Era l’estate del 1905, a Torriglia

Questa valle dove trascorro le mie vacanze è da sempre meta prediletta dei genovesi, con la bella stagione si aprono le seconde case e i paesi e le numerose frazioni si popolano.
Era l’estate del 1905, era il tempo della villeggiatura e delle passeggiate sui prati.
A Torriglia, all’inizio del secolo del scorso.

Torriglia

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

E allora andiamo a quell’anno, nel lussureggiante giardino di una casa di campagna ci sono delle gentili signore e signorine, sono tutte in posa per la foto di rito.
E tra loro c’è anche un gentiluomo, è agosto e lui indossa camicia a maniche lunghe e giacca, ha anche un cappello in mano.
Davanti a lui, seduta sull’erba, una villeggiante che sfoggia una pettinatura sofisticata, per non parlare della fantasia del suo abito, mi piacerebbe saperne indovinare i colori!
E a guardar bene mi sembra proprio di scorgere delle note di celeste e di rosa.

Torriglia (2)

Amiche, sorelle, parenti.
La giovane ragazza sulla sinistra indossa un vestito confezionato con la medesima stoffa.
Sorrisi appena accennati, occhi che si spalancano sul mondo, in questo istante del 1905.

Torriglia (3)

E poi.
E poi non tutte si divertono.
Certo, se tu sei l’unica bambina e le altre sono tutte adulte.
Imbronciata, annoiata, potrebbe sbuffare da un momento all’altro.

Torriglia (4)

E poi.
E poi ognuno ha il proprio posto nel mondo ma bisogna vedere cosa il mondo riesce a capire di te.
Sarà sufficiente un’immagine, un fragile frammento di vita?
No, certamente no.
Eppure.
Tre donne.
La prima a sinistra ha una certa età, è una donna calma e posata.
La giovane al centro invece è un vulcano di entusiasmi, è una ragazza gioiosa e solare, lo si intuisce dal suo sorriso aperto.
L’amica in piedi accanto a lei è ben diversa: timida e ritrosa, arrossisce per un nonnulla.Torriglia (5)

Al centro della scena, sedute per terra, una fanciulla e una donna più adulta.
E pizzi, nastri, occhi sgranati.
E sogni.
Cosa sogni, ragazza del 1905?
Quali sono i tuoi pensieri, in questo scorcio d’estate di un altro secolo?

Torriglia (6)

Ognuno ha il proprio posto nel mondo ma non è detto che il mondo riesca a capire chi sei.
Eppure.
Come sempre accade, tra tante persone una in particolare ha risvegliato la mia fantasia, è impossibile per lei passare inosservata.
Ha il viso lungo, i lineamenti affilati, sta seduta in una posa composta, oserei dire quasi rigida, con una mano regge l’immancabile parasole.
Lei osserva.
E ci giurerei, è una che sa il fatto suo, è una donna di polso, con lei non si discute.
Sapete?
A volte è il nostro carattere a renderci riconoscibili.
E brilli della tua luce, la luce che ti rende inconfondibile.

Torriglia (7)

Era il tempo del sole e dei fiori.
Era un giorno da ricordare.
Era l’estate del 1905, a Torriglia.

Torriglia (8)

Il primo saluto di Fratello Sole

Il primo saluto di Fratello Sole.
Qui, in Val Trebbia.
E quella melodia in sottofondo, la musica del silenzio.
Avvolge i fiori madidi di rugiada, i fili d’erba sottili, le maestose montagne.
E al di là dei vetri un battito d’ali: leggera, una fragile farfalla.
E al di là delle mie finestre, nel fitto degli alberi, un canto.
Ed è un uccellino ciarliero, ancora non l’ho visto ma si è fatto sentire, ha cinguettato ininterrottamente fino a quando il sole è scomparso all’orizzonte.
E poi, tutto attorno, è scesa la musica del silenzio.
E i monti hanno accolto in un abbraccio il fulgore del re del cielo, nelle vaghe geometrie di nuvole evanescenti.
Il primo tramonto, qui, in Val Trebbia.
Il primo saluto di Fratello Sole.

