Transatlantico Rex, il mito e la memoria

L’epopea dell‘oceano, le avventure verso l’America.
Signori, chiudete i vostri bauli, siete pronti ad imbarcarvi su una possente nave?
Vi porto a fare un viaggio su un gigante del mare: il Rex.
La storia di questo transatlantico è in mostra a Palazzo San Giorgio dove troverete un percorso interessante e ricco di fascino.
Costruito dai Cantieri Ansaldo e da O.A.R.N., il Rex fece la sua prima traversata il 27 settembre 1932: la nave era una vera signora del mare come lo era il Conte di Savoia, altro transatlantico dell’epoca del quale troverete notizie e immagini a Palazzo San Giorgio.
E l’occasione della mostra è offerta da un anniversario.
Era una calda giornata d’agosto del 1933: il Rex salpò da Genova e giunse a New York in 4 giorni, 13 ore e 58 minuti compiendo il record della traversata più veloce che gli valse l’assegnazione del Nastro Azzurro, titolo strappato alla nave tedesca Bremen.
Il Rex e la II Guerra Mondiale, la splendida nave passeggeri divenne proprietà tedesca e fu poi bombardata dall’aviazione alleata, la sua demolizione iniziò nel 1947.
E lunghe e complesse sono le vicende del celebre transatlantico durante la guerra, le potrete leggere su un grande pannello che apre il percorso espositivo.
A noi attende un viaggio, un viaggio meraviglioso.
Ed eccolo il Rex, signori, un immenso transatlantico pronto ad affrontare le onde.

Rex

Un allestimento di forte impatto, molto scenografico.
E gli oblò sono tutti illuminati!

Rex (2)

Andiamo a guardare le cabine, signori, ci sarà da meravigliarsi.
Ecco un’elegante camera da letto.

Rex (3)

E qui invece troviamo delle belle poltroncine.

Rex (5)

Un tavolino con fiori freschi.

Rex (4)

E le altre cabine sono ugualmente accoglienti.
Sull’oceano, verso Nuova York.
Troverete immagini della nave e dei suoi locali, sono fotografie che provengono da collezioni private.

Rex (6)

Una gloriosa nave passeggeri, ma com’era un viaggio sul Rex?
Su un dettagliato pannello sono riprodotti i piani isometrici della prima classe.
C’erano divertimenti per tutti i gusti sul glorioso transatlantico: una pedana per la scherma e il pugilato, una galleria coperta per il tiro a segno, terme e campi da tennis, piscine e sale di lettura.
E poi un immenso salone da pranzo con aria condizionata calda o fredda a seconda delle esigenze, una sala da pranzo riservata ai più piccini e alcune altre sale private.
Il meraviglioso Rex.

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La potente campana del transatlantico.

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Le lettere provenienti dallo scafo.

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E poi ancora carte e disegni.

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Frammenti del passato.

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E ricordi che qualcuno ha gelosamente conservato.

Rex (8)

Una mostra particolare ed interessante, troverete anche diversi manifesti.
Si arriva a New York in poco più di sei giorni, scegliete la nave che preferite: il Rex o il Conte di Savoia.
E potrete accomodarvi sul ponte mentre il vento vi accarezza i capelli.
Un’esperienza da non perdere!

Rex (13)

Un’esposizione ricca, in una vetrina troverete i libretti delle due navi.
Ma ditemi, su quale delle due ci imbarcheremo?

Rex (15)

Anche i passeggeri di terza classe sembrano passarsela bene.
Un caro saluto a chi rimane a terra, noi salpiamo!

Rex (16)

E quando saremo di ritorno avremo un’avventura da raccontare!

Rex (17)

Oh, che viaggio, fino in America!

Rex (18)

Un viaggio pieno di sorprese.

Rex (14)

E sapete, la nave era lussuosa ed elegante, nel ‘44 i suoi arredi e le suppellettili vennero asportati dai tedeschi, pertanto è difficile trovare pezzi dei servizi da tavola in uso a bordo del Rex.
Le porcellane erano prodotte da Richard Ginori, c’erano anche servizi in metallo argentato della milanese Fratelli Broggi.
Ogni classe d’imbarco aveva il suo servizio, qui esposto con una copia della lista passeggeri.
La prima classe è sontuosa e regale.

Rex - Prima Classe

C’è anche uno splendido servizio da tè.

Rex - Prima Classe (2)

C’è una lista passeggeri definita classe speciale: il Rex era talmente di lusso che questa sua seconda classe era considerata di gran lunga superiore rispetto a quella degli altri transatlantici.

Rex Classe Speciale

E anche qui si consumavano i pasti servendosi di delicate porcellane.

Rex - Classe Speciale

Ecco la classe turistica.

Rex (30)

E i portacenere di bordo.

Rex - Classe Turistica (2)

Le ricchezze di una bella nave.

Rex (31)

E poi si trova una vetrina nella quale sono esposti menu Kosher: erano destinati ai tanti ebrei che lasciavano le loro case alla volta degli Stati Uniti, in fuga dallo sterminio e dalle persecuzioni di quegli anni cupi.

Rex Menu

Le copertine dei menu e delle liste passeggeri del Rex e del Conte di Savoia sono frutto dell’ingegno di famosi disegnatori e ci si perde a guardarne i dettagli.

Rex (22)

E poi quel giorno, quello splendente giorno di agosto.
Il Comandante  Francesco Tarabotto scrutava il mare, in attesa della meta.
Le onde battevano sullo scafo, la forza dell’oceano contro la potenza di un transatlantico.
Uno sciabordio, il vento, la luce che si riflette sull’acqua.

Rex (20)

Una velocità media di 28,92 nodi.
E il trionfo, il record mondiale di velocità e tempo nella traversata dell’Atlantico.

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E la gloria,  il Nastro Azzurro che sancisce un primato.

Rex (21)

I marinai vengono premiati per l’impresa, ricevono un diploma a memoria di quel giorno.

