Le Figurine Liebig: i dintorni di Parigi

Ritorniamo a camminare nel passato e a scoprire luoghi magnifici della vicina Francia compiendo un salto nel tempo grazie a una serie di Figurine Liebig risalente al 1912 e sempre parte della collezione di mia nonna.
Andiamo così nei dintorni di Parigi, in quelle zone così generose di molte bellezze.
Ci potremo unire ai pattinatori che scivolano sul ghiaccio del Lago di Enghien, nella bella stagione qui ci si diletta nei giardini ricchi di fiori e inoltre, come si legge sul retro della figurina, Enghien è nota per le acque sulfuree.
Una gita nei dintorni di Parigi, poi, non può escludere una visita all’Abbazia di Saint Denis dove riposano i sovrani di Francia.

Scorrono le acque chiare della Marna sotto il viadotto di Nogent, alcuni remano vigorosamente, altri vanno a vela, altri ancora pescano sulla riva.
Nella figurina si scorge inoltre il profilo del Castello di Vincennes, uno dei luoghi significativi della storia di Francia.

E ancora ecco il parco bucolico e le scenografiche cascate del Giardino di Saint Cloud.
Non distante da qui si trova la fabbrica delle celebri porcellane di Sèvres tanto apprezzate per la loro raffinatezza.

Scopriamo poi la cittadina di Montlhéry con la sua antica torre e con i mulini dove si produce ottima farina.

Ecco poi il fastoso Castello di Saint Germain che fu dimora dei Re di Francia fino a Luigi XIV che scelse invece di spostare la sua corte a Versailles.
Non lontano da Saint Germain si trova la foresta di Marly dove venne costruita la straordinaria macchina di Marly, un acquedotto realizzato su disposizioni di Luigi XIV per convogliare le acque della Senna verso le vasche e le fontane del Castello di Versailles.

E proprio al Castello più rinomato di Francia ci conduce l’ultima figurina di questa serie.
Benvenuti a Versailles, con il suo fasto e la sua ricchezza incanta e ammalia da sempre gli sguardi dei visitatori.
E camminando lieti nel parco scopriamo anche le meraviglie del Petit Trianon tanto amato dalla Regina Maria Antonietta.
Così ancora una volta grazie alle figurine Liebig abbiamo scoperto alcune meraviglie del mondo, vere bellezze da ammirare nei dintorni di Parigi.

La barchetta dello Studio Allard

Uno sguardo allegro ci osserva da un tempo lontano: lunghe chiome bionde, la frangetta e un sorriso formidabile.
È assai raro vedere un sorriso nelle immagini d’epoca ed è stato proprio questo a colpire la mia attenzione quando mi sono trovata tra le mani questa Carte de Visite francese dello Studio Allard.
A dire il vero dapprima ho pensato che il soggetto ritratto in foto fosse una bambina, poi osservando i tratti del viso credo che invece fosse un bambino con i capelli lunghi.
L’ho già scritto in qualche altro post, qui in casa ho una foto di famiglia con mia nonna piccina accanto al suo fratellino Vincenzo e nella foto lui ha i capelli lunghi fino alla vita, si vede che all’epoca andava di moda.
Io non conosco il nome di questa dolcezza ritratta in questa foto del passato e così posso soltanto fare qualche supposizione.

A supporto della mia ipotesi aggiungerei il fatto che, a prima vista, sembra anche che il nostro protagonista indossi i pantaloncini.
E poi naviga indomito nel mare della vita e si appoggia così alla barchetta, mentre con l’altra mano regge una rete da pesca.

La barchetta dello Studio Allard era riccamente lavorata, immagino che stuoli di piccoletti abbiano posato con questo scenario particolare.
E tra di essi ci fu anche riccioli d’oro: un sorriso straordinario e tutta la vita davanti.

