Aria di settembre

È leggera l’aria di settembre, è aria che ha già il profumo di una stagione nuova.
Si cammina per la città e il caldo agostano è ormai un ricordo, ora è il tempo della brezza leggera, della luce che declina in maniera diversa, dei nuovi inizi e dei cambiamenti.
Scendendo da Scurreria il cielo chiaro fa capolino tra i palazzi antichi.

E a Banchi è tutto un brulicare di gente, qualcuno sceglie le piante, altri guardano i libri, altri ancora passeggiano lentamente.
È l’aria di settembre, avvolge così ogni cosa con la sua dolcezza.

E camminando nei miei caruggi e poi davanti al mare ho respirato l’aria del tempo che verrà, aria d’autunno che è sempre più vicino.
E là di fronte all’azzurro, ho ripensato alle belle parole di un celebre scrittore e all’aria di settembre.

“Era settembre, c’era un’aria come il vetro.”
Cesare Pavese

Pescetto: l’eleganza dei genovesi dal 1899

Questa è una bellissima storia di Genova iniziata tanto tempo fa, è la vicenda di un’avventura commerciale di successo e lungimiranza che dura tuttora e luccica nelle insegne di un celebre negozio di Via di Scurreria.
Pescetto a Genova e nel mondo significa classe, eleganza e un certo inconfondibile stile.

La realizzazione di questa fortunata impresa commerciale genovese ebbe inizio grazie a Giuseppe Nicolò Pescetto che nacque nel 1859 ad Albisola Superiore.
Giuseppe era un uomo di mare, un navigante che amava le sfide: Capitano di Lungo Corso, con la sua barca a vela doppiò Capo Horn ben tre volte.
Sul finire del secolo, poi, mise radici nell’America del Sud e precisamente nella città di Tacna che all’epoca era parte del Cile ed oggi è invece nel territorio del Perù.
Giuseppe non era solo, con lui c’era la moglie Teresa Costella, anche lei apparteneva a una nota famiglia di imprenditori che producevano le note spazzole Costella.
A Tacna il giovane Giuseppe apre una fazenda nella quale vende materiale per i cercatori d’oro, ma i molti pericoli del luogo lo convincono infine a ritornare in patria.
Lui e Teresa non sono più soli, nel frattempo infatti sono nati due figli.
Ritornato a Genova dapprima apre un’attività di import export di cappelli di paglia di Firenze con il Sud America, quindi avvia il suo primo negozio genovese in una strada di grande passaggio.
È il 10 maggio 1899 quando Giuseppe Nicolò Pescetto inaugura il negozio in Via San Lorenzo 55 rosso: vende tessuti, telerie, camicie, calze, sete e articoli di lusso.
E qui lo vediamo davanti alle sue magnifiche vetrine a pochi passi dalla cattedrale.

Negli anni la vita riservò gioie e dolori ai coniugi Pescetto: Giuseppe e Teresa, infatti, ebbero 9 figli e 2 di loro mancarono prematuramente come spesso accadeva a quell’epoca.
Tra il primo e l’ultimo bambino c’erano ben 20 anni di differenza e fu in particolare Mario, l’ultimo figlio, a rendere importante il negozio e a intraprendere la via che farà della sua attività una stella polare nel firmamento del commercio genovese.

L’insegna di Pescetto custodita oggi nel negozio di Via di Scurreria

Mario nacque nel 1913, in quello stesso anno muore il padre Giuseppe: Teresa rimane così sola con i figli minorenni.
È il 1916 quando il figlio Luigi si reca a Parigi a fare un corso di chemisier con il Signor Mezzadri, inventore della AMEX di Milano che fu la prima camicia no stiro.
La memoria di quel viaggio parigino e le raffinate competenze acquisite sono racchiuse in un libretto che è riprodotto in copia e appeso a una parete del negozio di Pescetto.

Quella preziosa conoscenza diverrà un tassello importante della grande fortuna commerciale dell’attività di famiglia.
E infatti, nel 1916, Luigi apre con la sorella Francesca un laboratorio di camiceria in Via Marcello Durazzo.