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Il Nastro Azzurro, chissà che emozione vedere New York e sapere di aver battuto un primato mondiale.

Rex (24)

E che orgoglio nel conservare la medaglietta ricordo!

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Il Comandante dona al sindaco di New York un modellino in scala.

Rex (27)

Una signora del mare, con tutti gli agi e le comodità.

Rex (26)

Vi soffermerete a guardare il ponte e gli ombrelloni aperti, la piscina e le scialuppe di salvataggio.
Una ricostruzione di pregio per una visita che vi lascerà affascinati.

Rex (29)

E c’è tanto altro da vedere, ci sono strumenti nautici e sezioni dello scafo, altri manifesti e molte fotografie che mostrano la bellezza delle sale e delle cabine, immagini in bianco e nero che ricordano il Rex.
La mostra Transatlantico Rex, il mito e la memoria  a cura dell’Autorità Portuale di Genova è a ingresso libero e sarà aperta fino al 30 Settembre.
E’ anche una bella occasione per entrare in questo meraviglioso palazzo, è allestita nello splendido Salone delle Compere, sarete circondati da statue di illustri uomini di una città di mare.
E vedrete la storia del Rex, una leggenda del mare.
Ringrazio il Dottor Oddone per aver reso possibile questo articolo, a Palazzo San Giorgio mi accolgono sempre con grandi sorrisi e con una gentilezza che mi fa davvero piacere.
E lasciando il palazzo troverete una passiera che ricopre lo scalone.

San Giorgio

E’ il colore del Nastro Azzurro, il premio che sancì il primato del Rex.

Rex (28)

Palazzo San Giorgio, laggioni e maioliche nella Sala del Capitano

Torniamo a Palazzo San Giorgio, davanti al mare.
Innanzi tutto desidero porgere un ringraziamento a una persona che pochi giorni fa ha lasciato un commento sotto ad uno dei miei articoli dedicati a questo meraviglioso edificio.
E’ una restauratrice di affreschi, con il suo lavoro ha contribuito a rendere questo palazzo così come oggi lo vediamo, ha un blog professionale e qui trovate una delle pagine dedicate a San Giorgio.
Il suo è davvero un lavoro prezioso che ha restituito una ricchezza a questa città.
Torniamo lassù, guardiamo le scale dall’alto.

Palazzo San Giorgio (2)

E torniamo nella Sala del Capitano, tra i benefattori e i benemeriti del Banco di San Giorgio.
Questa sala ha una particolarità: il suo pavimento e parte delle pareti sono ricoperti dai cosiddetti laggioni, mosaici in maiolica in stile moresco che spesso si trovano nei palazzi del centro storico e certamente avrò occasione di mostrarvene altri.
Questa sala venne allestita e restaurata dal D’Andrade e i suoi laggioni sono la copia fedele di quelli che vi erano in origine.

Palazzo San Giorgio

Un’incredibile accuratezza di dettagli.

Palazzo San Giorgio (3)

Le piastrelle contornano le lapidi e sono alla base delle statue.

Palazzo San Giorgio (4)

E conferiscono ancor più bellezza a questo luogo dove vive la magia del passato.

Palazzo San Giorgio (5)

Ma qui bisogna dirigere lo sguardo in ogni direzione per non perdere nessuna meraviglia, non ci sono solo piastrelle, ma anche pannelli di legno nella Sala del Capitano.

Palazzo San Giorgio (6)

E ancora legno sul soffitto, ognuna di queste travi ha un diverso intaglio, il risultato è armonioso e importante.

Palazzo San Giorgio (7)

E se come me siete dei sognatori, in questa sala sentirete il respiro del Medioevo, quell’atmosfera di secoli lontani, tempo di scudi e di spade, di lance e di armature.
Verrete qui e guarderete anche voi al di là della grata, dove sono le dame e i cavalieri?
E i benemeriti e gli illustri uomini che camminarono in questo cortile dove sono?

Palazzo San Giorgio (8)

Medioevo di chiaroscuri e di contrasti, di luce che prepotente filtra attraverso il vetro.

Palazzo San Giorgio (9)

Un luogo che parla di una grandezza antica, incisa per sempre a beneficio dei posteri.

Palazzo San Giorgio (10)

Tramandata sulla pietra che qui è viva è ha questa voce così presente e vera, una voce che sussurra nomi e nobili gesta.

Palazzo San GIorgio (11)

Il richiamo del passato, così forte e reale.

Palazzo San Giorgio (12)

E tutto attorno accurate decorazioni.

Palazzo San GIorgio (13)

Lo splendore dei laggioni con questi colori vividi e accesi.

Laggioni

Ma davvero qui bisogna osservare bene, abbassate lo sguardo verso il pavimento.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (2)

E seguite anche voi le geometrie e le curve.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (3)

Un effetto ottico di grande impatto.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (4)

Sfumano i colori, si susseguono disegni di diverse dimensioni.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (5)

Un gioco di armonia e di simmetria.

Palazzo San Giorgio - Pavimento  (6)

L’arte raffinata della maiolica, un magnifico lavoro.

Palazzo San Giorgio - Pavimento

Il silenzio avvolge questa sala, nella misteriosa malia della storia, l’incanto della gloria e di un mondo che è stato nostro e lo è ancora, tuttora è presente.
Siamo forse poco attenti e prestiamo poco riguardo a ciò che siamo stati mentre invece dovremmo sentire orgoglio e senso di appartenenza, in luoghi come questi dovremmo provare ammirazione e fierezza.
Qui si è circondati da vera bellezza e di questo non si può che essere grati.
Un aggraziato angioletto è posto a decoro della statua di uno dei benefattori.

Palazzo San Giorgio (14)

Là fuori spira il vento di mare, l’aria salmastra sale dalle calate nella città dei dogi e dei naviganti, nella città dei capitani del Popolo e dei benemeriti di San Giorgio.

