Le fiabe di Andersen sono da sempre le mie preferite.
Quando ero piccola avevo la serie completa delle fiabe sonore, ve le ricordate?
C’era il libro illustrato e all’interno un prezioso quarantacinque giri.
A mille ce n’è: questa è stata, per molti di noi, la colonna sonora della nostra infanzia e tra tutte le favole io ne prediligevo una, i fiori della piccola Ida.
Mi mettevo per terra con il mio mangiadischi e ascoltavo le avventure di Ida in loop, decine e decine di volte, spezzando i nervi della mia povera bisnonna, alla quale toccava sorbirselo per delle giornate intere.
C’è questa bimba, Ida, nella sua cameretta.
E un giorno scopre che i suoi fiori sono un po’ appassiti perchè di notte si scatenano a ballare e si stancano. Così Ida li mette a riposare nel lettino della sua bambola ma, nottetempo, si sveglia ed assiste alle danze. E che spettacolo! C’è un giglio che suona il piano, un croco che si dimena seguendo il ritmo, e accanto a lui file di tulipani e di giacinti.
E’ una fiaba dolce, anche leggermente malinconica, per certi versi, come spesso sono le storie che Andersen racconta.
La sua fiaba più nota, la sirenetta, certo non è un’esplosione d’allegria e lo stesso si può dire della piccola fiammiferaia, oppure dei cigni selvatici. Ci sono spesso, nelle sue storie, dei piccoli sfortunati che si trovano ad affrontare situazioni difficili e che trovano, dentro di loro, la forza di reagire e di riaffermare la propria identità: pensate al brutto anatroccolo e a tutte le traversie che gli tocca affrontare, prima di sbocciare in tutta la sua bellezza di cigno.
Alcune sue fiabe sono molto famose: fu lui a scrivere la principessa sul pisello, il soldatino di stagno e i vestiti nuovi dell’imperatore.
Ognuno di noi conosce queste storie, potrei citarne altrettante e voi direste: sì, me la ricordo.
Tra tutte le fiabe di cui Hans fu autore, ve ne sono alcune che, da grande, mi hanno maggiormente colpita.
Hanno per protagonisti piccoli umili oggetti: un guscio d’uovo, un pezzo di vetro, un ago da rammendo, una monetina, degli stracci ed ognuno di essi ha la sua personalità ben definita.
Dispettosi, vanitosi, ingenui o vanesi che siano, i personaggi creati da Andersen sono formidabili interpreti di pregi e difetti del genere umano: litigano, battibeccano, sparlano, fanno la pace. E tutto ciò con lo stile fluido e lieve che contraddistingue lo scrittore danese che, da abile indagatore di anime, mette in scena alcuni quadretti indimenticabili.
Nate per i bimbi, le fiabe sono pensate anche per gli adulti, in quanto, in esse, è chiaro e manifesto un messaggio morale che offre spesso lo spunto per più profonde riflessioni.
E allora, cari lettori, dalla fantasiosa penna di Hans Christian Andersen, eccovi le peripezie di una teiera che imparò, ahimé a sue spese, il vero senso della vita.
C’era una teiera orgogliosa, orgogliosa della sua porcellana, del suo lungo beccuccio, del suo largo manico. Aveva qualcosa davanti e qualcosa dietro, il beccuccio davanti e il manico dietro e parlava sempre di quelli, ma non parlava mai del coperchio che era scheggiato; quello era una mancanza e delle proprie mancanze non si parla volentieri; non lo fanno nemmeno gli altri.
Le tazze, la zuccheriera, il bricco del latte, tutto il servizio da tè avrebbe certamente ricordato il coperchio rotto più che non quel manico e quello splendido beccuccio; la teiera lo sapeva bene.
“Li conosco!” diceva tra sè. “Conosco anche la mia mancanza e la riconosco, in questo sta la mia modestia e la mia umiltà; tutti abbiamo difetti, ma abbiamo anche pregi. Le tazze hanno un manico, la zuccheriera ha un coperchio, io ho ricevuto entrambe e una cosa in più, che gli altri non hanno, ho ricevuto un beccuccio che mi rende regina del tavolo da tè. La zuccheriera, il bricco del latte si vantavano di essere le ancelle del buon sapore, ma io sono colei che distribuisce, che domina, io spargo la benedizione tra l’umanità assetata; dentro di me le foglie cinesi trasformano l’acqua bollente senza sapore.”
Tutto questo la teiera l’aveva detto nella sua tranquilla gioventù. Ma ora stava sul tavolo apparecchiato, e venne sollevata dalla mano più curata; ma la mano più curata era maldestra, così la teiera cadde, il beccuccio si ruppe e pure il manico, per non parlare del coperchio di cui abbiam gia detto fin troppo.
