura in pizzo ricercato.
E lei, con il garbo che le si addice, tiene tra le dita candide un ventaglio, una vezzosità irrinunciabile per quel tempo.

E poi ancora altri fiocchi, balze, secondo lo stile dell’epoca.

Lei era una giovane donna di Genova e venne ritratta in questa Carte de Visite dal fotografo Emilio Bonacina nel suo studio di Via Caffaro.
Con il suo abito elegante e con la sua leggiadra femminilità lei era davvero una ragazza alla moda.

20 Ottobre 1904: Giulio e Angela sposi

Era un giorno lontano, era il 20 Ottobre 1904.
La sposa era giovane, timida, forse un po’ ritrosa.
Ecco così Angela accanto al suo Giulio nel tempo che li condurrà a condividere poi il lungo cammino della vita.
Lei porta questo cappello ingombrante e il suo abito è ricchissimo, con lo sguardo pare osservare un punto indefinito come se fosse intenta a non distrarsi in questo momento così importante per lei.
Giulio è austero e serio, forse entrambi seguono le istruzioni impartite dal fotografo autore dei loro ritratti.

Ed eccoli ancora, entrambi sono senza cappello, lui ha aggiunto un fazzoletto nel taschino.
E lei pare più rilassata, accenna appena un sorriso ingenuo.

L’anello al dito, il bracciale, l’orologio con la sua catena, la collana di lei: pegni d’amore e segni di un legame.

I due ritratti dei due sposi sono opera di un fotografo di Novi Ligure, località che doveva essere evidentemente un luogo del cuore per la coppia.
Ho trovato queste due fotografie due giorni fa al mercatino, le ho prese in mano e voltandole ho letto una data: 20 Ottobre 1904.
E poi ho trovato il nome di lui, il nome di lei e la parola sposi.
Strana coincidenza questa data così vicina, mi sono detta, a volte sembra di ritrovare nelle fotografie emozioni e felicità lontane di persone sconosciute.
E così, esattamente 121 anni dopo, ho pensato di celebrare questo amore eterno e indissolubile, al di là della fragilità del tempo.
Cari Giulio e Angela, di cuore, buon 20 Ottobre a voi!

 

I savonesi

Loro sono i savonesi o per lo meno io mi permetto di definirli tali in quanto vennero ritratti dal bravo fotografo Fazzi che era molto celebre nella città della Torretta e così si può ritenere possibile che anche questa famiglia fosse proprio di Savona.
Le fotografie di Fazzi si distinguono per la la loro nitidezza e questo ritratto in formato Cabinet non fa eccezione, è davvero un gradevolissimo ricordo di una famiglia unita.

La primogenita se ne sta in piedi con il suo vestitino bello e il fiocco tra i capelli e regge quel cerchio più grande di lei, il cerchio doveva essere un oggetto di proprietà del fotografo in quanto l’ho già notato in altri ritratti di Fazzi.

La mamma è una donna paziente, semplice e fiera, tutta la sua schiettezza traspare dal suo atteggiamento pacato che pare essere un lato del suo carattere.

Il capofamiglia ha l’aria di persona rassicurante e protettiva, vestito di tutto punto spicca per quei baffi importanti molto in voga a quell’epoca ma a me colpisce per sguardo inesorabilmente buono e amorevole.
Stringe a a sé la piccina di casa, stranamente posizionata su un curioso trespolo.

La piccoletta è una bimba deliziosa, ha quello sguardo meravigliato e ingenuo, la sua mano sinistra quasi scompare dentro la manica troppo lunga mentre l’altra mano è riposta fiduciosamente in quella grande e forte del suo papà.

Una fotografia narra affetti e legami indissolubili e così la mano della mamma affettuosa si posa sulla spalla della figlia maggiore.

Era un tempo diverso, era l’anno 1907 come scritto a tergo della fotografia.
E questa è una famiglia di Savona ritratta dal fotografo Fazzi in un tempo felice.

La dolcezza dell’uva

E venne il tempo dei pampini e delle viti, il tempo della dolcezza dell’uva.
Ecco le bambine con il fiocco in testa davanti alle capienti ceste utili per la raccolta dell’uva, accanto a loro una giovane donna che tiene in una mano un dolcissimo grappolo.

C’è il gentiluomo in giacca, cravatta e bastone da passeggio, c’è la signorina con il cestino al braccio.

E ci sono i custodi delle antiche tradizioni, uomini instancabili e donne fiere con il fazzoletto in testa, le mani che conoscono il lavoro e la fatica, una modestia connaturata nelle pose e negli sguardi.

Una bucolica quiete e le dita sottili che trattengono i chicchi.

Un momento felice, nel tempo dolce dell’uva.

