Come sempre erano in due.
E camminavano svelte, quasi trafelate, vicino a Palazzo San Giorgio.
In Via Frate Oliverio, in questo spazio d’ombra, il loro candido abito era come pura luce.
E c’era una leggera brezza, appena sufficiente a smuovere i loro veli.
Loro però hanno continuato a camminare, decise e sicure.
Ed erano in due, vicino a Palazzo San Giorgio.
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Ammirando Genova la Superba
C’è un luogo di Genova dal quale si ammira un panorama straordinario e unico, è un balcone sulla città e sulla sua meraviglia: sono le alture della Superba, là dove si trovano le antiche mura e fortificazioni, una zona che non conosco così approfonditamente come vorrei sebbene non sia poi distante dal mio quartiere.
Salendo al Righi e proseguendo poi fino a Via al Forte Begato ecco lo spettacolo del porto, delle navi in partenza e della città pullulante di vita.
Mentre tutto attorno sboccia la primavera.
Libera, sfrontata e selvaggia.
E là, in lontananza, l’infilata dei palazzi di Via Turati, il Porto Antico e la Sopraelevata che come un nastro lucido attraversa la città.
E i Magazzini del Cotone e le barche a vela in attesa di nuovi approdi.
Lì, nel prato sottostante, una testimonianza del nostro lontano passato: un’antica polveriera.
E lo sguardo poi va anche più lontano, verso il Monte di Portofino.
Ai nostri piedi l’intera città e la sua assoluta bellezza: Palazzo San Giorgio e la Cattedrale di San Lorenzo, i tetti e le ardesie dei caruggi.
Mentre sbocciano certi fiori eleganti.
E una grazia timida trionfa tra le rocce.
Una nave prende il largo e il blu del mare si fonde e si perde nel celeste del cielo.
E le rose selvatiche dondolano al vento qui dove si ammira la meraviglia di Genova la Superba.
Ritornare nei caruggi
E ritornare, di nuovo, ancora nei miei amati caruggi.
Con la luce di primavera, con l’aria ancora fresca, attraversando Piazza Fontane Marose così vuota.
E ritornare, di nuovo qui.
E giù per Via Luccoli, di primo mattino, sotto il cielo disegnato tra le antiche case di Genova.
E un cielo come questo, anche se lo hai veduto già mille altre volte rimane ancora e sempre nel cuore e nelle emozioni.
Camminando, nei miei luoghi cari, per le mie care strade.
Camminando, con il pensiero rivolto a queste bellezze, ai vicoletti tante volte percorsi, agli archetti, alle finestre socchiuse, agli affreschi che si intravedono sui soffitti di dimore vetuste, alle scale impervie e ripide, ai terrazzini in cima ai tetti.
Camminando, una volta in più.
Con lo sguardo che cerca le nuvole leggere che fluttuano nel cielo chiaro oltre le ardesie dei caruggi.
In una mattina di maggio poi, arrivare così davanti a San Giorgio, con questa prospettiva ampia e spaziosa.
In questa nostra terra così tenacemente fiera, nel cuore della mia amata città.
E ancora, così, ritornare.
Davanti al mio blu, in uno dei luoghi delle mie consuetudini, dopo tanto tempo ritrovato, ancora come sempre in ogni altro giorno già vissuto.
E restare, per qualche istante.
Qui, al cospetto di fratello mare, a lui ho portato il mio saluto.
La Madonna Assunta di Palazzo San Giorgio
Volge le spalle al mare e lo sguardo verso la città e verso i palazzi antichi, verso la gente che cammina sotto i porticati più vetusti di Genova.
È la Madonna Assunta che potete ammirare su Palazzo San Giorgio, storico edificio cittadino e oggi sede dell’Autorità Portuale.
Sulla facciata antistante Via Frate Oliverio ecco così l’antica edicola con l’immagine di Maria.
È una delle più curate e ben tenute della città, grazie anche ad un accurato restauro che così la fa risplendere tra le finestre di Palazzo San Giorgio, sotto la luce gloriosa di Genova.
E il sole bacia questi angeli pieni di grazia che recano frutti generosi.
Magnifico è il drappeggio del manto che cinge i loro fianchi, perfetta è la curva di quelle ali palpitanti.
Tra queste creature celesti è custodita la statua di Maria e la protegge una fitta grata.