Tramonto

Arduino 1870, cose belle dal nostro passato

C’era una volta a Genova un locale molto celebre: il Caffè della Concordia.
Era frequentato da politici e letterati, qui avreste potuto incontrare l’ardito Carlo Pisacane e molte altre figure eminenti del suo tempo, lo cita anche Giorgio Asproni, il deputato di origine sarda che visse a lungo anche a Genova.
Il Caffè della Concordia aveva un sontuoso e scenografico giardino, i suoi ospiti si ritempravano all’ombra di questo loggiato.

Via Garibaldi

Vi si accedeva dalla sontuosa Strada Nuova, da certi locali che nel 1907 divennero la sede del negozio di Alberto Arduino, orefice di lunga esperienza che già dal 1870 faceva i suoi affari in Corso Torino.
Dopo di lui vennero le sue figlie, il negozio quindi passò ad altre persone ma il nome del Signor Arduino ancora luccica in Via Garibaldi.

Arduino

Ed è una bomboniera, i suoi antichi arredi lo rendono un posto speciale dall’atmosfera affascinante.

Arduino (3)

Dal 2010 ne è proprietaria Caterina Ottomano, qui trovate antiquariato e vintage, argenterie, ceramiche e oggettistica d’antan.

Arduino (4)

E a far brillare gli occhi ai collezionisti ci sono ad esempio le monete antiche.

Arduino (6)

Nelle vetrinette troverete tante cose belle che vengono dal nostro passato: i bracciali delle nostre nonne, le spille sberluccicanti e le collane sfarzose.

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E non manca la contemporaneità.

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Vedrete anche un banco da lavoro, lo usa Caterina per confezionare i suoi bijoux.

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Una luce calda, i mobili color carta da zucchero.

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E ancora bracciali, in una delle vetrine.

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E poi, per l’appunto, le rarità che acquistano coloro che amano le collezioni: le decorazioni militari appartenute a qualcuno che si distinse per le sue gesta.

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E oggetti particolari, questa selezione di antichi timbri ha tutto il fascino del tempo perduto.
Profumo di ceralacca, d’inchiostro e di carta spessa.

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E poi, meraviglia delle meraviglie, un contenitore con le foto antiche: devo confessarvi che molte di esse adesso sono qui con me, non ho saputo resistere a certi sorrisi e a certi volti appena appannati dagli anni trascorsi.

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Lo charme di Arduino e la sua lunga tradizione fanno sì che questo negozio sia annoverato tra le Botteghe Storiche della città.

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Varchi questa soglia e davvero ti sembra di entrare in un altro secolo.

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Per caso vi occorre un binocolo da teatro?
Eccolo, il tutto il suo luccicante splendore.

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E per una serata importante è necessario sfoggiare la borsina adatta, non ci sono dubbi.
Vintage chic e raffinato, lo apprezziamo ancor di più in questa nostra epoca degli accessori in serie.

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Un negozio accogliente e curato, sono felice di ospitare su queste mie pagine tanta raffinata delicatezza.

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Se andrete a scoprire le bellezze di Arduino troverete lei, Caterina Ottomano, una persona piacevole, grintosa e molto competente.
E qui la ringrazio per l’accoglienza e il tempo dedicatomi.

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Il suo negozio è nella via più elegante della città, la strada dei palazzi nobiliari e dei musei.
Ed è qui dal lontano 1907 con le sue rare specialità di Genova.

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Non era estate

Non era estate.
Era la stagione delle giacche pesanti, dell’aria frizzante che accarezza il viso, era la stagione della spiaggia deserta.
E c’era tutto il tempo.
Un tempo languido e silenzioso, dolcemente caldo.
E c’era tutto il tempo.
Per fermarsi davanti alla ringhiera ad aspettare.
Mentre il mare cantava, mentre il sole infuocava l’orizzonte.

