Genova, 1926: la bottega dei Fratelli Canepa

Ritorniamo nel passato di Genova, siamo nel 1926 e ce ne andiamo a far compere nei nostri caruggi.
Un passaggio rapido di nuvole e il cielo turchese, sapete riconoscere il luogo nel quale ci troviamo?

Percorriamo un altro tratto di strada, dove ci sovrasta un magnifico incrocio di vicoli, uno di quei luoghi autentici della Superba.

Benvenuti in Canneto il Lungo, luogo amatissimo dai genovesi tutti, qui si coglie l’anima semplice e vera della città.
Botteghe e fastosi palazzi, quotidianità e grandiosità e una sapiente armonia.

Andiamo avanti con fiducia, la nostra meta è il fornitissimo negozio dei Fratelli Canepa, abili commercianti che hanno cura della loro clientela.
Qui tutti vengono accolti con un sorriso e con disponibilità: i Fratelli Canepa hanno una bella macelleria al 18 rosso di Canneto il Lungo.
E sapete, all’epoca la concorrenza doveva essere notevole, da quanto risulta dalla mia Guida Pagano dell’anno 1926.
Su queste pagine infatti si legge che in quell’anno in Canneto c’erano altre nove macellerie e quindi le massaie che andavano in giù per far compere avevano una bella scelta, ah sì!
Di conseguenza i negozianti dovevano essere abili nel fidelizzare la propria clientela, secondo me i Fratelli Canepa lo sapevano bene!

Ogni volta che cammino in centro ormai osservo la città vecchia in altra maniera, certo tracce e piccoli indizi anche insignificanti che possano in qualche modo condurmi nel passato.
E così, notando un antico negozio sono andata a cercare notizie di questa bottega del tempo passato e vi ho portato ancora una volta con me, nel magnifico negozio dei Fratelli Canepa in Canneto il Lungo.

Gli austeri custodi di Canneto il Lungo

Camminando nei nostri caruggi vale sempre la pena di varcare certi portoni dietro ai quali si celano storie antiche e lontane.
E percorrendo Canneto Il Lungo fermatevi davanti al civico 21, antico edificio custodito da severi custodi.

Questo è il portone e se avrete l’opportunità di varcarlo scoprirete le bellezze di un edificio annoverato tra i palazzi dei Rolli già nel lontano 1588, era cioè una di quelle dimore nelle quali si ospitavano i capi di stato e le illustri personalità al tempo della Repubblica di Genova.

Questo palazzo noto come Palazzo Agostino Calvi Saluzzo venne acquisito a metà del ‘600 dai Veneroso e fu dimora di Gerolamo Veneroso e di Gian Giacomo Veneroso che furono entrambi Dogi della Repubblica.

E salendo le scale noterete che ogni porta è sovrastata da un busto marmoreo.

I tratti di questi volti rimandano al mondo classico e alle sue saggezze.

E ancora si sale, accanto a colonne di marmo e su per gli antichi gradini.

Sotto a questi sguardi attenti e severi.

Le porte di antica ardesia si chiusero, nei secoli lontani, su vite che non conosciamo.

I palazzi come questo sono scrigni di memorie e di storie da evocare.

A un tratto poi, c’è una sorta di passaggio.

E qui, tra le vetuste mura, si svela anche il cielo sempre sorprendente di Genova.

E il volto che presiede a quella porta è quello di una graziosa fanciulla e la sua beltà ricorda ancora le donne dell’età classica.

Una balaustra, un’insolita prospettiva in un misterioso palazzo genovese.

Una bellezza nascosta e così custodita.

Ritorniamo ora nel portone, come avete veduto anche sulle porte qui collocate ci sono dei busti.

E tuttavia c’è una differenza rispetto agli altri piani: queste figure non portano toghe e non sembrano antichi romani.
Forse in questi volti che custodiscono l’atrio sono stati effigiati i padroni di casa?
Non ne ho la certezza ma ho fatto personalmente questa supposizione.

Uno accanto all’altro vegliano su questa antica dimora.

Li troverete là, nello stupore di Canneto il Lungo, al civico 21.

Dove certi antichi custodi vigilano sul tempo trascorso e su quello che verrà.

