Camminando nel passato sul Ponte Pila

Tic tac, tic tac, è ripartita la macchina del tempo e ci porta lontano, con leggerezza, sul Ponte Pila.
È un giorno che porta con sé incombenze, pensieri, a volte preoccupazioni, ma anche felicità e semplici consuetudini di chi si ritrova a percorrere la strada di casa tante volte intrapresa.
Si va al lavoro, si affronta una nuova settimana.

Sull’altro lato del marciapiede ecco due signorine che incedono lente, con l’immancabile ombrellino.

E c’è un gran viavai di mamme con i loro frugoletti, tutti attraversano il Ponte Pila come si attraversa la vita: con fiducia e spirito di avventura.
Sì noterà la bella insegna della cartoleria Sacerdote, l’orologio che segna le ore e il lampione riccamente decorato.

Poi gli anni passeranno, il Bisagno verrà coperto e il Ponte Pila che univa Corso Buenos Aires e Via Cadorna diventerà un ricordo: i lampioni e le ringhiere, come già ebbi modo di scrivere in questo post, sono oggi collocati sul Ponte Giulio Monteverde.

Restiamo ancora in questo passato, mentre i cocchieri dirigono le carrozze con sapienza e abilità nessuno sa immaginare che un giorno scomparirà anche la Corte Lambruschini e cioè il primo edificio sulla sinistra nell’immagine sottostante.

E nessuno sa immaginare che un giorno di un altro secolo qui sorgerà questo edificio moderno e avveniristico.

A vederselo davanti il signore con la paglietta di certo non saprebbe riconoscere questa parte di Genova che per lui era casa.

Così sono i viaggi con la macchina del tempo, restituiscono la memoria di luoghi che non abbiamo vissuto e che oggi hanno mutato aspetto.
E così si cammina insieme nel nostro passato, sul Ponte Pila.

Genova, 1883: il favoloso deposito di stoffe del Signor Zunino

La notizia è poco più che un trafiletto, una breve catena di parole capace tuttavia di restituire l’immagine di un mondo scomparso.
Siamo nel lontano 1883 e tra le pagine del giornale La Settimana Religiosa si annuncia l’apertura di un fornito deposito di proprietà del Signor Lorenzo Zunino.
Il signor Zunino doveva essere persona stimata e ben conosciuta a Genova, infatti sul giornale si legge che egli è il proprietario dell’antico negozio delle Vigne, a due passi dalla bella chiesa.

Per la precisione, la bottega del signor Zunino si trovava in Vico delle Vigne, un pertugio che dalla piazza conduce in Via Orefici.
E certamente doveva trattarsi di un negozio dalla lunga tradizione perché viene citato già nella Guida Commerciale Descrittiva di Genova per l’anno 1874-75 redatta da Edoardo Michele Chiozza.

Capirete che per me trovare un merciaio dalle parti di Campetto è un’assoluta emozione perché il mio avo Vincenzo aveva il suo bel negozio di passamanerie proprio in Campetto, quindi questo Signor Zunino era un suo collega e concorrente, si saranno ben conosciuti!
E certamente anche dal Signor Zunino si saranno trovati certi bordi raffinati e i fili d’oro come quelli del mio avo Vincenzo che ancora conservo.

Torniamo quindi agli affari del Signor Zunino che, da abile commerciante, pensò giustamente di aprire il suo fornito deposito in una delle strade più celebri e frequentate della città: la favolosa Via Giulia.
E così ecco il suo deposito, sorto proprio accanto alla Farmacia Lertora.
E che abbondanza dal Signor Zunino!
Qui si trovano sete e tessuti Oxford per vesti e camicie, pregiate Caroline e tessuti per materassi e tende, Madapolam e tele di cotone.
E poi spighe fini e andanti, fodere, fustagni, merinos, stoffa per fazzoletti e molto altro!
Il tutto a prezzi più che convenienti, è ovvio.
Nell’antica Via Giulia, nel lontano 1883.

