Sotto la pioggia

Un dicembre tiepido e poi, approssimandosi l’inizio dell’inverno, la pioggia.
La pioggia, quando poi non è troppo insistente, dona la sua parte di incommensurabile magia.
Il suono leggero delle gocce che cadono, una sorta di atmosfera quasi ovattata, un ritmo più lento.
L’aria fresca, il silenzio.
Di mattina, quando in giro non c’è ancora quasi nessuno.
Ho anche scordato l’ombrello ma non importa.
La pioggia.
Le strade lucide, gli impermeabili, le pozzanghere, gli stivali di gomma e i cappellini per ripararsi.
Lo sguardo che si alza a cercare le nuvole che sembrano sospese ed eterne e allora ti domandi chissà quando se ne andranno e invece, magari, domani non pioverà più.
Sotto la pioggia i pensieri si fanno più fitti, si accavallano, si ripropongono, altri svaniscono senza che tu possa trattenerli.
Tutto scorre, in qualche modo, inesorabile mentre cammino sotto la pioggia, in Via San Luca.

Un terrazzino in Via San Luca

Vi porto sopra i tetti, su un terrazzino in Via San Luca.
Questo terrazzino è un angolo di meraviglia, con le piante che crescono rigogliose al sole, nello stupore dell’altezza e della luce abbacinante, con i segreti della città vecchia tutto attorno.
Non ci sono mai, nei nostri caruggi, due prospettive davvero identiche e basta spostarsi di pochi metri per ritrovarsi davanti un differente panorama.
E in questo terrazzino di Via San Luca lo sguardo si perde tra le vertigini dei vicoli in un dedalo imprevedibile di ardesie.

E poi, osservando verso Banchi, la città là sopra è davvero un altro mondo rispetto alla città che quotidianamente percorriamo: è un mondo che non si è mai veduto, attraversando Via San Luca.

Di fronte c’è ancora un altro terrazzino con il celeste plumbago in fiore, le piante generose e il cielo di Genova lassù.

Volgendo lo sguardo verso monte, invece, si trova la città delle alture che si scorge oltre i tetti dei bei palazzi di Via San Luca.

La bellezza segreta di Genova è nei suoi luoghi sconosciuti, nelle vedute imprendibili e privilegiate, nella rarità di certi scorci.
E ancora una ringhiera, una panchina, la Croce di San Giorgio mossa dal vento, il profumo del mare e una magnifica quiete.

Osservando meglio, poi, oltre i tetti e oltre un altro minutissimo terrazzino che ospita appena una comoda sdraio ecco svettare una cupola antica: è la cupola del campanile della Cattedrale di San Lorenzo.
Non sai davvero mai cosa potrai scorgere da un terrazzino sopra i caruggi.

E qui vedete la cupola come la fotografai, tempo fa, da un’altra bellissima finestra.

Questa è la bellezza segreta di Genova che si compone di una sinfonia di spiovenze, una magia di scalette e di ringhiere, un’armonia di vasetti posti con amorevole cura.

Da qui ringrazio il padrone di casa per avermi regalato, ancora una volta l’incanto dei tetti di Genova, una bellezza che non smette mai di affascinare.
Così si ammira la Superba da un magnifico terrazzino in Via San Luca.

Azzurro d’inverno

E poi l’azzurro, tra le case e tra i tetti, oltre le finestre, in inverno.
Dopo lunghi giorni di pioggia è ritornato il sereno ed io sono tornata a cercare il cielo tra le magnifiche geometrie dei miei amati caruggi.
E ho trovato il mio azzurro appena sfiorato dalle nuvole nei pressi di San Siro.

E poi ancora, scendendo giù, passo dopo passo.
In giornate come questa il cielo di Genova profuma di vento e di aria di mare, è inquieto, bizzoso e magnifico.

E ancora si svela tra le antiche dimore di Via San Luca.

E in Canneto il Lungo, in una delle mie prospettive genovesi preferite.

E ancora là, dove svetta tra le case l’antica torre dei Maruffo.

È un cielo splendido, brillante, lucente, vibrante di colore e di aria.
È il cielo di Genova e sempre stupisce, incanta e non smette mai di farti innamorare.