Un’edicola di giornali nel cuore di Parigi

Ritorniamo nel cuore fremente di Parigi, nella città decantata dagli scrittori e sui quei viali tante volte percorsi anche solo leggendo i romanzi di Emile Zola.
Qui rifulgono gli splendori dell’Opera, questa è la zona dei magasins de nouveautés, quei grandi magazzini ridondanti di capi all’ultima moda e di articoli esclusivi che attirano la clientela curiosa ed esigente.
E là, dove sciama la folla, ecco un’edicola di giornali.
Un signore si ferma incuriosito a sbirciare le ultime notizie, due dame in abito scuro incedono solenni e distaccate.

I gentiluomini sfoggiano baffi e cappelli, uno di loro tiene in una mano un quotidiano che forse ha appena acquistato.

Accanto all’edicola si nota una lunga scala, forse viene usata per potare gli alberi.
E sul chiosco, in linea con lo spirito del tempo, campeggiano diverse pubblicità, il celebre estratto Liebig va proprio per la maggiore.

Le immagini che avete veduto sono dettagli di una mia cartolina che venne spedita nel 1902, agli albori di un nuovo secolo.
Nel turbinio della quotidianità, davanti a un’edicola di giornali nel cuore di Parigi.

Aqua Mirabilis

“Allora usciva e si inoltrava nel bosco, raccoglieva foglie, funghi, piccoli insetti.
La primavera era la sua stagione preferita. Ogni cosa aveva un odore più intenso.”

È l’anno 1692 a Santa Maria Maggiore, tra i monti della Val Vigezzo, dove incontriamo il piccolo Giovanni Maria Farina, un bambino dalle doti particolari.
Giovanni ha un olfatto particolarmente sensibile e riconosce i profumi e gli odori, ama le avventure nei boschi dove va a caccia di fiori e di resine aromatiche.
Giovanni ha un cugino più grande di lui, Paolo Feminis, con il quale trascorre molto tempo tra alambicchi e boccette: Paolo ha infatti creato l’Aqua Mirabilis, un tonico curativo dal sentore di rosmarino e bergamotto e con la sua formula portentosa se ne va lontano da casa in cerca di ricchezze e fortune.
Il piccolo Giovanni, invece, imparerà molte cose dalla nonna: la nonna fabbrica elisir come la Maga Circe ma fa solo cose buone e utili e cioè tonici e distillati, sarà lei a condurlo a Venezia dove il nostro piccolo eroe imparerà l’arte di distillare le essenze e i profumi.
Giovanni Maria Farina è un personaggio realmente esistito e il suo nome è indissolubilmente legato alla creazione della fragranza nota come Eau de Cologne ed è lui il protagonista del romanzo Aqua Mirabilis – La straordinaria storia dell’invenzione del profumo di Eleonora Recalcati edito da Rizzoli.

In questo libro l’autrice costruisce una trama ben equilibrata mescolando con sapienza realtà e fantasia, su due piani che paiono sovrapporsi alla perfezione.
La vita di Giovanni è un’avventura continua in luoghi diversi: sarà a Venezia, a Colonia, a Vienna e a Parigi, in un tourbillon di incontri e di emozioni tumultuose.
A Colonia Giovanni diventerà profumiere e sul suo cammino troverà anche Rosalba Carrera, la più celebre pittrice del suo tempo: Rosalba profumava di arancio amaro e legno fresco, primaverile, un’essenza acuminata.
E Rosalba sarà destinata a lasciare il segno nella vita di Giovanni.
Tra gli estimatori dell’Eau de Cologne ci saranno poi anche il filosofo Voltaire e Maria Teresa d’Asburgo che trovano spazio tra le righe del romanzo.
E tutto, in queste pagine, è profumo: i titoli del capitoli richiamano i sentori della natura, dall’anice di montagna al giglio martagone, fino alla freschezza perfetta degli agrumi.
E tutto è fragranza e dolcezza della natura:

“In quella giornata di aprile la sua felicità era assoluta: la primavera, la stagione che più amava, aveva travolto Colonia in un vortice di fiori.”

