Le Figurine Liebig: la storia del merletto

Ritornando a scoprire il nostro passato, vi porto nel mondo poetico delle Figurine Liebig che svelano, con la loro consueta grazia, storie e vicende dell’umanità.
Questa serie risalente al 1913 è dedicata alla storia del merletto e ha inizio con i pregiati merletti a punto di Spagna molto apprezzati nei tempi antichi.
In Spagna, come si legge a tergo della figurina, erano tradizionali anche le mantiglie in pizzo di seta all’epoca prodotte in particolare a Barcellona.

E spostiamoci in Francia alla corte del Re Enrico II.
La sposa di lui, Caterina de’ Medici, aveva voluto presso di sé un italiano di nome Federico Vinciolo esperto in trine e merletti che ebbe da lei l’incarico di confezionare preziose gorgiere e raffinati collarini.
Vinciolo lavorò alacremente e sotto il regno di Enrico III pubblicò una raccolta di stampi di merletti che è considerata la più ricca tra quelle note.
Queste notizie naturalmente sono riportate sulla figurina dalla quale si apprende anche che Caterina de’ Medici possedeva una quantità incredibile di merletti, in un baule furono infatti rinvenuti 381 riquadri di merletti smontati e in un altro 538 di varie diverse fogge.

Restiamo in Francia dove Colbert, ministro di Luigi XIV, ebbe la mirabile intuizione di intraprendere la produzione dei merletti fini all’ago che all’epoca era quasi un’esclusiva della città di Venezia.
E così il celebre punto di Venezia fu introdotto nella Francia dell’epoca e fu prodotto dalle industrie locali.

La successiva figurina è dedicata all’Alvernia, regione francese dove è tipica la trina detta “guipure”.
Si narra che le molte operaie dedite a questa arte fossero particolarmente brave a cambiare la natura e la grossezza del filo, sapevano usare seta, lana, lino, pelo di capra o di coniglio d’Angora e le loro trine di lana erano perfette per cura e lavorazione.

Celebre era anche il merletto di Bruxelles che, come si legge sulla figurina, si ottiene coll’incrocio dei fili avvolti ad uno dei loro capi sopra fusi (chiamati anche piombini) e fissati all’opposto capo ad un tombolo.
Ed è nelle Fiandre che fu ideato il pizzo al fuso.

Infine l’ultima figurina svela il delicato lavoro delle ricamatrici turche che prediligevano il ricamo a filo tratto e cioè togliendo dal tessuto i fili destinati a sostenere e collegare il traliccio del ricamo.
E così la poetica bellezza svela aneddoti e storie, antichi talenti e tradizioni lontane come la magnifica storia del merletto.

Le Figurine Liebig: ville antiche e moderne

Ritorniamo ancora a viaggiare nel tempo e in un certo passato con il dolce romanticismo delle Figurine Liebig, la serie che vi mostrerò è interamente dedicata alle ville antiche e moderne e risale al 1913, mia nonna collezionava queste figurine ed ora sono io a custodirle.
Andiamo allora sull’esclusiva riviera francese, nei pressi di Nizza.
Le palme, la rigogliosa natura di questa costa che si affaccia sul Mediterraneo, i profumi freschi e deliziosi.

Salendo ancora più a nord giungeremo in terra di Albione ed ecco così la tipica villa inglese sulla sponda del Tamigi.
Il prato è verde e lucente, tutto pare immerso in una quiete idilliaca e in una bellezza senza pari.

In Svezia, sul Lago Mälar, troveremo invece le ville trasportabili in legno, sul retro di ogni figurina c’è una dettagliata spiegazione e in questo caso si legge che queste ville si potevano smontare perzzo per pezzo per essere trasportate nei luoghi prescelti.
Qui si notano due abitanti del posto in costume tradizionale e sullo sfondo si vede il Castello di Gripsholm.

E ancora, il nostro viaggio ci porta nella campagna tedesca del XVI Secolo sul Reno, regione celebre per i suoi vigneti.
E sempre si appezza questo panorama bucolico e questa mirabile quiete.

Andando ancora più indietro nel tempo ci ritroviamo nell’antica Siracusa, dove sorgevano magnifiche ville greche, fastose dimore con splendide terrazze e magnifici pergolati.

E infine il nostro viaggio ci porta all’epoca dell’antica Roma: a Tibur, l’attuale Tivoli.
Qui sorgevano fastose ville con ricchi giardini allietati dai sentori delle rose e dai briosi aromi degli agrumi.
Un incanto che ritorna nella dolce poesia delle Figurine Liebig.

