Un abitino candido con le pieghe sul petto e i pizzi leggeri.
Le calze bianche e gli stivaletti chiari con i bottoncini.
La frangetta così corta, i ricci ben pettinati e le labbra rosa a cuore.
Un certa imbronciata timidezza, gli occhi grandi spalancati sul mondo.
E la manina si posa sul cavallino, con probabilità è un oggetto di studio e il fotografo lo usa quando deve ritrarre i più piccini.
È una piccola cosa, un balocco del tempo andato: un cavallino di legno da far correre e trottare in mille avventure sull’orizzonte di una stanza dei giochi.
E chissà quanti piccolini nella loro letterina a Gesù Bambino avranno chiesto in dono proprio questo regalo: un cavallino di legno.
Un amico da tenere vicino per trascorrere insieme ore gioiose, un fidato compagno di giochi immaginando le cose più belle e straordinarie.
Con la vivacità della fantasia e dei giorni d’infanzia quando per essere felice bastava soltanto avere un cavallino con cui giocare.
Tag: Natale
Un presepe provenzale in Liguria
Nel tempo che precede i giorni del Natale vi porto con me alla scoperta di un suggestivo presepe esposto al Museo Beni Culturali Cappuccini in occasione della consueta mostra dedicata appunto all’Arte del Presepe dove potrete ammirare diversi allestimenti presepiali.
Evocativo e particolare è questo presepe con le statuine di tradizione provenzale note come Santons e create da Claude Carbonel, gli scenari sono invece realizzati da Emilio Burri e Luciana Scarone.
Ci ritroviamo così in questo mondo piccolo, ferve la vita tra le viuzze scoscese di un tipico paesino ligure.
Si porta la legna con i carretti, le verdure crescono lente negli orti.
E si fila la lana davanti ad una casetta con tendine di pizzo alla finestra, sul davanzale ci sono un vaso di fiori e un micio bianco e nero, nella stanza si notano mobili in stile rustico e un capiente baule.
Ed è vivace e gioioso questo mercato dove si fanno acquisti con una cesta sotto il braccio, è un trionfo di profumi e di doni della terra.
Un tripudio di stoffe variopinte colpisce l’attenzione, questo è un presepe dai molti colori.
E ha poi anche le tonalità del legno, della pietra e della vita semplice.
Si attende il Redentore davanti alle proprie case, con la tavola imbandita e le pentole sul fuoco, profumano di buono i pani fragranti e certi fagotti sembrano colmi di delizie.
Così scorre la vita nel ritmo dolce del presepe.
In certe cucine poi non manca nulla: il latte è versato nel bicchiere, il formaggio è tagliato, le morbide fette di pane sono pronte sul tagliere.
E ci sono le teste d’aglio appese, le porcellane impilate sotto una luce fioca, mentre un docile gattino resta ad osservare certi allegri giocatori di carte.
Si lavora la legna, c’è chi porta sacchi pesanti e ognuno si fa carico della propria fatica.
Questo presepe suggestivo e caratteristico evoca un mondo dove si bada davvero all’essenziale e alle piccole cose semplici di ogni giorno.
Tra le case dai tetti aguzzi spicca anche una chiesetta a strisce bianche e nere con il suo alto campanile, sull’altare vibrano le fiammelle delle candele.
In un angolo di questo paesetto, non distante da una scaletta impervia e nei pressi di un umile riparo, tra Giuseppe e Maria ecco il Bambino Gesù venuto alla luce e accolto con gioia nel piccolo mondo di questo presepe.
Atmosfere di Natale a Fontanigorda
Ed ecco poi il tempo del Natale a Fontanigorda, sono arrivata in un giorno di dicembre e in Piazza della Chiesa si preparava la bella atmosfera natalizia.
Tra le luci e le ombre di questa stagione, con l’aria è frizzantina e vivace, sotto a questo cielo azzurro e terso.
Insolita per me Fontanigorda con queste sfumature calde della fine dell’autunno.
E non mi sono fatta mancare il mio consueto giro del paese, si ritorna sempre nei luoghi cari e sempre con il sorriso.
E poi sulla strada che conduce al Bosco delle Fate, tra toni di rami spogli e promesse del vicino inverno.
Mentre i rami paiono intrecciarsi nella prospettiva del cielo.
Tra rocce e foglie cadute ecco la fontana con la Madonnina.
È un tempo prezioso e vero e ha la dolcezza dei ritmi della natura.
Tra nuvole, montagne, tetti spioventi e alberi che mutano colore.