Su di Lei piccoli putti in volo reggono la corona e creano questo senso bellissimo del movimento reso ancor più armonioso da un’evidente ricerca della simmetria.
Così gli angeli circondano la nicchia che ospita l’immagine della Madonna.
E luccica di oro il monogramma di Maria.
E così vedrete la bella edicola genovese, camminando sotto i nostri portici che fanno da cornice a questo scorcio di Palazzo San Giorgio, in quella parte di Genova dove si trovano molte botteghe da noi molto amate, là dove sacro e profano convivono in perfetta armonia.
La luce in Vico delle Compere
E arriva così la luce in Vico delle Compere: si schianta sui muri antichi e li rischiara, in uno di quei momenti miracolosi ancora più affascinanti perché a volte così brevi.
Questo vicolo non distante dal mare deve il suo toponimo alla sua vicinanza con l’antico Banco di San Giorgio un tempo sede della Compagnia di San Giorgio nota anche come Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
La gloria di Genova è legata a doppio filo a questa antica istituzione, in tempi lontani a Genova si ricorreva appunto alle Compere e cioè a dei capitali presi in prestito da privati i quali ricevevano in cambio sonanti interessi.
E si cammina nella storia, nei luoghi dove il sole ritorna, a questa maniera.
Dove in certe giornate di luce così intensa e vivace è sempre una sorpresa trovare con lo sguardo le prospettive verticali di Genova.
E resta, anche questo, uno dei miei luoghi.
È un caruggio che porta al mare, a pochi passi c’è il Porto Antico con i suoi moli e le sue ariose vastità.
Ed è un caruggio che conduce in Piazza De Marini, dove è sempre piacevole andare a sbirciare le vetrine della libreria antiquaria Dallai.
E così, di volta in volta, mi capita spesso di passare da queste parti.
Tra antichi muri e tracce di vite passate.
Qui il sole rilascia il suo calore su questa pietra nera dove al centro è scolpito il trigramma di Cristo.
Pensate a tutti gli sguardi che si sono posati per qualche istante su queste pietre vetuste che ancora adornano le nostre strade.
La vita, poi, ha il profumo dell’aria del mare.
E ognuno cammina nel proprio destino, sotto il portici, in un tiepido pomeriggio primaverile.
E ognuno ha la propria meta, è il viaggio di ogni giorno, scandito dai ritmi del quotidiano, nei pressi dell’antico Palazzo San Giorgio.
A quel tempo distante ci accomuna questa luce brillante di porto e di mediterraneo, intrisa della vitalità di una stagione nuova, nel gioco di incredibili ombre che cadono tra i muri dei caruggi.
Misteriosa e magnifica, così è la luce in Vico delle Compere.
Theodore Roosevelt: un turista americano a Genova
È un giorno di aprile del 1910 quando a Genova giunge un illustre visitatore, è stato presidente degli Stati Uniti d’America e con lui viaggiano la sua consorte e i suoi figli.
I Roosevelt sono stati prima a Roma e poi hanno raggiunto la ridente riviera ligure, hanno trascorso una notte all’Hotel Miramare di Sestri Levante e in seguito si sono fermati a Rapallo, da lì sono ripartiti alla volta della Superba.
A Genova tutti li attendono con trepidazione, a dar loro il benvenuto c’è il Console Generale degli Stati Uniti d’America, non manca un drappello di giornalisti americani ed italiani pronti ad incontrare il celebre ospite.
Lo aspettano nell’albergo che Theodore Roosevelt ha scelto per il suo soggiorno: l’Hotel Britannia in Via Balbi.
E come potrete immaginare ad accoglierlo giungono tutte le massime autorità cittadine, c’è una certa fierezza nell’omaggiare un personaggio così importante, il Comune gli donerà alcune pubblicazioni, una di esse è la riproduzione degli Annali del Caffaro.
Tutti si offrono di accompagnare lui e la sua famiglia alla scoperta della città: il presidente del Consorzio Autonomo del Porto, Nino Ronco, si propone per fargli visitare Palazzo San Giorgio, il solerte assessore Caveri si mette a disposizione di Roosevelt per un giro nei musei.
Roosevelt è amabile e cortese, spende parole generose per l’Italia e per Genova, è grato per l’accoglienza riservatagli.