Camogli

Camogli

Genova, 1899: le celebrazioni per San Giovanni Battista

Nulla accadde per caso, eppure è il caso a regalare le scoperte più sorprendenti.
Tempo fa stavo sfogliando un album di fotografie di proprietà di Lorenzo Dufour, tra i ritratti di famiglia alcune particolari immagini hanno suscitato il mio interesse: una folla accorsa alla processione per la festività di San Giovanni Battista, frammenti di vita che oggi vedrete insieme a me.
Vergata a penna con una calligrafia elegante questa data: Genova, 2 Luglio 1899.
Questo ha risvegliato ancor di più la mia curiosità: San Giovanni Battista si celebra il 24 giugno, per quale ragione in quell’anno la processione si tenne a luglio?
Così ho cercato notizie sui giornali dell’epoca e tra le pagine di La Settimana Religiosa ho scoperto la ragione di questo evento straordinario.
In quel glorioso scorcio di secolo si celebrarono gli 800 anni delle traslazione delle ceneri di San Giovanni Battista a Genova avvenuta nel lontano 1099: nella Superba, 800 anni dopo, in onore del patrono si allestirono feste speciali.
E allora andiamo a quei giorni, Genova vuole tributare tutti gli onori a colui che la protegge.
Gli eventi sono numerosi e di diverso genere, non riuscirò neppure ad elencarli tutti, sono feste religiose e intrattenimenti popolari che avranno inizio a metà maggio per poi terminare proprio il 2 Luglio.

San Lorenzo (4)

Sono previsti treni speciali dalle regioni circostanti, di particolare rilievo sarà la festa delle bandiere sulle quali è effigiato San Giovanni Battista, i vessilli verranno benedetti in Duomo e poi sventoleranno in tutta la città.
I genovesi che desiderano avere questa bandiera dovranno recarsi in Via Lomellini dove ha sede il comitato per i festeggiamenti.Via Lomellini

Non sono solo feste religiose, per il centenario vi saranno una mostra vinicola, un’esposizione zootecnica, un corso fiorito, concerti e un concorso ginnastico, in Piazza Paolo da Novi si terrà un’esposizione bovina, sulla Spianata del Bisagno i fuochi artificiali guizzeranno in cielo.
Ci sarà un pranzo per i poveri e naturalmente sono previsti pellegrinaggi, per l’occasione sono state stampate cartoline e fotografie, è stata anche coniata una medaglia commemorativa, in bronzo, in argento oppure dorata.
Il 18 giugno si terrà la festa dei fiori all’Acquasola e non andrà tutto per il verso giusto: la folla accorrerà numerosa ma si verificheranno anche dei gravi disordini con tanto di intervento delle autorità.

Acquasola

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

E tuttavia Genova luccica per il suo patrono, dai forti al porto, tutti i cittadini sono invitati a illuminare le finestre per la sera del 23, dai caruggi alle alture la Superba sfavilla di luci e non mancheranno le consuete usanze che caratterizzano questa festa.
Il grande rito della processione si terrà il 2 Luglio e porterà le ceneri del Battista al pontile delle Grazie, qui l’arca verrà imbarcata su un pontone e condotta al nuovo porto dove ci sarà la benedizione del mare: tutte le navi sono impavesate, le artiglierie dai forti sparano per celebrare il sacro momento.

Arca Processionale
Poi l’arca sbarcherà a Ponte Morosini e si unirà alla processione che percorrerà le strade più importanti di Genova.
E tra quella moltitudine di fedeli ci siamo anche noi.
La storia più bella del mondo è la storia delle persone, la storia più bella del mondo è nel respiro fragile dell’umanità.
E in questo giorno glorioso tutta la città festeggia il Santo patrono.

Processione

Queste fotografie sono state scattate dall’alto, restava da capire in quale strada di Genova.
La logica deduzione è questa: colui che immortalò questi istanti lo fece da una delle case dei Dufour, come ho già scritto appartengono ad uno di loro queste belle fotografie.
Una strada ampia e larga dove passava la processione.
In Via Balbi, in questo edificio un tempo abitava questa nota famiglia genovese.

Processione (2)

E osserviamo con attenzione, i più fortunati assistono allo spettacolo da un punto di vista privilegiato.

Processione (3)

Affacciati da queste finestre che si trovano di fronte al palazzo dei Dufour.