Canneto il Lungo: la grandezza di San Giorgio

E ancora torniamo in una strada antica e tanto amata, passeggiando in Canneto il Lungo troveremo sui suoi muri la storia e la grandezza di Genova.
Qui, su un vetusto sovrapporta campeggia la figura maestosa del nostro San Giorgio che è una cara immagine per noi genovesi.

E il prode cavaliere è come di consueto effigiato nell’atto di uccidere il drago.

Una bellezza per noi quotidiana nelle strade della città vecchia, eppure non è poi così scontato poterla ancora ammirare ai giorni nostri.
Questi portali erano realizzati seguendo alcuni canoni e con alcune particolarità che spesso si ripetono.

Ai lati del Santo sono incise alcune lettere che di certo rimandano all’importante personalità che un tempo visse in questo luogo.

E fieri e antichi profili custodiscono questa dimora.

E tutto ricorda al passante la grandezza di San Giorgio.

La Madonna Immacolata di Canneto il Lungo

Si staglia lieve e mistica nel marmo nel quale è scolpita la figura gentile della Madonna Immacolata in uno dei nostri caruggi più amati.

Sul tondo che ospita la scultura è posta una regale corona, una ricchezza di decorazioni circonda la figura di Maria.

Silenziosa custode di un luogo vetusto.

L’immagine sacra è posta sul civico 13 di Canneto il Lungo, l’antico portale è stato appena restaurato e ha così riacquistato il suo antico splendore.

Piccoli angeli circondano la Vergine, il manto di Lei pare smosso da mistico vento, il suo viso è dolce e materno.

Secondo l’iconografia classica Lei tiene sotto i suoi piedi il serpente.

E ancora al di sotto spicca una frase in latino tratta dal Libro della Genesi che significa: questa schiaccerà la tua testa.

È un’antica bellezza ritrovata, una devozione lontana che acquista una nuova luce.

Sotto l’azzurro del nostro cielo.

A custodire un palazzo genovese che ha ospitato i battiti di molti cuori.

Così gli occhi ancora ritrovano la grazia leggiadra della Madonna Immacolata di Canneto il Lungo.

Tonache e passi

Un pomeriggio d’autunno, nei caruggi.
Le foglioline dal verde primaverile e un mistico silenzio, nelle vicinanze la nostra Cattedrale.
Il passo svelto, l’abito che ondeggia e lo sguardo sicuro, ho sempre la sensazione che taluni sappiano precisamente quale sia la loro meta.

Anche riguardo a lei ricordo di aver fatto proprio lo stesso pensiero, quel giorno era sferzato dal vento e dal freddo pungente ma lei non pareva temerlo.

Tonache.
Tonache e passi.
E strade, corsi alberati, traiettorie che sembrano metafore dei destini.
E preghiere, silenzi, bibbie e rosari.

Tonache.
Tonache, passi e veli.
E mani amorevoli e generose, sorrisi e cuori gentili.

 

Alzando lo sguardo in Canneto il Lungo

Ritorniamo a camminare nei miei caruggi, in un giorno di primavera scendevo giù da Via San Lorenzo e mi sono fermata nei pressi di Vico di Nostra Signora del Soccorso.
E lassù i palazzi si sfiorano e lo sguardo trova una diversa prospettiva della Cattedrale.

Uno squarcio di luce, la brevità del caruggio e laggiù il nostro Canneto il Lungo.

E c’è una Madonnetta, consueta testimonianza di una devozione antica.

E là si trova uno stemma nobiliare che da qualche tempo ha riconquistato colore e vivacità.

Siamo in questo punto di Canneto il Lungo, qui dove la luce gioca con l’ombra dei caruggi.

E alzando lo sguardo verso il palazzo che fa angolo con Vico di Nostra Signora del Soccorso ecco una particolarità degna di nota: un marmo nel quale sono raffigurati l’Agnello di Dio e alcuni stemmi.

È davvero in alto, quindi non si scorgono troppi particolari o dettagli.

Sono così le bellezze nascoste della città verticale.

Sono così le meraviglie che trovano coloro che amano alzare lo sguardo verso il cielo di Genova.

Finestre di Canneto il Lungo

Sono finestre di Canneto il Lungo, si aprono su muri di edifici vetusti dove ancora si trovano antiche chiavi.
Sono finestre di Canneto il Lungo e sui vetri, a seconda della stagione e del volere di Fratello Sole, si riflettono le meraviglie della Cattedrale di San Lorenzo.