Spiega ai suoi ospiti che lui è già stato nella nostra città, è accaduto durante il suo viaggio di nozze e comunque riguardo ai programmi delle sue ore genovesi dice che dovrà sentire la sua signora.
Ed è proprio sua moglie, dopo breve tempo, a farlo chiamare dal direttore dell’albergo, è l’ora del tè e la bevanda si raffredda.
Per Roosevelt non è semplice accomiatarsi dalla folla di gente che gli gira intorno, tutti si affannano nel proporgli il loro aiuto ma l’ex presidente degli Stati Uniti declina cortesemente e dice che la sua è una visita privata, si fermerà solo un paio di giorni e poi proseguirà alla volta di Porto Maurizio.
La mattina dopo la sveglia suona di buon mattino, Roosevelt sbriga la corrispondenza e poi si gode una buona colazione all’Hotel Britannia assieme alla sua compagna di viaggio e di vita.
Inutile dire che la Direzione dell’Albergo è giustamente fiera di annoverare tra i suoi ospiti una figura così importante, un timbro apposto sul retro di certe cartoline ricorderà quel memorabile evento.
La giornata genovese di Theodore Roosevelt inizia in compagnia di un caro amico, insieme a lui egli visita la Chiesa di San Matteo e le tombe dei Doria.
Poi il nostro turista americano si gode una bella passeggiata in Strada Nuova, vedrà Palazzo Rosso e Palazzo Bianco e avrà modo di apprezzare i capolavori artistici di Genova.
E proprio in Via Garibaldi va a succedere uno spiacevole disguido!
Eh già, infatti il nostro desidererebbe visitare un certo palazzo ma a sbarrargli il passo trova due irremovibili portieri i quali, malgrado le rimostranze dei giornalisti presenti, si rifiutano di far entrare Roosevelt.
I due continuano a ripetere di non aver ricevuto alcuna direttiva dal padrone di casa e quindi non ci pensano neanche a far entrare visitatori non autorizzati!
Eh insomma, un po’ di elasticità, caspita!
Roosevelt non fa un piega e torna verso Via Balbi, dopo una rapida visita a Palazzo Durazzo Pallavicini rientra all’Hotel Britannia.
Qui attende di incontrare un celebre italiano, è lo scrittore Antonio Fogazzaro, uno dei massimi rappresentanti della nostra letteratura.
L’atteso incontro non si verificherà in quando Fogazzaro non si presenterà all’Hotel, purtroppo non conosco le circostanze di questo mancato appuntamento.
Roosevelt e la sua famiglia lasceranno Genova salutati dalle autorità cittadine con tutte le dovute celebrazioni e proseguiranno alla volta di Porto Maurizio con il treno, alla famiglia viene riservato dalle Ferrovie un vagone di prima classe.
Se vi interessa posso anche dirvi che il convoglio lasciò la stazione Principe in perfetto orario, il giornalista che ha raccontato questi giorni genovesi di Roosevelt ha precisato anche questo dettaglio.
Tutte le notizie che avete letto sono tratte dal quotidiano Il Lavoro del 9 e 10 Aprile 1910, le belle immagini antiche dell’Hotel Britannia appartengono al mio amico Eugenio Terzo che come sempre ringrazio.
A leggere i vecchi giornali si hanno sempre piacevoli sorprese, si scoprono frammenti del passato sempre degni di essere raccontati.
Accadde in primavera, era un giorno d’aprile e a Genova giunse un illustre visitatore: era Theodore Roseevelt, un turista americano nella Superba.
Piazza della Raibetta, camminando nel nostro passato
Vi porto ancora a fare un viaggio nel passato, in una parte della città che non è poi mutata così tanto.
Andremo alla Raibetta, un tempo questa zona era sede di mercato, spiega il solito impareggiabile Pescio che l’origine di questo toponimo è araba e si riferisce alla vendita dei legumi e della biada.
La mia personale macchina del tempo funziona perfettamente, si direbbe.
E quei colori che ora ravvivano le case e la prospettiva davanti a San Giorgio lasciano il posto al bianco e nero di antica memoria.
Tic tac, così gli anni scorrono, all’indietro.
E ad attraversare la Piazza è un signore immerso nei suoi pensieri.
Ferve la vita e ha i suoi ritmi definiti, si snodano a terra certe rotaie, penso che siano quelle del tram.
E i giorni fuggono, non si saprebbe nemmeno dire in quale maniera accada.