Ora, come potremo ben comprendere, il nostro povero Signor Zunino non poteva certo sapere che da lì a poco, sul finire del secolo, la Via Giulia sarebbe scomparsa per lasciar spazio all’edificazione di Via XX Settembre.
E il deposito? E le stoffe? E i fustagni e le fodere?
Ho così consultato le mie guide del passato per cercar traccia del Signor Zunino e sappiate che nel 1894 il negozio di Via Giulia risultava regolarmente ancora al suo posto ma risulta in capo a Zunino M. che sarà stato certamente figlio o parente del Signor Lorenzo.
Risultano poi, in diverse parti della città e in anni diversi, negozi di stoffe di proprietà di altri Zunino, ad esempio nel 1887 risulta un negozio di proprietà dei fratelli Zunino in Piazza della Posta Vecchia.
Il glorioso negozio di mercerie di Vico Vigne ebbe invece lunga vita, è infatti presente nella Guida del 1899 e in quella del 1902.
Poi il tempo scorre e posa il suo velo sulle fatiche degli uomini, così accadde anche al nostro abile commerciante.
E da qui, da questo secolo che lui non ha mai conosciuto, mando un saluto caro al Signor Lorenzo Zunino, abile commerciante e fidato il punto di riferimento per le sarte e le madri di famiglia della Genova che lui conobbe.

Il fantastico cavallino del fotografo Scotto

Ritorniamo a camminare nel passato, con le gioie e gli stupori dell’infanzia.
Oggi andiamo infatti nel ponente ligure, nello studio del fotografo Scotto nella ridente e celebre Sanremo.
Questo professionista aveva tra i suoi arredi e accessori uno straordinario cavallino che doveva essere la felicità di tutti i bambini, ne sono certa.
Osservate bene: il cavallino era dotato di due maniglie a manovella destinate ad essere tenute strette da manine avventurose.

Sembrerebbe che fosse una specie di triciclo e penso pertanto che facendo girare le maniglie il potente mezzo si mettesse in movimento.
E così, in sella al suo baldo destriero, ecco un piccoletto tutto fiero con la sua divisa del collegio, il cappellino per traverso, l’espressione vispa e vivace e i piedini al loro posto.

E poi invece osserviamo un altro ritratto che ci restituisce un’espressione più incerta e stupita, questo cavallino era proprio un balocco eccezionale!

E che desiderio di andarsene via su quel mezzo incredibile, facendo girare le manovelle e lasciando volare la fantasia!
Così, con gli stivaletti con i bottoncini e l’abitino chiaro.

Le due fotografie in formato Carte de Visite sono due mirabili testimonianze di un tempo lontanissimo, come potrete notare i due dorsi sono differenti ma entrambi riportano i riferimenti del fotografo Jean Scotto a Sanremo.

Un fantastico cavallino per la gioia dei più piccini: manine sulle maniglie, sguardo meravigliato e tutta la vita davanti.

20 Ottobre 1904: Giulio e Angela sposi

Era un giorno lontano, era il 20 Ottobre 1904.
La sposa era giovane, timida, forse un po’ ritrosa.
Ecco così Angela accanto al suo Giulio nel tempo che li condurrà a condividere poi il lungo cammino della vita.
Lei porta questo cappello ingombrante e il suo abito è ricchissimo, con lo sguardo pare osservare un punto indefinito come se fosse intenta a non distrarsi in questo momento così importante per lei.
Giulio è austero e serio, forse entrambi seguono le istruzioni impartite dal fotografo autore dei loro ritratti.

Ed eccoli ancora, entrambi sono senza cappello, lui ha aggiunto un fazzoletto nel taschino.
E lei pare più rilassata, accenna appena un sorriso ingenuo.

L’anello al dito, il bracciale, l’orologio con la sua catena, la collana di lei: pegni d’amore e segni di un legame.