Nel 1922 Lucho e Giuseppe, figli di Giuseppe, aprono il primo negozio in Via di Scurreria.
È collocato nel locale sottostante la scultura raffigurante l’Italia Turrita della quale ebbi modo di scrivere tempo addietro, qui un tempo si trovava la bottega del calzolaio Moscino, patriota della prima ora che volle così celebrare il suo amore per l’Italia con questo significativo altorilievo.
A seguire, qui venne poi appunto la Rinomata Camiceria di Lusso dei Pescetto: per fare uscire in fuori la vetrina c’era un’apposita manovella che andava fatta ruotare ad ogni inizio di giornata.

È un’impresa di famiglia nella quale ognuno mette la propria parte di lavoro e di ingegno.

Ed è Mario, il piccolo di casa, a dare l’impronta del lusso e dell’esclusività al negozio, proponendo i migliori marchi, lo stile ricercato ed elegante che distinguono ancora questa celebre attività cittadina.
Eccolo Mario, è seduto per terra con l’abito alla marinara e tutta la vita davanti: lui è il nonno dell’attuale generazione dei Pescetto.

Arriviamo al 1929: l’attività è ora nelle mani di Mario, Luigi e Giuseppe Pescetto e a loro 3 si deve così il simbolo del 3 pesci che contraddistingue il negozio.

Nel corso degli anni il negozio si ampliò, i Pescetto infatti acquisirono i diversi civici di Via di Scurreria che ancora compongono il loro negozio.
Nel 1939 vennero rifatti completamente gli arredi e il mobilio su progetto di Fausto Saccorotti (fratello del pittore Oscar) e di Alberto Issel.

Lo stile è completamente Art Deco, tutto è in legno di tek e carta pergamena.

Rimane viva e presente, in questi locali, la memoria dei predecessori.

I cassetti racchiudono le morbide maglie.

E vi svelo una ulteriore curiosità: gli sportelli sono costruiti senza cerniere.

Lo stile del negozio è in ogni sua parte elegante ed accurato.

Se passerete in Scurreria non potrete non notare la vetrina ad invito composta da un unico cristallo curvato proveniente dal Belgio: all’epoca, per posizionarlo, fu necessario chiudere la strada.

Pescetto è stato per lungo tempo esclusivista di Hermès a Genova e oltre al negozio di Scurreria c’era in città un altro punto vendita: Pescetto Junior venne aperto nel 1969 in Via Roma e chiuse i battenti nel 2015.

E questo è il foulard di seta disegnato da Stefano Pescetto nel 1969 per Hermès.

Da Pescetto trovate abbigliamento per uomo e donna, borse e accessori e capi di qualità, sempre nel segno dello stile e dell’eleganza.

Trovate i loro splendidi foulard.

E le deliziose fragranze di Floris.

Al piano superiore c’è il reparto donna.

E qui certe finestre affacciano su Campetto.

Le sorprese non sono ancora terminate, perché da Pescetto c’è anche un reparto vintage con capi nuovi di celebri marchi risalenti agli anni ‘50, ‘60 e ‘70.

E qui i nostalgici avranno da divertirsi!

Questa parte del negozio è davvero una finestra sul passato, ci potete persino trovare un costume di lana d’antan!

Oppure dei favolosi bastoni da passeggio.

E un cilindro per le vostre serate a teatro.

Un accessorio rifinito con cura e garbo, si intende, alla maniera di Pescetto.

C’è ancora una meraviglia da mostrarvi, è l’antico telaio del 1870 che era custodito un tempo nella casa di Savignone in una stanza proibita ai bambini.
È l’antico testimone di una bella storia di famiglia, è la memoria di un lavoro lento, sapiente e paziente.

Sul telaio c’è il tessuto rigato con il quale vengono fatte le cravatte Regimental.

