Torna il diario genovese di Francesco Dufour, naturalmente il mio nuovo amico è venuto in vacanza con me, se avete perso le puntate precedenti potete trovarle qui.
Molta parte delle pagine da lui scritte è dedicata alla moda e agli stili di un’altro tempo così oggi si va in spiaggia con quelle palandrane pesanti addosso, santo cielo!
E forse vi sarà utile sapere che l’anno di nascita di Francesco Dufour è il 1908 e il diario è stato redatto a metà degli anni ’80.
Allora si va? La spiaggia ci attende e poi andremo a teatro, buona lettura a voi!
Le signore anziane, al tempo della mia infanzia, portavano ancora i costumi da bagno che si vedono illustrati nelle caricature.
Questo costume era composto di un paio di pantaloni ampi, stretti alle caviglie, un camiciotto con le maniche ai polsi, una veste che ricopriva il tutto e dalle quali uscivano le maniche della camicia, poi calze e scarpette nere.
Questi costumi erano fatti di una tela nera o blu scura ma tanto rigida, come le tele delle vele.
Allora era pregiata la carnagione chiara e stavano alla spiaggia con cappellone di paglia e ombrello.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Le altre signore e ragazze avevano il costume intero, di stoffa blu, giungente ai gomiti e ai polsi.
Poi anche per loro vennero i costumi Jantzen.
In principio sembrava una modo troppo oseé perché i costumi elastici fasciavano e rivelavano troppo le forme.
In realtà il costume era più pudico perché stava più a posto mentre quello di stoffa rigida delle volte lasciava degli spiragli.
L’avvento di questi moderni costumi destò un problema morale che si può paragonare a quello dei capelli corti che in principio fu adottato solo dalle persone più spregiudicate, poi col tempo venne di uso comune.
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri
Lo stesso avvenne per il bikini che in principio provocò un grave problema morale tale che ancor oggi non è superato da molte signore che si attengono al costume intero.
Mentre parlo della spiaggia penso alla nostra vita a Sestri Levante.
Tutte le sere la gioventù della spiaggia andava all’hotel Jensch; i giovanotti in smoking e la camicia giù con il colletto floscio.
Il padrone aveva una clientela che amava soprattutto la tranquillità.
In una mezza luce suonava un’orchestra sonnolenta ed alle dieci le luci si spegnevano.
Una sera noi giovanotti con le signorine della spiaggia siamo andati al caffé della stazione senza uno “chaperon”.
Subito dopo vedemmo arrivare una squadra di madri trasecolate da questa sconvenienza.
Sestri Levante
In quell’epoca le signorine di buona famiglia non uscivano mai senza l’accompagnamento di una signora.
Qualche volta, a Genova, si andava al teatro o al cinematografo.
Lo spettacolo era sempre selezionato, non si parlava di riviste o di operette che erano considerate un’audacia anche dalle giovani coppie di spose.
Qualche commedia francese portava scritto sulla locandina “non è per signorine“!
Teatro Carlo Felice
Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri




Certo che doveva essere una gran fatica andare al mare………Un saluto cara Miss, a Genova oggi si boccheggia!!
Orietta, immagino! Io stanotte qui ho tenuto la finestra aperta, mai successo.
E hai ragione, pensa tuffarsi in mare con tutto quell’ambaradan addosso, non posso pensarci, buon pomeriggio cara, grazie!
Non essendo signorina potevo vedere anche le commedfie francesi!
Oh ecco 🙂 !
Non è per signorine mi ha fatto proprio ridere, cara Anna!
Buona giornata a te.
Mi piace leggere i tuoi articoli, soprattutto questo! Interessante, anzi, curioso.
Barbara
Grazie Barbara, queste memorie sono a dir poco preziose!
Che bel tuffo nel passato.
Buon caldo. Non so lì, ma qui a Roma non si respira.
Stefy
Anche qui fa caldo cara, in campagna meno ma Genova penso che sia bollente.
Te lo immagini un tuffo in mare con quel costume?
Un bacione Stefy, buon pomeriggio.
Io amo quest’uomo e i suoi diari!
Anch’io, è meraviglioso!