Processione (4)

La storia più bella del mondo: le vite degli uomini.
E le voci sommesse, le preghiere, le speranze riposte in colui che protegge te e tutta la città.
Sfila lenta la processione, incede tra la folla che si accalca al bordo della strada.

Processione (5)

E c’è anche lei, la giovane donna che sorride: ha la gioia dipinta sul viso, è felice di essere qui.

Processione (7)

E ci sono le guardie, controllano che tutto fili liscio.

Processione (8)

Non tutti hanno tempo di fermarsi, qualcuno va di fretta: questa genovese, come molti altri, ha l’ombrello sotto il braccio, chissà se le serve per ripararsi dal sole o da qualche acquazzone improvviso.
Alle spalle di lei, sul muro, la pubblicità del Caffaro, tutti a Genova leggono questo celebre giornale!

Processione (9)

In un altro istante all’imbocco del vicolo si radunerà una piccola folla: ci sono due uomini che si guardano alle spalle, vorrei tanto sapere perché!
Poco distante si notano due bambine grandicelle, una di loro tiene in braccio una piccina.
Due amiche passeggiano conversando amabilmente, sono eleganti e raffinate, non saprei dirvi se siano interessate all’evento religioso che avviene a pochi passi da loro, a me sembrerebbe di no!

Processione (11)

Osservate con attenzione: l’insegna dell’Hotel Milano e una serie di porte e finestrelle.

Processione (12)

E guardate bene: tutto muta e tutto resta uguale, non vi sembrerà vero eppure è proprio così.

Processione (13)

E sulla porta dell’albergo un monumento alla vita: un uomo anziano, bianco di capelli, con la barba lunga, quanta vita nei suoi occhi stanchi.
Ha attraversato gli anni, ha veduto nascere questa nazione chiamata Italia, ha visto guerre, cambiamenti e nuovi progressi, quando storie potrebbe narrarci.
Ed ora è qui, sul finire di un secolo che sta per svanire.

Processione (14)

I bambini: loro sembrano prendere molto sul serio il loro compito.

Processione (16)

I bambini: cosa si studiano per poter assistere allo spettacolo, se ne stanno in equilibrio sulle finestre!

Processione (10)

C’è da comprenderli: le feste del centenario sono magnifiche e grandiose!

Processione (17)

Lo spettacolo più bello del mondo sono sempre loro: le persone.
Il papà e il suo bambino vestito alla marinaretta, l’uomo d’affari che avanza con passo sicuro, la ragazza con l’abito chiaro persa nei suoi pensieri.

Processione (18)

E il bottegaio con il grembiule e la donna che va di fretta.

Processione (19)

E poi lei, una personcina che da sola è un romanzo tutto da scrivere.
Si affaccia da un negozio, Roncati Frutta Secca.
E forse la mamma si è raccomandata con lei e le ha detto di non allontanarsi: c’è troppa gente, c’è pericolo di perdersi e lei è troppo piccola per andare in giro da sola.
No, deve stare nelle vicinanze, per carità!
E allora lei si è ingegnata: con il suo vestitino chiaro da ragazzina perbene è salita in piedi su delle casse, cerca di guardare lontano.
Curiosa e desiderosa di vedere, di conoscere e di scoprire.

Processione (20)

Nulla passa e svanisce, se tu lo ricordi.
E quando sono stata in Via Balbi mi sono soffermata a lungo davanti a quel luogo dove lei era e mi è bastato poco per commuovermi.

Processione (21)

Nulla passa e svanisce, se tu lo vuoi.
Se guardi bene vedrai una bimbetta, si sporge dalla bottega dei suoi genitori, davanti ai suoi occhi scorre la processione per il Santo patrono della città.

Processione (22)

Accadde tanto tempo fa, nel 1899.
Ed è come se fosse adesso.
Nulla passa.
Mai.
Buona festa di San Giovanni Battista a tutti voi.

Processione (23)

Un terrazzino sopra Via San Luca

Accadde un po’ di tempo fa: ero sulla terrazza panoramica del Museo di Palazzo Spinola di Pellicceria.
E lì di fronte c’è un terrazzino.
Sapete, una di quelle meraviglie incastonate tra i tetti e l’azzurro del cielo.