Gabriële

Gabriële sente un fluido gelido attraversarle il corpo. Sa che non ignorerà quello sguardo, che il dado è tratto, che avrebbe dovuto andarsene in tempo, perché la notte era fin troppo intensa, le bocche si parlavano con troppa infatuazione. Sa che ormai non se ne andrà più. E Picabia si apre del tutto.

Versailles, 1908: Gabriële Buffet, ventisettenne pianista di talento, incontra l’uomo che segnerà per sempre il suo destino.
Lui ha pochi anni più di lei, il suo nome è Francis Picabia ed è un acclamato ed estroso artista parigino, per lui Gabriële abbandonerà la musica.
L’amore, l’arte e una sorta di insondabile sventatezza unirà queste due anime, la loro vita è narrata nel libro Gabriële di Anne e Claire Berest edito da Neri Pozza.
Le due autrici consegnano così al lettore una biografia appassionata dedicata alla loro bisnonna Gabriële che fu fatale musa ispiratrice e compagna del loro bisnonno Francis.
Picabia è turbolento, eccessivo, ama il brivido della velocità e le macchine rombanti, si crogiola negli eccessi, ha un animo inquieto e indomabile, è un uomo difficile ma è anche un pittore geniale.
E lei, Gabriële, non è una donna che rimane in disparte: è con lui protagonista della scena culturale, è intuitiva, lungimirante, indipendente, sarà lei ad ispirare Picabia nella sua svolta astrattista.

In quegli anni sfavillanti di avanguardie artistiche nasce infatti una nuova maniera di osservare il mondo e di narrarlo, fioriscono modalità espressive nuove e mai immaginate prima.
Compagni dei giorni di Gabriële e di Picabia sono altri artisti destinati a lasciare il segno come Marcel Duchamp, giovane favoloso e seducente con il quale Gabriele vivrà anche una vibrante storia d’amore o come il poeta Guillaume Apollinaire la cui figura trova ampio spazio tra le pagine di questo libro.
Lo sguardo va poi oltre la Francia, ho trovato particolarmente godibili le pagine dedicate al primo viaggio in America dei due protagonisti.
I due partono per una mostra d’arte che si terrà a New York, non hanno molti soldi e così sono costretti a prendere un posto in “terza classe cabina”, una via di mezzo tra la seconda classe e la terza classe dove viaggiavano gli emigranti.
E così, mentre la buona società si gode gli agi della prima classe, sul piroscafo La Lorraine i coniugi Picabia dividono la cabina con i letti a castello con altre due coppie, il malumore di Francis è palpabile, c’è anche il divieto di raggiungere le zone di pertinenza delle classi superiori.
E poi, a un certo punto, accade l’impensabile: una tempesta con onde alte fino a 20 metri sconquassa il piroscafo, a bordo si diffonde il panico ma per Picabia questa è l’occasione straordinaria per esplorare la nave, dato che il personale di bordo ha ben altro da fare che chiedere i documenti ai passeggeri.

Eccolo, dunque, il funambolo, deambulare liberamente da un ponte all’altro. Il suo sguardo si perde nei corridoi e nei saloni vuoti che sembrano riflettersi all’infinito nelle specchiere.

Ed è un’emozione, una vertigine, un’esperienza che riserverà a Picabia un incontro sorprendente.
Intenso, vivace, ricco di aneddoti e di storie sapientemente ricostruite il libro di Anne e Claire Berest è un gioiello che luccica di quella luce ammaliante di un periodo artistico innovativo e favoloso.
C’è molta Parigi tra queste pagine, poi c’è molta Francia e ci sono le dolcezze della Svizzera e le sfide artistiche dei dadaisti nella cornice di Barcellona.
E spiccano i protagonisti di un’epoca come Isadora Duncan, Tristan Tzara ed Elsa Schiapparelli.
Inesorabile aleggia poi l’ombra cupa della guerra che oscura le vite e le ghermisce, lasciando il suo segno indelebile.
Il legame profondo ed intenso tra Picabia e Gabriële sarà destinato a sfilacciarsi malgrado ad unirli non sia solo l’amore per l’arte ma anche la nascita dei figli che, invece, sembrano essere quasi marginali nell’equilibrio di queste vite.
E anche quando Francis avrà una nuova compagna Gabriële sarà ancora lì, nelle trame della vita di lui.
Ho amato questo libro per la sua cifra di eleganza, per gli incontri imprevisti, per la scrittura appassionata e per l’affetto indulgente che le autrici rivolgono a Gabriële.
Uno spirito ribelle, una creatura che resta nella memoria sia per la sua forza che per la sua umana fragilità.