I due ritratti dei due sposi sono opera di un fotografo di Novi Ligure, località che doveva essere evidentemente un luogo del cuore per la coppia.
Ho trovato queste due fotografie due giorni fa al mercatino, le ho prese in mano e voltandole ho letto una data: 20 Ottobre 1904.
E poi ho trovato il nome di lui, il nome di lei e la parola sposi.
Strana coincidenza questa data così vicina, mi sono detta, a volte sembra di ritrovare nelle fotografie emozioni e felicità lontane di persone sconosciute.
E così, esattamente 121 anni dopo, ho pensato di celebrare questo amore eterno e indissolubile, al di là della fragilità del tempo.
Cari Giulio e Angela, di cuore, buon 20 Ottobre a voi!

 

Sulla spiaggia della Foce: l’ultima onda

Era un tempo distante e loro erano là, sulla riva.
Giovani uomini, ragazzini, poco più che bimbetti.
In piedi, sui sassi, sulla spiaggia della Foce.
Scrutando l’orizzonte infinito e seguendo il ritmo dell’ultima onda, l’onda che porta con sé memorie e gioie trascorse.

Ed era forse come quando il mare monta e ruggisce, mescolando le sue inquietudini a quelle dei pensieri degli uomini e preannunciando una tempesta che implacabile si abbatterà sulla costa.

Loro erano là, con i cuori in balia dell’ultima onda.

Le mani in tasca, i cappellini messi per traverso, la maglietta a righe, il fido compagno a quattro zampe con il quale condividere ogni avventura.

E nessuno, in quel momento, avrebbe saputo dire che un giorno tutto sarebbe cambiato, sotto l’onda travolgente della modernità.

C’erano i panni stesi al vento, davanti alle case che guardavano il mare e c’era la chiesa dove ognuno snocciolava le proprie segrete preghiere.

Sulla spiaggia della Foce, davanti ai Bagni San Pietro.

I dettagli provengono tutti da un’unica cartolina di mia proprietà che venne spedita il 27 Agosto 1915, la destinataria era una certa Signorina Ida che all’epoca era in collegio ad Alassio.
Erano tempi davvero incerti, dal 24 Maggio 1915 l’Italia era entrata nella I Guerra Mondiale e onde ancor più minacciose si sarebbero rovesciate sulle vite e sui destini di tutti.
L’ ultima onda calma e quieta era invece ormai passata, dissolvendosi in spuma candida.
E loro erano là, sulla spiaggia della Foce.

Un soggiorno al Grand Hotel Splendide

Ritornando a girovagare da turisti del passato, da viaggiatori esigenti ed avveduti sceglieremo un soggiorno in un albergo elegante e di gran pregio nel centro di Genova.
Il Grand Hotel Splendide si trova in Via Ettore Vernazza, a pochi passi da Piazza De Ferrari, cuore pulsante della Superba, a sfogliare la mia Guida Treves del 1911 vi leggo che l’albergo offre camere accoglienti per Lire 3, quindi direi che questa mi pare un’ottima scelta!

E forse si potrebbe prendere una camera a un piano alto e affacciandosi alla finestra provare a fantasticare sulle nostre passeggiate cittadine.

Allo Splendid tutto è pensato per l’agio e la comodità dei suoi clienti, una sprintosa vettura condurrà gli ospiti proprio di fronte all’ingresso dell’albergo e così potrà avere finalmente inizio una vacanza memorabile.

Poi il tempo scorrerà e verrà il giorno di ritornare alle proprie abitudini, conservando però la memoria di ore piacevoli trascorse al Grand Hotel Splendide e magari portandosi a casa per ricordo una cartolina della struttura.

Il Gran Hotel Splendide visse lunghi giorni di gloria, lì attorno la concorrenza era di certo notevole ma sono certa che molti affezionati clienti conservarono la buona abitudine di soggiornare proprio al Grand Hotel Splendide.
La struttura sorgeva attigua ai Portici dell’Accademia e così si stagliava nella sua eleganza.

L’edificio venne demolito nel 1961 e ai giorni nostri, passando in quella strada, non ne resta alcuna traccia.