Tetti di Genova (3)

Faccio una foto, la condivido su Twitter e scopro che questa è la casa di coloro che dispensano preziosi consigli sulla Superba: Genova4Tourist, dritte e bellezze per chi visita Genova direttamente da chi vive in città.
E ieri, sotto un sole scintillante, sono salita lassù.
E così oggi vi racconto Genova da quel terrazzino, è sempre un’emozione grande scoprire la Superba da un nuovo punto di vista.
Una scaletta, le geometrie spioventi del tetto, qualche gradino.

Tetti di Genova (4)

E ad ogni passo Genova si svela.

Tetti di Genova (5)

Guarda, ecco la celebre terrazza di Palazzo Spinola, è a breve distanza.

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Cielo azzurro, niente vento, il caldo d’inizio estate.

Tetti di Genova (6)

E i consueti stupori.
Da un palazzo all’altro, nella città vecchia, il panorama muta e ogni volta puoi scoprire nuove bellezze.
E vedi la linea del mare,  la vita di una città portuale, la curva della sopraelevata che si snoda tra le case alte.

Tetti di Genova (7)

Guarda lassù, i palazzi della Spianata e l’ascensore di Castelletto.

Tetti di Genova (8)

Mentre sbocciano i fiori e davanti a te si estendono gli splendori della Superba.

Tetti di Genova (9)

Ed è un continuo susseguirsi di campanili, finestrelle, altri terrazzi, il tempo di Genova sfiora il cielo.

Tetti di Genova (10)

E svetta maestosa la Torre degli Embriaci.

Tetti di Genova (11)

A sinistra dell’immagine si vede parzialmente la chiesa di San Luca, su tutto predomina la Cattedrale di San Lorenzo.

Tetti di Genova (12)

E poi persiane aperte ed abbaini.

Tetti di Genova (13)

Vicoli, caruggi e piazzette sono sotto di te.
Ed è proprio quella città, la sua poesia è in certe parole di Giorgio Caproni che amo sempre citare:

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria, scale.

Tetti di Genova (14)

E se hai un terrazzino come questo cosa fai?
Ci metti un tavolino, le sedie e ti lasci accarezzare dalla luce delle calde sere d’estate.

Tetti di Genova (15)

Tra comignoli, profili di caruggi ed ancora campanili.

Tetti di Genova (16)

E non potrai mai dire di aver veduto Genova se non hai ammirato la distesa dei suoi tetti, lo sanno bene i visitatori che salgono la scaletta che porta al terrazzino di Palazzo Rosso.

Tetti di Genova (17)

C’è un silenzio magico sopra San Luca, mentre osservo la città nella cornice della ringhiera.

Tetti di Genova (18)

Sono queste le armonie che svelano la sua identità, il suo spirito fiero, quella bellezza che dovremmo saper esaltare.

Tetti di Genova (19)

Cartoline da Genova, da un terrazzino sopra i tetti, in una mattina di giugno.

Tetti di Genova (19a)

E tutto attorno è un trionfo di fiori, piante e alberelli che respirano l’aria del mare.

Tetti di Genova (20)

Genova d’azzurro, di acqua e di cielo.
Si staglia candido il profilo di Palazzo San Giorgio, non lo avevo mai veduto da questa prospettiva.

Tetti di Genova (21)

E poi.
E poi, chiacchiere tra amici, ancora ardesia, estate e focaccia.
Lassù, sui tetti.

Tetti di Genova (26)

E petali che si aprono al sole e si dischiudono generosi.

Tetti di Genova (23)

Le campane suonano, i gabbiani si librano alti e un aereo sorvola la città.

Tetti di Genova (24)

Ringrazio gli amici che mi hanno ospitato, mi hanno regalato ancora nuove meraviglie.
Questa è la mia Genova, la città che amo, vorrei che tutti potessero vederla così.
Splendente, nella sua unicità.
Vera e Superba, da un terrazzino sopra Via San Luca.