Estate 1933: ricordo di Nervi

Era l’estate del 1933, a Nervi.
E loro erano là, davanti al mare: la ragazza timida, la bambina con i capelli a caschetto, la giovane donna sicura e disinvolta.

Sorrisi radiosi, diverse generazioni di donne in posa per la foto ricordo.
La ragazza sulla sinistra ha una grazia incomparabile, non so se lei ne sia consapevole ma ha l’allure di una diva del cinema.
Accanto a lei una donna più adulta, forse è la mamma e la abbraccia affettuosamente.

Quanta eleganza in questi giorni al mare, si indossano i costumi alla moda con il cinturino chiaro.
Sugli scogli di Nervi, nel tempo d’estate.

E si sorride, nel tempo dello svago.

Sorelle madri e zie.
Donne grandi e più piccine e si scorgono con certezza le somiglianze, mentre una vela va sospinta dal vento.

Era un tempo felice, era il giorno 11 Agosto del 1933, davanti al mare di Nervi.

Tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia

29 Agosto: è tempo di pellegrinaggi al Santuario della Madonna della Guardia.
Là, sul Monte Figogna, si susseguono gruppi di fedeli, molti di loro si metteranno in posa per una foto ricordo di una giornata straordinaria.
Vi mostrerò così una fotografia affollatissima e insieme troveremo sguardi e volti del passato.
Come sempre, seduti a terra ci sono i più piccini con la collana di nocciole, il cappello in testa e una specie di trombetta tra mani.

Felici, distratti, ingenui.

Seduti per terra a gambe incrociate, con tutta la vita davanti.

E c’è quello più spavaldo di tutti, in mezzo ai suoi amici, si vede che lui è uno con un certo carattere.

È un tempo sereno al Santuario della Madonna della Guardia.

E ci sono le signorine alla moda con i cappelli a cloche.

E i signori con i baffi importanti e tutto un mondo di ferventi fedeli.

Ci sono le bimbe con l’abitino bello.

E c’è quello con la maglietta righe che strizza un po’ gli occhi forse a causa del sole.

Poi c’è uno che sembra portare una sveglia al collo, chissà come mai.

E ci sono le sorelle, le zie e le mamme.

E le signorine sorridenti con il cappello bianco.

Ci sono la giovinezza, l’età adulta, la saggezza e la spensieratezza.

Poi ci sono questi due che tengono qualcosa tra le labbra, forse un bastoncino o magari un lecca lecca.

E poi c’è ancora quello con la sveglia al collo, qui si nota che in una mano stringe un piccolo cestino dove forse ha la sua merenda.
E ancora tenerezza, collane di nocciole e sguardi.

C’è la signorina con il suo favoloso cappello scuro e c’è la ragazza con il cappellino chiaro e le mani sono il mento e quel sorriso luminoso che racconta tutta la sua gioia di vivere.

E poi c’è il ragazzino che sta laggiù in ultima fila, dietro ai grandi, e si regge al palo con divertita disinvoltura.

Era un giorno di un tempo lontano e loro erano tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia.

Tutti insieme alla spiaggia

E così, quando venne la stagione calda, si ritrovarono tutti insieme alla spiaggia, era una cara consuetudine che scandiva le vite e le stagioni.
Veniva poi anche il tempo della fotografia di rito che non era mai uguale a quella dell’anno precedente: mano a mano che si cresceva e si diventava grandi si acquisiva il diritto di stare in piedi mentre i più piccini stavano sempre seduti per terra.
Con gli sguardi attoniti e meravigliati, le trecce, i cappellini, i sorrisi timidi e un dito in bocca.

A piedi scalzi, sui sassi.

Con i cappelli a tesa larga e i fiocchi, la grazia e l’esitazione dell’infanzia.

Le mamme e le zie eroicamente vestite di tutto punto con le camicie rigorosamente chiuse fino in all’ultimo bottoncino, c’è pure un gentiluomo con giacca, gilet, camicia e cravatta.

Era d’uopo mantenere un certo e un certo stile anche alla spiaggia, saprebbe spiegarvelo meglio la gentile signorina con il grande fiocco in tessuto a pois che le cade sul petto.
Lei porta anche un cappello con i fiori appuntati sopra e sorride, con svagata leggerezza.

E in questo gruppo di gente a colpire la mia attenzione è questo tipetto qui: si dà arie da grande, con questa posa teneramente seria e spavalda.

Tutti insieme, alla spiaggia.

Con gli amici di sempre.
E osservate con attenzione: tra i due bimbetti con il cappellino fa capolino un terzo ragazzetto che si nasconde ma dalla sua posizione privilegiata osserva tutto!

È un tempo lontano, felice, intriso di nostalgia, un tempo trascorso alla spiaggia, sulla riva del mare.