Palazzo San Giorgio (15)

Palazzo San Giorgio, gli illustri genovesi della Sala del Capitano

Vi porto ancora a Palazzo San Giorgio.
Vi porto con me in una Sala dove si possono ammirare opere meravigliose.
Benvenuti nella Sala del Capitano, che si trova nella parte medievale dell’edificio.

Sala del Capitano

L’allestimento venne curato dal D’Andrade e racchiude dei veri tesori.
Ho avuto il privilegio di restare a lungo in questa sala, io sola, attorno a me una parte importante della storia di questa città.
Immaginatemi davanti a queste lapidi, mentre tento di decifrare queste antiche memorie.
Che meraviglia!

Sala del Capitano (2)

E no, non ero proprio sola, nella sala del Capitano si trovano numerose statue.
Non ci si ritrova con una statua che immortala la propria immagine a memoria dei posteri senza aver fatto nulla per meritarlo.
Ma chi saranno questi illustri personaggi? Ognuno di loro indossa il robbone e il copricapo alla maniera medievale.

Sala del Capitano (4)

Signori, questi sono i benemeriti e i Protettori del Banco di San Giorgio, illustri genovesi forse ora dimenticati.
Le statue che vedete avevano un tempo altre collocazioni, alcune si trovavano nell’atrio, adesso sono qui riunite, alla base di ogni statua c’è un’iscrizione nella quale vengono descritte le gesta e i meriti del personaggio in questione.

Sala del Capitano (3)

E ognuno di loro regge un cartiglio sul quale è riportata una frase in latino che ancora rimanda alle virtù e alle azioni della persona che lo stringe tra le mani.
Ecco, lasciatemi in compagnia di cotanti genovesi e mi nasce una tale curiosità che voi non potete neanche immaginare!
E questi nostri tempi sono difficili e complicati, abbiamo tutti bisogno di fulgidi esempi.
E allora ve li presenterò brevemente uno ad uno, meritano di essere citati e ricordati, le loro parole hanno un valore eterno, lascio spazio alla sapienza e alle virtù dei Protettori del Banco di San Giorgio, è un  tributo a coloro che hanno concorso a rendere Genova grande e degna di rispetto.
I benemeriti sono seduti o in piedi, a seconda dell’importanza del lascito grazie al quale si potevano estinguere determinate gabelle.

Sala del Capitano (5)

E’ seduto in posa regale lo prestante nobbile Messer Francesco Vivaldi, così si legge sulla lapide.
Federico Alizeri lo definì esempio di civil carità.
Ricco mercante, in un momento di grande difficoltà per la Repubblica giunse in suo soccorso lasciando in dono una forte somma.
Nel 1371 inventò il moltiplico, cioè l’interesse composto nelle operazioni bancarie.
Con questo metodo i privati cittadini investivano nei luoghi delle compere, ovvero nelle quote del debito pubblico, il reddito che ne derivava doveva essere a sua volta reinvestito fino a che non si ottenevano somme che dovevano essere spese in opere pubbliche a beneficio della cittadinanza.

Francesco Vivaldi (4)

Grazie alla sua opera fu così possibile estinguere il debito pubblico, si può leggere il suo elogio su questa lapide, l’unica scritta in dialetto.

Francesco Vivaldi (3)

Questo è il cartiglio tra le mani di Francesco Vivaldi.

Francesco Vivaldi (2)

Ad me respicite et curate quod pacta serventur
Guardate a me e amministrate in modo che i patti vengano osservati

Ritto in piedi è Domenico Pastine di Rapallo anch’egli ricco mercante che morì a Famagosta.
E ancora di lui parla l’Alizeri e scrive: fornì per legato onde togliere di mezzo le tante gravezze che s’imponevano all’arrivar de’ frumenti.

Domenico Pastene

Grazie a Domenico Pastine le tasse che gravavano sul grano vennero annullate, nel 1475 venne così eretta questa statua.
Un esempio da seguire.

Domenico Pastene (2)

Ciascuno studii fare simili servicii a la sua Patria
Ciascuno studi come fare simili servizi alla sua patria

Luciano Spinola, esempio di liberalità e generosità.
Fu munifico e grazie a lui vennero sgravate gabelle sui servi, sulle cavalcature, sui vini e sull’arena.

Luciano Spinola

Ancora un genovese da ammirare che ha un monito per i posteri.

Luciano Spinola (2)

Discite a me utilitati pubblice inservire
Imparate da me ad essere al servizio della pubblica utilità

Luciano Grimaldo, sulla sua lapide si legge che nella sua vita liberamente donò settanta luoghi delle compere di San Giorgio, i proventi vennero distribuiti fra i poveri.
E su quel marmo viene anche ricordato come Luciano fu abile nel far fruttare i suoi investimenti, soldi su soldi per un uomo abile in operazioni di alta finanza.

Luciano Grimaldo

E dalle sue mani giunge un consiglio che sarebbe bene seguire.

Luciano Grimaldo (2)

Exemplo meo discite patrie vestre bene facere
Dal mio esempio imparate a fare il bene della vostra patria

Un nobile, rappresentante di una illustre famiglia genovese e generoso filantropo, Francesco Lomellini.
E deve essere stato davvero munifico, in quanto siede fiero come si conviene alle persone come lui.

Francesco Lomellini

La statua venne eretta quando lui era ancora in vita, così si legge su questa lapide.

Francesco Lomellini (2)

Un saggio e antico genovese.

Francesco Lomellini (3)
Ad rem pubblicam augendam contendite
Aspirate a rendere florida la repubblica

Ancora un personaggio la cui statua venne scolpita mentre lui era vivente.
Ambrogio di Negrone, commissario di Corsica dove venne inviato nel 1488 per sedare una ribellione fomentata da un certo Gian Paolo da Leca.
Uomo astuto e valoroso, scacciò il suo nemico, riportò splendenti vittorie e si distinse per la sua clemenza.
Quando tornò un patria in suo onore venne eretto questo monumento.