E poi nella piccola piazza di Fontanigorda è allestito un suggestivo mercatino perfetto per un paesino così raccolto nell’abbraccio delle montagne.
Gli abitanti di Fontanigorda si sono dati da fare per offrire il meglio della valle e le tipicità del tempo del Natale ai visitatori e così per i prossimi due weekend troverete tante cose buone e belle per voi e per i vostri regali.
Non mancano le cose per i più piccini, un angolo dedicato alla moda, i vini per brindare al tempo nuovo che verrà.
E intanto anche il bosco sembra vestirsi a festa.
Tra le tante bontà troverete i funghi e le delizie sott’olio di Isola, i dolci di Biasotti come i pandolci, i canestrelli, i baci di dama e i quadrelli di castagna.
E poi le profumatissime mele della Val Trebbia.
E le ottime composte.
È questa l’atmosfera di Natale a Fontanigorda, ha i profumi e i sapori autentici della valle.
Non mancano le creazioni artigianali scaturite da mani abili e fantasiose confezionate con entusiasmo e creatività.
Profuma di buono l’odorosa lavanda.
E c’è un mercatino di vecchie cose, oggetti vintage, libri e altre curiosità.
È questa l’atmosfera di Natale a Fontanigorda: semplice, autentica e accogliente.
Mentre piano scende la sera e si accendono le luci brillanti a rischiarare il tempo di dicembre: buon Natale a te, mia amata Fontanigorda.
Il presepe della Basilica di Santa Maria Immacolata
Non è una chiesa molto antica ma è comunque ricca di bellezze artistiche da ammirare: la Basilica di Santa Maria Immacolata in Via Assarotti venne costruita nella seconda metà dell’Ottocento, ampia e magnificente racchiude diversi tesori come ad esempio il dipinto della Madonna del Rosario del Barabino al quale ho dedicato questo articolo in cui potete vedere anche altri scorci della chiesa.
Ricca di decorazioni, la Basilica di Santa Maria Immacolata è impreziosita da quadri e sculture di grande pregio ed è uno di quei luoghi dove amo ritornare.
E così, nel tempo del scorso Natale, trovai allestito un piccolo presepe che colpì la mia attenzione proprio per la sua assoluta semplicità.
In una fastosa chiesa ottocentesca forse ci si aspetterebbe una diversa rappresentazione della Natività.
E invece c’erano davvero poche figure: ecco un devoto pastore con le sue pecorelle e un angelo con le mani giunte in preghiera che volge il suo sguardo verso il Bambino Gesù adagiato nella paglia tra Giuseppe e Maria.
Così giunge al mondo il Redentore, sotto questa luce dorata.
E vi lascio con una sola fotografia e vi ricordo che questo articolo avrà un seguito: vi porterò ancora nella Basilica di Santa Maria Immacolata in Via Assarotti davanti al suo suggestivo presepe.
Il presepe napoletano delle Suore Brignoline
L’antica tradizione del Presepe ancora vive nelle chiese e nei luoghi di preghiera e questo è il magnifico presepe allestito tra le mura della Casa Madre delle Suore di Nostra Signora del Rifugio in Monte Calvario.
Le suore dell’Ordine di Santa Virginia Centurione Bracelli, dette anche Brignoline, custodiscono nel loro convento questo presepe un tempo attribuito al Maragliano e alla sua scuola e in seguito riconosciuto invece come opera di Nicola Fumo, artista napoletano vissuto tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700.
Queste statue lignee un tempo appartennero al nobile Gio Francesco II Brignole Sale, era lui a volere che questo presepe fosse allestito a Palazzo Rosso.
Vive la consueta vita di ogni giorno la comunità che accoglie la nascita del Redentore sotto la luce calda della nostra Lanterna.
E si cammina verso il luogo dove Egli è venuto al mondo.
Recando doni per la Sua nascita.
Con una cesta colma di frutti e con la speranza negli occhi.
In devota preghiera.
Seguendo un lungo cammino e un sentiero.
E poi scende piano la notte e una falce di luna rischiara questo cielo.
E si accende le luce che illumina una piccola edicola davanti alla quale ci si raccoglie in preghiera, questo dettaglio ricorda certi angoli dei caruggi un tempo frequentati anche da Santa Virginia Centurione Bracelli.
E taluni indossano abiti ricchi, di tessuti preziosi e finemente decorati.
È un presepe da ammirare nei dettagli per la moltitudine di minuziosi particolari che sono parte della sua bellezza.
