Luce e ombra in Canneto il Lungo

Cappello di paglia, magliette a maniche corte e passo leggero.
Nei caruggi alla scoperta di una città nuova e mai veduta, spero sorprendente.
Nei miei caruggi, io vi consiglierei di vagare e perdervi così, senza meta, come faccio io quando vado ovunque e in nessun luogo.
Provo spesso ad immaginare quale stupore regalino quel nastro di cielo lassù, le nostre amate case alte che si perdono in una vertigine infinita, il dedalo di strade che confonde.
A Genova comunque scendi sempre, non puoi sbagliare, arriverai davanti al nostro mare.
A Genova cerca gli incroci di vicoli, le chiese millenarie, le botteghe tramandate di padre in figlio, i portali di pietra di Promontorio, il vento strepitoso, l’effige di San Giorgio davanti ai portoni, una coppetta di gelato alla panera, uno schianto di luce effimera, la figura della Madonna nelle molte edicole della città vecchia.
A Genova cerca noi, la nostra traccia nella storia del mondo, la nostra musica, le nostre parole, il passato che ancora vive in queste strade.
Ancora è là, tra le vetuste case di Genova, nella danza di luce e ombra in Canneto il Lungo.

16 pensieri riguardo “Luce e ombra in Canneto il Lungo

    1. Oh sì, forse ti avrò già detto che la pianura mi disorienta, mi manca l’orizzonte e per compensare mi serve un qualunque corso d’acqua come punto di riferimento!

  1. Miss, pure i caruggi sono un mare… un mare sopra il quale puoi camminare senza necessariamente essere Gesù…

  2. infatti carissima Miss,mi perderei di piacere e di sguardi quasi a stare li per sempre.Per la stima che porto a questa città,non tornerei più!
    Grazie cara di tutto,in questi giorni ti ho pensato,e mi siete mancati tutti

  3. La seguo con piacere ormai da molti anni, ma questa volta ha veramente colto e rappresentato l’anima della nostra città. Grazie!

  4. Ti piace vagare nei garuggi della tua città e ci prendi la mano per seguirti. Per noi e un piacere incredibile perderci con te e scoprire i tesori di Genova, città tanto amata anche da noi, Els ed Irene

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