Rimane ancora, tuttavia, il ricordo di una vecchia gloria cittadina nelle cartoline che ritraggono questo scorcio genovesi che rammentano certi indimenticabili soggiorni di tempi lontani al Grand Hotel Splendide.

I savonesi

Loro sono i savonesi o per lo meno io mi permetto di definirli tali in quanto vennero ritratti dal bravo fotografo Fazzi che era molto celebre nella città della Torretta e così si può ritenere possibile che anche questa famiglia fosse proprio di Savona.
Le fotografie di Fazzi si distinguono per la la loro nitidezza e questo ritratto in formato Cabinet non fa eccezione, è davvero un gradevolissimo ricordo di una famiglia unita.

La primogenita se ne sta in piedi con il suo vestitino bello e il fiocco tra i capelli e regge quel cerchio più grande di lei, il cerchio doveva essere un oggetto di proprietà del fotografo in quanto l’ho già notato in altri ritratti di Fazzi.

La mamma è una donna paziente, semplice e fiera, tutta la sua schiettezza traspare dal suo atteggiamento pacato che pare essere un lato del suo carattere.

Il capofamiglia ha l’aria di persona rassicurante e protettiva, vestito di tutto punto spicca per quei baffi importanti molto in voga a quell’epoca ma a me colpisce per sguardo inesorabilmente buono e amorevole.
Stringe a a sé la piccina di casa, stranamente posizionata su un curioso trespolo.

La piccoletta è una bimba deliziosa, ha quello sguardo meravigliato e ingenuo, la sua mano sinistra quasi scompare dentro la manica troppo lunga mentre l’altra mano è riposta fiduciosamente in quella grande e forte del suo papà.

Una fotografia narra affetti e legami indissolubili e così la mano della mamma affettuosa si posa sulla spalla della figlia maggiore.

Era un tempo diverso, era l’anno 1907 come scritto a tergo della fotografia.
E questa è una famiglia di Savona ritratta dal fotografo Fazzi in un tempo felice.

Camminando nel passato di Corso Buenos Aires

Ritorniamo a camminare nel passato grazie ai dettagli di una mia bella cartolina e ci ritroviamo ad attraversare Corso Buenos Aires.
È una giornata qualunque: intensa, indaffarata, composta da riti quotidiani e consolidate consuetudini, ognuno si dedica alle proprie occupazioni.
Ci sono studenti e impiegati, c’è una giovane donna che incede con passo deciso in questa Corso Buenos Aires di un tempo diverso.

I negozi hanno le tende tirate in fuori, passa il 304 con il suo carico di passeggeri e poco distante cigola un carretto trainato da un cavallo.

E in quel tempo che era un altro tempo si scorge una parte dell’insegna della Farmacia Ghersi, sul marciapiede c’è il consueto viavai di gente.

E lì vicino, dall’altro lato della strada, si guarda con curiosità verso il fotografo, si osservano il tempo e la vita passare.

Gli anni mutano i luoghi e le loro fisionomie, come sappiamo al posto della vecchia Corte Lambruschini c’è da diversi anni un nuovo scintillante edificio che è ormai entrato nella memoria visiva di tutti noi, mentre ciò che nei tempi recenti ancora c’era è divenuto parte del ricordo di alcuni di noi.

E tuttavia, in qualche modo, tutto si conserva e continua ad appartenere al luogo nel quale abbiamo vissuto.
Così, passando in Corso Buenos Aires, potrebbe capitarvi di vedere con gli occhi dell’immaginazione un gruppo di ragazzini, una signora che attraversa la strada trafelata e tutti coloro che vissero in questo tempo ormai svanito.

Estate 1933: ricordo di Nervi

Era l’estate del 1933, a Nervi.
E loro erano là, davanti al mare: la ragazza timida, la bambina con i capelli a caschetto, la giovane donna sicura e disinvolta.

Sorrisi radiosi, diverse generazioni di donne in posa per la foto ricordo.
La ragazza sulla sinistra ha una grazia incomparabile, non so se lei ne sia consapevole ma ha l’allure di una diva del cinema.
Accanto a lei una donna più adulta, forse è la mamma e la abbraccia affettuosamente.

