Tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia

29 Agosto: è tempo di pellegrinaggi al Santuario della Madonna della Guardia.
Là, sul Monte Figogna, si susseguono gruppi di fedeli, molti di loro si metteranno in posa per una foto ricordo di una giornata straordinaria.
Vi mostrerò così una fotografia affollatissima e insieme troveremo sguardi e volti del passato.
Come sempre, seduti a terra ci sono i più piccini con la collana di nocciole, il cappello in testa e una specie di trombetta tra mani.

Felici, distratti, ingenui.

Seduti per terra a gambe incrociate, con tutta la vita davanti.

E c’è quello più spavaldo di tutti, in mezzo ai suoi amici, si vede che lui è uno con un certo carattere.

È un tempo sereno al Santuario della Madonna della Guardia.

E ci sono le signorine alla moda con i cappelli a cloche.

E i signori con i baffi importanti e tutto un mondo di ferventi fedeli.

Ci sono le bimbe con l’abitino bello.

E c’è quello con la maglietta righe che strizza un po’ gli occhi forse a causa del sole.

Poi c’è uno che sembra portare una sveglia al collo, chissà come mai.

E ci sono le sorelle, le zie e le mamme.

E le signorine sorridenti con il cappello bianco.

Ci sono la giovinezza, l’età adulta, la saggezza e la spensieratezza.

Poi ci sono questi due che tengono qualcosa tra le labbra, forse un bastoncino o magari un lecca lecca.

E poi c’è ancora quello con la sveglia al collo, qui si nota che in una mano stringe un piccolo cestino dove forse ha la sua merenda.
E ancora tenerezza, collane di nocciole e sguardi.

C’è la signorina con il suo favoloso cappello scuro e c’è la ragazza con il cappellino chiaro e le mani sono il mento e quel sorriso luminoso che racconta tutta la sua gioia di vivere.

E poi c’è il ragazzino che sta laggiù in ultima fila, dietro ai grandi, e si regge al palo con divertita disinvoltura.

Era un giorno di un tempo lontano e loro erano tutti insieme al Santuario della Madonna della Guardia.

I favolosi cappelli di Via Carlo Felice

Ritornando a camminare nel passato ci ritroviamo in Via Carlo Felice, toponimo che una volta era attribuito alla nostra Via XXV Aprile.
In questo girovagare a ritroso nel tempo faremo la conoscenza di una persona che certo seguì e segnò le mode dell’epoca nel corso di molti anni.
E partiamo dal 1890: in quell’anno la signora Giuseppina Gibello esercita la sua raffinata arte di modista in Campetto e crea favolosi cappelli per le signore e signorine della città, l’attività è indicata nella Guida Pagano di quell’anno.
Nel 1899 la troviamo poi in Via Carlo Felice al numero 15 e in seguito, nel 1902,  il suo negozio sarà al numero 21 di Via Carlo Felice e qui resterà per moltissimi anni.
Ma immaginate l’elegante negozio della Signora Giuseppina?
È un trionfo di trine e sete, velluti e fiocchi, ci sono perle e fiori artificiali da appuntare sui cappelli a tesa larga, la moda di inizio secolo impone una certa leziosità.

Il tempo scorrerà, arriveranno gli anni ‘20 e saranno in voga i cappelli a cloche e la signora Giuseppina sarà ancora lì, pronta ad accontentare la sua esigente clientela con la sua fiorente attività, il suo nome infatti risulta nelle Guide Pagano dell’anno 1922 e dell’anno 1926.
Immagino la signora Giuseppina affabile e attenta, precisa e paziente, fare la modista è un’arte che richiede una certa dedizione.
E di sicuro nel negozio della signora Giuseppina ci saranno state sarte e lavoranti, ad ognuna di loro lei avrà insegnato alcuni segreti del mestiere.
Il tempo passerà ancora e per la Signora Giuseppina verrà il momento di cedere il testimone: una delle mie Guide indica infatti che nel 1934 in Via Carlo Felice 21 c’era il negozio di modista della Signora Emma Repetti.
Chissà se la signora Emma aveva conosciuto la Signora Giuseppina, sarei tanto curiosa di saperlo!