E tutto ruota attorno alla creazione dell’Eau de Cologne, ai sentori di limoni, fiori d’arancio e bergamotto, nella formula segreta che fu sognato desiderio di Giovanni.
Non senza contrasti, non senza rivalità e non senza dolori, come accade nella vita di ognuno.
Giovanni però, è lungimirante e caparbio, sa cogliere il valore particolare della sua Eau de Cologne, così diversa da ogni altra fragranza, come spiega al cugino Paolo quando questi deplora la scarsa persistenza della sua Eau de Cologne:

“Ma è nella natura del nostro profumo, la percentuale più bassa di essenza serve proprio a renderlo più aereo, meno invadente. È la differenza tra un sussurro e un grido.”

L’eleganza, l’impalpabile leggerezza.
La differenza tra un sussurro e un grido.
Scritto con garbo e buona maniera, il romanzo della Recalcati, con le sue belle descrizioni e ambientazioni, è una piacevole lettura che vi distrarrà dai rumori del quotidiano per condurvi al tempo di Giovanni Maria Farina e al sogno di gloria di questo genio italiano che ha donato al mondo la freschezza dell’Eau de Cologne.

Attraversando Avenue des Champs-Élysées

Ritornando a camminare nel passato e nella nostalgia di Parigi, mi ritrovo insieme a voi a passeggiare nella capitale francese.
E attraversando Avenue des Champs-Élysées rimaniamo colpiti da una magnifica quiete, questa strada nei tempi moderni è sovente congestionata di traffico, del resto è una delle arterie principali della città.
E invece la troviamo così, nella sua quieta prospettiva alberata, con l’Arco di Trionfo sullo sfondo, mentre avanzano poche automobili, in questo gioioso viavai parigino.

La signora con il cappello si avventura con una certa cautela, così come altri passanti: chissà cosa direbbero tutti loro se venissero catapultati nel nostro presente, di certo rimarrebbero stupefatti dalla ritmo e dalla velocità dei tempi moderni.

C’è chi passeggia tranquillo all’ombra degli alberi.

E gli istanti sono dolcemente scanditi dal rumore degli zoccoli del cavallo e dai suoni della vita.

La cartolina venne spedita nel 1926 e venne recapitata a Roma.
Racconta un tempo lento, diverso e romantico: attraversando Avenue des Champs-Élysées, nella magia eterna di Parigi.

Sulle coste francesi con le Figurine Liebig

Ritorniamo indietro nel tempo, ancora con la magia delle Figurine Liebig custodite e raccolte da mia nonna nel loro album d’epoca.
La serie che oggi vi mostrerò risale al 1909 ed è interamente dedicata alle bellezze delle coste francesi.
Si inizia con la Provenza, terra di aromi e deliziosi profumi, qui il tempo scorre dolcemente.
Nella figurina su ammirano il Forte San Giovanni di Marsiglia, la Promenade des Anglais di Nizza, una veduta di Mentone e lo scoglio di Monaco.

La Guascogna, come si legge sul retro della figurine, è celebre per le sue pinete e i suoi trampolieri e cioè i pastori che usavano i trampoli.
Nella vignetta più grande è rappresentata la mondana Biarritz e nella parte superiore c’è invece Arcachon.
Si distinguono poi, intente nel loro lavoro, le coltivatrici di ostriche.

Ecco poi la Vandea, lungo la sua costa ci sono i più bei fari della Francia.
È celebre per le sue belle spiagge e qui è rappresentata quella di Olonne, sulla sinistra si nota l’Isola di Noirmoutier, in basso la cittadina di Pornic e poi l’imboccatura del porto di La Rochelle.

In Bretagna la pesca costiera è molto abbondante, così recita la nostra figurina Liebig.
E vi sono molti celebri porti, qui vediamo Brest e il suo ponte girevole, Dinard e la sua bella spiaggia, i velieri nel porto di Douarnenez.

Le coste della Fiandra e della Picardia sono basse e con le dune.
Qui vediamo, nella parte superiore, Cayeux sur Mer e Boulogne sur Mer, sotto invece Ault e Dunkerque.

Infine giungiamo in Normandia, con le sue belle spiagge.
Un transatlantico torna a Le Havre, la burrasca tormenta il molo di Tréport, si distingue il dirupo di Etretat e la meravigliosa abbazia di Mont Saint-Michel.
Queste coste della Normandia diventeranno celebri e ricordate per lo sbarco delle forze alleate nei giorni cupi del 1944, qui il coraggio di giovani soldati mutò le sorti del mondo.
Allora, al tempo di queste Figurine Liebig, tutto doveva ancora accadere: era il 1909 sulle coste della bella Francia.