Sulla nave per la Francia Gaby sarà sola. Finalmente. Giorno dopo giorno, durante la traversata, si avvicinerà un po’ di più agli alberi e alla Svizzera, sognando di ritrovare la natura, di ritrovare se stessa nelle lunghe camminate, la cui spossatezza che ne deriva è salutare sopravvivenza. Ciò di cui ha voglia è una musica che si senta soltanto nella sua testa.

Il pasticciere del re

“Il re, alla fine, si era messo a mangiare gelati. Ma solo con Louise. Ogni giorno ne mandavo uno diverso negli appartamenti della ragazza. Susina selvatica, falso frutto della rosa, pera, mora e le grosse nocciole del Kent.”

Londra, 1670: presso la reggia di Carlo II Stuart giungono Carlo Demirco, promettente pasticciere italiano e la giovane bretone Louise de Kérouaille, incantevole damigella di corte.
Ad inviarli è il re di Francia Luigi XIV che vorrebbe tramite loro rinsaldare un legame prezioso per gli equilibri politici e garantirsi l’appoggio del sovrano d’Inghilterra nel conflitto con l’Olanda.
Questa è una storia intricata, vivace e movimentata, ricca di eventi e di colpi di scena come solo le storie vere sanno essere ed è una storia dove fantasia e realtà si intrecciano con armonia: intrighi, segreti e trame sono sapientemente intessuti tra le pagine del romanzo Il pasticciere del re di Anthony Capella edito da Neri Pozza e Beat Edizioni.
È un libro delizioso, invitante e accattivante come i gelati favolosi creati dal leggendario Carlo Demirco, personaggio realmente esistito al quale si attribuisce il merito di aver fatto in modo che il gelato non fosse privilegio esclusivo dei re, come scrive nell’epilogo Capella medesimo.
Nel romanzo poi i capitoli dedicati all’estroso pasticciere di corte si aprono con citazioni e brevi ricette prese da The book of ices, trattato di Carlo Demirco dedicato appunto ai gelati.
La bella Louise, invece, ha in serbo altre sublimi dolcezze per il sovrano del quale diverrà l’adorata amante e consigliera, la ragazza conquisterà con caparbia una buona posizione e una certa influenza.
E i gelati di Demirco strabiliano i nostri occhi come una delizia inusitata, qualsiasi bontà voi abbiate gustato vi apparirà banale paragonata agli accostamenti arditi del pasticciere del re.

“Dopo lunghe riflessioni decisi di confezionare un sorbetto alla melagrana con una salsa allo champagne, una gelatina di mela e crisantemo e una granita con latte aromatizzato al finocchio.”

E riga dopo riga si viene così conquistati dalle esclusive bontà che giungono sulla tavola del sovrano.
Sono dolcezze avvolgenti, una fantasmagoria di sapori e profumi: dalla crema inglese al ribes rosso, dall’acqua di rose al bergamotto e poi accenti di spezie, bontà di ciliegie e di fragole succose, freschezza di limoni e sentore di vaniglia, brio di chiodi di garofano e morbidezza di pere e di pesche e leggerezza di nespole.
Ogni riga è una poesia, impareggiabile e fresca come il gelato di Carlo Demirco.
E poi ci sono i modi rocamboleschi per conservare il ghiaccio, all’epoca era tutto più complicato e non mancano gli stratagemmi per celare i segreti di un ottimo gelato.
E che stupori!
Non potete immaginare gli sguardi quella volta che Demirco fece giungere nelle cucine reali un delizioso ananas, tutti quanti si sporgevano per scorgere quello strano frutto mai veduto!
I talenti culinari di Demirco si alternano alle affascinanti astuzie femminili di Louise, una creatura magnifica della quale l’autore ci restituisce un sapiente e piacevole ritratto, è impossibile non simpatizzare per la bella Louise, è una giovane donna amabile e davvero gradevole.
E a proposito di lei aggiungo una piccola curiosità: tra i suoi discendenti figura anche Lady Diana.
Brioso, gradevole, incalzante, questo romanzo lascia spazio ai sentimenti e ai diversi sobbalzi del cuore.