La moda dei cappelli non perse mai il suo fascino, nella Guida del 1937 viene indicata in Via Carlo Felice 21 la modista Pagliari E., lo stesso nome è presente nella Guida del 1959, anche questa attività durò quindi molto tempo.
A conti fatti questo significa che per più di sessant’anni in quell’esercizio commerciale vennero confezionati cappelli alla moda per la gioia delle genovesi.
Questo articolo nasce da una mia personale curiosità perché un bel giorno, passando in Via XXV Aprile, mi sono domandata cosa ci fosse nel passato in quello che sembra un negozio d’epoca per i marmi e le decorazioni che ne abbelliscono gli esterni.
E così ho compiuto una breve e modesta ricerca sulle mie Guide facendo poi queste splendide scoperte.
Per molti e molti anni, in Via Carlo Felice, potevate acquistare favolosi cappelli di ogni foggia, misura e stile.
E trovandovi da quelle parti provate a guardare con gli occhi della fantasia: potrebbe capitarvi di intravedere la fiera Signora Giuseppina nel suo magnifico negozio di cappelli.

Estate 1928: la disavventura di due signorine

Era un caldo giorno d’estate del 1928, le protagoniste di questa vicenda sono due graziose signorine e colleghe, entrambe sono impiegate alle Poste: una è telegrafista e l’altra è telefonista.
E così eccole, solerti e puntuali, varcare la soglia del Palazzo delle Poste, salgono sull’ascensore e mentre questo si avvia nel suo viaggio verso l’alto le due traggono dalla borsetta la cipria con il suo piumino e si rifanno il trucco con delicatezza.
E ad un tratto, improvvisamente, tac!
L’ascensore si blocca tra il secondo e il terzo piano come un testardo tram della Uite, chiosa il giornalista del quotidiano il Lavoro che riporta la notizia sul giornale del giorno 11 Luglio.
Comprensibilmente le due signorine iniziano ad agitarsi, la telefonista con la voce tremula chiede aiuto.
Nel frattempo il personale di servizio nell’edificio si accorge della situazione e tutti quanti si mettono a schiacciare tutti i tasti possibili senza però ottenere alcun risultato.
Un bell’affare, guarda cosa va a capitare a due povere signorine che volevano solo andare al lavoro!

Arriva quindi un valoroso che si arrampica sulla cabina, ne scoperchia il tetto e cerca di di far coraggio alle due giovani.
E qui vale la pena riportare il sagace scambio di battute tra il galante gentiluomo e le due malcapitate signorine.

Siete ancora vive?
– Respiriamo ancora…
– Vi lanceremo viveri per tre mesi… poi vedremo… coraggio e in alto i cuori…
– Più alti di così, tra il secondo e il terzo piano…

Povere signorine, che situazione!
Dopo mezz’ora, finalmente, l’ascensore viene riparato e le due giungono al piano terra sane e salve.
Il giornalista, al quale non mancava un certo spirito inconfondibile, così concluse il suo articolo:

E le signorine salirono a piedi la scala che parve loro bella, fresca, divina come quella che porta al Paradiso.

Ora, d’accordo che son passati quasi cent’anni e la tecnologia ha fatto passi da gigante ma, particolarmente in estate, anch’io preferisco usare le scale piuttosto che l’ascensore.
Non si sa mai, non vorrei ripetere la disavventura delle due signorine.

In villeggiatura a Voltaggio nel 1922

Ritorniamo nel passato, al tempo della villeggiatura a Voltaggio, località del basso Piemonte da sempre molto amata dai genovesi.
E così, in questo scorcio di un tempo felice ci si mette seduti sull’erba con l’abito alla marinara oppure con la paglietta tra le mani.
Due tempi diversi della vita, due respiri di un’epoca diversa.

Forse loro sono le sagge zie, ognuna sfoggia un cappello diverso.