Un saluto dai bagnanti di Ventimiglia

Ritornando a svagarsi nel passato e ritrovandoci in certe antiche villeggiature eccoci nel lembo estremo della Liguria, nella ridente località di Ventimiglia.
Per orientarci sarà bene consultare la mia Guida Treves del 1911 dove sono anche indicati alberghi e caffè: qui tutto ha un fascino particolare, immaginate il vostro soggiorno all’Hotel des Voyageurs o le soste golose presso la Maison Dorée nelle vicinanze della stazione.
In questo 1911 la bella Ventimiglia, sita alla foce del Roja, annovera circa 10.000 abitanti ed è una località strettamente legata alla vicina Francia.
Amici, sappiate che da Ventimiglia partono sprintose vetture alla volta di Mentone, per arrivarci ci si impiega un’ora e mezza ma il panorama è straordinario e magnificente.
La nostra Guida Treves di questo favoloso 1911 ci avverte inoltre di un dettaglio: qui si calcola l’ora su quella di Parigi che ritarda su quella di Roma 55 minuti.
E inoltre le Lire italiane non valgono più, qui si usa valuta francese, oui!
È dolce il tempo dei bagnanti di Ventimiglia che se ne stanno a mollo a prendere il fresco.

Si sfoggiano cappelli importanti, pesanti costumi scuri bordati di chiaro, i più piccini se la spassano e qualcuno rema su una barchetta.

Sorridono i bagnanti di Ventimiglia, da un tempo antico e meno caotico, in questo luogo del ponente ligure destinato come molti altri a cambiare e a divenire moderno e popoloso.
Sorridono i bagnanti di Ventimiglia, dalla loro quieta estate.

In questa prospettiva del loro luogo del cuore.
Un paese tutto scale, come recita ancora la Guida Treves.
La Guida naturalmente suggerisce a noi visitatori di godere delle straordinarie bellezze dei Giardini Hanbury con le loro scenografiche terrazze sul mare: in questo 1911, per poterle visitare, bisogna fare domanda per iscritto ed è prevista una mancia di Lire 1.

Quante meraviglie riserva questo spicchio di Liguria a noi che viaggiamo a ritroso con la macchina del tempo.
E con la speranza che il vostro soggiorno sia gradevole, a tutti voi un saluto dai bagnanti di Ventimiglia.

La Tour Eiffel di Genova

In questi giorni di primavera anche Genova ha la sua piccola e gloriosa Tour Eiffel.
Potete ammirarla a Calata Gadda dove, in occasione della Festa dello Sport, su iniziativa di Alliance Française e dell’Ambasciata di Francia in Italia è stato realizzato un villaggio olimpico per celebrare le prossime Olimpiadi che avranno come scenario la magnifica Ville Lumière.
E così, oltre a potersi dilettare con diverse discipline sportive, questo evento ha portato davanti al nostro mare la svettante Tour Eiffel.

L’inconfondibile capolavoro di Monsieur Gustave è divenuto iconico simbolo di Parigi.
E a dirvi la verità trovo che la torre sia in perfetta armonia con la nostra amata Lanterna.

La brezza inquieta increspava le onde e smuoveva le bandierine francesi.

Una certa idea di Parigi, davanti al mare di Genova.

La Francia è terra di molte bellezze ed è una nazione dalla storia gloriosa, patria di scrittori, di poeti e di amati pittori, è celebre per la sua raffinata cucina, per i suoi castelli, per la moda e per molte altre ragioni che anche voi conoscete.
La Francia poi è soprattutto terra di libertà e per me la bandiera francese rappresenta quella libertà e quella democrazia.

Ecco le grandi navi in attesa di nuove partenze.

E la luccicante Tour Eiffel di Genova la Superba.

Mentre il vento intriso di salmastro ancora danza, come musica lieve, in questa porzione di città per qualche tempo un po’ parigina ma sempre genovese.