Ambrogio di Negrone

E la lapide che si trova alla base di esso decanta le sue gesta.

Ambrogio di Negrone (2)

A breve distanza, un altro benefattore, Melchiorre Negrone, che regge un cartiglio dove è scritto: verae divitiae, la vera ricchezza.
Osserva l’Alizeri che Melchiorre pare eccezionalmente basso e si domanda se ciò fosse corrispondente a realtà.

Melchiorre Negrone

E lo definisce in maniera piuttosto efficace, provvido estinguitor di balzelli.

Melchiorre Negrone (2)

Altro esempio di illustre beneficenza è Antonio Doria,  al quale è dedicata quest’opera.

Antonio Doria Q. Filippo (2)

E ancora parole da ricordare.

Antonio Doria Q. Filippo

Uti Rempub. augeatis maiorum vestigis insistite
Adoperatevi affinché la Repubblica si arricchisca di maggiori vestigia

E da ultimo un uomo solenne e regale, Eliano Spinola, che fece ampi investimenti e destinò un terzo dei suoi proventi per sdebitare alcune gabelle, senza mancare alcune generose elargizioni.

Eliano Spinola

E anch’egli porge una frase che incita a fare il bene.

Eliano Spinola (2)

Eia agite o cives Patriae succurite mecum dupliciter Patriae qui dedit illud habet
Orsù agite o cittadini della patria provvedete con me doppiamente alla Patria
colui che lo diede ha

Saggi, munifici e provvidi di buone azioni, costoro sono i i benemeriti del Banco di San Giorgio, altri illustri personaggi sono ricordati con lapidi che sono affisse alle pareti.
Tornerò a mostrarvi ancora questa splendida sala, vi sono alcuni dettagli che ancora non avete visto, in particolare le piastrelle che ricoprono la sala ed altre magnifiche particolarità non visibili in queste immagini.
Oggi questo spazio è dedicato a loro, a questi uomini austeri e fieri, uomini che sapevano amministrare il bene pubblico e rendere la città ricca e fiorente.
Fuori c’è la città con la sua frenesia, la gente che corre e passa oltre.
Loro sono qui, nel silenzio antico di Palazzo San Giorgio.

Sala del Capitano (6)

Palazzo San Giorgio, il prezziario delle gabelle e le cassette per il mugugno

E siamo ancora a San Giorgio, nel mirabile Palazzo che si affaccia su Caricamento e che fu un tempo sede della Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio, gloriosa istituzione genovese.
Una vera e propria banca, nata nel 1408 per risolvere i gravi dissesti delle finanze pubbliche del tempo.
Lo Stato, tramite San Giorgio, prendeva prestiti da parte di privati cittadini che come contropartita ricevevano il diritto di acquisire le compere, ovvero i proventi dei dazi e delle gabelle.
La Casa di San Giorgio aveva un’amministrazione complessa e ben strutturata, sui suoi banchi pubblici si svolgevano operazioni di alta finanza.
E sapete cosa potrete vedere nel cortile di Palazzo San Giorgio?
C’è di che stupirsi, ve lo garantisco!
Signori, ecco a voi una lapide del XVIII secolo con il prezziario delle gabelle e le regole che ne disciplinavano gli appalti.
Storie di palanche e di altri tempi nei quali si usava un linguaggio a volte per noi insolito.

Prezziario delle gabelle

Storie di calleghe, così si chiamavano le pubbliche aste con le quali si vendevano le gabelle.
Le tasse colpivano beni di vario genere: il grano e l’olio, la legna, il lino e i panni di seta, la Pinta di Recco, di Savona e della Spezza, di Recco e Sestri Levante.
C’era una gabella sulla canna dei panni, ovvero le stoffe grezze ancora da lavorare, e una che riguardava la grascia, vale a dire l’importazione ed l’esportazione di carne conservata, formaggi e strutto.

Prezziario delle gabelle (2)
E i caratti? Erano gabelle che colpivano tutte le merci, esclusi animali vivi, alimenti, olio e vino.
I caratti riguardavano le merci portate all’interno dei confini dello Stato via terra o via mare, un diritto doganale che bisognava assolutamente pagare.
Come si dice? L’occasione fa l’uomo ladro! In un documento del 1660 si legge che a terra era difficile controllare per cui c’era chi faceva il furbo e portava a destinazione le merci senza pagare la dovuta gabella, ma guarda un po’!
E’ evidente che questa è una materia piuttosto complicata, quando si parla di palanche è sempre così!
Ma guardate bene la lapide, sotto al prezziario sono poste cinque cassettine.
E c’è dell’ingegno in questa particolarità!
Signori, le cassettine servivano per segnalare i disservizi ai vari uffici della Casa delle Compere.

Avisi per Li Protettori

Per caso qualcuno ha da protestare con il Magistrato del Sale?
Imbuchi pure qui la sua lettera orba, così si chiamavano le segnalazioni anonime.

Avisi per il Magistrato del Sale

Ci sono problemi da segnalare al Magistrato del 1444? Ecco una cassettina apposita!

Avisi per il Magistrato del 1444

Qualcuno ha da mugugnare per il trattamento ricevuto e intende rivolgersi dal Magistrato dei Revisori? Si armi di santa pazienza e metta tutto nero su bianco!

Avisi per il Magistrato de Revisori

E lo stesso si dica del Magistrato dei Procuratori, i genovesi avanzino le loro richieste senza indugi!

Avisi per il Magistrato de Procuratori

Trovo tutto ciò semplicemente geniale e lungimirante, è meraviglioso che questa lapide sia giunto fino a noi.
Nel faldone di qualche archivio ci saranno sicuramente le lettere orbe scritte dagli antichi abitanti di Zena, quanto mi piacerebbe leggerle!
Quando siete dalle parti di Caricamento entrate a Palazzo San Giorgio, è un invito che rivolgo ai miei concittadini e ai turisti.
Tutti vengono a visitare l’Acquario che è a pochi passi da questo meraviglioso palazzo, uno scrigno di tesori e di testimonianze del nostro passato.
Sul muro, in cortile, c’è anche il prezziario delle gabelle con le cassettine che i genovesi usavano per farsi le proprie ragioni.