E poi le finestre.
Aperte, spalancate ad accogliere una ventata di aria intrisa di profumo di mare mentre le voci della strada pervadono le stanze.
Le case antiche celano notti insonni, promesse e parole.
E lacrime di gioia e addii, il pianto di un neonato che viene alla luce, l’ultimo respiro di un uomo che lascia le cose del mondo.
Le case antiche conservano vite e ricordi che nessuno sa più ricordare, a volte.
E quelle finestre sono ancora identiche, solo il lume della pubblica illuminazione non c’è più, una diversa luce rischiara questa zona.
Sembra che tutto sia rimasto immutato eppure ad osservare con attenzione si notano alcune differenze.
L’arco del portico, in questo scorcio di un altro secolo.
E come è adesso, sgombro della parte superiore.
E ancora una finestra dietro alla quale respira la vita.
Un manifesto pubblicitario: da Gilardini si vendono ventagli e paracqua, ombrellini e pelletteria, un negozio chic che soddisfa le ambizioni delle signore di Genova!
Serve un albergo? C’è l’Hotel Nettuno!
E non mancano i profumi e i belletti di gran marca, nell’elegante Via Roma c’è il negozio delle macchine da cucire Singer e chi volesse rincuorarsi con un buon Fernet sceglierà certo un marchio ancora adesso celebre.
Tic, tac, il tempo vola via.
Come tutti coloro che affollano la via, un gentiluomo con un’elegante bombetta e un soprabito di buon taglio segue il suo destino, poco distante una coppia di sposi se ne va a passeggio.
Li osserviamo di spalle, senza conoscere i loro volti.
E resta una domanda, un interrogativo sospeso senza risposta.
Per loro cosa era la felicità?
Una casa accogliente, una famiglia, un lavoro sicuro, i bambini che crescono sani e sereni.
Una vita tranquilla, insomma.
Poi, sai, la felicità è quasi sempre simile a se stessa, in ogni tempo.
Sotto al portico, fianco a fianco, due amiche si concedono un pomeriggio per negozi.
Superano il posto dove si vendono i vini, sospetto che non fosse proprio il luogo adatto a due signorine perbene!
E sentite le loro voci?
Parlano piano, come si conviene, con il giusto garbo, una certa inflessione dialettale tradisce la loro origine, le due signorine sono proprio genovesi.
Il tempo trascorso e il tempo presente si assomigliano, si sovrappongono, si sfiorano e quasi si confondono.
In questo tratto di strada che così spesso percorriamo.
Così era ieri, in un tempo distante che non abbiamo vissuto.
Un terrazzino sopra Via San Luca
Accadde un po’ di tempo fa: ero sulla terrazza panoramica del Museo di Palazzo Spinola di Pellicceria.
E lì di fronte c’è un terrazzino.
Sapete, una di quelle meraviglie incastonate tra i tetti e l’azzurro del cielo.
Faccio una foto, la condivido su Twitter e scopro che questa è la casa di coloro che dispensano preziosi consigli sulla Superba: Genova4Tourist, dritte e bellezze per chi visita Genova direttamente da chi vive in città.
E ieri, sotto un sole scintillante, sono salita lassù.
E così oggi vi racconto Genova da quel terrazzino, è sempre un’emozione grande scoprire la Superba da un nuovo punto di vista.
Una scaletta, le geometrie spioventi del tetto, qualche gradino.
E ad ogni passo Genova si svela.
Guarda, ecco la celebre terrazza di Palazzo Spinola, è a breve distanza.
Cielo azzurro, niente vento, il caldo d’inizio estate.
E i consueti stupori.
Da un palazzo all’altro, nella città vecchia, il panorama muta e ogni volta puoi scoprire nuove bellezze.
E vedi la linea del mare, la vita di una città portuale, la curva della sopraelevata che si snoda tra le case alte.
Guarda lassù, i palazzi della Spianata e l’ascensore di Castelletto.
Mentre sbocciano i fiori e davanti a te si estendono gli splendori della Superba.
Ed è un continuo susseguirsi di campanili, finestrelle, altri terrazzi, il tempo di Genova sfiora il cielo.
E svetta maestosa la Torre degli Embriaci.
A sinistra dell’immagine si vede parzialmente la chiesa di San Luca, su tutto predomina la Cattedrale di San Lorenzo.