Quanta eleganza in questi giorni al mare, si indossano i costumi alla moda con il cinturino chiaro.
Sugli scogli di Nervi, nel tempo d’estate.

E si sorride, nel tempo dello svago.

Sorelle madri e zie.
Donne grandi e più piccine e si scorgono con certezza le somiglianze, mentre una vela va sospinta dal vento.

Era un tempo felice, era il giorno 11 Agosto del 1933, davanti al mare di Nervi.

Il cappello a cilindro

C’era una volta un cappello a cilindro che, inavvertitamente, andò a finire sul banchetto di un mercatino dell’usato.
Dovete sapere che questo cappello a cilindro aveva dei trascorsi mondani ben considerevoli, era uno che aveva fatto la bella vita!
Serate danzanti, feste, ricevimenti fastosi, ogni occasione era buona per mettersi in mostra e il cappello al cilindro era sempre presente.
Un destino improbabile ed imprevisto lo aveva catapultato su quel banco del mercatino ed era stato sistemato con un certo buon gusto accanto a una seria bombetta.
La bombetta era un tipo rigoroso: da indefessa lavoratrice aveva passato anni e anni al servizio di un agente di cambio, con lui aveva frequentato gli Uffici della Borsa e tutte le banche della città e adesso, tutto sommato, pareva godersi il meritato riposo, anche se su un banchetto del mercatino.
Il cappello a cilindro, invece, non faceva altro che brontolare:
– Guarda un po’ cosa va a capitare a uno come me, io dovrei stare a Montecarlo oppure a Parigi, Londra, New York e invece eccomi qui attorniato da inutili carabattole!
La bombetta sospirò paziente e tutto attorno gli altri abitanti del tavolo si voltarono in direzione del cappello a cilindro.

– Il solito arrogante! – Tintinnarono in coro i bicchieri di cristallo.
– Chissà chi si crede di essere! – Aggiunse la teiera del servizio buono, mentre le tazzine annuivano – Ne sono passati tanti come lui da queste parti!
Le porcellane di pregio tentavano in ogni modo di farsi notare dai passanti: non vedevano l’ora di trovare una nuova casa e di andarsene da quel tavolino, lontane dal cappello a cilindro.
Le posate d’argento se ne stavano in silenzio tutte vicine, i quadretti e la zuppiera parlottavano complici tra di loro.
Nel frattempo il tronfio cappello a cilindro andava blaterando in merito alle sue glorie passate e alla sua grandezza personale, snocciolando l’elenco delle esclusive località che aveva frequentato non mancando di descrivere gli incontri prestigiosi, le dame dagli abiti fantastici e le atmosfere indimenticabili.
Il mercatino era affollatissimo, c’era un gran viavai di gente e mentre le porcellane si sgolavano per attirare l’attenzione, la bombetta, modesta e ritrosa, se ne stava lì in attesa degli eventi.
Ad un tratto un giovane uomo si avvicinò al banco.
Le porcellane si fecero mute, la zuppiera trattenne a stento il respiro, i bicchieri di cristallo tintinnarono per l’emozione.
Il cappello a cilindro, come al solito, cercò di mettersi in mostra con la consueta sfrontatezza:
– Oh, questo gentiluomo elegante e alla moda fa proprio al caso mio, insieme faremo fortuna. Giovanotto, se vuole che le insegni le cose della vita nessuno saprà farlo meglio di me!
Il ragazzo era un brillante attore di teatro e si era fermato davanti al banco attratto da quella semplice bombetta, erano anni che ne cercava una e non gli pareva vero di averla trovata!
La prese con cura tra le mani, la rimirò per bene, chiese garbatamente il prezzo e dopo averla acquistata se ne andò con lei felice e contento.
E il cappello a cilindro? Ah quello ci rimase con un palmo di naso, come spesso accade a coloro che credono immeritatamente di valere più degli altri.