Prezziario delle gabelle (3)

Palazzo San Giorgio e la Madonna Regina di Genova

Vi porto ancora a Palazzo San Giorgio.
Vi porto a vedere una statua della Madonna che si trova nello splendido cortile che già conoscete.

Palazzo San Giorgio (7)

Per narrare la storia di quest’opera d’arte bisogna andare a un tempo remoto, al 1630, anno nel quale Papa Urbano VII emanò una bolla con la quale si stabiliva un ordine di precedenza nelle processioni per tutti i rappresentanti di Stati dove vigeva la Monarchia, i reali erano tenuti in grande considerazione.
La Serenissima Repubblica di Genova doveva correre ai ripari: ci voleva una soluzione per sancire la sovranità della Repubblica e l’autorità del Doge.
E così, il 25 Marzo 1637, con una fastosa cerimonia in San Lorenzo il cardinale Giovanni Domenico Spinola, nell’entusiasmo dei numerosi devoti, celebrò l’incoronazione di Maria, fu Lei a divenire Regina della città.
A lei vennero offerti i simboli del potere: la corona, lo scettro e le chiavi della città, l’immagine di Maria da quel momento figurò sulle monete della Repubblica.
Si stabilì che venissero erette due statue: una di esse, scolpita da Domenico Scorticone nel 1647, venne eretta sopra Porta Pila, potete vederla nella cartolina sottostante che è tratta dalla collezione del mio caro amico Eugenio Terzo.

Porta Pila

Cartolina appartenente a Eugenio Terzo tratta dal sito Genova Collezioni

La seconda statua, opera di Bernardo Carlone e risalente alla prima metà del XVII secolo, venne invece posizionata sulla Porta della Lanterna e lì rimase fino al 1877, anno nel quale la porta venne demolita.
I genovesi però vollero salvaguardare la loro Regina, così la statua di Maria venne posta nell’Oratorio di Sant’Antonio.

Madonna Regina di Genova

Trascorsero gli anni, nel 1937 la Regina della città trovò una nuova collocazione: davanti al nostro mare, la Madonna del Porto venne posta sulla punta del Molo Giano ai piedi della Torre dei Piloti.
E a lei si dedicò questa iscrizione:

La Madonna
potente presidio del nostro mare
per oltre due secoli sulla porta della Lanterna
demolita l’anno MDCCCLXXVII
dopo dodici lustri
per concorde volontà di popolo
ebbe qui novello trono
benedizione divina
alle navi ardimentose
che nelle terre più lontane
esaltano
il genio e la fede
di Genova credente operosa

Giunse poi la guerra che inesorabile colpì anche la Superba, in seguito a un bombardamento la nostra Regina andò a finire sul fondo del mare.
Ma la gente di Genova amava la sua Madonna, si attivarono le maestranze e il Consorzio autonomo del Porto, infine nel 1946 la Regina di Genova fu fatta riemergere dalle acque e venne rimessa al suo posto.
In tempi più recenti, nel 1997, si decise di tutelare ulteriormente quest’opera d’arte di così grande valore per questa città e così a Molo Giano fu esposta una copia fedele della statua di Bernardo Carlone.
L’originale giunse qui, a San Giorgio, il Palazzo sede dell’Autorità Portuale della Superba.
E’ assisa e sorride la Regina di Genova, ha la corona sul capo e nella mano destra regge lo scettro.

Madonna Regina di Genova (2)

Ai tempi della costruzione della statua gli antichi genovesi avevano stabilito che Gesù Bambino tenesse in mano le chiavi della città e stringesse a sé una carta sulla quale si leggono queste parole: et rege eos.

Dettaglio

Poco distante le onde si infrangono contro le banchine del Porto.
E’ vicina al mare colei che la Repubblica di Genova volle come sua Regina.
E ai suoi piedi, incise nel marmo, le parole scritte a gloria e lode di Lei che custodisce questa città.

Madonna Regina di Genova (3)

Palazzo San Giorgio, storie di gabelle e di illustri prigionieri

E oggi vi porto ancora con me,  dentro a Palazzo San Giorgio.
Si varca quella soglia e ci si immerge in un mondo antico, distante, si torna al nostro passato, a ciò che è accaduto secoli or sono.
Qui si trova la sede dell’Autorità Portuale di Genova, pertanto non tutte le sale sono visitabili a qualunque ora come capita nei Musei, ma potrete facilmente accedere al piano terra e fare una passeggiata in cortile.
Chiedete di visitarlo, vi faranno passare e vi troverete qui.

Palazzo San Giorgio

E sapete che sensazione si prova quando si è all’interno di questo edificio? Fuori passa la sopraelevata con il suo traffico rumoroso, ma dentro San Giorgio c’è pace e silenzio.
Gli antenati costruivano a regola d’arte i loro palazzi, i muri sono spessi e non si sente il minimo rumore.
Dite la verità, non piacerebbe anche a voi vivere qui?
Del resto era il Palazzo del Capitano del Popolo, è ovvio che sia così maestoso.

Palazzo San Giorgio (2)

Prima di accedere al cortile prestate attenzione a un reperto di un certo interesse che si trova all’ingresso: una bomba francese risalente al 1684, anno nel quale la Superba venne bombardata dalla flotta del Re Sole.

Palazzo San Giorgio (4)

E ricordatevi che a Genova bisogna sempre guardare verso l’alto, anche quando ci si trova in un palazzo splendido come questo il cielo riserva sempre qualche sorpresa.

Cielo

Questa parte di Palazzo San Giorgio è stata restaurata nel XIX secolo dal D’Andrade ma malgrado i numerosi interventi l’atmosfera è sempre magica.
Tempo di cavalieri con spada, elmo e scudo a Palazzo San Giorgio.