E l’attesa e il desiderio dell’incontro con il piccolo Gesù sono composti di fremente amore, di aspettativa e di autentico stupore che si colgono nelle espressioni di questi fedeli che si avvicinano alla capanna della Sacra Famiglia.
Uno accanto all’altro, vicini, in un cammino condiviso.
Avvicinandosi piano, con il cuore colmo di gratitudine.
E con la meraviglia negli occhi, nel giorno in cui si accoglie nel mondo il Figlio di Dio.
Il Presepe delle Suore Brignoline è visitabile fino al 2 Febbraio dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00 nella Casa Madre sita in Viale Virginia Centurione Bracelli 13 nel quartiere di Marassi.
Là, nella quiete e nella pace del convento, una luce radiosa illumina la capanna dove nasce il piccolo Gesù.
E brilla
Quando giungono certi languidi istanti dorati e tutti si affrettano verso la ringhiera per cogliere il chiarore dell’ora più rapida a svanire.
Sono così le magie della luce, sanno incantare i nostri occhi.
Ed è un’armonia di passi, braccia alzate e movimenti nel ritmo insolito di una danza leggera, potrebbe accompagnarlo una melodia di poche dolci note.
E il cielo si tinge d’arancio, il mare riflette la sua evanescenza e già brilla una stella in questa sera di dicembre al Porto Antico.
Una bambola molto speciale
Giù dal letto, di mattina presto.
Dopo aver passato tutta la notte a sognare e a sperare: chissà cosa porterà Gesù Bambino, non vedi l’ora di scoprire i tuoi regali sotto l’albero.
E poi ecco arrivare finalmente la mattina del 25 Dicembre.
Svelta, svelta, corri ad aprire i pacchetti!
Con la camicina da notte, i capelli arruffati e gli occhi colmi di gioioso stupore.
E là, sotto l’abete decorato con le candeline e le palline dai colori sgargianti il pacco più grande è per te, ha un fiocco sontuoso e a te batte forte forte il cuore mentre con le manine sposti la carta per scoprire il tuo dono di Natale.
E poi la mamma ti mette il vestitino bello, le calze al ginocchio e la rebecchina chiara.
Per un po’ te ne stai lì seduta sulla tua seggiolina con la tua bambola, lei è proprio come tu la volevi: ha il cappello di paglia, i ricci scuri come te, gi occhi grandi e le ciglia folte, i sandali con il passante, un vestitino dai colori pastello.
E poi diventerai grande e i giocattoli non ti interesseranno più ma lei conserverà un posto particolare nel tuo cuore e per te sarà sempre la tua bambola molto speciale, dolce ricordo del tuo Natale da bimba.
Buon Natale a tutti da Miss Fletcher!
Ed è tempo di inviarvi la mia cartolina di Natale, i miei auguri arrivano con questi semplici fiori dalle corolle delicate.
E anche quest’anno voglio ringraziarvi per il vostro entusiasmo e la vostra partecipazione.
Auguro ad ognuno di voi tante cose belle, nuove gioie e speranze, batticuori, progetti e tanta meritata serenità.
Buon Natale a tutti voi!
Le avventure di una forchettina
C’era una volta una forchettina d’argento che si annoiava.
Negli anni della sua giovinezza aveva avuto anche lei i suoi momenti di gloria, ancora ricordava con emozione quel giorno lontano in cui era stata donata come regalo di battesimo.
– Oh, che bella questa forchettina! – dicevano tutti – veramente deliziosa e raffinata!
E lei, tutta fiera di se stessa, si beava di quei graditi complimenti.
Erano passati molti anni da quel giorno e da allora la piccola ambiziosetta era andata a vivere su un tavolino di legno e sapete come vanno le cose del mondo?
Non è semplice andar d’accordo con tutti, in particolar modo se il tuo mondo è un tavolino!
E infatti la forchettina bisticciava di continuo con il coltello, lui era un tipo dalle battute taglienti e la prendeva sempre in giro.
A sedare gli animi ci pensava il cucchiaino che era piuttosto accomodante, il cucchiaino da zucchero era capace di addolcire anche i caratteri più difficili.
La forchettina però era in qualche modo inconsolabile: si sentiva trascurata e dimenticata.
La padrona di casa le passava accanto senza degnarla di uno sguardo, per non dire poi degli altri abitanti del tavolino, erano tutti dei tipi particolari.
Il ditale non la salutava nemmeno, il colino da tè era irrimediabilmente timido e non osava spiccicare parola, il portasigarette sapeva solo il francese e la lattiera era un’anima semplice e riservata.