La teiera rimase svenuta sul pavimento e l’acqua bollente uscì fuori.
Fu un brutto colpo, ma la cosa peggiore fu che tutti risero, risero di lei e non della mano maldestra.
“Quello me lo ricorderò sempre!” diceva la teiera quando ripensava alla vita trascorsa. “Venni chiamata invalida, messa in un angolo e il giorno dopo regalata a una donna che mendicava; caddi in miseria, rimasi stupefatta e incerta sul da farsi, ma proprio in quello stato cominciò la mia vita migliore: si è una cosa e si diventa un’altra.
Dentro di me fu messa della terra e questo per una teiera significa essere seppellita, ma nella terra fu posto un bulbo; chi lo fece, chi lo donò, lo ignoro, ma accadde e fu una ricompensa per quelle foglie cinesi, una ricompensa per il manico e il beccuccio rotti. Il bulbo rimase nella terra, rimase dentro di me, divenne il mio cuore, il mio cuore vivente; uno così non l’avevo mai avuto prima.
C’era vita in me, c’era nuova forza, energia, il polso batteva, il bulbo gettò le gemme che stavano per scoppiare a causa dei pensieri e dei sentimenti; poi sbocciarono in tanti fiori; io li vidi, li portai, dimenticai me stessa nella loro bellezza. E’ meraviglioso dimenticare se stessi per un altro!
Quelli non mi dissero grazie, non pensarono affatto a me, vennero ammirati e lodati, io ne ero felicissima, come non potevano essere neanche loro stessi.
Un giorno sentii dire che il bulbo aveva bisogno di un vaso migliore.
Mi ruppero a metà, e mi fece molto male, ma il fiore ebbe un vaso migliore e io venni gettata nel cortile e mi trovo lì come un vecchio coccio, ma ho i ricordi, che non perderò mai.”
(Hans Christian Andersen ” Fiabe” Oscar Mondadori, traduzione di Anna Cambieri)
Ciao, è la prima volta che commento in questo blog.
*_* che post meraviglioso! Ma hai visto vero che in rete le fiabe sonore e le varie pubblicazioni sono recuperabili?
La mia fiaba preferita di Andersen era La regina delle nevi. Anche scarpette rosse mi piaceva un sacco. Grazie per questi ricordi.
Ciao Chagall, benvenuto ! Grazie a te dei complimenti, sei molto gentile.. Io le fiabe sonore a dire il vero le ho ancora tutte, mi potrei sempre sedere per terra col mangiadischi!
Bella la regina delle nevi! Ho fatto un giro sul tuo blog e ho visto che anche tu ami le fiabe, ora sbircio meglio!
Sei stata proprio brava a conservare tutti i volumi. Comunque sono ancora oggi splendide. Sceneggiate davvero benissimo e interpretate da signori attori.
Ti ringrazio a mia volta. Un saluto.
Chagall, io tengo tutto…i diari, i quaderni di scuola, proprio tutto 😉 A prestissimo!
Buongiorno cara Miss Fletcher…ma sai che io avevo tutti questi album di fiabe sonore di cui parli…chissà che fine hanno fatto, senz’altro buttati via….ma quando mi tornano in mente, provo una forte nostalgia ed un rammarico per non averli custoditi come meritavano…bellissima questa fiaba!!
Un abbraccio, *Maristella*.
Davvero, che peccato Maristella! Però in edicola di tanto in tanto vendono gli stessi libri con il cd, non è male come soluzione, anzi..ti abbraccio!
Ciao Miss Fletcher, un’altra cosa ci accomuna. Il mio mangiadischi era arancione con tutti i buchi sopra dal quale usciva il suono “A mille ce n’è…nel mio cuore di fiabe da narrar….” e le vocine dietro ” da narrarrrr…”. Ricordo ancora quando ne rigavo uno e s’incantava con il brusio in sottofondo. I miei nonni materni poi, mi hanno regalato “il racconta storie” con le cassette e come te, a pancia in giù sul pavimento, stavo ore e mi chiedevo come faceva, colui che raccontava, a non sbagliare mai… Stiamo trafficando nei nostri ricordi a vicenda. Bello, non trovi? Grazie, grazie. Un bacione!
Ok, è assodato, siamo della stessa cucciolata 😉 Grazie, grazie, grazie a te! Un bacio!
Ci hanno separate alla nascitaaaa!!!! Buuuuh!!!! 🙁
Buuuuh 🙁