“L’amore è come il ghiaccio. Vi assale di nascosto, vi si insinua dentro con l’inganno, rompendo ogni difesa, scovando gli anfratti più nascosti della carne. Non assomiglia a calore, dolore o bruciore, ma piuttosto a un’insensibilità interna, come se il cuore stesso si stesse indurendo, trasformandovi in pietra. L’amore vi afferra, stritolandovi con una forza che può spezzare le rocce o frantumare gli scafi delle navi.”

Il pasticciere del re è un libro splendido e sorprendente, scritto con talento e con vera competenza frutto di accurate ricerche storiche che sanno rivelare una certa Francia e poi in una certa indimenticabile Londra.
Tra trame di palazzo e tra i sospiri delle cortigiane vi ritroverete così in quel mondo e avrete anche il piacere di assaporare uno dei gelati deliziosi del pasticciere del re.

“I gelati, come la vendetta, si consumano meglio freddi; ma come la vendetta, se sono troppo freddi si gusteranno meno.”

Attraversando Rue de Rivoli

E ritorniamo a camminare nel passato, questa volta ci troviamo nella scintillante capitale francese, ogni visitatore che trascorra qualche giorno nella Ville Lumière di certo avrà occasione di attraversare l’ampia e maestosa Rue de Rivoli, una strada vibrante così percorsa dal vivace traffico parigino.

Ed è tutto un inarrestabile andirivieni di briosi mezzi di trasporto e di carrozzini trainati da scalpitanti cavalli.
Sotto i portici le dame passeggiano ammirando le vetrine, in questa Parigi alla moda dal fascino unico e inconfondibile sono famosi i grandi magazzini narrati con maestria da Emile Zola, cantore e voce di questa città che fu scenario prediletto dei suoi romanzi.
E in questo inizio di un secolo nascente, attraversando questa splendida arteria parigina, non mancheremo certo di fare una sosta golosa da Angelina, il celebre salon de thé aperto nel 1903 proprio sotto i portici di Rue de Rivoli.

Il tempo fugge, camminando in questo tempo diverso, accarezzati dalla frizzante aria parigina.
Con un parasole scuro o con un cappello alla moda, seguendo il ritmo del proprio destino.

Io amo Parigi e amo le cartoline francesi e cosi vi ho portato cone me in questo breve viaggio nel passato con uno sguardo verso Rue de Rivoli e il Giardino delle Tuileries.

Il mercato dei fiori di Rouen

Ritorniamo a camminare nel passato e andiamo insieme a Rouen, suggestiva città sita nel nord della Francia, in una scorcio vibrante di vita e di profumi eccoci dunque al celebre mercato dei fiori.
Qualcuno passeggia con aria rilassata e distratta, qualcuno invece si ferma a fare acquisti.
La signora con l’abito bianco incede aggraziata e nella direzione opposta ecco avanzare una giovane donna che tiene sotto il braccio un cestino da colmare di boccioli odorosi, accanto a lei cammina un compito gentiluomo.

C’è un’atmosfera gradevolmente rasserenante, ogni chiosco è uno scrigno delle meraviglie.
Una signora legge con un certo interesse e là dietro un uomo ci osserva e forse potrebbe proprio essere lui a darci qualche consiglio per questa nostra giornata a Rouen.

Una fila di lampioni, ombrelli aperti, carrozze sul lato della strada.
E la vita scorre serenamente in questo tempo così diverso.

E tutto appare armonioso, piacevole e ricco di attrattive in questo giorno del passato al mercato dei fiori di Rouen.

A cavallo al Bois de Boulogne

“Le carrozze non si muovevano ancora. In mezzo alla lunga fila di coupé, numerosissimi al Bois, in quel dolce pomeriggio autunnale, scintillava di tanto in tanto il morso di un cavallo, l’impugnatura d’argento di una lanterna, i galloni di un lacchè seduto a cassetta. Qua e là, in qualche landò scoperto, spiccavano abiti femminili di seta o di velluto.”

Emile Zola – La Preda (1871)

Con le evocative parole di uno scrittore a me tanto caro vi porto nella Parigi di un altro secolo, al Bois de Boulogne, vasto parco situato nel XVI Arrondissement della capitale francese.
Là, lungo quei viali, si trovò un giorno anche una giovane donna: cappello, giacca, abito da perfetta cavallerizza, lei stringe le redini e sorride al fotografo che la ritrae.