E pare quasi difficile comprendere in quale stagione sia stata scattata questa fotografia, alcuni dei protagonisti portano infatti abiti più leggeri.
Forse era un giorno della tarda primavera, lei teneva in una mano il bastone da passeggio e sorrideva timidamente.

Un fresco candore, un’eleganza inusitata.

E tra tutti loro la figura più intrigante è lei: distratta, immersa nei suoi pensieri pensieri, il viso quasi celato dal cappello.

In una foto di famiglia che li vede tutti insieme, in un giorno lontano.

In villeggiatura a Voltaggio nel 1922.

Le Figurine Liebig: i canali

Ritorniamo a viaggiare nel passato, navigando lenti tra le Figurine Liebig.
Questa serie risale al 1903, è dedicata ai canali del mondo ed è sempre parte della collezione di mia nonna paterna.
Navighiamo così nella vecchia Europa: inizia ad Amsterdam e sbocca nel Mare del Nord il canale marittimo dell’Olanda Settentrionale.

Spostiamoci in Asia, sul Canale Imperiale con le sue suggestioni orientali così ben rappresentata nella nostra figurina.

Segue poi il celebre Canale di Suez che, come sappiamo, collega il Mediterraneo e l’Oceano Indiano.
Partono i vapori, altri giungono in porto e le bianche vele che ondeggiano sull’acqua.

Ecco poi il Canale di Panama e, come si legge a tergo, al tempo della nostra figurina era ancora incompiuto a causa delle difficoltà del terreno ma l’ingegno dell’uomo avrà l’abilità per realizzarlo rendendo i viaggi e i commerci più semplici in questa parte del mondo.

Ritorniamo quindi nel vecchio continente: questo è il canale dell’Imperatore Guglielmo che collega il Mar Baltico e il Mare del Nord.
Si legge sul retro della figurina che il livello dell’acqua è regolato da un sistema di chiuse e che le sponde sono illuminate a luce elettrica per tutta la loro lunghezza, uno spettacolo affascinante per l’epoca!

E infine ecco il Canale di Dortmund a Ems, definito “opera ragguardevole dell’architettura idraulica tedesca”, dotato anche dello straordinario ascensore di Henrichenburg che serviva per “vincere una differenza di altitudine di m 16“.
Nel tempo dei viaggi lenti e sensazionali, attraversando i canali del mondo con le Figurine Liebig.

Attraversando Piazza De Ferrari

Ritorniamo nel nostro passato e fatalmente ci ritroviamo in Piazza De Ferrari.
Non c’è molta gente in giro, alcuni sono fermi a chiacchierare, altri se ne stanno all’ombra dei portici, un solerte lavoratore trascina un pesante carretto.

L’omnibus partito dalla vicina Piazza Umberto I (così un tempo si chiamava la nostra attuale Piazza Matteotti) porta i suoi passeggeri alla loro meta, alla Foce.
Sulla destra si notano delle paratie di legno, i lavori di edificazione della parte alta di Via XX Settembre non sono ancora terminati e i genovesi guardano con curiosità alla nuova città che sorge giorno dopo giorno davanti ai loro occhi.

Una signora, elegantemente fiera, incede sicura con il suo abito alla moda, il cappello fastoso e l’ombrellino a quadri.
Nulla nel suo abbigliamento è lasciato al caso, la classe è anche nei dettagli.

E poi ci sono altri dettagli che colpiscono la mia attenzione e riguardano l’ambiente circostante, quella piazza non troppo affollata.
Guardiamo le tende sotto i portici di Via XX Settembre, si legge che là sotto si trova un locale leggendario ed invitante: ecco a voi il Caffè Ristorante Bavaria e l’American Bar Bavaria.
Tenetene conto per vostri viaggi nel passato, cari lettori!

E poi, un po’ più in là, alle spalle dell’uomo con il carretto sotto i Portici dell’Accademia, ecco un’altra tenda più chiara sulla quale la scritta è meno leggibile ma si intuisce che c’è un locale che porta il nome dell’Accademia.