Palazzo San GIorgio (5)

Ed eccolo il Cavaliere al quale è dedicato l’edificio, San Giorgio che uccide il drago.

San Giorgio (2)

Ed è ancora lui a reggere fieramente la bandiera della Superba in questo affresco.

Palazzo San Giorgio (8)

Alla base c’è una lapide sulla quale si leggono alcuni versi tratti da un sonetto di uno dei massimi poeti italiani, Giosuè Carducci, che si schierò contro la demolizione del Palazzo che si intendeva effettuare nel 1889.
Un progetto sciagurato che per fortuna non andò a buon fine così ancora oggi possiamo camminare nel Palazzo voluto da Guglielmo Boccanegra.

Carducci

Accanto all’affresco è murata una lapide che i genovesi sottrassero ai Pisani dal Castello di Lerici nel 1251.
Ce le davamo di santa ragione a quei tempi e poi si usava tornarsene a casa portandosi dietro questi trofei!

Lapide (3)

E ancora si cammina sotto il porticato del cortile. Un luogo incantevole!

Palazzo San Giorgio (10)
Ma sapete, qua sotto c’erano anche alcune cupe prigioni dove un giorno giunse un illustre prigioniero.
Era il 1298 e all’epoca i genovesi inflissero una dura sconfitta ai veneziani nella battaglia di Curzola.
Catturarono ben 7500 uomini che vennero buttati nella prigioni della Superba e indovinate chi c’era tra questi? Niente meno che Messer Marco Polo!
E sapete come accade, le voci corrono, Marco Polo era già celebre per i suoi viaggi e i genovesi erano curiosi di conoscerlo.
Ogni giorno riceveva visite dai nobili della città, tutti volevano ascoltare i suoi racconti, una processione di gente trepidante di udire il resoconto delle sue avventure in Oriente!
Incontrò anche Andalò di Negro, vi ricordate di lui? Andalò, l’uomo che studiava le stelle, qui trovate la sua vicenda.
Nelle carceri di San Giorgio Marco Polo si imbatté in un altro illustre prigioniero, un certo Rustichello da Pisa condotto a Genova nel 1284 in seguito alla Battaglia della Meloria.
La prigionia di Marco Polo durò sette mesi ma in questo periodo il veneziano pensò di mettere a frutto il proprio tempo e dettò a Rustichello un libro che tutti conoscete, Il Milione, viaggi e avventure alla corte del Gran Khan.
E sul muro di Palazzo San Giorgio si trova una lapide che ricorda la permanenza di questo celebre esploratore nelle prigioni della Repubblica.

Marco Polo

MARCO POLO
DETTO’ IN GENOVA
IL MILIONE
NEL GIORNO DI COLOMBO
GENOVA E VENEZIA
POSERO
MCMXXVI
A COMPAGNA           SERENISSIMA

Quante avventure e quante vicende sono accadute in questo palazzo, se queste mura potessero parlare!

Palazzo San Giorgio (6)

Sì trova in questo cortile una statua della Madonna che riveste una particolare importanza per questa città, ve la mostro nel gioco di luci che la circonda ma a lei dedicherò uno spazio privilegiato.

Palazzo San Giorgio (7)

Ricordate? Questo era il palazzo della Dogana.
Ecco, quando si parla di tasse e gabelle sono sempre dolori!
E i funzionari della Serenissima Repubblica di Genova vengono caldamente invitati ad attenersi alle gabelle previste, che non si facciano venire in mente di richiedere premi o recognitione alcuna che non sia dovuta!
Le leggi puniscono tali abusi, che se ne ricordino!
E caso mai qualcuno se ne dimenticasse, nel loggiato c’è una lapide che ammonisce severamente chi si facesse venire strane idee, in questa Dogana è severamente proibito richiedere bustarelle e somme non dovute.

Lapide

E all’interno troviamo un’altra lapide molto simile.
Le gabelle bisogna pagarle ma il malcostume di avanzare ulteriori pretese va stroncato senza riserve.
Nihil sub sole novi, è vero?

Lapide (4)
E a proposito di gabelle e di soldi, ho volutamente omesso di mostrarvi un angolo di questo cortile dove si trova qualcosa di talmente interessante da meritare un ulteriore approfondimento.
Rimarrete stupiti e ammirati della genialità degli antichi genovesi!
Un ringraziamento particolare va al Dottor Oddone, Dirigente del Servizio Comunicazione e Promozione dell’Autorità Portuale di Genova, che mi ha permesso di gironzolare per Palazzo San Giorgio e di pubblicare queste immagini.
Ho ancora molto da mostrarvi di questo palazzo che rappresenta l’anima mercantile e marinara di questa città, San Giorgio è la memoria della grandezza di Genova e della sua potenza commerciale.
L’economia della Superba aveva qui il suo cuore pulsante, nel palazzo sul Mare che porta il nome del Cavalier dei Santi.

Palazzo San Giorgio (9)

Palazzo San Giorgio e la gloria di Genova

Correva l’anno 1256 e a Genova governava Guglielmo Boccanegra, primo Capitano del Popolo e antenato di Simone che sarà primo Doge.
E Guglielmo, eletto con grandi consensi, aveva bisogno di un palazzo pubblico che fosse sede del Governo, un palazzo splendido e magnifico che venne edificato davanti al mare tra il 1257 e il 1260: Palazzo San Giorgio.

Palazzo San Giorgio  (11)

Guglielmo Boccanegra ebbe alterne fortune, vi racconterò la sua vita nel dettaglio in un’altra occasione, ora vi basti sapere che nel 1262 venne spodestato e fu costretto a far fagotto per rifugiarsi dal Re di Francia.
Ma una lapide ricorda che a lui va il merito di aver lasciato alla città di Genova questo palazzo.
La lapide si trova sul lato più antico che affaccia sui portici che portano il nome di Frate Oliverio, l’architetto incaricato di costruire il Palazzo.
Sopra la porta, come già vi dissi qui , si trova una testa leonina sottratta dal palazzo Pantocratore di Costantinopoli ai veneziani, da sempre nemici dei genovesi.