E ritorniamo ancora al massimo rappresentante del naturalismo francese e ad un brano di un altro suo celebre romanzo che qui voglio riportare.
È una gioiosa baraonda, un fremito vitale, una tela dipinta con talento e pazienza:

“Quella domenica, sotto un cielo gonfio dei primi temporali di giugno, si correva, al Bois de Boulogne, il Gran Premio di Parigi.

Arrivavano carrozzini con ruote immense che al sole mandavano lampi di acciaio, cabriolet leggerissimi, delicati come strumenti di orologeria, che filavano tra un tintinnio di sonagli. Ogni tanto, passava un cavaliere e un’onda di pedoni correva spaventata in mezzo agli equipaggi. Il lontano rotolio delle carrozze, proveniente dai viali del Bois de Boulogne, si smorzava in un fruscio attutito; si sentiva soltanto il rumore crescente della folla: l’aria era piena di grida, di richiami, di schiocchi di frusta.”

Emile Zola – Nanà (1880)

Vita, voci e suoni, come sempre Zolà è un impeccabile ritrattista e sa restituirci l’atmosfera di quella Parigi che lui conosceva bene.
Ho scelto i suoi brani per accompagnare il racconto di questa fotografia che ho di recente acquistato: da sempre mi affascina Parigi e naturalmente la giovane cavallerizza ha subito attirato la mia attenzione.
Il ritratto è opera di Delton, fotografo parigino che si dedicava alle “photographie hippique” proprio al Bois de Boulogne, come si legge nell’angolo in basso a destra della mia fotografia e come ho poi avuto anche modo di verificare con alcune mie ricerche.
E così, in sella al suo elegante destriero, ecco Mademoiselle con i suo stivali, i piedi nelle staffe, la posa sicura e il sorriso luminoso.
Era un giorno di un tempo distante al Bois de Boulogne.

La ragazza di Limoges

La ragazza di Limoges ha gli occhi grandi e così spalancati sul mondo, c’è una vita intera nel suo sguardo: la sua.
La ragazza di Limoges ha i capelli tendenti al crespo, li porta raccolti con cura e mi è venuto naturale immaginarla con le chiome sciolte e così ribelli donatele dalla natura.
E invece no, lei sta così composta, con questa sua grazia.
Ha le labbra sottili, un fiocco chiude il colletto del suo abito.
Lei con la sua giovinezza è rimasta così ritratta nella cornice di una Carte de Visite opera del fotografo Fournier che aveva il suo studio a Limoges e così ho pensato che naturalmente anche la ragazza fosse originaria di questa località francese celebre per le sue porcellane.

Delicata, aggraziata, le sue mani sono curatissime.
E il suo abito è un capolavoro di eleganza, con questo tessuto scivoloso e liscio, ho la sensazione tutta fantasiosa che fosse di color verde scuro.
Le passamanerie e i pizzi arricchiscono il vestito, la vita di lei è sottile come era consueto per una signorina del suo tempo.

La ragazza di Limoges ritratta in questa fotografia con tutta probabilità era anche più giovane di quanto noi si sappia immaginare.
Stava là, pazientemente seduta davanti a Monsieur Fournier.
Chissà quali erano i suoi pensieri, in quel tempo interminabile.
Mademoiselle avrà avuto i suoi sogni segreti, come ognuno di noi e noi non sappiamo immaginarli ma, grazie al prodigio di una fotografia, il nostro sguardo oggi trova quello della ragazza di Limoges.

Côte d’Azur

Le piante di agrumi in vaso fornivano una nota superiore intrigante che si mescolava alla fragranza dei pini. Lo scuro promontorio di Cap d’Antibes si stagliava sullo sfondo del cielo all’estremità orientale della grande baia disegnata da una curva di luci tremule che finivano per stemperarsi nell’illuminazione di Juan les-Pens a cinque chilometri di distanza.”