Rappresenta il sogno ancora vivo e reale di Giuseppe Nicolò Pescetto che partì all’avventura per il Sud America per poi tornare a Genova.
Egli riposa, con i fratelli e i componenti della sua famiglia, nella tomba realizzata dall’architetto Enzo Bifoli e sita nella Galleria Montino del Cimitero Monumentale di Staglieno.

La storia della famiglia Pescetto e del negozio di Scurreria continua, oggi questa attività è inclusa nel Registro delle Botteghe Storiche di Genova e non potrebbe certo essere diversamente.
Ringrazio l’Architetto Francesca Pescetto per avermi mostrato tutte le meraviglie del suo negozio e per avermi narrato le complesse vicende della sua famiglia.

È il filo tenace di una storia che si svolge per le strade di Genova e che viene intessuto con amore, dedizione e passione dal lontano 1899.

Con il rosario in mano

Ieri mattina, in Campetto.
Il solito giro di compere, come fanno molti genovesi.
E poi, ad un tratto, ho veduto lei che si dirigeva verso Scurreria.
Il passo veloce, deciso, senza esitazioni, come sempre.
Nella mano destra stringeva un rosario che dondolava al ritmo dei suoi passi e il suo velo turchese ondeggiava lieve,
Sull’angolo del palazzo la bella edicola della Madonna della Concezione della quale scrissi tempo fa in questo post: Maria tra gli angeli, Maria con le mani incrociate sul petto.
A pochi passi da qui, la Cattedrale di Genova.
E lei, con il rosario in mano.

La Madonna della Misericordia in Via di Scurreria

È un semplice medaglione ed è collocato sopra il portone del civico numero 6 di Via di Scurreria, a pochi passi dalla Cattedrale di San Lorenzo.
In questa dolcezza radiosa così si svela l’immagine amorevole della Madonna della Misericordia che accoglie generosa nel suo materno abbraccio chi si rivolge a Lei.

Ai piedi della Madonna il Beato Botta in devota preghiera.

È un’opera magnifica per armonia e per il formidabile senso del movimento creato dalle figure scolpite da Giacomo Antonio Ponsonelli (anche noto come Giacomo Antonio Ponzanelli), artista vissuto tra la fine del ‘600 e la prima metà del ‘700.
Ad osservare questa figura di Maria e la sua postura mi è tornata alla mente un’altra opera di Ponsonelli che ritrae ancora la Madonna della Misericordia: si tratta della statua sita nella Chiesa della Santissima Annunziata di Portoria, di questa scultura scrissi tempo fa in questo articolo.
Trovo che queste due opere presentino dei tratti comuni e che, in qualche modo, sia riconoscibile lo stile dell’artista.

Una moltitudine di angioletti circonda la figura della Madre di Dio.

Se passate in Via di Scurreria alzate anche voi lo sguardo e i vostri occhi troveranno la dolcezza della Madonna della Misericordia.

Di domenica mattina

E accade di domenica mattina.
Percorrendo certe strade vuote, passando accanto alle serrande abbassate nel giorno di festa.
Nella luce evanescente dell’autunno che ammanta gli ovattati silenzi di certe ore assonnate e quiete.
E intanto nelle case si sente profumo di caffè e di biscotti alla cannella, c’è il bacio del buongiorno e il cucchiaino colmo di zucchero, un gatto acciambellato su divano e il tempo lento della domenica.
Dormono ancora i più piccini, qualcuno se ne sta sotto le coperte e tiene stretto stretto un orsacchiotto tanto amato.
Per altri la giornata è già iniziata da un pezzo.
A passo deciso, su da Scurreria, verso la Cattedrale di San Lorenzo.
E accade così, di domenica mattina.

Vicino alla Cattedrale

Le ho vedute passare e avanzavano veloci e sicure, a poca distanza dalla Cattedrale di San Lorenzo.
Con passo deciso hanno imboccato Via di Scurreria senza mai voltarsi indietro.
Ed io le ho notate proprio perché camminavano senza distrarsi e senza neppure fermarsi, io che gironzolo volentieri senza alcuna meta ho l’impressione che taluni invece abbiano sempre una precisa destinazione da raggiungere.
Senza esitazioni, così.
E la discesa che va giù, a precipizio, nel cuore del caruggi.
Mentre la luce chiara accarezzava le case antiche.
L’abito candido, un soffio di vento d’estate, un tempo scandito dalla pura semplicità.
A Genova, vicino alla Cattedrale.

