La stagione balneare a Pegli

E poi venne il caldo ed ebbe inizio la stagione balneare a Pegli.
Così la bella e ampia spiaggia del ponente si affollò di bagnanti accaldati, era il tempo dello svago e della serenità.

Certe signore se ne stavano un po’ distanti dalla riva, qualcuna si riparava con un elegante parasole, altre se ne stavano sedute sui sassi a conversare amabilmente.

C’era chi stava con i piedi in acqua, chi osservava titubante il mare nell’indecisione se buttarsi o no, c’era persino chi se ne stava vestito di tutto punto sulla spiaggia, con giacca e cravatta e pure con il cappello in testa, chissà che caldo!

Alcune signore se ne stavano all’ombra della tenda ad osservare la vita della spiaggia, molti portavano candidi accappatoi.

Alcuni si avventuravano nell’acqua con l’ausilio di un salvagente e altri si sorreggevano con cautela alla corda.

Certi se ne stavano sul bagnasciuga e alcuni bimbetti erano lì sdraiati sulla spiaggia, mentre la signora in bianco si allontanava con passo deciso.

Tutte le immagini sono dettagli tratti da una mia cartolina che venne spedita nel 1910 da una certa Enrichetta alla signorina Dina di Mignanego, era il tempo delle cartoline che facevano questi brevi viaggi da una località all’altra.
E il tempo scorreva, fluendo lieve come l’onda, sulla spiaggia di Pegli.

Tre amiche alla spiaggia

Loro erano tre amiche alla spiaggia in un tempo felice.
Sorridenti, spensierate, spontaneamente allegre.
Con i costumi alla moda rigorosamente scuri e bordati di chiaro, con i cappelli raccolti sotto fazzoletti in fantasia.

Loro erano tre amiche e una portava anche una collana con un ciondolo lucente.
E mentre si facevano immortalare dal fotografo alle loro spalle altri bagnanti si godevano l’estate: c’era chi remava vigorosamente e chi si rinfrescava con una bella nuotata.

Tre amiche alla spiaggia, tre giovani vissute in un periodo certo più complicato del nostro, il loro quotidiano era di sicuro più faticoso e complesso.
Malgrado ciò i loro sorrisi raccontano ancora oggi l’incrollabile forza delle donne, la loro vitalità e la loro energia.

Mentre l’’onda salmastra accarezzava le loro caviglie per poi sciogliersi in candida schiuma.

Erano tre amiche alla spiaggia in un tempo leggero, rimasto nel cuore come incancellabile ricordo.

Una gita a Portofino Vetta

Era il tempo della bella stagione e delle gite: quel giorno tutti loro se ne andarono insieme a Portofino Vetta.
Sorrisi smaglianti ed espressioni rilassate, abiti freschi e chiari, sono ore di maggio del 1930 e le si condividono con le persone care.

Un cappellino in testa, una certa garbata eleganza e lo stile di un tempo lontano.

Seduti per terra, in posa per la fotografia, con la gioia della giovinezza dipinta sul volto.
È un giorno felice, a Portofino Vetta, tutto attorno si levano gli aromi e i profumi frizzanti del Mediterraneo.

La giovane sulla sinistra pare perduta nei suoi pensieri, mentre la donna sulla destra sfoggia un elegante scialletto, porta una collana di pietre dure e un copricapo alla moda.
Il gentiluomo al centro ha il sorriso franco e aperto, lui di certo è una delle anime di questa bella compagnia.

Era un giorno di un tempo felice e di una gita a Portofino Vetta.

Sulla spiaggia della Foce

Ritornando nel passato vi porto con me sulla riva del mare, sulla spiaggia della Foce.
È un tempo lontano e diverso e lentamente svanirà, tutto attorno è destinato in qualche modo a mutare, nel segno della modernità e del cambiamento.
In questo tempo felice sulla spiaggia della Foce c’è una bimbetta con la vestina chiara e ci sono le barche degli instancabili pescatori del borgo.