Sono finestre di Canneto il Lungo, discrete e ben chiuse, non lasciano intravedere nulla e custodiscono vite e quotidianità.
Sono finestre di luoghi pieni di contraddizioni e di antiche bellezze, di colori e di marmi in bianco e nero.

All’ultimo piano e sopra si scorgono vasi di piante e altra vita.
E i vetri ancora diventano specchi.

Sono finestre di Canneto il Lungo, le ho vedute e fotografate dall’imbocco di Vico di San Gottardo e poi mi sono fermata un po’ là, sempre a guardare l’azzurro che pareva dipinto tra i contorni delle case.
Ci sono diverse maniere di osservare i luoghi, gli oggetti, i dettagli e di catturarne l’essenza e il mio modo è sempre questo: con gli occhi rivolti verso le piccole cose straordinarie e verso il nostro cielo.

Azzurro d’inverno

E poi l’azzurro, tra le case e tra i tetti, oltre le finestre, in inverno.
Dopo lunghi giorni di pioggia è ritornato il sereno ed io sono tornata a cercare il cielo tra le magnifiche geometrie dei miei amati caruggi.
E ho trovato il mio azzurro appena sfiorato dalle nuvole nei pressi di San Siro.

E poi ancora, scendendo giù, passo dopo passo.
In giornate come questa il cielo di Genova profuma di vento e di aria di mare, è inquieto, bizzoso e magnifico.

E ancora si svela tra le antiche dimore di Via San Luca.

E in Canneto il Lungo, in una delle mie prospettive genovesi preferite.

E ancora là, dove svetta tra le case l’antica torre dei Maruffo.

È un cielo splendido, brillante, lucente, vibrante di colore e di aria.
È il cielo di Genova e sempre stupisce, incanta e non smette mai di farti innamorare.

Cose di Canneto il Lungo

A volte poi, in primavera, per le strade della città c’è una luce nuova.
Come una lievità di vento e di chiarore intenso nel cielo e nelle case che così delimitano l’azzurro, in quel tratto di Canneto il Lungo che da Salita Pollaiuoli conduce verso Vico dei Notari.
E questi sono i colori caldi della città vecchia, una di quelle prospettive amatissime di Genova.

Più in giù, nel tratto che scende verso il mare, certe figure attente sempre vegliano sul coloro che percorrono Canneto.
Hanno grazia, bellezza, i loro sguardi vengono da lontano e sono proiettati al di là del tempo.

E il sole filtra, cade tra le case, illumina la vertigine di questi palazzi.

Sul civico 37 poi, si legge un’antica iscrizione.
Queste parole sono tratte dalla Bibbia e precisamente dal Salmo 85 e significano: la giustizia e la pace si baciano.
Anche semplicemente passeggiando si finisce sempre per trovare qualche spunto di riflessione.

Mentre il sole gioca ancora, mette in fuga l’ombra e abbraccia le antiche case della Superba.

E sopra i tetti e sopra le ardesie passa qualche nuvola leggera ma sempre e ancora trionfa l’azzurro sopra le cose di Canneto il Lungo.

Luce e ombra in Canneto il Lungo

Cappello di paglia, magliette a maniche corte e passo leggero.
Nei caruggi alla scoperta di una città nuova e mai veduta, spero sorprendente.
Nei miei caruggi, io vi consiglierei di vagare e perdervi così, senza meta, come faccio io quando vado ovunque e in nessun luogo.
Provo spesso ad immaginare quale stupore regalino quel nastro di cielo lassù, le nostre amate case alte che si perdono in una vertigine infinita, il dedalo di strade che confonde.
A Genova comunque scendi sempre, non puoi sbagliare, arriverai davanti al nostro mare.
A Genova cerca gli incroci di vicoli, le chiese millenarie, le botteghe tramandate di padre in figlio, i portali di pietra di Promontorio, il vento strepitoso, l’effige di San Giorgio davanti ai portoni, una coppetta di gelato alla panera, uno schianto di luce effimera, la figura della Madonna nelle molte edicole della città vecchia.
A Genova cerca noi, la nostra traccia nella storia del mondo, la nostra musica, le nostre parole, il passato che ancora vive in queste strade.
Ancora è là, tra le vetuste case di Genova, nella danza di luce e ombra in Canneto il Lungo.