Tetti di Genova (25)

Il risveglio dell’estate

E che l’estate abbia inizio!
Dopo i tuoni e i temporali, le piogge improvvise e le inattese grandinate finalmente sembra arrivata la bella stagione.
Siamo già al 21 giugno e così diamo il benvenuto a questa bizzosa estate, la ragazzetta capricciosa si è fatta desiderare ma ora sembra essersi risvegliata e ci allieterà con il vento caldo e il suo chiarore intenso.
Scelgo un’immagine scattata lo scorso anno al margine del bosco, con la speranza che sia di buon auspicio.
Questo luminoso fiore dai toni d’arancio è il giglio di San Giovanni che fiorisce in Val Trebbia in questi giorni di giugno.
Ed è una specie protetta, è vietato raccoglierlo, pertanto se lo vedete fermatevi ad ammirarlo, rendete omaggio alla sua bellezza e rispettate la natura, siamo noi per primi a dover difendere la ricchezza che l’universo ci dona.
Ed io attendo i pomeriggi sui prati, le passeggiate all’ombra degli alberi, gli uccellini che svolazzano da un ramo all’altro.
E il giglio di San Giovanni in tutto il suo lucente splendore.

Giglio di San Giovanni

A woman of no importance

Il suo nome è Mrs Arbuthnot, lei è una donna senza importanza.
Ma siamo proprio certi che sia tale?
O forse questa descrizione si adatta meglio ad un uomo che la nostra Mrs Arbuthnot conobbe negli anni della sua giovinezza?
A Woman of no importance è una commedia in quattro atti scaturita dalla mirabile penna di Oscar Wilde, vi troverete gli equilibrismi verbali dell’autore irlandese, le sue arguzie, il suo talento per le frasi ad effetto.
La vicenda è semplice e allo stesso tempo intricata, questa è la storia di un segreto tenuto a lungo nascosto, questa è una storia di peccato e redenzione.
Ha più piani di lettura questa commedia di Wilde, al centro della scena sono proprio le donne, è la loro voce a sovrastare il palcoscenico.
Donne aristocratiche e leziose, rappresentanti della buona società vittoriana, tra loro c’è una creatura peculiare: Miss Hester Worsley è americana, il suo punto di vista è del tutto differente, questi inglesi vivono in una dimensione che a lei è estranea.
Inghilterra e Stati Uniti, due mondi a confronto.
Donne e uomini, Lord Illingworth è un vero dandy e in quanto tale pronuncia parole come queste:

The only difference between the saint and the sinner is that every saint has a past and every sinner has a future.
La sola differenza tra il santo e il peccatore è che ogni santo ha un passato e ogni peccatore ha un futuro.

Ed eccolo alle prese con un dialogo che ancora ci regala un sorriso:

Lord Illingworth: The book of life begins with a man and a woman in a garden.
Mrs Allonby: It ends with Revelations.

Lord Illingworth: Il libro della vita comincia con un uomo e una donna in un giardino.
Mrs Allonby: Termina con l’Apocalisse.

Oscar Wilde (2)

Dublino – Monumento a Oscar Wilde

Fatale Mrs Allonby, è lei a replicare alla perfezione a Lady Stutfield che sostiene che il mondo sia fatto per gli uomini.
Non è affatto vero,  sapete perché?

There are far more things fordidden to us than are forbidden to them.
Ci sono molte più cose proibite per noi che per loro.

Donne.
Argute, affascinanti, pungenti, il ritmo dei loro dialoghi è incalzante e sostenuto.
E c’è lei, l’eroina protagonista di questa piacevole commedia: a Mrs Arbuthnot la vita non ha risparmiato le difficoltà eppure lei rimane fiera e coraggiosa, è una donna capace di affermare la propria identità.
Saggia Mrs Arbuthnot, tragicamente vere certe sue affermazioni:

A kiss may ruin a human life.
Un bacio può rovinare una vita.