Nella Chiesa di San Luca

È un’antica e piccola chiesa nei caruggi di Genova, uno scrigno di tesori preziosi: è la chiesa di San Luca, un tempo parrocchia gentilizia degli Spinola e dei Grimaldi.
Racchiude tra le sue vetuste mura opere mirabili di valenti artisti, sono pitture, sculture e affreschi che rendono questa chiesa un vero gioiello.
Ora vi porterò al cospetto di una delle sue meraviglie, è un magnifico gioco di colori, di luci e ombre lasciatoci dal talento di Domenico Piola, pittore vissuto nel ‘600 e appartenente a una famiglia che annoverava numerosi altri artisti.
E là, nella chiesa di San Luca, l’estro creativo di Piola ha lasciato a noi bellezza e armonia nei gesti e nei tratti di una potente e delicata creatura celeste.
L’angelo sovrasta il fonte battesimale, con la sua lievità pare librarsi in uno spazio che ha una sua mistica dimensione.
La mano rivolta verso il cielo e verso l’eternità, le ali ampie, i riccioli come smossi da vento leggero che sospinge anche il manto azzurro, lo sguardo saldo e amorevole.
Tra la terra e il cielo, nel silenzio dell’antica Chiesa di San Luca.

Grigio di Via San Luca

E poi diverse tonalità di grigio nei caruggi di Genova, colori in armonia tra di loro.
Una mattina percorrendo Via San Luca, con passo lieve ma deciso, senza distrarsi.
Ed è grigio di muri, di pietre vetuste, di saracinesche, di marmi e di ardesia.
Ed è celeste polveroso nella gonna e nel velo e poi si aggiunge ancora una diversa sfumatura di grigio.
Tono su tono, passo dopo passo, in cammino nei carruggi di Zena.

L’ora perfetta

Esiste per davvero l’ora perfetta per cogliere il momento in cui la luce del sole si dissolve arrendendosi al buio.
E si accendono in sequenza le luci della città.
È la magia della sera e sfavilla il porto con i suoi gioielli.
Una ad una prendono a luccicare le finestre, i lampioni rischiarano il cammino.
Brillano le insegne, mentre rapidi sfuggono i minuti.
E gli occhi seguono le vertiginose prospettive dei caruggi: là, tra le case alte e i marmi chiari, una striscia di cielo.
Mani in tasca e sciarpa al collo per ripararsi dall’aria ormai più fredda, rumori di passi, parole e suoni, sguardi che si incrociano.
E luci splendenti, per qualche istante appena, quando arriva l’ora perfetta.

Qualcosa in più

Alcune persone hanno qualcosa in più.
Lo ammetto, io da loro resto sempre colpita e così quando avvengono questi incontri finisce sempre che mi fermo a guardare.
In cammino, tra luce e ombra, mentre il bianco dell’abito splende di un chiarore inconsueto.

La pioggia che cade, la pazienza.
E il bagaglio non sembrava nemmeno pesare poi così tanto.

Certe persone hanno qualcosa in più, ve l’ho detto.
Si era all’inizio dell’estate e faceva così caldo quel giorno.
Blu e nero.
E una cartella a tracolla, la mia borsa è certo più leggera.

Certe vite, certi passi, certi respiri.
Certa luce sulla Chiesa della Maddalena.

Ieri mattina, poi, in mezzo a Via San Luca.
Tra negozi, vetrine illuminate e insegne, marmi e antichi portoni.
E tra me e me me lo dico sempre.
Alcune persone, in qualche maniera, hanno qualcosa in più.

Genova in bottiglia

Come un veliero in una bottiglia all’interno della quale c’è un universo intero: la forza delle onde, lo sconquasso della tempesta, i marinai che lottano disperati per domare le vele.
Metti Genova in bottiglia e vedrai tutto il suo tempo trascorso.
Un doge temuto e prepotente, una cortigiana dai modi suadenti, un’umile fioraia con un cesto di violette e uno scaltro giocatore di dadi: li lancia, cadono a terra, tutti attorno a lui sospirano per la sorpresa.
Un vincitore e uno sconfitto.
Le voci del popolo, il pescivendolo che sbraita per vendere le sue merci e la fanciulla che dona i suoi favori al miglior offerente.
Una schiava, una nobildonna, una badessa.
Una sola Madonna per tutte loro, unica Madre di Dio e Madre di tutti i suoi figli.
Un astuto borsaiolo, un industrioso mercante, un paggio obbediente.
C’è tutta Genova, in una bottiglia.

