Questa è la vicenda avventurosa di una ragazza di Genova, questa è la storia di Livia.
Figlia del popolo e dei caruggi, Livia Vernazza nasce sul finire del ‘500, il padre di lei è un umile materassaio.
Che cosa riserverà la vita a questa fanciulla semplice?
Il suo destino la attende lontano dalla sua città.
Ed è un uomo a mutare il corso della sua esistenza, lui si chiama Battista Granara e si innamora di di questa quindicenne che è un fiore pronto a sbocciare, Livia diviene così la sua sposa.
Non è ancora il tempo della gioia, per la fanciulla giungono i giorni dell’inquietudine, la felicità è lontana e dopo una serie di peripezie ritroviamo la giovane in un’altra città.
Sola, a Firenze: per sbarcare il lunario Livia vende le sue grazie al migliore offerente in una certa casa nella città toscana.
Sarà l’uomo del destino a varcare la soglia di quella dimora: vedrà gli occhi fiammeggianti di lei, accarezzerà la sua pelle liscia, rimarrà ammaliato dalla sua bellezza.
Lui non è uno qualunque, appartiene alla casata più influente di Firenze, va per la cinquantina ed è pazzo di Livia: il suo nome è Giovanni de’ Medici.
Un principe per la figlia del materassaio, una donna di malaffare per un nobile: serpeggia lo scontento a Firenze, la famiglia di lui è in fermento.
Tutti avversano questa unione ma Giovanni desidera ad ogni costo sposare la sua Livia, non gli basta averla accanto, vuole che lei diventi sua moglie.
E quindi, con astuzia e diplomazia, si rivolge alla Curia di Genova e dimostra che il padre di Livia ha costretto la figlia a sposare il Granara, ne consegue così l’annullamento di quel matrimonio.
Battista Granara, primo marito della Vernazza, viene tratto in arresto e la fanciulla è ora libera da ogni legame.
È il 1619 quando Giovanni de’ Medici conduce Livia all’altare e la figlia dei caruggi diviene Principessa di Toscana, in quello stesso anno darà alla luce il suo primo figlio.
Gli sposi abitano a Murano, Giovanni è Governatore Generale delle Armi presso la Repubblica di Venezia.
Il loro amore sulla laguna avrà purtroppo breve durata.
È crudele la vita con Livia, non le concede tregua: nel 1621 Giovanni muore e lei rimane sola in balia degli eventi.
Ora i Medici la accoglieranno in un abbraccio famigliare?
Consoleranno il suo dolore di giovane vedova o forse penseranno solo a tutelare il loro immenso patrimonio?
La invitano a tornare a Firenze e lei, ingenua, segue quel consiglio.
È fragile, è una giovane madre sola ed è nuovamente incinta, la bambina che porta in grembo non vivrà a lungo.
E Livia cade nella trappola che le viene tesa.
Su di lei pende anche un’accusa infamante che mette a rischio la sua vita: strega, dicono che è una strega.
E con le sue arti ha ammaliato Giovanni, con le sue magie ha diretto le sue azioni, così si è fatta sposare!
Non c’è scampo, i Medici hanno mezzi e conoscenze per schiacciare la povera Livia.
Si aprono le porte del carcere dove è rinchiuso Battista Granara: ora è lui a rivolgersi alle autorità, richiede la nullità del matrimonio di Livia e Giovanni de’ Medici.
Ed è la vittoria del potere: le nozze sono dichiarate nulle, il figlio di Livia e Giovanni perde ogni diritto sull’eredità di Casa Medici.
E Livia?
L’abbandonano al suo destino, dopo averla spogliata di tutto?
No, non le lasciano nemmeno la libertà, verrà rinchiusa in una fortezza e poi in un monastero, infine terminerà i suoi giorni in una villa concessale dalla famiglia di Giovanni, sarà dimenticata da tutti, persino da suo figlio che nutriva disprezzo per lei.
Abbandonò così le cose del mondo e gli inganni subiti, lasciando i suoi pochi beni alle monache di San Michele di Visdomini.
Per questa storia intricata ho alcuni ringraziamenti da fare.
Le notizie sono tratte da un vecchio articolo di Amedeo Pescio, non è leggibile la testata giornalistica ma presumo che si tratti di Il Secolo XIX per il quale Pescio lavorò a lungo: ringrazio come sempre il mio amico Eugenio Terzo che ha avuto l’intuizione di inviarmi questo articolo dove si narra questa tragica vicenda.
Le belle foto di Firenze e Venezia che corredano questo post sono invece un cortese prestito del mio amico Jacopo Mariutti e sono pubblicate sul suo profilo Instagram, ringrazio Jacopo per avermene concesso la pubblicazione.
Genova, Firenze e Venezia, queste città furono scenari di una vita tormentata, qui visse una ragazza nata all’ombra della Lanterna.