Rileggo periodicamente le commedie di Oscar Wilde, lui per me è sempre una splendida compagnia.
A woman of no importance andò in scena per la prima volta nel 1893 al Theatre Royal Haymarket di Londra.
Molti anni dopo, in quello stesso teatro, The Royal Shakespeare Company mise in scena la celebre commedia di Oscar Wilde.
Io ero a Londra in quel periodo, così comprai il biglietto e andai a teatro.

Londra (2)

Rammento quel giorno con autentico affetto, ne conservo una memoria vivida e chiara.
Su quel palcoscenico salirono celebri attori, tra gli altri John Carlisle, Jaye Griffiths, Andrew Havill e Barbara Leigh-Hunt.
Ho ancora il libretto di quella rappresentazione, ho ancora il biglietto del teatro.
E allora ero proprio come adesso, sono sempre stata osservatrice.
Vedete la ragazza seduta accanto a me?
Io sì, la ricordo perfettamente, è venuta a teatro con un coetaneo, forse è il suo fidanzato.
E cosa fa questa giovane donna?
Lascia cadere a terra le scarpe e si mette comoda, posa le ginocchia contro il sedile di fronte.
Ed io penso: forse Oscar non approverebbe.
Lei è allegra e di buon umore, riflettendoci penso che il nostro Wilde avrebbe scritto per lei un ruolo in una sua commedia.
Si apre il sipario e gli attori fanno il loro ingresso.
E sono perfetti, indossano costumi secondo lo stile dell’epoca, le nobildonne hanno certe pettinature complicate, sembra di aver messo indietro la macchina del tempo e tutti noi, attori e spettatori, siamo finiti in quei giorni, nell’epoca vittoriana.
E il tempo scivola.
Ed è un tempo che regala profonde emozioni, è un frammento di vita che è rimasto un dolce ricordo, lo rivivo ogni volta che rileggo le parole di Oscar.
Momenti simili sono preziosi, vanno conservati come gemme rare.
E d’altra parte cosa è la vita?

Life, Lady Stutfield, is simply a mauvais quart d’heure made up of exquisite moments.
La vita, Lady Stutfield, è semplicemente un brutto quarto d’ora composto di momenti squisiti.

A Woman of no importance – Oscar Wilde

Londra

Chelsea – Casa di Oscar Wilde

Cinque anni con voi, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Cinque anni.
Questo blog è nato il 19 giugno 2011 e oggi compie 5 anni.
Cinque anni di caruggi, farfalle, panni stesi, boccioli di rose, scorci di piazzette perdute, salite e discese.
Cinque anni di fiori, creuze, libri, ritagli di cielo, memorie, rondini, botteghe e tramonti.
Cinque anni di storie condivise, scoperte e raccontate.
E c’è sempre qualcosa da svelare in questa città dalle luci magiche e dagli eterni stupori.
Grazie a tutti voi che rendete questa esperienza una fantastica avventura.
E ve lo garantisco, è proprio uno splendido compleanno.
Tanti auguri Dear Miss Fletcher!

Vico Sotto le Murette

Si chiama Cesare

Oggi ho per voi una comunicazione di un certo rilievo, la scrivo subito prima di scordarmene.
Dunque, si chiama Cesare.
E la Milla dice che fa la guardia ai suoi gelsomini.
E chi è la Milla?
Oh, certo che lo sapete!
Si tratta di colei che vende i vestiti carini nei caruggi, le sue vetrine sono sempre incantevoli come fiabe.

Milla in Bicicletta (2)

E quando dico vestiti carini intendo proprio tali, sono abitini scelti con gusto e amore, ho già avuto modo di scrivere di questo delizioso negozio, se desiderate fare un giretto virtuale cliccate qui.

Milla in Bicicletta

Dunque, si chiama Cesare.
E sta di piantone, tiene d’occhio i fiori della Milla.
E chi è Cesare?
Dai, lo conoscete, ve l’ho già presentato!
Io nella sua zona ci passo spesso e l’altro giorno infatti l’ho trovato di nuovo lì.
Ligio al dovere, davanti al negozio della Milla.
E che altro aggiungere?
Se andate in Vico Inferiore del Ferro probabilmente lo incontrerete anche voi: si chiama Cesare.

Vico Inferiore del Ferro