Le vite degli uomini a volte imboccano percorsi imponderabili.
All’ombra dei secoli scorrono migliaia di nomi, la maggior parte di essi viene dimenticata, alcuni sono ricordati perché le pieghe del destino restituiscono frammenti di storie e di vite.
Loro erano due fratelli, Simonetta e Percivalle Lercari.
E a dire il vero mi piacerebbe potervi raccontare per intero le loro vicende, le vite di ognuno sono intessute di sogni e desideri, di costruzioni immaginarie del proprio futuro, di sconfitte e di vittorie.
Non so quasi nulla di Simonetta e Percivalle.
Fratello e sorella, vissuti in un tempo distante, in un’epoca immersa in altri suoni, in un secolo che conosceva durezze e asprezze che noi ignoriamo.
E passarono molti anni prima che i loro nomi rivedessero la luce, accadde il 7 luglio 1873.
Erano in corso certi lavori nei pressi della chiesa di San Giovanni di Prè, nel luogo dove un tempo si trovava il cimitero medievale della chiesa e dell’Ospedale di San Giovanni.
Restituita dalla polvere dei secoli riemerse una piccola lapide sepolcrale di grande valore artistico attualmente conservata nel Museo di Sant’Agostino dove si trovano veri tesori.
E’ la lapide di Simonetta e Percivalle, deceduti nel 1259 di peste, probabilmente mentre erano intenti nella cura dei malati.
Il passato rivive e rende visi che possiamo soltanto immaginare e sguardi che vorremmo poter incontrare.
La lapide è un reperto prezioso per la raffinatezza delle tecniche utilizzate, uno straordinario capolavoro di miniatura e oreficeria.
Al centro della lapide c’è una placca di bronzo, vi si riconosce il profilo di una chiesa, la figura della Madonna e i due fratelli inginocchiati in preghiera.
Ciò che realmente emoziona è il testo che si legge su quel marmo, l’epigrafe scritta in nero e rosso.
E ringrazio il Direttore del Museo di Sant’Agostino per avermi fornito una documentazione in merito curata dal Professor Lorenzo Coveri*.
Il Medioevo che ritorna, la vita che imbocca un percorso imponderabile.
E i nomi di Simonetta e Percivalle ancora sotto i nostri occhi, quella lapide di marmo esposta in un museo.
Le parole in loro memoria sono scritte in latino, l’ultima riga invece è in volgare, i due verbi inclusi in quella frase sono da leggersi in dialetto genovese.
E’ una sorta di supplica a coloro che si troveranno davanti a questa pietra, sono proprio loro, i due fratelli, a rivolgersi a chi legge.
E si sente un brivido, una profonda e toccante emozione.
E il tempo si dissolve, svanisce la distanza, si resta solo semplicemente uomini.
Per Simonetta e Percivalle Lercari, la pietra del ricordo.
M°CC°LVIIII AD DIES XVI AUGUSTI ANTE TERCIA TRANSIERUNT DE HOC SECULO DOMINA SIMONETA ET PRECIVARIUS LERCARIUS EIUS FRATER QUE ANIME IN PACE REQUESCANT ANTE DEUN AMEN.
Nell’anno 1259 nel giorno 16 di Agosto prima dell’ora terza passarono da questo secolo Donna Simonetta e Percivalle Lercari suo fratello le cui anime in pace riposino davanti a Dio. Amen.
Ultima riga in volgare
TU QI QUI NE TROVI, PER DE NO NE MOVI
TU CHE QUI CI TROVI, IN NOME DI DIO NON CI RIMUOVERE
*Momenti (e documenti) di storia linguistica della Liguria. I. Il Medioevo


Spesso sotto le chiese e nei vicini cimiteri si ritrovano reperti di grande interesse come questo che è davvero un piccolo gioiello! E chissà quanti altri ne hai in serbo… Un bacione!
E sì, a sapere leggere e riconoscere certe pietre vi si trovano storie toccanti, questa l’ho trovata particolarmente commovente.
Grazie Viv, un abbraccio a te.
Si trovano altre notiie in Toso, storia linguistica della Liguria.
