Saint-Just. La vertigine della Rivoluzione

Questa è la storia di un uomo narrata spesso tramite le sue stesse parole.
Non è la biografia di un rivoluzionario, è piuttosto la ricerca del suo pensiero e delle sue azioni tramite la traccia che egli lasciò.
Saint-Just. La vertigine della Rivoluzione è il saggio di Stenio Solinas pubblicato da Neri Pozza e dedicato alla figura di uno dei più protagonisti del sanguinario regime del Terrore durante la Rivoluzione Francese.
Louis Antoine de Saint-Just frequenta la scrittura, è il mese di maggio del 1789 quando pubblica l’Organt, un poema in venti canti che è il riflesso del suo pensiero: di lì a poco avverrà la presa della Bastiglia e Saint-Just in quel tempo sarà ancora lontano da Parigi ma già imbevuto e partecipe degli ideali rivoluzionari.
Arriverà nella capitale francese e diverrà il più grande amico di Robespierre al quale lo unirà un profondo legame.
Lo storico Michelet definirà Saint-Just l’Arcangelo della Morte, la sua figura è anche ammantata dall’epica della bellezza, Solinas racconta anche dei suoi ritratti esposti al Museo Carnavalet che restituiscono l’immagine di un avvenente giovane che al lobo porta un orecchino.
E con sapienza Solinas offre al lettore anche uno sguardo su un altro aspetto che distingue l’epoca rivoluzionaria: la rivoluzione è anche l’epica della giovinezza.

Avversari e rivoluzionari di rado riescono a superare i 40 anni, l’autore presenta uno spaccato di quella società e induce così il lettore a riflettere su questo particolare aspetto.
Saint-Just stesso arriva a Parigi che è appena un ragazzo, il folle clima del terrore di quel tempo brucia vite ed ideali.
Come dicevo, il saggio non è una biografia, narra le intemperanze del protagonista e il ruolo che egli ebbe nella politica del tempo ma lo osserva in maniera mediata con uno sguardo particolare sulle sue azioni e sul suo credo.
Secondo la mia personale opinione questo testo prevede già una certa approfondita conoscenza degli eventi dell’epoca, l’autore per parte sua si muove con notevole dimestichezza tra le diverse tematiche inerenti la Rivoluzione Francese, non tralasciando rimandi a studi di epoche recenti e dotte citazioni.
Alcune pagine, poi, restituiscono appieno il furore della Rivoluzione come ad esempio quelle nelle quali si narra la seduta della Convenzione durante la quale si decide il destino di Luigi XVI e nel luogo nel quale tutto avviene la tragedia diventa spettacolo messo in scena dal pubblico presente in sala:

“…si mangiano gelati, arance, si bevono liquori, ci si scambia complimenti e saluti fra belle donne nel loro più charmant négligé e amici, ammiratori, spasimanti più o meno maturi.”

In questo clima cresce e si alimenta la passione politica di Saint-Just, interessante è il capitolo dedicato alla sua riorganizzazione e riforma dell’esercito.
Questo libro complesso e certamente particolare restituisce così il ritratto di una figura insolita osservato da un particolare punto di vista.
Eccolo il giovane Saint-Just: un giorno prima di essere condotto al patibolo si presenta alla Convenzione vestito con somma eleganza, come se dovesse partecipare ad una festa.
Resta su quella tribuna e non riesce a prendere la parola, i suoi nemici non gliela concedono ma, a differenza del suo amico Robespierre che strepita per difendersi, Saint-Just tace e affronta il destino con impassibile sangue freddo.
Sono 21 coloro che insieme a Saint-Just sono destinati al patibolo, la loro vista è lo spettacolo di un’umanità umiliata e dolente, coperta da vesti lacere e macchiate di sangue.
È la Place del La Concorde il luogo dell’esecuzione e Saint-Just andrà incontro alla morte ritto su un carro, con l’abito di camoscio e il gilet con un solo bottone allacciato a lasciar scoperto il petto.
È il 28 Luglio 1794, la lama implacabile della ghigliottina precipita giù e recide la testa di Louis Antoine de Saint-Just, all’epoca appena ventisettenne.
Così termina l’intensa vicenda terrena di un giovane che visse nella vertigine della Rivoluzione.

13 pensieri su “Saint-Just. La vertigine della Rivoluzione

  1. Si, leggendo i suoi tratti lo definirei un personaggio coerente alle sue idee non per sentito dire ma convintoe , a volte dire con fermezza e fierezza come LOUIS ANTOINE costa!!
    Ma per fortuna la loro storia, benché drammatica, arriva fino a noi, così Antoine vive ancora .L’inesorabile lama della ghigliottina ha separato un corpo ma non gli ideali, bello nel volto, forse a lui non interessava molto questo, Louis Antoine ha messo in evidenza seppur nella sua breve esistenza, tutto quanto poteva per i suoi ideali.

  2. Irene
    La connoscevo gia questa storia. Saint Just, meno famoso di Robespierre, è un personaggio bravo, coraggioso, morto invano. Mi piace molto di rlleggere la sua storia interessante grazie a te. Merci, chère Miss Fletcher. Une bise à toi.

  3. Il libro ha due piani di lettura: uno immediato e fascinoso ( la vertigine). Non ti dà tregua ne respiro, è una galoppata inarrestabile verso la fine. L’altro è un piano nascosto, devi sedimentarlo, rileggerlo e analizzarlo: non so quanti lo abbiano fatto. La storia di tutte le rivoluzioni umane gronda sangue, le concrete storture sociali ed economiche portano da sempre l’umanità a risovere i problemi con la decapitazione di essi. E con la rinascita di essi a breve distanza di tempo: il sangue chiama sangue, il delitto altri delitti. la violenza per quanto ben vestita riconduce ad altra violenza. Se leggi il libro con un minimo di ottica storica la figura del delfino di Robespierre non è bella è solo tragica, il bel volto reciso dal corpo è solo la logica conseguenza di un distacco preesistente tra mente e cuore, tra civiltà e bestialità. Qualcuno ti ha commentato che Saint Just è morto invano, ha ragione ed initulità si muore due volte.

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