Via di Scurreria: la dolcezza di uno sguardo

Custode di uno scorcio di città, la troverete in Via di Scurreria, all’inizio di questa nostra celebre e frequentata strada genovese.

Tra le persiane chiuse, silenziosa veglia sulla folla distratta che attraversa i nostri vicoli, da Campetto sale una fila di gente e ognuno è immerso nei propri pensieri, alcuni però volgono gli occhi verso la figura di Lei.

Tra caruggi, botteghe e fastosi palazzi nobiliari.

Con la sua grazie eterea e la sua dolce armonia, la Madonna della Concezione rivolge a Dio le sue preghiere.

E la circondano piccoli putti radiosi, ai suoi piedi è un tripudio di gioia, sorrisi e vivace bellezza.

Imperet et impetret, regni e interceda, queste parole sono incise alla base della pregiata scultura che adorna un antico edificio genovese.

Nella città che volle Maria come sua Regina, nel luogo dove lo sguardo di Lei si posa benevolo anche su voi.
Nella città vecchia, tra le finestre di Via di Scurreria.

Giovanni Rivara fu Luigi, i tessuti di Genova dal 1802

Si entra nella storia di una città in tante maniere e questo celebre negozio genovese ne è parte a buon diritto, Rivara è un baluardo dello stile della Superba da più di 200 anni.
Le sue vetrine si affacciano su Piazza San Lorenzo e sulla bella Scurreria, in una collocazione a dir poco splendida.

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Giovanni Rivara fu Luigi, pregiata teleria genovese dal 1802, un’attività annoverata tra le botteghe storiche della città.

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Biancheria da bagno, asciugamani, tovaglie e accessori per la cucina, tessuti di ogni genere.
E ancora vive la tradizione voluta da Luigi Rivara, originario di Sestri Levante, fu lui a stabilire qui agli inizi dell’Ottocento la sua bottega di stoffe e macramè, le sue vetrine sono tuttora allestite con cura e buon gusto.

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Ad osservarle una ad una ci si impiega un po’ ma sappiate che ne vale la pena.

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E al di là di certi vetri vedrete i coloratissimi mezzari della nostra tradizione, i mezzari sono in tutte le case dei genovesi e li trovate con i loro motivi originali proprio da Rivara.

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E allora entriamo in questo negozio che nei periodi delle feste è preso d’assalto dai suoi affezionati clienti.

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Perfettamente restaurato, conserva ancora i suoi antichi arredi compreso il bancone che è una pregiata ricercatezza: si tratta di un pezzo unico di noce massiccia nostrana lungo più di cinque metri.

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E poi ripiani, scaffali, colori.

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E stoffe e tessuti a metraggio per ogni esigenza.

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Un luogo senza tempo al passo con i tempi.

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Difficile elencare tutti gli articoli presenti in questo negozio, dalle tovaglie alle presine, dagli asciugamani alle federe per i cuscini, non manca davvero nulla.
Ho scattato queste foto in un giorno d’estate, naturalmente nel tempo del Natale qui troverete una vasta scelta di articoli a tema.

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E poi ancora, il reparto camiceria con i suoi arredi dalle tinte scure.

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E le righe, i quadretti e i colori.

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E un corposo volume che racconta una storia, ho scorso pagine e pagine, una calligrafia ordinata ha fissato su quella carta i nomi degli illustri clienti, dagli Spinola al Marchese Centurione, la buona società genovese si è sempre servita da Rivara.

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E poi, nel dettaglio, una poesia di parole e l’immagine immaginata di un altro tempo: canapa e fazzoletti di lino, calicot e coperte, tela lino d’Irlanda e tela del Belgio, madapolam e tela crociata.