In lontananza la maestosa Chiesa dei Santi Pietro e Bernardo nella sua favorevolissima posizione.
E poi semplici case, finestre aperte a fare entrare la frizzante brezza marina, panni stesi ad asciugare al sole e tutta una gioia di vita e di autenticità.

Sulla spiaggia si lavora e si fatica, nessun istante può essere sprecato.

Sullo sfondo la costruzione di legno dello stabilimento balneare perché la spiaggia è anche il luogo dello svago, del gioco e della libertà.
Convivono qui diverse anime di un borgo e poi di una città che in questo mare ritrova il proprio cuore e la sua identità.

In un tempo che è poi scivolato via, dissolto come la spuma bianca del mare, sulla spiaggia della Foce.

Quando l’estate è vicina

Quando l’estate è ormai vicina si trascorrono finalmente le prime giornate in riva al mare.
Una pettinatura alla moda, una fascia a trattenere i capelli e il sorriso più radioso che mai.
L’estate porterà la sua svagata spensieratezza, il tempo dello svago e della libertà.

Sugli scogli, con le scarpette con i lacci.
Mentre l’onda canta e sempre ritorna.

Le mani in tasca, l’abito leggero, sullo sfondo la linea dell’orizzonte.

Quando l’estate è ormai vicina, con i suoi giorni luminosi e le sue tiepide serate.

A raccogliere fiori

Un giorno sui prati, a raccogliere fiori.
E sono tenere margherite fermate con i fili d’erba e accompagnate da rigogliose felci e da sorrisi felici.

Un ragazzino sta lì seduto sul prato a gambe incrociate con un grande fiocco che gli pende sul petto, alle sue spalle colei che potrebbe essere forse la sua mamma, una giovane donna dall’aspetto radioso con il suo abito bianco, la collana e i capelli compostamente raccolti.

Le ragazzine grandi stanno in posa una accanto all’altra e quella con le trecce tiene in mano il suo mazzo di fiori.

La più piccina del gruppo mostra una certa divertita ritrosia.

E poi c’è lei, con la frangetta, i capelli a caschetto e la margherita che dondola con grazia davanti al suo viso.

Un giorno sui prati, a raccogliere fiori.
Una piccola gioia, un passatempo semplice eppure quando il tempo sarà trascorso e svanito, riguardandosi indietro, anche quel frammento di vita diverrà il tassello di un mosaico di nostalgici ricordi.

Le figurine Liebig: i chiostri celebri

Ritorniamo a viaggiare nel passato, tra le Figurine Liebig, alla scoperta delle meraviglie del mondo.
La serie che segue risale al 1909 ed è sempre parte della collezione di mia nonna e il primo luogo nel quale ci troviamo è il mistico Monastero sul Monte Athos.
Nel Medioevo fu rifugio per i monaci cristiani e loro luogo prediletto.
Sul retro della figurina si legge poi che all’epoca il Monte Athos era abitato da 6000 monaci, vi erano inoltre molti eremiti che vivevano nelle caverne.

Adagiato sulla riva del Danubio e immerso in questa bucolica atmosfera e invece il Monastero di Klosterneuburg fondato nel lontano 1106.
Qui si conserva anche una ricchissima biblioteca e i monaci del monastero, nel corso degli anni, si impegnarono non solo nella diffusione del cristianesimo ma anche alla coltivazione della vite e degli alberi da frutto.

Procedono in fila ordinata i monaci cistercensi del Monastero francese di Citeaux, così effigiati mentre partono per una delle loro opere di evangelizzazione.
Dalle Figurine Liebig si imparano sempre cose curiose, sul retro di questa si legge che la regola di questo ordine vieta l’uso delle campane e così le chiese dell’ordine sono sempre prive di campanile.
Inoltre questi monaci erano abili agricoltori e frutticoltori ma anche apprezzati architetti e la prova del loro talento è proprio nei loro conventi gotici.