Genova (1)

Un soldato, torna dalla guerra solcando una strada polverosa.
Si trascina, sfinito e fiacco, e poi precipita nell’abbraccio di una moglie troppo a lungo lasciata sola.
Un condottiero.
Prode, valoroso, senza paura.
Lui non è mai ritornato alla sua casa ma la fama del suo coraggio si è diffusa in ogni strada, tutti conoscono il suo nome, tutti celebrano le sue gesta.
Un uomo di chiesa, raccoglie le confessioni dei suoi fedeli, è depositario di molti segreti.
Un poveretto che si guadagna il pane alla giornata: cammina lento per la fatica ma non dimentica di buttare una moneta dentro al capello del mendicante che lo implora.
Una vedova, madre di molti figli, tira a campare raccogliendo erbe che poi rivende sul mercato.
Uno speziale, un calderaio e un facchino.
E su tutti loro scende la notte e risorge il sole.
Ho visto Genova in bottiglia da questo terrazzino sopra i tetti.
C’erano moltitudini di vite vissute, appena appannate, al di là del vetro.

Genova (2)

Un terrazzino sopra Via San Luca

Accadde un po’ di tempo fa: ero sulla terrazza panoramica del Museo di Palazzo Spinola di Pellicceria.
E lì di fronte c’è un terrazzino.
Sapete, una di quelle meraviglie incastonate tra i tetti e l’azzurro del cielo.

Tetti di Genova (3)

Faccio una foto, la condivido su Twitter e scopro che questa è la casa di coloro che dispensano preziosi consigli sulla Superba: Genova4Tourist, dritte e bellezze per chi visita Genova direttamente da chi vive in città.
E ieri, sotto un sole scintillante, sono salita lassù.
E così oggi vi racconto Genova da quel terrazzino, è sempre un’emozione grande scoprire la Superba da un nuovo punto di vista.
Una scaletta, le geometrie spioventi del tetto, qualche gradino.

Tetti di Genova (4)

E ad ogni passo Genova si svela.

Tetti di Genova (5)

Guarda, ecco la celebre terrazza di Palazzo Spinola, è a breve distanza.

Tetti di Genova (5a)

Cielo azzurro, niente vento, il caldo d’inizio estate.

Tetti di Genova (6)

E i consueti stupori.
Da un palazzo all’altro, nella città vecchia, il panorama muta e ogni volta puoi scoprire nuove bellezze.
E vedi la linea del mare,  la vita di una città portuale, la curva della sopraelevata che si snoda tra le case alte.

Tetti di Genova (7)

Guarda lassù, i palazzi della Spianata e l’ascensore di Castelletto.

Tetti di Genova (8)

Mentre sbocciano i fiori e davanti a te si estendono gli splendori della Superba.

Tetti di Genova (9)

Ed è un continuo susseguirsi di campanili, finestrelle, altri terrazzi, il tempo di Genova sfiora il cielo.

Tetti di Genova (10)

E svetta maestosa la Torre degli Embriaci.

Tetti di Genova (11)

A sinistra dell’immagine si vede parzialmente la chiesa di San Luca, su tutto predomina la Cattedrale di San Lorenzo.

Tetti di Genova (12)

E poi persiane aperte ed abbaini.

Tetti di Genova (13)

Vicoli, caruggi e piazzette sono sotto di te.
Ed è proprio quella città, la sua poesia è in certe parole di Giorgio Caproni che amo sempre citare:

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria, scale.

Tetti di Genova (14)

E se hai un terrazzino come questo cosa fai?
Ci metti un tavolino, le sedie e ti lasci accarezzare dalla luce delle calde sere d’estate.

Tetti di Genova (15)

Tra comignoli, profili di caruggi ed ancora campanili.

Tetti di Genova (16)

E non potrai mai dire di aver veduto Genova se non hai ammirato la distesa dei suoi tetti, lo sanno bene i visitatori che salgono la scaletta che porta al terrazzino di Palazzo Rosso.

Tetti di Genova (17)

C’è un silenzio magico sopra San Luca, mentre osservo la città nella cornice della ringhiera.

Tetti di Genova (18)

Sono queste le armonie che svelano la sua identità, il suo spirito fiero, quella bellezza che dovremmo saper esaltare.