È nell’amena dolcezza della Costa Azzurra che scopriamo un luogo leggendario: lo Château de l’Horizon, magnifica villa in stile Art Deco fatta costruire nel 1932 da Maxine Elliott, attrice statunitense, donna volitiva e affascinante, protagonista della vita mondana della sua epoca.
Allo Château de l’Horizon e a quel mondo dorato è dedicato il volume Côte d’Azur. 1920-1960: gli anni d’oro della Riviera francese di Mary S. Lovell e pubblicato da Neri Pozza.
Il libro è il racconto straordinario di quell’ambiente così vivace ed esclusivo: allo Château de l’Horizon Maxine terrà feste, balli ed eventi mondani ai quali parteciperà tutto il bel mondo.
La narrazione ha inizio dagli anni ‘20, frizzante epoca di nuove eleganze e ricercate sensualità: vanno di moda i capelli a caschetto, i cappelli a cloche e gli abiti di seta impalpabile.
La Lovell, con impareggiabile raffinatezza e con magnifica competenza, interpreta lo spirito di quell’epoca e lo svela attraverso le vicende delle stelle del jet set che brillavano allora sulla riviera francese.
Il volume è infatti un’inesauribile miniera di vicende curiose e intriganti, non manca nessuno tra le pagine di questo libro: da Coco Chanel ad Elsa Maxwell, da William Somerset Maugham alla raffinata socialite Doris Delevingne, prozia dell’incantevole top model Cara.

E non manca Elsa Schiaparelli che della moda fu una vera icona: fu creato per lei il colore rosa Schiaparelli, così intenso da essere appunto definito shocking.
Grande protagonista di questo libro è poi Winston Churchill che era spesso ospite di Maxine al suo Château de l’Horizon, sono moltissimi gli aneddoti che riguardano lo statista.
Churchill era celebre per il suo tagliente umorismo e la Lovell narra che una volta un altro ospite gli chiese se avesse letto il suo libro e Churchill lapidario replicò: No, leggo solo per piacere o per trarne vantaggio.
I fasti dello Château de l’Horizon fatalmente furono, per un certo periodo, oscurati dalle cupezze della II Guerra Mondiale: in quegli anni parte della villa fu trasformata in atelier, le donne del posto producevano abiti per i poveri dei dintorni e in quelle circostanze Maxine fece usare i suoi abiti parigini e le stoffe preziose di cui erano fatti divennero pigiami e scamiciati per i bimbi meno fortunati.
La morte di Maxine, sopravvenuta nel 1940, rappresentò anche l’inizio di una nuova epoca per lo Château de l’Horizon che divenne di proprietà del principe Aly Khan.
È una nuova stagione di mondanità, Aly sposerà l’attrice Rita Hayworth, in un giorno di maggio, proprio allo Château de l’Horizon.
La Lovell racconta la loro vicenda appassionata, il loro sarà un sogno infranto e non un amore destinato a durare per sempre, per un certo periodo poi Aly avrà accanto un’altra celebre attrice di Hollywood: la diafana e sensuale Jane Tierney.
E poi viene narrato un amore giovanile di Gianni Agnelli e tra le pagine di questo libro trovano anche spazio le tormentate vicende di Edoardo Duca di Windsor e di sua moglie Wallis Simpson.
È davvero improbabile pensare di poter citare tutte le celebrità che troverete in questo magnifico volume: la Lovell, con la sua scrittura sapiente, asciutta e coinvolgente, vi porterà proprio là, allo Château de l’Horizon.
Côte d’Azur copre quarant’anni di storia di un luogo che non ha perduto il suo fascino: tutto è mutato ma ancora si cela la memoria di quegli anni gloriosi sulla riviera francese.

“Il mondo di Maxine è ormai scomparso da tempo, ma ogni decennio porta un nuovo gruppo di persone tra queste ville incredibili; più ricche e forse meno affascinanti di quelle che popolavano la terrazza di Maxine, all’epoca in cui il peggior difetto era essere noiosi.”

Buon 1° Aprile!

Buon 1° Aprile, cari amiche e cari amici!
Vi porto questo augurio con una curiosa cartolina francese del passato che fu inviata, molti anni fa, ad una certa dama di Avignone.
E guardando la cartolina mi è venuto naturale immaginare Madame nel suo grazioso salotto con il prezioso cartoncino tra le mani dove si legge un gentile augurio e cioè queste parole: che il dolce aprile che fa nascere i fiori porti la felicità nella tua casa.
Inoltre chi inviò questa corrispondenza aggiunse di suo pugno un suo scherzoso pensiero che recita all’incirca così: il pesce arriva un po’ prima del 1° aprile, ma puoi conservarlo per quella data.
Eh sì, cari lettori, questa romantica e leziosa cartolina rimanda a primaverili atmosfere settecentesche ma, se osservate con attenzione, nel cestino colmo di fiori e vezzosamente bordato da un lucido nastro trova posto un bel pesce d’Aprile perfetto per questa data.
E così, come di certo fece Madame quel giorno ad Avignone, sorrido divertita anch’io.
Buon 1° Aprile a tutti voi!