Sospirava annoiata la forchettina ma un bel giorno si sentì afferrare all’improvviso da piccole mani bambine.
– Che succede? Aiutatemi! – Strillò la forchettina ma purtroppo nessuno la sentì.
La bimba che la stringeva tra le mani la rimirò bene e poi, non sapendo cosa farsene, la posò con distrazione tra i rami dell’albero di Natale.
– E ora cosa ci faccio qui? – Borbottò la forchettina.
Quell’albero era davvero un altro mondo: era un luccicchio di oro sfavillante, la forchettina ne era ammaliata.
Ogni sera poi le luci si accendevano e diffondevano un caldo chiarore tra i rami fitti, era veramente meraviglioso!
E per un certo periodo la forchettina fu persino felice di quella sua nuova sistemazione ma a lungo andare iniziò a provare una certa nostalgia: voleva tornare là, sul tavolino.
E si sorprese nel sentire la padrona di casa che la cercava:
– Ma quella forchettina d’argento dove è finita? È sempre stata qui, qualcuno di voi l’ha spostata?
La piccola posata smarrita intanto si sgolava invano e cercava di attirare l’attenzione.
Pensò anche di chiedere consiglio al cavallino ma lui non fece altro che dondolarsi avanti e indietro, nella più totale incertezza.
Intanto, sul tavolino, si diffuse la notizia della sparizione della forchettina.
La lattiera, materna e affabile, era in apprensione, persino il coltellino finì per ammettere che sentiva la mancanza della sua amica, la campanella tintinnava tra i singhiozzi tutta scossa per l’accaduto.
Nel frattempo la forchettina cercò di darsi da fare e pensò di chiedere aiuto al pavone ma quello si voltò dall’altra parte, fece la ruota e non si degnò di risponderle.
Non andò meglio con il trenino che pure si dichiarò disponibile a nuove esperienze e ad una momentanea trasferta sul tavolino.
Tentò la partenza per più di una volta ma non ci fu niente da fare, era impigliato al ramo dell’albero e non riuscì a liberarsi.
Il destino della forchettina pareva segnato ma il giorno della vigilia di Natale la padrona di casa vide tra gli aghi dell’abete la piccola posata e con pronta decisione l’afferrò esclamando:
– Ecco dove era finita! Ora la rimetto al suo posto!
E di nuovo la sistemò sul tavolino dove sempre era stata e dovevate vedere che feste le fecero tutti per il suo ritorno!
Persino il ditale salutò la forchettina, il portasigarette farfugliò qualcosa in francese e il coltellino se ne uscì fuori con una delle sue solite battute.
La forchettina era felice come non mai, ne aveva di cose da raccontare ai suoi amici ma la sua gioia più grande era proprio essere tornata là, dove tutti la conoscevano e dove sempre aveva vissuto.
E sapete come vanno le cose del mondo?
Alla fin fine, soprattutto a Natale, nessun posto è come la propria casa, anche se questa per taluni è soltanto un tavolino!
Il presepe della Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano
E torna, nel tempo di dicembre, il tempo dei presepi, così oggi vi porto con me e vi mostro un piccolo presepe raccolto che potrete ammirare nella Basilica di Santa Maria Assunta di Carignano.
Il mondo minuto del Presepe è composto di un’umanità devota e semplice, si vive e si lavora attorno alla capanna dove viene alla luce Gesù.
E lo scenario di questa Natività è la Genova ottocentesca, sullo sfondo si distingue il Ponte di Carignano e sotto di esso si snodano quei caruggi non più esistenti come l’antica Via Madre di Dio, sono strade di popolo e di gente laboriosa.
Si nota bene anche la stessa Basilica che appunto ospita questo suggestivo presepe.
Si cammina, con il cuore colmo di emozione per accogliere il Figlio di Dio.
E c’è chi ha tra le braccia una fascina di legna, una donna invece porta con sé la cesta dei panni.
E c’è una contadina con le sue oche.
Gorgoglia l’acqua nel pozzo mentre il popolo operoso del presepe ripete ancora le proprie usanze quotidiane.
Ed è il tempo di Gesù nel tempo trascorso della nostra Genova.
In una delle chiese più fastose della città.
Là, tra luce e ombra, in una capanna di legno viene al mondo Gesù Bambino.

































