Che Tempi viene da dire a noi post bellici,ma se siamo arrivati a noi e alle nostre licenziose comodità e anche grazie a loro i nostri padri e nonni che hanno percorso i primi decenni del ‘900 in queste moralistiche privazioni…..Ma che bravo “O Sciou Checco” a memorizzare queste situazioni di vita di quei tempi e anche Finauri con le pertinenti immagini…..e Tu….Grazie un abbraccio Miss!!!:)
Splendido questo diario, ogni pagina regala nuove meraviglie, bellissimo leggerlo e condividerle con voi, spero che anche O Sciou Checco ne sia felice!
Un abbraccio a te Pino, buon pomeriggio!
Piuttosto che andare in spiaggia coperti da capo a piedi meglio restarsene a casa. Siamo passati da un’esagerazione all’altra… Bacioni cara 🙂
Come darti torto, cara! Io tra il resto ho appreso da questo diario che questi costumi erano fatti con quella stoffa così pesante, non riesco a immaginare di buttarmi in mare conciata così! Un bacione Viv!
Ma…hai mai visto i costumi di maglia? Tremendi, pesanti, non ti dico poi quando si bagnavano. Vere e proprie “ancore”.
Grazie Miss, un baciotto
Susanna
Sì, appunto, che fatica e che caldo!
Un bacio grande a te Susa, smack!
adoro questo diario!!E ci ritrovo un sacco di “ricordi” che mi hanno tramandato le mie nonne. Non ho conosciuto i nonni, il mio nonno materno morì a soli 40 anni, anche se di lui so moltissime cose che mi ha raccontato mamma ( che aveva 17 anni, quando lo perse) ed il nonno paterno se ne andò che avevo solo 2 anni. Ma le mie nonne sono state una miniera…..e ritrovo un sacco dei loro racconti, in queste pagine di diario. La storia dello chaperon me la sono sentita raccontare un sacco di volte!
…e se non ridi ti dirò che ho una fotografia di me a 4 anni – minuscola, secca secca, con i capelli a caschetto – in spiaggia a Sturla , con un costume da bagno intero (…renditi conto!) di ….LANA ROSSA!!!!!! E te lo giuro che non sono nata nel 1908 , ma 50 anni dopo!
un grande abbraccio
Emanuela
PS qua a genova continua caldo incredibile, ma sai che me lo godo tutto!
Anche mia nonna mi aveva raccontato qualche episodio a proposito dello chaperon, mia nonna era una ragazza del ’99, pensa!
Il costume di lana rossa Emanuela? Ma caspita, povera bambina!
Un grande abbraccio a te cara, grazie.
Delizioso, baci Dà
Grazie, benvenuta tra queste pagine Daniela!
Che bello, nel tuo post c’è anche Sestri! Sono stata anch’io su quella spiaggia, ma con un immoralissimo bikini 😉
Ma Tiptoe, un bikini?! Caspita quanto osi 🙂 !
Un bacione cara!
Anch’io ho portato il costumino di lana color …pervinca diceva mia mamma…ora direi azzurro…primi anni ’50, ma allora era normale, lo avevano tutti di lana, uomini e donne, non usavano ancora le fibre sintetiche.
Dopo il bagno in mare indossavo il prendisole, cioè pantaloncini corti con pettorina in cotone fantasia….fatto dalla sarta….
Che bambina chic, Gabriella, avevi il prendisole fatto dalla sarta!
Pervinca è molto più poetico di azzurro, è vero?
Un bacione a te cara, buona giornata!
Interessante squarcio sui tempi passati.
Credo che un simile armamentario per andare al mare mi avrebbe fatto rinunciare alla spiaggia…
Un bacione!
Non sei la sola, mia cara!
Grazie E., un bacione.
Ecco un’altra puntata… Vero… il famoso bikini! Che scompiglio! Ma tu guarda come si andava in spiaggia! Come ci pare buffo ora. Che fatica Miss!
Appunto, che caldo e che fatica!
Miss, “per apparire bisogna soffrire”, ma ai tempi, in spiaggia, credo che si soffrisse senza apparire… la qual cosa, però, mica sempre era un male perchè chi non era di forme leggiadre ci guadagnava…
Oh sì, caro Sergio, in effetti andare al mare doveva essere una faccenda piuttosto complicata!
Buona domenica a te!
Bellissimi ricordi… era più o meno il 1955 avevo 3 o 4 anni, mia zia mi portava al mare a Sestri dove c era la San Giorgio ricordo tutto come fosse un sogno, io bimbetta felice col mio costumino di lana infeltrita e pungente color carta zucchero…
Che dolcezza i ricordi d’infanzia!