E poi persiane aperte ed abbaini.
Vicoli, caruggi e piazzette sono sotto di te.
Ed è proprio quella città, la sua poesia è in certe parole di Giorgio Caproni che amo sempre citare:
Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria, scale.
E se hai un terrazzino come questo cosa fai?
Ci metti un tavolino, le sedie e ti lasci accarezzare dalla luce delle calde sere d’estate.
Tra comignoli, profili di caruggi ed ancora campanili.
E non potrai mai dire di aver veduto Genova se non hai ammirato la distesa dei suoi tetti, lo sanno bene i visitatori che salgono la scaletta che porta al terrazzino di Palazzo Rosso.
C’è un silenzio magico sopra San Luca, mentre osservo la città nella cornice della ringhiera.
Sono queste le armonie che svelano la sua identità, il suo spirito fiero, quella bellezza che dovremmo saper esaltare.
Cartoline da Genova, da un terrazzino sopra i tetti, in una mattina di giugno.
E tutto attorno è un trionfo di fiori, piante e alberelli che respirano l’aria del mare.
Genova d’azzurro, di acqua e di cielo.
Si staglia candido il profilo di Palazzo San Giorgio, non lo avevo mai veduto da questa prospettiva.
E poi.
E poi, chiacchiere tra amici, ancora ardesia, estate e focaccia.
Lassù, sui tetti.
E petali che si aprono al sole e si dischiudono generosi.
Le campane suonano, i gabbiani si librano alti e un aereo sorvola la città.
Ringrazio gli amici che mi hanno ospitato, mi hanno regalato ancora nuove meraviglie.
Questa è la mia Genova, la città che amo, vorrei che tutti potessero vederla così.
Splendente, nella sua unicità.
Vera e Superba, da un terrazzino sopra Via San Luca.
La Croce di San Giorgio
Oggi, 23 Aprile, è il giorno di San Giorgio, eroica figura che da molti secoli ha un posto speciale nel cuore dei genovesi.
La memoria di San Giorgio e delle sue gesta è scolpita sopra i portoni dei palazzi della città vecchia e se non sapete per quale ragione la sua immagine si trovi su certi edifici invece che su altri qui trovate la spiegazione e potrete leggere anche la storia avventurosa di questo Santo che sconfisse un terribile drago.
E nel giorno a lui dedicato io desidero celebrare il Santo valoroso e anche il vessillo della Superba sul quale campeggia fiera proprio la Croce di San Giorgio.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo, queste parole risuonano in questa città dagli albori della Repubblica di Genova.
Per Genova e per San Giorgio!
Genova celebre per le sue imprese, Genova temuta e rispettata.
Croce rossa in campo bianco, simbolo dell’eroismo dei Crociati in Terra Santa, la Croce di San Giorgio figura anche sulla bandiera inglese: sul finire del 1100 fu proprio la Repubblica di Genova a concederne l’uso al Re d’Inghilterra.
In cambio di moneta sonante il Doge della Superba si impegnava a proteggere con la sua flotta le navi inglesi che, battendo la celebre bandiera genovese, si avventuravano nel Mediterraneo all’epoca infestato da minacciosi pirati.
Ancora adesso il simbolo di Genova La Superba sventola nelle strade un tempo percorse da valenti uomini di mare.
Non so dirvi quante volte ho incontrato la Croce di San Giorgio, scorgere questi colori per le vie della mia città suscita in me un autentico senso di appartenenza.
Bianco e rosso, l’ho veduto in ogni luogo, davanti una finestra di Campetto e sopra l’orologio che scandisce le nostre giornate.
Simbolo di Genova e della sua grandezza.
Sventola in cima alle torri di Porta Soprana.
Davanti al Palazzo che trae il nome proprio da San Giorgio, oggi sede dell’Autorità Portuale.
Ed è nel vessillo dei prodi Balestrieri del Mandraccio.
Di fronte al fastoso Palazzo della Meridiana.
Bianco e rosso, sul lampione che sovrasta una farmacia in Via della Maddalena.
Nello stemma della città, a Tursi.
Sul faro che rischiara l’orizzonte ai naviganti.
In ogni modo, sempre.
Davanti alla casa natale di un suo celebre figlio di nome Giuseppe Mazzini, colui che amava la sua Genova e anche il nostro tricolore.