Tetti di Genova (19)

Cartoline da Genova, da un terrazzino sopra i tetti, in una mattina di giugno.

Tetti di Genova (19a)

E tutto attorno è un trionfo di fiori, piante e alberelli che respirano l’aria del mare.

Tetti di Genova (20)

Genova d’azzurro, di acqua e di cielo.
Si staglia candido il profilo di Palazzo San Giorgio, non lo avevo mai veduto da questa prospettiva.

Tetti di Genova (21)

E poi.
E poi, chiacchiere tra amici, ancora ardesia, estate e focaccia.
Lassù, sui tetti.

Tetti di Genova (26)

E petali che si aprono al sole e si dischiudono generosi.

Tetti di Genova (23)

Le campane suonano, i gabbiani si librano alti e un aereo sorvola la città.

Tetti di Genova (24)

Ringrazio gli amici che mi hanno ospitato, mi hanno regalato ancora nuove meraviglie.
Questa è la mia Genova, la città che amo, vorrei che tutti potessero vederla così.
Splendente, nella sua unicità.
Vera e Superba, da un terrazzino sopra Via San Luca.

Tetti di Genova (25)

Via San Luca, un’edicola per San Vincenzo Ferreri

Vegliano sulle case e sui muri antichi, sulle vie che ogni giorno frequentiamo, sono le immagini sacre collocate nelle edicole della città vecchia: oltre agli sguardi della Madonna sui genovesi si posano anche gli occhi di uomini che portarono nel mondo la parola di Dio.
In Via San Luca, sull’angolo di un antico palazzo, c’è un’edicola che ospita un marmo raffigurante San Vincenzo Ferreri e le sue buone opere.

Via San Luca

Nativo di Valencia, il devoto Vincenzo fu domenicano e fervente predicatore, visse tra la seconda metà del ‘300 e gli inizi del ‘400.
Le vite dei Santi hanno sempre tratti epici ed avventurosi, sono testimonianze di coraggio e di fiducia, di amore per il prossimo e di lungimiranza.
Le vie della fede condussero Vincenzo anche sulle strade di Genova, egli predicò nell’antica chiesa dedicata a San Domenico che un tempo si trovava nell’area dell’attuale Piazza De Ferrari.
In questa città di mare e di porto coloro che ascoltano la parola di Vincenzo Ferreri provengono da ogni parte del mondo.
Ed è il miracolo: egli parla nella sua lingua e ognuno lo comprende nella propria.
È rigoroso il domenicano, tuona contro gli eccessi di vanità e predica la modestia dei costumi.
Confida nella misericordia divina, nel tempo di una paurosa pestilenza vive in mezzo agli umili, prega per i malati e li confessa.
Sembra non temere nulla, le sue preghiere accompagnano le processioni per le vie della città.

San Vincenzo Ferreri

E così, molto tempo dopo, in uno dei caruggi della città vecchia si volle ricordare la figura di questo santo e i suoi gesti generosi.
E c’è un istante che ho tentato di immaginare: è il 1747 e qui, in Via San Luca, si appone questo marmo testimonianza di un’antica fede.

San Vincenzo Ferreri (2)

E in quel momento esatto intorno a questa casa c’è un piccolo universo.
Giovani madri devote, anziani dalle spalle curve, bimbetti scalzi dagli abiti logori, padri di famiglie numerose.
E tutti, o per lo meno molti di loro, snocciolano continue preghiere.
E gli occhi si posano sulla figura del Santo e su quella giovane donna inginocchiata davanti a lui.

San Vincenzo Ferreri (3)

L’iscrizione rievoca i suoi miracoli e la sua generosità.

San Vincenzo Ferreri (4)

E c’è anche una targa in ricordo di un recente restauro.

Via San Luca (2)

C’è un tempo che non abbiamo veduto.
E in quel tempo qui vennero pie monache e donne di malaffare, nobiluomini e popolani, sono i volti di un piccolo mondo che abitava la Genova antica.
Sotto a questo cielo, il medesimo di allora.

San Vincenzo Ferreri (5)

Ed è trascorso quel tempo che non abbiamo veduto.
Era il 1747.
Da allora, in Via San Luca, San Vincenzo Ferreri veglia sul cammino dei genovesi e su tutti coloro che attraversano questa città.

San Vincenzo Ferreri (6)