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Una tradizione di famiglia capace di rinnovarsi nel rispetto del proprio passato, questa è la chiave del successo di Rivara.

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E poi la meraviglia di questa antica scala di legno, uno dei gioielli di questo negozio.

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E ancora un libricino, antico e consunto, vi sono annotati gesti di generosità: le somme donate a persone bisognose, le cifre regalate alle monache di un certo convento.

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E per quel magnifico intreccio di vite che è la Superba ho trovato notizie di Giovanni Rivara in un articolo della Professoressa Marina Milan, il già citato “Carte d’archivio e giornali. Fonti inedite per la storia del giornalismo” pubblicato in Le Eredità della Liguria. Viaggio nell’Ottocento attraverso i documenti fiscali – Catalogo della Mostra organizzata dall’Agenzia delle Entrate di Genova (Palazzo San Giorgio – autunno 2004).
Ebbene, vi si legge che Giovanni Rivara nel 1873 fondò il quotidiano Il cittadino, un giornale di ispirazione cattolica, nella sua impresa lo seguì Maurizio Dufour, importante esponente di un’altra celebre famiglia genovese.

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Quel negozio che faceva strabiliare dame e gentiluomini dell’Ottocento è ancora uno dei fiori all’occhiello di Genova.
E come vi ho detto qui trovate i veri mezzari genovesi che fanno parte della tradizione di questa città dalla seconda metà del XVII secolo.

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Un tempo li indossavano le giovani spose, alcuni mezzari sono anche esposti in uno dei Musei di Strada Nuova.

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Ai giorni nostri si usano come copriletti o come copridivani, nelle case dei genovesi c’è sempre un mezzaro, tipico è il classico motivo dell’albero della vita.

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Azzurro, verde, rosso, tutte le sfumature di un tessuto che è uno dei simboli delle genovesità.

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Colori tenui oppure accesi.

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Un piccola preziosità che racconta di noi e del nostro passato, per vedere i mezzari in tutto il loro splendore e gli altri articoli di Rivara date uno sguardo al sito, lo trovate qui.

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Una bottega che ha più di 200 anni, una bottega che si affaccia sulla piazza dove predomina la maestosa cattedrale di Genova.

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In certi giorni luminosi la facciata di San Lorenzo si riflette sul vetro della porta d’ingresso di Rivara.

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E lo stesso accade per certi palazzi che si specchiano tra i colori dei mezzari esposti nelle vetrine di questo negozio, parte vera della storia di Genova e del suo cammino dal lontano 1802.

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Genova, in una parola

Ritorno.
Ritorno e ritrovo luoghi, colori e consuetudini.
Genova, in una parola.
E rumori, suoni, profumi di spezie e di pane sfornato, calore di uno scorcio d’estate, maniche corte, due bambini in monopattino in Via Lomellini.
Sciarpe di seta indiana, collanine di conchiglie in vetrina, turisti in fila, alcuni seguono la guida, altri si allontanano e si avventurano in uno di quei caruggi che piacciono a me.
Genova, in una parola.

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E poi in Piazza San Luca il solito banchetto.
Libri usati, vecchi giornali, vecchie foto, cartoline.
E una finestra, una tenda.
Bianco e rosso, alla Superba si addicono le tinte accese.

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Arrivo a Banchi.
E luci fioche e sfumature polverose.

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Soziglia.
E una musica, una canzone, proprio quella.
Dal negozio di Orlandini Dischi, la voce di Fabrizio De André e le note di La Città Vecchia.
E lo so, sembra un’invenzione ad effetto, invece è la realtà.
Sabato mattina, a Genova.
Campetto.
E Scurreria, naturalmente.
Ci sono, come sempre, squarci di luce da seguire.

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E da qualunque parte guardi ritrovo luce e cielo e tagli d’azzurro.

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Giro.
Torno indietro, risalgo, scendo ancora.
Riguardo ancora il sole, tra le case dei caruggi.
Genova, in una parola.