Palazzo San Giorgio  (8)

E come già vi ho detto non è il solo leone a trovarsi sulle mura di San Giorgio, ci sono anche altre due teste leonine sempre sul lato che affaccia su Via Frate Oliverio.

Palazzo San Giorgio

Una pietra in memoria di Guglielmo, Capitano del Popolo.

Lapide per Guglielmo Boccanegra

L’ANNO MCCLX GUGLIELMO BOCCANEGRA
ESSENDO CAPITANO DI QUESTA CITTA’
ORDINO’ CHE IO FOSSI FATTO E FRATE
OLIVERIO UOMO DIVINO PER ACUTEZZA
DI MENTE MI ADATTO’ POCO DOPO
CON SOLLECITUDINE COM’ERA STATO
COMANDATO ALL’USO DELL’AUTORITA’
PRESENTE

Il palazzo nel 1340 divenne sede della Dogana, a San Giorgio si riscuotevano le gabelle e così nel cortile trovavano spazio le merci per le quali occorreva pagare.
C‘era l‘ufficio della Gazarìa, preposto all’amministrazione delle Colonie e l’Ufficio dei Confortatori che invece si occupava dell’esenzione dei dazi e delle gabelle.
Genova città di mercanti e di commercio, la toponomastica non è mai casuale, questa piazza si chiama Caricamento perché qui nella seconda metà dell’Ottocento si svolgeva il caricamento delle merci, prima si usarono  i carri e poi la ferrovia che conduceva a Torino, inaugurata nel 1854.

Palazzo San Giorgio  (6)

Ma torniamo al  1408, in quell’anno nel Palazzo si stabilì la celebre Compagnia di San Giorgio anche detta Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio.
Per far fronte alle difficoltà economiche il Governo dal XII secolo aveva stabilito l’usanza di chiedere prestiti ai privati, i quali in cambio ricevevano i proventi di alcuni dazi, le così dette Compere.
Le compere confluirono nel 1407 in quest’unica società che ebbe il compito di gestire il debito pubblico e che conserverà una sua autonomia sino al 1797, anno della caduta della Repubblica.
Il glorioso Banco di San Giorgio emetteva moneta, i così detti Biglietti di Cartulario che furono messi in circolazione agli inizi del ‘600.

Palazzo San Giorgio  (7)

L’immagine soprastante ritrae la parte più antica del palazzo, al di là di quelle finestre si trova la Sala del Capitano del Popolo, a breve distanza la Sala delle Compere.
Ve le mostrerò entrambe, grazie al Dottor Oddone Dirigente del Servizio Comunicazione e Promozione dell’Autorità Portuale di Genova che ha qui la sua sede  ho trascorso un’intera mattinata in quelle stanze.
Che meraviglia! Sola con i benefattori della Repubblica, quelle stanze racchiudono tesori!
E sapete, sarei rimasta lì delle ore a decifrare le lapidi e ad ammirare le statue!
Oggi vi porto a zonzo attorno al Palazzo, a questo splendore della nostra città.

Palazzo San Giorgio  (3)

Un palazzo che è stato restaurato a regola d’arte ed è stato così restituito alla sua antica bellezza.

Palazzo San Giorgio  (10)

C’è qualcosa di affascinante in questo edificio, quand’ero bambina mi colpivano queste finestre.
Tempo di dame e cavalieri, un altro tempo, quello dei Capitani del Popolo!

Palazzo San Giorgio  (17)

E poi vedeste cosa c’è in quei saloni!

Palazzo San Giorgio  (15)

Risplende luminoso sotto il cielo terso di Genova il Palazzo che fu sede del Governo e in seguito del Comune.

Palazzo San Giorgio  (12)

E non manca una bella edicola risalente al XVIII secolo, la Madonna è attribuita alla scuola dello Schiaffino.

Edicola

Un palazzo costruito e ristrutturato in epoche diverse, una parte medievale antistante Via Frate Olivierio e una rinascimentale che fronteggia il mare.
Ed è magnifica questa facciata affrescata prima da Antonio Semino e poi da Lazzaro Tavarone agli inizi del ‘600.
Gli affreschi hanno rivisto nuova vita al principio del ‘900 per opera di Ludovico Pogliaghi che ha utilizzato come riferimento alcuni antichi quadri.
In tempi più recenti, nel 1992, la facciata è stata nuovamente affrescata con l’intervento del  pittore Raimondo Sirotti.

Palazzo San Giorgio  (2)

Un palazzo dedicato a un Santo caro ai Genovesi, quel San Giorgio che si trova effigiato in tante sculture sopra i portali di numerose case del centro storico, come potete vedere qui.
Sventolano le  bandiere sulla facciata di San Giorgio.

Palazzo San Giorgio (2)

Sulla sommità dell’edificio un orologio scandisce il tempo che scorre qui, davanti al mare.

Palazzo San Giorgio

Ed eccolo San Giorgio che sconfigge il drago.
Si protegge con uno scudo sul quale è dipinta la bandiera della Superba.

Palazzo San Giorgio  (9)

Un palazzo magnificente, vedete da questa immagine che su questa facciata sono ritratti alcuni personaggi.
Ma chi sono costoro? Oh, sono tutti illustri genovesi, cari lettori, ognuno di loro è passato alla storia.

Palazzo San Giorgio  (5)

Ve li presenterò uno ad uno, cosicché possiate salutarli come si conviene quando vi capiterà di passare dalle parti di Caricamento.
Da sinistra verso destra il primo personaggio che si incontra ha un fare cerimonioso: con una mano pare declamare certe eroiche gesta, con l’altra regge un libro.
Chi mai sarà? Signori, questo è Caffaro di Rustico da Caschifellone, crociato ed annalista.
Un giornalista di altri tempi, così si potrebbe definire, il nostro inviato in Terrasanta che scrisse il resoconto della Prima Crociata e narrò la caduta di Gerusalemme e di Cesarea.