Ritornando nel passato un mondo scomparso timidamente si svela, mentre noi camminiamo piano in Piazza De Ferrari come la signora con l’ombrellino a quadri.

Sinceri auguri di felicità

È una semplice cartolina del tempo passato e reca sinceri auguri di felicità destinati al gentilissimo signorino Domenico.
Questo signorino Domenico doveva essere un bambinetto o forse un ragazzino e se ne stava in quel di Rivarolo Ligure, sulla cartolina non c’è nemmeno scritto un indirizzo preciso ma io sono sicura che il postino sapesse precisamente dove trovare il signorino Domenico per mettere tra le sue mani la corrispondenza inviata da Alessandra.
Due marinaretti, un vela, un magnifico equilibrio per una cartolina semplicemente deliziosa che recava dolci e sinceri auguri di felicità.

Un giro in barca

Nel tempo d’estate venne il tempo di un giro in barca.
Con il cuore leggero, dondolando sull’acqua, alle spalle un orizzonte infinito.
Sorrisi felici, fazzoletti in testa, il tempo della gioia.

Ai remi il più prestante della compagnia, con forza e senza incertezza conduce tutti al largo, nella meraviglia del mare.

Intanto la bimba più piccina se ne sta buona seduta vicino alla mamma e osserva con una certa invidia il fratellino che nuota avventuroso accanto alla barca.
Come le piacerebbe tuffarsi come lui!
E verrà anche quel momento e lei diventerà una provetta nuotatrice, ne sono certa.

I minuti e le ore trascorsero lieti, scivolando via come una gioia perfetta.
Era il tempo d’estate, il tempo di un giro in barca.

Luglio 1925: il servizio automobilistico per Fontanigorda

Era un bel giorno della calda estate del 1925 e su una pagina del seguitissimo quotidiano Il Lavoro venne pubblicata un’interessante notizia.
Felici i villeggianti amanti del fresco della Val Trebbia, per loro ecco un’occasione in più!
E sì, infatti su iniziativa della Ditta Audioguidovie Alta Italia Laviosa, a partire la luglio fino alla metà di ottobre di questo 1925 viene istituito un utilissimo servizio automobilistico settimanale tra Genova e Fontanigorda.
Chi volesse sfuggire alla canicola cittadina e godere invece della frescura della campagna colga la palla al balzo, il servizio automobilistico è disponibile ogni sabato e la partenza è prevista alle ore 16.00 da Via Canevari, per arrivare a Fontanigorda alle ore 19.00.
Il ritorno invece si tiene di lunedì di buon mattino, si parte alle 5.30 e si arriva alle ore 9.00.
Cento anni dopo c’è sempre una gloriosa corriera che porta lassù a Fontanigorda e ci mette poco più di 2 ore perché fa il giro di tutti i paesini prima di arrivare nel mio posto del cuore, chi va su con la propria automobile ci mette naturalmente molto meno.
In quell’estate del 1925, con viaggi lenti, romantici e piacevolmente avventurosi, certi allegri villeggianti se ne andarono lassù a prendere il fresco.
Una curva dopo l’altra, poi la strada che si inerpica e infine, tra il verde degli alberi, ecco comparire i tetti rossi e le casette bianche: ecco la mia amata Fontanigorda, la perla della Val Trebbia.

Alassio, 1 Luglio 1922

Era il 1 Luglio 1922 ad Alassio.
Era un’estate calda e felice e l’onda lenta batteva sulla riva.
Una fresca brezza marina sfiorava la pelle e per stare in spiaggia serviva un bel cappellino per ripararsi dal sole.
Una gioia infantile, una felicità semplice: essere in riva al mare, in libertà.

E i ricciolini biondi, la spallina del costume che scende, un sorriso speciale e quella luce negli occhi.

Mentre il tempo scorre, sempre come l’onda.
Mano nella mano.

Mentre il mare sfiora le caviglie, sulla spiaggia di Alassio, il 1 Luglio 1922.