Tic tac, tic tac, è ripartita la macchina del tempo e ci porta lontano, con leggerezza, sul Ponte Pila.
È un giorno che porta con sé incombenze, pensieri, a volte preoccupazioni, ma anche felicità e semplici consuetudini di chi si ritrova a percorrere la strada di casa tante volte intrapresa.
Si va al lavoro, si affronta una nuova settimana.
Sull’altro lato del marciapiede ecco due signorine che incedono lente, con l’immancabile ombrellino.
E c’è un gran viavai di mamme con i loro frugoletti, tutti attraversano il Ponte Pila come si attraversa la vita: con fiducia e spirito di avventura.
Sì noterà la bella insegna della cartoleria Sacerdote, l’orologio che segna le ore e il lampione riccamente decorato.
Poi gli anni passeranno, il Bisagno verrà coperto e il Ponte Pila che univa Corso Buenos Aires e Via Cadorna diventerà un ricordo: i lampioni e le ringhiere, come già ebbi modo di scrivere in questo post, sono oggi collocati sul Ponte Giulio Monteverde.
Restiamo ancora in questo passato, mentre i cocchieri dirigono le carrozze con sapienza e abilità nessuno sa immaginare che un giorno scomparirà anche la Corte Lambruschini e cioè il primo edificio sulla sinistra nell’immagine sottostante.
E nessuno sa immaginare che un giorno di un altro secolo qui sorgerà questo edificio moderno e avveniristico.
A vederselo davanti il signore con la paglietta di certo non saprebbe riconoscere questa parte di Genova che per lui era casa.
Così sono i viaggi con la macchina del tempo, restituiscono la memoria di luoghi che non abbiamo vissuto e che oggi hanno mutato aspetto.
E così si cammina insieme nel nostro passato, sul Ponte Pila.

























