Un piccolo parigino

Lui è un piccolo parigino, è un bimbo bello come un angioletto.
Ha gli occhi sognanti e l’espressione tenera, gli hanno messo questa camicina dal colletto ingombrante e vaporoso, la sua giacchetta ha i bottoni a forma di stella e i suoi riccioli biondi sono nascosti sotto il cappellino chiaro.

Ha una cintura con la fibbia grande, le braghette corte e regge un bastoncino tra le mani, a guardar bene sembra proprio che tenga le dita posate ad arte secondo le indicazioni del fotografo.

Ha le calzette corte e gli stivaletti con la punta lucidissima, il suo abbigliamento sembra raccontare molto della sua provenienza e degli agi della sua famiglia di origine.

Il piccoletto se andò un bel giorno nello studio di un blasonato fotografo che così immortalò la sua dolcezza.
Sul retro della fotografia in formato cabinet è riportato l’indirizzo dello Studio Fotografico e sono anche elencati i servizi offerti ai gentili clienti.
La via nella quale si trovava lo studio è nel pieno centro della città, nella rutilante vivacità della capitale francese.

Tra la folla tumultuosa ed elegante ecco arrivare anche lui, con il suo completino scuro, mi pare di vederlo scendere da una carrozza e poi avvicinarsi allo studio tenuto per mano dai suoi amorevoli genitori.
È un piccolo parigino con tutta la vita davanti, in un tempo lontano, nella scintillante Ville Lumière.

Le Figurine Liebig: la storia del merletto

Ritornando a scoprire il nostro passato, vi porto nel mondo poetico delle Figurine Liebig che svelano, con la loro consueta grazia, storie e vicende dell’umanità.
Questa serie risalente al 1913 è dedicata alla storia del merletto e ha inizio con i pregiati merletti a punto di Spagna molto apprezzati nei tempi antichi.
In Spagna, come si legge a tergo della figurina, erano tradizionali anche le mantiglie in pizzo di seta all’epoca prodotte in particolare a Barcellona.

E spostiamoci in Francia alla corte del Re Enrico II.
La sposa di lui, Caterina de’ Medici, aveva voluto presso di sé un italiano di nome Federico Vinciolo esperto in trine e merletti che ebbe da lei l’incarico di confezionare preziose gorgiere e raffinati collarini.
Vinciolo lavorò alacremente e sotto il regno di Enrico III pubblicò una raccolta di stampi di merletti che è considerata la più ricca tra quelle note.
Queste notizie naturalmente sono riportate sulla figurina dalla quale si apprende anche che Caterina de’ Medici possedeva una quantità incredibile di merletti, in un baule furono infatti rinvenuti 381 riquadri di merletti smontati e in un altro 538 di varie diverse fogge.

Restiamo in Francia dove Colbert, ministro di Luigi XIV, ebbe la mirabile intuizione di intraprendere la produzione dei merletti fini all’ago che all’epoca era quasi un’esclusiva della città di Venezia.
E così il celebre punto di Venezia fu introdotto nella Francia dell’epoca e fu prodotto dalle industrie locali.

La successiva figurina è dedicata all’Alvernia, regione francese dove è tipica la trina detta “guipure”.
Si narra che le molte operaie dedite a questa arte fossero particolarmente brave a cambiare la natura e la grossezza del filo, sapevano usare seta, lana, lino, pelo di capra o di coniglio d’Angora e le loro trine di lana erano perfette per cura e lavorazione.

Celebre era anche il merletto di Bruxelles che, come si legge sulla figurina, si ottiene coll’incrocio dei fili avvolti ad uno dei loro capi sopra fusi (chiamati anche piombini) e fissati all’opposto capo ad un tombolo.
Ed è nelle Fiandre che fu ideato il pizzo al fuso.

Infine l’ultima figurina svela il delicato lavoro delle ricamatrici turche che prediligevano il ricamo a filo tratto e cioè togliendo dal tessuto i fili destinati a sostenere e collegare il traliccio del ricamo.
E così la poetica bellezza svela aneddoti e storie, antichi talenti e tradizioni lontane come la magnifica storia del merletto.