Curiosità: in questi tempi in cui la Crimea è tornata ad essere nota, perchè non scirvere qualcosa sulle antiche colonie genovesi di Crimea quali Caffa e Soldaia?
Eh, sono così tanti gli argomenti da prendere in considerazione, grazie del suggerimento, buona giornata!
Avevo scritto in commento sulla vacuità delle cose, che però ci sopravvivono e danno testimonianza di noi sconosciuti ai secoli a venire, ma come al solito mi capita che sparisce…
Intanto grazie dell’ottimo buon giorno, un caro saluto ed un abbraccio
Mi ha davvero colpita questa pietra, è emozionante vederla.
Grazie a te Strega carissima, un abbraccio.
molto commovente
Sì, anche io trovo questa storia davvero commovente.
Grazie Elinepal, benvenuta qui!
contenta di averti incontrata!
Grazie, anch’io!
Credo che Simonetta e Percivalle, da lassù, ti saranno infinitamente grati per aver ricordato la loro storia. Dolce Fletcher 🙂
Che belle parole mi scrivi Niko, grazie di cuore, ti abbraccio!
🙂
Particolare e commovente la supplica a non essere rimossi, chissa quanti l’anno letta, ma nessuno ha fatto qualcosa per conservare quella tomba, solo il caso dopo molti secoli ha voluto che qualcuno se ne curasse, oggi grazie all’inserimento nel museo il reperto è salvo, e il suo triste messaggio resterà per secoli.
Molto commovente Eugenio, colpiscono davvero al cuore queste parole, da una parte almeno la lapide è in salvo, tra molti altri reperti della nostra Genova. Ti abbraccio!
Gli studi sulle lapidi sono decisamente affascinanti, soprattutto quando riportano una lingua mista o “di transizione” come il latino medievale.
Tu sei bravissima a raccontare le storie di personaggi di cui hai solo poche informazioni.
Buona pome.
Io ti ringrazio molto Tiptoe, è bello leggere queste parole.
Un bacione!
che storia commovente, cara Miss.
E sì, tanto.
Ciao cara Sandra, grazie.
Meraviglia…. mi ricordo quando per archivistica in Archivio di Stato ci aprirono una filza dei tempi proprio della peste. La magia della storia e dei documenti che la riportano alla luce 😀
E’ emozionante leggere certi antichi documenti, lo so bene.
E i faldoni dell’Archivio di Stato con tutte quelle storie, meraviglia davvero, Francesca.
*•…¸(*•.¸✿ ✿¸.•*)¸…•*•. CIAO MISS… QUANTE BELLE COSE CI INSEGNI ♥
Ciao Rosa, ti mando un abbraccio!
Cara Miss saremmo veramente felici se tu organizzassi per i tuoi “fans” una visita al Museo di Sant’Agostino, potrebbe essere una magnifica occasione per noi tutti, come lo fu la visita al Palazzo del Principe, Che ne dici? Io ci psero, un abbraccio
Sarebbe una bella idea, sai? Ci penso, cara Mamma Orsa.
Intanto ti mando un abbraccio grande!
Toccante. Una storia triste. Una fortuna averli ritrovati
Sì, la storia è molto commovente.
Ciao Pendolante!
voi genovesi con le lapidi ci sapete fare…aspetta che ti mando quelle che ho scattato a istanbul, di genovesi defunti là…
Uh, Pani, mandamele davvero, ti prego! Vorrei tanto vederle!
Miss, mi intrigano le epigrafi funerarie… questa, poi, è anche molto bella, e la supplica finale, caduta nel vuoto, ancora commuove non poco…
Questa è toccante in modo particolare, per il contesto e per la vicenda buia alla quale rimanda.
Miss! Che bella storia! la leggo solo ora.. Mi ha trasmesso tanta emozione. Grazie, raf
Grazie Raf, ti mando un abbraccio!
Sergio m. Pisana, Roma. E’ un fatto di grande valore culturale e morale l’averci fatto scoprire una tal meraviglia a distanza di due millenni. Grazie Miss Fletcher.
Grazie a le Signor Sergio, benvenuto su queste pagine!
Che belle storie… grazie
Grazie a te!