Spostiamoci a Danzica dove sorge il Monastero Cistercense Oliva fondato nel 1170.
Il monastero è racchiuso tra i monti e il mare, in questo luogo i monaci poterono sempre contare sulla protezione dei cavalieri dell’ordine teutonico.

Sotto il cielo chiaro dell’Italia e nella sua autentica bellezza ecco ora il celebre Chiostro della Certosa di Pavia.
Nel candore dei marmi è così colta questa mirabile e straordinaria prospettiva.

E infine ecco un celebre convento russo, in epoche lontane meta di partecipati pellegrinaggi.
I viaggi con le Figurine Liebig sono sempre ricchi di sorprese e di antichi stupori, ci portano così indietro nel tempo nei luoghi della storia alla scoperta di molte diverse bellezze.

Camminando nel passato di Piazza Ponticello

Tic tac, tic tac, così riparte inesorabile la mia macchina del tempo e ci porta ancora una volta in un luogo perduto di Genova, quella Piazza Ponticello che a metà degli anni ‘30 verrà demolita e scomparirà per lasciar spazio a quella Genova Nuova che sorgerà tra Piazza Dante e Via XX Settembre.
Tempo fa, nel mio girovagare per le strade di Genova, trovai una traccia di Piazza Ponticello e quella fu davvero un’emozione grande e la descrissi così in questo post, fu davvero come ritornare ad un passato scomparso.
E quell’emozione ritorna, oggi, nell’attraversare Piazza Ponticello scrutando i dettagli di una mia bella cartolina che ci restituisce intatto quel mondo lontano.
Vivace, convulsa, una baraonda di vita e di voci, di suoni e di profumi, così doveva essere Piazza Ponticello.
In lontananza si staglia la prospettiva di Via Fieschi e in primo piano si nota un ragazzino vestito alla marinara: è voltato verso la Piazza e pare invitarci ad andare con lui alla scoperta di questo luogo a lui caro.

Sul muro è affisso un manifesto della Singer, fortunate le giovani donne del tempo che hanno una macchina da cucire a pedale con la quale confezionano gli abiti e ciò che è necessario!
Lì accanto c’è l’ingresso di una bottiglieria dove si serve vino buono per brindare alla bellezza della vita.

Al piano superiore ecco le insegne di altre attività, la sartoria avrà di certo buoni affari in Piazza Ponticello.

Ecco ancora la sartoria del Signor Cosimini, con il suo bel bancone di legno, le stoffe lisce e pregiate, le scatole ricolme di bottoni e nastri.
E osservate con attenzione il dettaglio di questo frammento di cartolina.
A sinistra si nota una tenda tirata in fuori e su di esse è impresso il nome dell’attività: è la leggendaria Cremeria Buonafede che qui aveva una delle sue sedi.
Ai giorni nostri, per la gioia di genovesi e visitatori la panna e le altre delizie di Buonafede si trovano ancora in Via Luccoli e in Via degli Orefici.

In questo istante del passato, invece, in Piazza Ponticello si fa la fila per assicurarsi una dolce ricompensa e c’è anche un piccoletto con tanto di braghe corte e bretelle, se ne sta lì impaziente e desideroso di assaporare quella bontà!

Quanto è briosa questa Piazza Ponticello, la percorrono massaie trafelate, elegantoni con raffinate pagliette e lavoratori che non si risparmiano: guardate bene, dietro al bambinetto in primo piano con il cappello c’è un uomo che trascina un carretto e un po’ più a destra un tale che trasporta una piccola botte.
In Ponticello trovate poi una fornita farmacia e alla Trattoria Fieschi tutto è pronto per accontentare i palati più esigenti.