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E in Vico del Fieno di nuovo bianco e rosso, è l’estate di Genova, finestre aperte a lasciar entrare l’aria che profuma di salino.

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La curva, la discesa, l’ombra.
E poi, di pomeriggio è venuto un acquazzone ma ieri mattina era turchese, così.

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Diverse sfumature d’arancio.
Soltanto Genova, in una parola.

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Ritorno e ritrovo posti che mi appartengono.
Ritorno e vado a salutare il mare lucente e chiaro, mentre gabbiani pigri si dondolano sull’acqua.
Dolcemente, nel sole di settembre.

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Caldo.
E vele e barche.
Alcuni corrono, altri camminano, certi pedalano.
Arrivo fin laggiù, all’Isola delle Chiatte.
Genova, in una parola.

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Il mare si saluta così, per me.
Fermandosi a guardare l’orizzonte, una mattina di settembre.
Guadagno una panchina, una panchina tutta per me.
E mare, cielo azzurro, focaccia, la Lanterna sullo sfondo.
Genova, in una parola.

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Vi ho raccontato di me e del mio ritorno.
Ieri mattina, nei caruggi e davanti al mare.
Non vi ho detto che sull’acqua dai mille riflessi dondolava la cima gialla di una barca.
Pareva come sospesa, come quelle cose che non sai comprendere fino in fondo, una di quelle bellezze improvvise che si lasciano ammirare se tu hai occhi per vederle e per amarle.
Genova, in una parola.

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Via di Scurreria, sulle tracce dei patrioti

Genova dai mille sguardi che amorosi e benevoli si posano su di voi, sguardi di Santi e di Madonne ritratti nelle statue collocate nelle molte edicole del centro storico.
Ci sono poi altri sguardi che appartengono alla storia e alla nazione intera, richiamano alla mente gesta eroiche che a volte paiono distanti nel tempo ed estranee al nostro quotidiano.
Evocano una parola caduta in disuso, negletta e quasi dimenticata: patria, una parola perduta che non si pronuncia quasi più.
Orgoglio dell’Italia e di Genova i nomi di coloro che si sacrificarono in nome di alti ideali, nella città di Mazzini, Savi e Ruffini troverete spesso tracce risorgimentali, i muri di Genova ancora raccontano quelle giornate.

Il tricolore - Genova

E se andrete in Via di Scurreria lasciate che su di voi si posi uno di questi sguardi, appartiene a una figura femminile graziosa ed armoniosa, la trovate proprio sopra ad una delle vetrine di un celebre negozio di abbigliamento, salendo la vedrete alla vostra sinistra.

Via di Scurreria

Ritta tra due cornucopie dalle quali fuoriescono frutti profumati e gustosi,  la fanciulla scolpita su quel marmo è circondata dall’abbondanza.
Lei indossa un manto che copre le sue fattezze, questa giovane donna fiera è una figura allegorica e rappresenta l’Italia Turrita, così detta perché  porta sul capo  una corona muraria con tanto di torri.
Fanciulla amata dai patrioti, l’Italia.

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Con una mano regge il tricolore sul marmo potrete leggere questa frase: Italia libera, Iddio lo vuole e lo sarà.
Queste parole, come scrive lo studioso Leo Morabito, richiamano il motto delle Crociate, Dio lo vuole.
L’altorilievo risale al 1847, a giorni di furore, in quell’anno si vide una moltitudine di genovesi salire in corteo verso il Santuario di Oregina.
Era il 10 dicembre, era l’anniversario della cacciata degli Austriaci, alla testa di quel corteo c’era un giovane, Goffredo Mameli, trovate qui il racconto di quella epica giornata.
Tra i vessilli condotti dagli uomini in marcia, il giovane Mameli intona il Canto degli Italiani, destinato a divenire il nostro inno nazionale.
In nome dell’unità, in nome di un ideale per il quale egli sacrificò la sua vita.
In nome dell’Italia, colei che potete vedere nella strada un tempo percorsa dai patrioti.

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