Una villa, una villa a Capodimonte, a Napoli.
Voglio immaginare che godesse di quel dolce clima mediterraneo, che avesse un portico, adorno di folti rampicanti e un agrumeto tutt’attorno, aranci e limoni che nella bella stagione diffondono il loro profumo nell’aria.
Una villa a Capodimonte e nel dicembre del 1861, un ospite illustre vi soggiorna: è Giuseppe Mazzini, al tempo ospite di Giovanni Nicotera, uomo politico del tempo.
Arriva la polizia e avvisa Nicotera che c’è il rischio concreto che il genovese sia tratto in arresto.
Via, via, leviamo le tende!
Niente da fare, Mazzini non sente ragioni, sta troppo bene in quella villa!
L’aria pura, il sole tiepido della Campania, il panorama! Figuriamoci, non se ne parla!
Scende la sera sulla villa di Capodimonte, e poi calano le tenebre.
A notte fonda, d’un tratto, si sente picchiare al portone.
Che trambusto, che rumore!
Uh, saranno le autorità, venute ad arrestare Mazzini!
Lui, serafico e imperturbabile, non mostra il minimo turbamento, se ne sta tranquillo, in veste da camera e ciabatte.
Gli altri invece, tutti gli altri, non fanno altro che correre avanti e indietro, presi da una frenesia irrefrenabile.
Ecco Aurelio Saffi e la moglie, e poi Nina Poerio, consorte di Giovanni Nicotera, che pianti, che tremiti, che paura, cosa succederà adesso?
Giovanni Nicotera, sprezzante del pericolo, afferra una pistola e si precipita giù dalle scale, pronto a far scudo con il suo corpo a Mazzini che, mantenendo una calma olimpica, invita i suoi amici a fare altrettanto.
Con circospezione e cautela Saffi si avvicina alla porta e domanda chi è.
A bussare altri non è che la signora Jessie White Mario, in compagnia di un amico.
Ah, che sollievo! E che piacevole sorpresa! E così ognuno torna alla propria stanza, al sonno interrotto per quel grande spavento.
E’ solo un breve aneddoto, forse insignificante.
A me fa molto sorridere, sembra la scena di un film: una splendida villa, un imperturbabile patriota in ciabatte, le donne che piangono disperate e il valoroso che, pistola in pugno, si getta all’assalto del nemico.
Sì, sembra la scena di una film, invece si tratta di un evento realmente accaduto, molti anni fa.
In una villa a Capodimonte, immersa nel verde, negli odori e nella frescura di un inverno campano.
in una villa a capodimonte, immersa nel verde, negli odori e nella frescura, sarebbe esattamente dove vorrei essere ora. 🙂 non mi posso lamentare…dopo queste due settimane di forzato riposo mi aspettano un sacco di giri per lavoro e per altro…vi racconterò tutto ;D ciao cara
Eh, chi non vorrebbe essere in un posto così?
Un bacetto cara, stai tornando sprintosa come sempre, direi!
piano piano torno in pista! 😉
Si Miss, fa sorridere ma fa anche sognare. Ma ti rendi conto di come vivevano una volta? Però anche la Jessie, dico io, ma ti sembra l’ora di bussare? Brava Miss, hai raccontato la trama di un film e meno male che mi hai scritto la fine altrimenti non mi facevi dormire! Baci.
Ma infatti, si bussa a notte fonda? Sapendo quel che succede in giro, per di più? Che incauta!
Mi fa piacere che ti sia piaciuto, questa storia mi fa ridere ogni volta che la leggo…bacetti!
…ma sai che la mia scuola elementare era dedicata proprio a Jesie White Mario? E il bello è che quasi non mi rammentavo di chi fosse stata!
Grazie a te per avermi rinfrescato la memoria!
Una donna grandiosa Jessie White, bello aver studiato in una scuola che porta il suo nome.
Buona serata E.!
Confessa Miss Fletcher: tu eri lì!
Solo così hai potuto registrare e riportarci ogni Pensiero ed Azione (giusto in tema, no?) della notte agitata.
Grazie cronista impagabile, un baciotto Susanna
E’ vero, confesso…stavo sulle scale tra Aurelio Saffi e Nina Poerio!
Sì, pensiero e azione! Grazie a te Susanna, bacetti!
Sono d’accordo con Susanna, ti celavi tra gli ospiti in ciabatte e vestaglia di trine… Bellissima scenetta! Vivi
Esatto! E prima di andare a dormire abbiamo bevuto un bicchierino con la Signora White, che serata Viv!
Brava Miss, il nostro Nicotera, dopo la fallita spedizione di Pisacane che come sappiamo finì in un bagno di sangue, i superstiti furono pochi e tutti godettero dell’ospitalità del carcere di Gaeta, tra questi ci fù anche un certo Domenico Porro, chiattaiolo genovese, quando tornò sano e salvo a Genova si rimise a fare il suo lavoro, trasportava con le chiatte la spazzatura, una vita dura e misera.
Ma un giorno quando l’Italia unita divenne Regno d’Italia, e il signor Nicotera divenne ministro venne a Genova per una visita istituzionale, trovandosi con i vecchi amici, chiese cosa ne era dell’amico Porro.
Gli riferirono che era vivo e sbarcava a mala pena il lunario, stupito chiese di cercarlo subito che voleva vederlo.
L’incontro fù da grandi emozioni, e si rese conto delle condizioni dell’amico che rischiò la pelle in quella famosa spedizione.
Tornato nel suo studio si attivò affinchè a Domenico Porro fosse assegnata una pensione per meriti verso la Nazione.
Se vuoi vedere la sua tomba è a Staglieno nel tempio crematorio, salite le scale entri nel salone principale, e nella prima stanza a destra in basso una piccola celletta racchiude i suoi resti, nella foto è stato ripreso con una specie di poncio, la foto è bella e caratteristica, ti consiglio di farci una visita.
Eugenio
Caspita Eugenio! Che storia incredibile!
Avevo letto il nome di Domenico Porro nelle cronache che riguardano i fatti di Sapri, ma che questo facesse il chiattaiolo e avesse avuto queste vicende proprio lo ignoravo.
I tuoi commenti sono sempre preziosi e ricchi di notizie interessanti, grazie Eugenio.
Andrò sicuramente a vedere la tomba, seguendo le tue indicazioni sicuramente la troverò!
Buona serata Eugenio, a presto!
Ci stava bene sì in quella villa, vorrei vedere. 😀
E vorrei vedere anch’io, per l’appunto!