Ecco ancora un altro lavoratore con un pesante pacco sulla schiena, doveva essere dura a quei tempi, se ci pensate.
Al centro della Piazza zampilla l’acqua nella fontana: è il celebre barchile che oggi è collocato in Campetto.
Un tempo era qui, tra i i suoni e i colori di questa piazza.

Questa era Piazza Ponticello, colorata, popolare, allegra, fremente di vita e di voci e a volte, come per una misteriosa magia, pare ancora tutto reale e presente.

Sotto i portici di Via XX Settembre

Ritorniamo a camminare nel passato, grazie a una mia bella cartolina d’epoca la macchina del tempo ci condurrà sotto i portici di Via XX Settembre.
La signorina con l’abito scuro e la borsetta sotto il braccio incede trafelata, ha molti pensieri e molte compere da fare, dietro di lei un signore con tanto di bombetta sale verso De Ferrari, forse lo attendono la sua scrivania e il suo lavoro.

Un fiume di gente percorre Via XX Settembre, sotto questi portici dove si ammirano vetrine scintillanti e negozi eleganti.
La vita fluisce, gli sguardi si incrociano, gli anni scivoleranno via e qui batteranno altri cuori e altri occhi troveranno la prospettiva di Via XX Settembre.

C’è una signora che si avventura ad attraversare la strada, viene da pensare che ci fosse poco traffico.
E osservando bene, sull’altro lato di Via XX Settembre, si notano le vetrine  di Isia con le sue lane e i suoi velluti.

Questa è anche la nostra Genova, questo scorcio è identico a se stesso anche ai nostri giorni quando il sole si insinua così tra le colonne.

E il tempo pare quasi essersi fermato, sotto i portici di Via Venti Settembre.

Le botteghe di Via di Ravecca nel 1926

Ritornando a camminare nel passato vi porto con me nella nostra Via di Ravecca, andremo per botteghe seguendo le indicazioni della Guida Pagano del 1926, un volume formidabile per compiere veri e propri viaggi nel tempo.
Via di Ravecca è una strada di grande passaggio e fermento, qui ci sono ben sei macellerie, tre rivendite di vini e sette osterie che offrono delizie fumanti agli avventori.
Ci sono due rivendite di torte e farinate, una friggitoria, diverse latterie e pizzicagnoli e salumai con i banconi pieni di merce, fruttivendoli e carbonai.

E il cielo è spazzato dal vento, sopra Via di Ravecca.

Attraversando queste antiche strade, come ben sapete spesso mi domando cosa ci fosse un tempo in quei luoghi che, oggi occupati da nuove attività, ancora conservano traccia di ciò che erano: lo si comprende dai marmi che incorniciano gli ingressi, dai numeri civici evidentemente antichi.
Ad esempio, al 26 e 28 rosso di Via di Ravecca c’era il magnifico negozio della Signora Emma Cereghino che vendeva ottime paste alimentari.

Ed è facile immaginare la coda dei clienti che pazienti fanno la fila davanti al negozio della Signora Emma.

Lì accanto, come si può ben vedere, si vendevano ottime trippe.

Malgrado noi, malgrado la nostra inevitabile distrazione luoghi come questo custodiscono ancora gelosamente le loro storie, le vicende di coloro che attraversarono queste vie e l’eco delle voci che qui risuonarono.
È l’anima dei luoghi a superare il tempo e ad essere ancora, in qualche modo, presente.
E percorrendo Via di Ravecca in quel 1926 avreste trovato ben tre diverse drogherie odorose di spezie, negozi di commestibili e panifici che sfornavano profumate specialità.

Uno di questi era il panificio del Signor Trucco, collocato al 36 rosso di Via di Ravecca, chissà che buona doveva essere la sua focaccia!

Il tempo sfuma le memorie, il presente si sovrappone a ciò che è ormai trascorso e la vita assume nuovi colori e diverse intensità.

Eppure a volte, in questi luoghi antichi, il passato e il presente si sfiorano come la luce e l’ombra in un giorno d’estate in Via di Ravecca.