Si chiamava Livia Vernazza, era la figlia di un materassaio di Genova e divenne principessa, io mi sono chiesta se nella sua vita abbia mai conosciuto la felicità.






Accipicchia cara Miss Fletcher se è davvero intricata ed avvincente la storia che ci hai narrato!
E sempre bellissime le foto che accompagnano il tuo scritto.
Povera Livia, però…
Un abbraccio e buon fine settimana
Susanna
Infatti, è una storia complicata, non è stato affatto semplice scriverla, mi ha proprio colpito la vicenda di questa ragazza, davvero sfortunata.
Grazie Susanna, ti mando un abbraccio!
Davvero Miss! Povera Livia, la sua vita è costellata di sofferenze e umiliazioni. Il più grande dolore, penso, sia stato il disprezzo che il figlio le mostrò. Che triste storia …
Baci, raf
Sì, una vicenda incredibile, ricca di eventi tragici e di colpi di scena.
Grazie Raf, ti mando un abbraccio.
Miss, tristissima storia, ma io, Livia, la immagino bella come la seconda o la quarta Terra, dipende…
Anche io l’ho immaginata bella, poi era davvero giovane quando iniziò la serie delle sue disavventure.
Fa venire voglia di approfondire, uno può immaginare che almeno nel periodo con Giovanni possa essere stata felice, ma chissà, con tutta la famiglia contro… sembra si sia trovata, come molte donne dell’epoca, a subire sempre e comunque il volere altrui. davvero triste.
Magari in quel breve periodo si, è stata felice, ha pagato comunque un prezzo troppo alto, a quell’epoca però queste cose succedevano spesso, purtroppo.
eh sì, e penso spesso che bisognerebbe fare attenzione prima di rimpiangere i valori che si sono perduti…
Davvero!
Tristezza, tristezza e ancora tristezza con un piccolo scorcio di felicità pagato a caro prezzo… certo che sei andata a pescare una storia davvero intricata e avvincente. C’è materiale per un romanzo! Domani solo farfalle e uccellini, eh! 😉
Una storia incredibile, Eugenio me l’ha fatta scoprire e potevo non condividerla? Davvero un’esistenza tragica e come tu dici sembra la trama di un romanzo, a volte la realtà supera la fantasia!
Bacioni cara, grazie!
Non conoscevo questa storia,una triste fine che assomiglia ad altri destini.Di certo vien da pensare che a quell’epoca era una maggior fortuna restare ben lontani dalle potenti famiglie che decidevano il destino di chi viveva loro intorno…Ma il potere da allora non ha poi cambiato di molto la sua moralità…
Davvero, questa storia ne ricorda altre simili e forse all’epoca non era poi così strano che succedessero queste cose.
…..Livia ancora sorride nell’incanto sottile dei vicoli sognando l’amore …quell’amore trovato perduto venduto tradito….a metà tra Branduardi e De Andrè suggerisce altre prospettive a chi passando la sfiora, invisibile …..cosa fu di lei davvero cosa rimane poi davvero di questi inviolabili sogni umani così spesso avvelenati…..Leila la guarda e ricorda il suo minuscolo viaggio immobile che ancora attraversa il respiro passando da lì, da quel Carlo Felice dal terribile nome diverso che fu la sua ultima casa. E poi Tommasina, sì Tommasina la bella, la piccola Spinola che ancora lo aspetta, se mai torna, il suo impossibile dolcissimo amore, quel nemico, Luigi XII, che entra da padrone a Genova e da e da signore nella sua anima, nel gioco leggero e terribile di quel sentimento chiamato amore…ora dormono tutte, nel gioco a perdersi dei vicoli ….eternità stavolta sì inviolabile …..
Fanciulle di Genova che sono rimaste parte della storia della nostra città.
Grazie Vilma, buona serata a te.
Una storia molto interessante, seppur triste, e forse altre simili ce ne saranno state … o ce ne saranno?
Sicuramente ci sono state, mi ha davvero colpita la storia di questa ragazza.
Che Storia incredibile è terribile. Le donne nella storia sono sempre state alla mercé di padri, mariti, fratelli…. Una vita eccezionale quella di Livia, ma anche assai triste
Sì, veramente una figura tragica.
Sono sempre affascinanti i tuoi racconti perché rendi gradevole ciò che molti narrano con spirito didattico (che male si addice al mio carattere): tu fai sembrare tutto parte di un romanzo 🙂
Un bacione!
Tatiana, io ti ringrazio di cuore, mi hai scritto un commento da incorniciare.
A volte è difficile scrivere certe storie, proprio perché sono complicate, io provo a farlo a modo mio.
Un abbraccio a te cara, grazie ancora.
Triste eppur lo stesso molto bello il tuo racconto…
Grazie Roberta, non è semplice scrivere storie come questa mi fa molto piacere che tu abbia apprezzato.