Caffaro

Accanto a lui un celeberrimo genovese che si distinse per il suo valore sui mari, il Principe Andrea Doria, valente Ammiraglio della Repubblica di Genova,  ritratto con la sua spada scintillante.

Andrea Doria

In posizione centrale due figure illustri contornano il portone del palazzo.
Il primo è niente meno che Guglielmo Boccanegra, come già vi ho detto Primo Capitano del Popolo.

Guglielmo Boccanegra

E poi ecco un uomo passato alla storia per il suo coraggio, le sue imprese furono narrate dal Caffaro nei suoi Annali.
Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, eroe della prima Crociata del quale vi ho già narrato la storia, la trovate qui.

Guglielmo Embriaco

Al suo fianco troviamo un giovane uomo, ai suoi piedi si notano delle corde marinare, in mano regge una sfera.
Signori, un genovese che non ha bisogno di presentazioni, Cristoforo Colombo.

Cristoforo Colombo

Chiude la parata di illustri personaggi un temibile e fiero combattente, l’Ammiraglio Biagio Assereto, trionfatore della battaglia di Ponza avvenuta nel 1435.

Biagio Assereto

Tutti loro se ne stanno sulla facciata di Palazzo San Giorgio.
Sic transit gloria mundi, verrebbe da dire.
A parte Colombo, ci ricordiamo di loro e delle imprese che hanno compiuto?
Questo palazzo attira l’attenzione dei turisti, tutti coloro che vengono a Genova per visitare l’Acquario passano davanti a San Giorgio.
E tutti si fermano a fare fotografie, ad ammirare l’imponenza di questo edificio e la bellezza dei suoi colori.

Palazzo San Giorgio  (13)

La memoria del passato è qui, in questa piazza gremita di visitatori, qui dove i genovesi vengono a passeggiare per respirare aria di mare.
Qui dove sono effigiati ammiragli, crociati e condottieri.
Qui dove un tempo era la dogana e il glorioso Banco di San Giorgio.
Qui dove si vive la gloria di Genova, nella grandiosa maestosità del palazzo voluto dal Capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra.

Palazzo San Giorgio (3)

I leoni della Superba

Guardatevi intorno, quando camminate per la città.
Qui, a Zena, nelle strade ampie e regali così come in certi caruggi ombrosi, incontrerete i leoni.
Sono i leoni della Superba, alcuni vengono davvero da molto lontano, nel tempo e nello spazio.
Alcuni risalgono a periodi più recenti, altri ancora dominano sui portali di certi palazzi.
Sono due leoni a reggere lo stemma della famiglia Brignole sulla facciata di Palazzo Rosso.

Palazzo Rosso

Ed è ancora una coppia di fieri felini a troneggiare sul portone dei Magazzini dell’Abbondanza in Via del Molo.

Magazzini dell'Abbondanza

E lì di fronte si trova uno dei leoni più celebri della Superba.
Viene da altre terre, da un altro secolo.
Ed è lì, sul muro della Chiesa di San Marco.
Giunse a Genova nel lontano 1379, anno nel quale i genovesi sconfissero a Pola i loro acerrimi nemici di sempre, i veneziani, sottraendo loro il simbolo della loro città.
Il leone di San Marco, la testimonianza del proprio trionfo.

Il leone di San Marco

Quando osservo simili opere, non posso evitare di pensare quei giorni.
Ve li immaginate coloro che si misero all’opera per sottrarre il leone e portarlo via?
Sentite le voci concitate, le urla di gioia?
Insomma, dev’essere stato un momento di gloria!
Andiamo ancora più indietro, alla metà del 1200.
E ancora più lontano, nella città di Costantinopoli.
Proviene da laggiù la testa leonina sottratta al palazzo Pantocratore, sempre ai soliti veneziani.
Si trova nella Loggia di Palazzo San Giorgio, sopra la porta.

Palazzo San Giorgio

E all’esterno, ai due estremi del muro che si affaccia su Via Frate Oliverio ovvero sui portici di Sottoripa, su Palazzo San Giorgio c’è ancora qualcosa che merita la vostra attenzione.

Palazzo San Giorgio (3)

Altre due teste leonine provenienti anch’esse da Costantinopoli.

Palazzo San Giorgio (2)

Sono situate in alto e non sono di grandi dimensioni, pertanto potrebbe anche esservi capitato di non averle mai notate.

Palazzo San Giorgio  (2)

Eppure i leoni sono lì e ruggiscono minacciosi.

Palazzo San Giorgio

A quanto pare, era una consuetudine portarsi a casa trofei sottratti ai nemici.
E un bel leone ruggente se ne sta lassù, sul muro del Palazzo di Marc’Antonio Giustiniani.
Questo leone maestoso proviene da Trieste ed è il bottino di guerra dei genovesi a seguito della battaglia di Chioggia, che avvenne nel 1380.

Palazzo Giustiniani

Vedete? Questi sono i leoni della Superba.
E poi a volte capita di trovarsi nei caruggi, si posa lo sguardo su un portone e cosa si vede?
Beh, ognuno ha diritto al proprio felino, in fondo!
Mi sembra anche giusto!

Via dei Giustiniani
Leoni che vengono da terre lontane e da antiche rivalità.
E leoni più giovani, cari a tutti i genovesi.
Questi risalgono all’Ottocento e sono stati scolpiti da Carlo Rubatto.
Se ne stanno assisi davanti alla Cattedrale di San Lorenzo.

San Lorenzo  (2)

San Lorenzo  (3)

E a me personalmente sembrano abbastanza miti, magari un po’ burberi, ve lo concedo, ma hanno lo sguardo buono e dolce, ispirano tenerezza più che timore.

San Lorenzo  (4)

Sono i leoni di Genova, i leoni della Superba.

San Lorenzo