Mossa dal vento, sulla sommità della Torre Grimaldina.
In quella magia di ardesie, abbaini e tetti dai quali affiorano misteriose torri antiche.
Nello splendore del Salone del Minor Consiglio a Palazzo Ducale ancora sventola orgogliosa la nostra croce di San Giorgio.
La si scorge su certi cancelli, nelle luci di una sera d’inverno.
Nelle grandi piazze, di fronte a vaste dimore.
Nei semplici caruggi, nell’ombra nascosta dei vicoli.
E là, nel cielo blu che sovrasta Via Garibaldi.
Nel giorno di San Giorgio, davanti al mare che bagna questa terra, simbolo di una fierezza che dovremmo saper conservare.
E in quelle parole che rimangono ancora nostre, fanno parte del nostro cammino nel mondo e della nostra identità.
Pe Zêna e pe Sàn Zòrzo!
Un’importante elezione a Palazzo San Giorgio
Se ne parlò per giorni di quell’elezione.
Certo, il metodo prescelto per assegnare la carica era da sempre stato quello, imparziale e corretto, a suo modo.
Tuttavia, in città si rumoreggiava.
Chi sarà l’eletto? Chi andrà a coprire quella carica?
Accadeva diverso tempo fa, a Palazzo San Giorgio.
Il Grimaldi aveva un’idea tutta sua, se fosse dipeso da lui si sarebbe usata ben altra maniera, non faceva che dirlo a tutti eppure pareva che nessuno volesse dargli retta.
Anche quel giorno ribadì il suo pensiero, continuava a ripetere che era necessaria una maggiore accortezza.
Si accalorava, era un tipo dal carattere fumantino e quando c’era da difendere le proprie opinioni non si tirava certo indietro.
E parlava, parlava e intanto saliva le scale, con il fiato spezzato dalla fatica, il Grimaldi aveva una certa età.
Così, si trovarono tutti nuovamente riuniti nella Sala delle Compere e si levò un frusciante brusio.
Ognuno diceva la sua, certi non vedevano l’ora che si sbrigasse tutta la faccenda, era un dovere esserci ma ciascuno di loro aveva importanti affari di cui occuparsi.

La gente che a Genova fa girare i denari e produce ricchezza è quasi tutta lì, signori, a Palazzo San Giorgio.
D’un tratto il silenzio: vengono fatti girare i bussolotti.
E il Grimaldi è seduto là, in prima fila.
Lo vedete? E’ quello che scuote il capo in maniera sconsolata.
E accanto a lui c’è un gruppo di persone, tra loro ci sono alcuni dei candidati, si è tutti in fremente attesa dell’esito di quell’estrazione.
Il bussolotto si ferma, una mano raccoglie il nome del destino e termina così la tanto sospirata elezione.
Il Banco di San Giorgio ha una lunga storia, emetteva anche moneta, fu sede della Compagnia di San Giorgio anche nota come Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
Per risolvere certe avversità economiche il Governo dal XII secolo aveva stabilito l’usanza di chiedere prestiti ai privati, questi in cambio ricevevano i proventi di alcuni dazi, le così dette Compere.
Potete leggere la storia e le storie di questo celebre palazzo genovese qui, a questo link invece trovate alcuni eminenti protettori del Banco di San Giorgio, sono effigiati in statue esposte nella Sala del Capitano.
La vicenda che avete letto è un mio gioco di fantasia, Grimaldi è il nome di un’importante ed abbiente famiglia genovese, il personaggio interprete di questo scritto è del tutto immaginario.
E’ vera e reale la suggestione della Sala delle Compere, presto vi farò conoscere le figure scolpite in quelle statue marmoree.
E là, in quella sala, ci sono i bussolotti, risalgono al XVIII secolo, erano detti “Seminari” e venivano utilizzati per assegnare alcune cariche del Banco di San Giorgio.
E se anche voi andrete là vi parrà di assistere a quell’estrazione, tutto attorno sentirete rumoreggiare e poi d’improvviso cadrà il silenzio.
Accadeva diverso tempo fa, a Palazzo San Giorgio.













































































































